Una dieta a base di vegetali scongiura le malattie croniche

Una dieta a base vegetale può ridurre il rischio di malattie cardiache, secondo i ricercatori della Penn State University, i quali hanno trovato che le diete a ridotto contenuto di aminoacidi solforati (componenti che si trovano negli alimenti ricchi di proteine, come carni, latticini, frutta a guscio e soia) sono associate a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari.

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Vacanze in sicurezza anche per chi è affetto da malattie croniche

Vacanze in sicurezza anche per chi è affetto da malattie croniche. Basta rispettare alcune fondamentali regole. Asma allergico, dermatite atopica e diabete mellito sono tra le patologie croniche più frequenti in età pediatrica che, nei mesi estivi, necessitano di una particolare attenzione. A puntare i riflettori su questi disturbi cronici in estate è l’Associazione Mondiale delle Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) che fornisce alcune indicazioni per viaggi sicuri con i piccoli pazienti.

 

“Avere un bambino affetto da una malattia cronica come asma, dermatite atopica o diabete non deve limitare la famiglia nell’organizzazione delle vacanze e dei propri momenti di svago – ha spiegato la Professoressa Susanna Esposito, Presidente WAidid e Professore Ordinario di Pediatria presso l’Università degli Studi di Perugia-. La parola d’ordine però è consapevolezza. I genitori devono conoscere la patologia e le esigenze che ne derivano per una sua corretta gestione. Anche il bambino deve essere parte attiva e deve poter ricevere informazioni chiare e mirate, attraverso un linguaggio che rispetti la sua sensibilità e tenga conto dell’età. Di fronte ad una patologia a carattere cronico, il pediatra è infatti chiamato a rassicurare la famiglia fornendo indicazioni che, se seguite con attenzione, mettono al riparo da pericoli e consentono a grandi e piccini di godere delle desiderate vacanze e di splendide esperienze”.

 

Asma allergico

 

L’ asma allergico è una patologia infiammatoria cronica delle vie aeree che colpisce il 10-15% dei bambini. Se l’allergia è alle graminacee, sarà opportuno evitare località montane poste ad una quota compresa tra 1.000 e 1.500 metri sopra il livello del mare. A questa altitudine, infatti, soprattutto nel mese agosto, vi è un elevato rischio di entrare in contatto con i pollini di queste piante e riacutizzare la sintomatologia. A poter apprezzare, invece, la meta montana potranno essere i bambini allergici agli acari della polvere. Al di sopra del 1.550 metri, infatti, gli acari difficilmente sopravvivono a causa della mancanza di umidità che necessitano per vivere e riprodursi. In ogni caso, e per tutte le forme di asma allergica, l’aria in montagna è particolarmente secca e potrebbe scatenare un attacco d’asma. Pertanto, soprattutto alle quote più elevate, può risultare indicato l’uso di un umidificatore che consenta di attenuare l’eccessiva secchezza dell’aria inspirata all’interno dell’abitazione. Se si sceglie di andare al mare, attenzione ad evitare quelle coste popolate da parietaria e ulivo anche in estate, responsabili di importanti reazioni allergiche.

In ogni caso, il bambino con asma dovrà portare sempre con sé il broncodilatatore a breve durata di azione, in grado di agire immediatamente in caso di attacco acuto.

 

Dermatite Atopica

Una vacanza al mare può rivelarsi un’ottima alleata per i bimbi che soffrono di dermatite atopica. La dermatite atopica è un’infiammazione cronica della pelle che si manifesta con la comparsa di eritema, squame e prurito. L’incidenza della dermatite atopica è stimata al 20% dei bambini di età inferiore ai 7 anni e al 18% dei bambini tra i 7 e i 16 anni2. A giovare alla pelle è una moderata e prudente esposizione al sole, al mattino presto fino alle 11.00 e nel pomeriggio dopo le 16.00. Fondamentale, prima dell’esposizione al sole e dopo ogni bagno al mare, è l’applicazione di una protezione solarepreferibilmente che abbia filtri chimici e fisici.

Attenzione però alla sabbia che, insieme al sudore, irrita la pelle del bambino. Per questo, se il piccolo gioca con la sabbia è opportuno lavarlo con acqua dolce. Si consiglia, inoltre, di sostituire il costumino bagnato con uno asciutto e pulito. Al rientro, un bagnetto con acqua tiepida e l’utilizzo di un detergente emolliente saranno necessari per rimuovere ogni traccia di salsedine. Dopo aver asciugato la pelle, si consiglia di applicare una crema idratante ad alta percentuale di acqua, che in estate garantisce una normale traspirazione.

 

Diabete mellito di tipo 1

Con 20.000 casi solo in Italia1, il diabete mellito di Tipo 1 è una malattia cronica caratterizzata da iperglicemia, ossia un aumento dello zucchero (glucosio) nel sangue. Responsabile è la carenza di insulina, un ormone prodotto da alcune cellule del pancreas che regola la quantità di glucosio nel sangue e il suo utilizzo da parte delle cellule. Mantenere, dunque, il giusto livello di glicemia è l’obiettivo primario nella gestione di questa patologia.

Al mare e in montagna, così come in campagna e in città, l’alimentazione deve essere sempre equilibrata e rispettare le indicazioni del proprio pediatra. Fondamentale, poi, è il rispetto degli orari così che l’azione dell’insulina possa essere sincronizzata all’apporto degli alimenti. Se si ha la necessità di cambiare orari (ad esempio, in caso di fuso orario), la terapia anti-diabetica dovrà essere adeguata di conseguenza.

Inoltre, in caso di attività fisica intensa, potrà essere necessaria una riduzione graduale della dose giornaliera di insulina, seguendo le indicazioni fornite dal medico prima della partenza.  I bambini con diabete devono fare attenzione in caso di lesioni ai piedi, che possono facilmente sovrainfettarsi. In caso di lesione o ferita ad un piede, è opportuno rivolgersi alla guardia medica più vicina.

Anche in estate è indispensabile sottoporre il bambino ai periodici controlli glicemici. È fondamentale ricordarsi di portare sempre con sé farmaci e glucometri che vanno conservati al riparo dal sole. In caso di emergenza non dovrà mai mancare una fiala di glucagone, da tenere rigorosamente in frigorifero.

 

I farmaci in valigia. Infine, indipendentemente dalla patologia del bambino, oltre a provvedere ad un’adeguata copertura dei farmaci per la durata del viaggio, nella sua valigia non dovranno mancare:

 

  • antipiretico/antidolorifico
  • probiotici e soluzioni reidratanti
  • antidiarroico
  • antistaminico
  • antibiotico a largo spettro (da somministrare solo dietro consiglio medico)
  • disinfettante, cerotti e soluzione fisiologica
  • termometro elettronico
  • crema al cortisone per eventuali punture di insetti
  • creme solari ad alta protezione

 

Bibliografia

1 Società Italiana di Pediatria

2 www.fondation-dermatite-atopique.org

Anche piccoli disagi psicologici favoriscono le malattie croniche

Convivere con ansia, depressione e stress, a livelli intensi per un lungo periodo, può avere un impatto sulla salute fisica a lungo termine. Ma anche essere esposti a bassi livelli di stress psicologico mette a repentaglio il benessere.

Anche bassi livelli di stress danneggiano la salute a lungo termine dicono i ricercatori dell’Università di Southampton, nel Regno Unito, che hanno fatto lo studio insieme ai colleghi dell’Università di Edimburgo, sempre nel Regno Unito, cercando di verificare se l’esposizione a un disagio psicologico basso o moderato, che includa sintomi di ansia e depressione, possa aumentare il rischio di sviluppare una malattia cronica.

I risultati dello studio , che sono stati pubblicati sul Journal of Psychosomatic Research, indicano che non c’è bisogno di sperimentare molto disagio perché la salute fisica sia messa in pericolo. Un piccolo disagio sarà sufficiente.

Nel nuovo lavoro, i ricercatori hanno analizzato i dati rilevanti raccolti di 16.485 adulti per un periodo di 3 anni, usando lo UK Household Longitudinal Study, che raccoglie i dati riguardanti lo stato di salute, il benessere e le condizioni di vita, tra le altre cose, dei cittadini del Regno Unito.

Gli studiosi hanno cercato specificamente i collegamenti tra il disagio psicologico e lo sviluppo di quattro malattie croniche: diabete, artrite, malattie polmonari e malattie cardiovascolari.

E’ emerso che il disagio psicologico, anche moderato, favorisce l’insorgere delle malattie croniche.

Alcuni tipi di pere hanno effetti probiotici

Alcuni tipi di pere, come le Bartlett e le Starkrimson, hanno effetti probiotici e possono aiutare a gestire l’iperglicemia, l’ipertensione el’ Helicobacter pylori, secondo un nuovo studio che ha avuto l’onore di essere pubblicato su Food Research International.

In un laboratorio in vitro, Kalidas Shetty, professore di scienze delle piante e l’autore principale della ricerca,Dipayan Sarkar, della North Dakota State University (Stati Uniti), hanno studiato i composti trovati in due varietà di pera, la Bartlett e la Starkrimson, per capire meglio l’impatto di essi sulle malattie croniche.

I risultati della ricerca hanno trovato che la fermentazione di questa varietà di pere migliora ulteriormente la loro capacità di controllare le malattie associate allo stomaco, che coinvolgono l’H. pylori, senza intaccare i batteri benefici con potenziale probiotico.

Una pera media fornisce circa il 24 percento del fabbisogno giornaliero di fibra, è senza sodio, senza colesterolo, senza grassi e contiene 190 mg di potassio.

Una dieta equilibrata globale ricca di frutta e verdura, che comprenda le pere, fornisce micronutrienti, vitamine, fibre alimentari, potassio, antiossidanti e altro ancora.

La nuova ricerca del dottor Shetty si basa su un precedente studio in vitro che ha esplorato gli estratti di polpa di diverse varietà di pere e il loro impatto sull’assorbimento del glucosio durante la digestione.

 

Invecchiare non è una malattia

ANZIANI E SENSO DELLA VITA. In occasione del Meeting Salute di Rimini, ampio spazio dedicato agli over 65. Si tratta di una quota crescente della popolazione italiana: sono oltre 12 milioni su circa 60 milioni di cittadini. Molte le patologie età correlate, i problemi psicologici e le implicazioni sociali: per questo serve prevenzione e impegno, sia da parte degli enti pubblici che da quelli privati.

E’ necessario che ciascuno compia scelte di responsabilità” spiega il Prof. Trabucchi Presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria – AIP. “Ciò significa agire su almeno tre piani. 1) Dedicare molta cura alla sfera fisica, dall’attività motoria alla prevenzione delle malattie croniche e alla cura delle stesse quando compaiono, senza diventare schiavi della medicina, ma non rinunciando a seguire le indicazioni di medici preparati e responsabili, soprattutto per patologie come il diabete e l’arteriosclerosi. 2) Esercitare attività psichica: bisogna restare collegati con il mondo e con le sue evoluzioni. 3) Mantenere le dinamiche relazionali e affettive, anche con le attività lavorative quando disponibili e adatte alle condizioni di salute”.

Tutto ciò però rischia di non essere realistico, non diviene cioè patrimonio di chi invecchia, se il tempo che resta da vivere non assume un significato, se diviene solo la gestione stanca di eventi che si susseguono, senza la possibilità di scegliere le modalità più personali per incidere sul trascorrere del tempo. “Se la vita non acquisisce un significato, allora la persona rinuncia all’impegno e a scelte coraggiose. Il mondo diviene piatto, caratterizzato da continue rinunce, in uno scenario dominato da perdite che si susseguono e spesso dalla depressione” spiega ancora il prof. Trabucchi.

La volontà di promuovere questo incontro nasce dall’esperienza dei professionisti dell’Associazione Medicina e Persona che, in vario modo, operando nella medicina del territorio, in strutture ospedaliere, residenziali, riabilitative e nei servizi sociali, incontrano le esigenze ed i bisogni della popolazione anziana” ha affermato la Dottoressa Gemma Migliaro – Presidente Medicina e Persona. L’analisi della realtà sociale e sanitaria italiana evidenzia  una generalizzata e inadeguata percezione riguardo i molteplici cambiamenti che si manifestano durante il periodo della vita che è la vecchiaia e le conseguenze concrete  che questa mancanza provoca. Si rileva come le strutture sanitarie del nostro paese siano in affanno nell’organizzare e gestire una assistenza adeguata sia per accompagnare gli anziani in buona salute, sia per prendere in carico quelli gravati da numerose comorbidità. Esiste il problema del riconoscimento della  dignità della persona anziana e si ravvisa contemporaneamente la necessità di una “prepararazione” alla vecchiaia che preveda  corretti stili di vita ma anche approfondisca  e coltivi  il significato della vita e del tempo stesso. Gli anziani richiedono un’intensa attività di assistenza con un importante dispendio energetico, emotivo ed economico. Inoltre, una parte della popolazione anziana risulta affetta da malattie degenerative come la malattia di Alzheimer la cui cura diventa ancor più onerosa per le famiglie e le strutture socio sanitarie. La relazione di cura con queste persone rappresenta una sfida in particolare per chi lavora nell’ambito socio-sanitario. “Medicina e Persona, attenta al carattere professionale e relazionale del lavoro in sanità, propone pertanto al Meeting questo evento in cui vengono affrontati e approfonditi alcuni dei complessi aspetti che tale relazione comporta” aggiunge la dott.ssa Migliaro.

 

L’IMPEGNO DELLO STATO. L’Italia è dunque un Paese vecchio e per questo deve anche pensare a ridisegnare il Servizio Sanitario Nazionale. “Siamo il paese più vecchio del mondo insieme al Giappone” dichiara allarmato il prof. Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva. “Per spiegare questo problema e i suoi potenziali rischi, in occasione del Meeting Salute di Rimini analizzeremo come prototipo la malattia di Alzheimer. Si tratta di una patologia età correlata, che oggi affligge circa 800mila soggetti; ma considerando anche i familiari coinvolti, ad essere interessati sono diversi milioni di italiani. Ancora non esistono terapie, quindi deve essere gestita, ma non dall’ospedale, bensì dai servizi a lungo termine. Serve dunque una più efficiente organizzazione, che vada oltre la ricerca scientifica”. Si aggiungono poi ulteriori problemi. I tempi lunghi che si impiegano attualmente per una diagnosi e un’ampia sperequazione tra le varie regioni nella distribuzione di servizio sul territorio. “Si pensi, ad esempio, che l’assistenza domiciliare è prestata al 5% degli abitanti over 65 dell’Emilia-Romagna e solo allo 0,3% degli abitanti del Lazio” spiega il prof. Bernabei.

Proprio al Meeting Salute di Rimini verrà lanciato l’Alzheimer Fest “Sarà un’iniziativa di apertura per chi soffre di questa patologia” afferma il Presidente AIP Marco Trabucchi . L’evento si terrà a Gavirate, in provincia di Varese, nei pressi del lago, dal 1 al 3 settembre. “L’obiettivo è quello di tirare fuori le persone affette da demenza e le loro famiglie dalla solitudine e dare il segnale che la loro vita non è condizionata solo da questo, ma si possono recuperare ancora spazi di autonomia. Sarà una festa: non ci saranno solo medici, ma anche tanta gente comune per creare convivialità, tra attività ludiche e culturali”.

 

L’IMPORTANZA DEI VACCINI. Un ulteriore punto di riferimento che deve essere maggiormente valorizzato è il vaccino, fondamentale negli anziani quanto nei soggetti di età infantile. “La vaccinazione in tarda età permette di godere di un’anzianità di qualità, evitando fragilità e disabilità. Questa vaccinazione è spesso negletta, sebbene permetta gratuitamente di conquistare un invecchiamento di successo” dichiara il prof. Bernabei. Il discorso più noto è relativo alla vaccinazione contro l’influenza, che ancora provoca 8mila morti tra gli anziani non vaccinati; ma ci sono anche altre vaccinazioni parimenti importanti, come quella contro la polmonite pneumococcica, che può essere letale, o contro il fuoco di Sant’Antonio, che non provoca il decesso, ma può avere nefaste conseguenze sulla qualità della vita.

La dieta mediterranea aiuta a combattere le malattie croniche

L’unione della dieta di tipo mediterraneo, l’unica che abbia permesso ad oggi risultati scientifici positivi e comprovati, e la nutraceutica, disciplina nata dalla fusione dei termini “nutrizione” e “farmaceutica”, può essere un valido aiuto per i terapisti del dolore e per chi soffre di malattie croniche. I principali alimenti di tale regime alimentare, infatti, contribuiscono positivamente non solo a combattere le principali patologie, ma anche a prevenirle.

Se ne parla a Firenze in occasione del Congresso Internazionale di Anestesiologia SIMPAR-ISURA, organizzato e presieduto dal Prof. Massimo Allegri, ricercatore presso l’Università di Parma e specialista in anestesia rianimazione e terapia del dolore. Al congresso, che si chiude oggi, sono presenti 1200 medici e ricercatori, metà italiani e metà provenienti dall’estero, per confrontarsi sulle nuove scoperte scientifiche e tecnologiche e su tutte le tematiche relative allo studio e alla gestione del dolore cronico.

COS’E’ LA TERAPIA DEL DOLORE – Il dolore è generalmente sintomo di qualcosa che non va bene: un effetto di una patologia in corso. Quando invece non c’è una causa scatenante, e quindi il dolore diventa cronico, occorre parlare di terapia del dolore. Con tale termine si intendono tutti quegli atti farmacologici, interventistici, chirurgici e cognitivo-comportamentali mirati a ridurre il dolore inutile, cioè quella sofferenza che non ha nessuna utilità nell’esserci. In altre parole, si parla di terapia del dolore quando dobbiamo trattare sia il dolore come sintomo che come malattia.

Il problema più ricorrente in fatto di malattie croniche è l’osteoartrosi, che coinvolge più di 4 milioni di italiani, e che costa 3,5 miliardi di euro all’anno, tra costi diretti e indiretti. Il 70% dei problemi osteoartrosici è legato alla lombalgia. Poi ci sono la cefalea, che affligge 2 milioni di italiani, e i dolori neuropatici periferici, come il diabete.

L’IMPORTANZA DELLA DIETA MEDITERRANEA – La dieta mediterranea offre un ottimo bilanciamento di proteine, lipidi e carboidrati. Avere un giusto rapporto di questi tre macroelementi tutto il giorno nei due pasti principali e in quelli secondari va ad aggiungere un fattore importante nel combattere l’infiammazione e il dolore stesso.

 

“Questa dieta – spiega la Dr.ssa Manuela De Gregori, biologa nutrizionista del Policlinico San Matteo di Paviapuò essere utilizzata sia per le terapie cronico oncologiche che per quelle benigne, ma anche per i pazienti che  devono sottoporsi ad un intervento chirurgico o per chi ha già subito un intervento. Gli sbagli alimentari dovuti alla mancanza di un’educazione alimentare influiscono tantissimo sulla gestione del dolore stesso”.

“La dieta mediterranea – aggiunge il Dr Maurizio Marchesini, anestesista e terapista del dolore presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parmaha le caratteristiche di escludere o di ridurre degli alimenti che hanno caratteristiche pro-infiammatorie. La tendenza attuale per chi non rispetta un piano nutrizionale programmato e attento è quello di incorrere in un accumulo di calorie e grassi. Questi hanno una correlazione con l’infiammazione e con lo sviluppo del dolore. Quindi il dolore nelle ginocchia non è causato solo dal sovrappeso, ma dalla quota di sostanze infiammatorie causata dalla cattiva alimentazione, che danneggia le articolazioni stesse. Lo dimostra il fatto che persone in sovrappeso hanno dolori anche alle piccole articolazioni, come le mani, in cui il peso non ha nessun ruolo”.

I RISCHI DI UNA ERRATA ALIMENTAZIONE – Non avere la giusta attenzione a tavola può causare un peggioramento di una condizione geneticamente predeterminata di dolore cronico o peggiorare quelli che possono essere degli insulti esterni come un intervento chirurgico, una patologia neoplastica e/o benigna. In questo modo non si può avere una risposta naturale di autoconservazione come l’evoluzione vuole, ma si avvia una deriva verso una cronicizzazione di questi stati.

“Oltre al dolore di cui parliamo in questa sede, e quindi le patologie infiammatorie croniche, non solo osteoarticolari ma anche intestinali e ulcerose, ci sono tante altre patologie che sono più note – precisa il Dr Maurizio MarchesiniParliamo di problemi cardiologici, sviluppo del diabete, problemi metabolici e respiratori. Si sa che una persona che ha subito un infarto deve essere attento alla dieta, ma non si sa che la stessa attenzione è necessaria in uno stato di dolore”.

COSA MANGIARE E COME – Gli specialisti consigliano una dieta più variegata possibile, senza escludere determinati alimenti, ma cercando di abbinarli correttamente agli altri e soprattutto di cucinarli in modo corretto. “Sicuramente – chiosa la Dr.ssa De Gregorio – una dieta ricca di frutta e di verdura è una dieta antinfiammatoria, ma questo non significa che bisogna escludere carne e pesce. Serve scegliere ponderatamente tutti gli alimenti presenti in natura. Una cosa fondamentale è bilanciarli ogni giorno con tutto quello che viene acquisito dal paziente. Non è solo una questione di quantità, ma anche di qualità”.

COSA EVITARE – Sconsigliati alimenti pro-infiammatori quali quelli con le farine raffinate, meglio quelle integrali. Evitare le carni conservate, come salumi e insaccati, soprattutto quelli di derivazione suina. E’ bene ponderare anche l’utilizzo dello zucchero raffinato e quello del sale. Meglio sostituire questi aromatizzanti a delle spezie che hanno anche proprietà antinfiammatorie.

Esiste un legame anche tra alimentazione e malattie psicologiche: bisogna quindi stare attenti a ciò che si mangia anche in caso di malattie neurodegenerative. “La componente di patologia del sistema nervoso – spiega il Dr Maurizio Marchesinipossono essere influenzate dal trattamento alimentare. Basti pensare che un paziente che ha un dolore è anche un paziente che è depresso. Anche in questo caso ridurre la quota di introito calorico, quella di zuccheri e di acidi grassi aiuta a limitare qualche degenerazione dell’età, sia in senso fisico che per lo sviluppo di malattie neuro-generative”.

LE SOSTANZE SPECIALI CHE AIUTANO –  In merito alle singole sostanze, uno studio dimostra come l’assunzione di un derivato della curcuma da parte di un paziente con osteoartrosi dia un risultato riconducibile all’assunzione di paracetamolo. Ne esiste uno anche sugli acidi grassi Omega3, con risultati analoghi. Risultati positivi anche per il ginger, zenzero, frutta e verdure.

“Attenzione – allertano gli specialisti – però a non cadere nella medicina non convenzionale, nell’esoterismo, nella naturopatia a tutti i costi. La terapia medica non va sostituita con l’integrazione di un alimento. Questo può provocare un miglioramento, più energie, meno insonnia, più benessere, ma non deve essere assolutamente l’unica via per risolvere il problema. Il fai da te in alcune patologie può fare più danno che altro”.