C’è una relazione tra diabete e nicotina

Un interessante lavoro pubblicato su Nature recentemente mette in relazione diretta lo sviluppo del diabete con l’abitudine e la dipendenza da nicotina, individuando un legame diretto tra il pancreas e una regione cerebrale, l’abenula mediale.

Leggi tutto “C’è una relazione tra diabete e nicotina”

Chi fa movimento a digiuno brucia il doppio

Alcuni ricercatori hanno scoperto che le persone che fanno esercizio fisico prima di colazione hanno livelli più bassi di insulina e bruciano di più.

Il movimento a stomaco vuoto aiuta a bruciare il doppio del grasso rispetto all’esercizio fisico fatto dopo aver mangiato.

Lo ha rivelato uno studio condotto dai ricercatori delle università di Bath e Birmingham, nel Regno Unito.

Livelli più bassi di insulina aiutano a usare più grasso dai tessuti grassi e dai muscoli come combustibile per il corpo.

Abbiamo scoperto che gli uomini nello studio, che si erano esercitati prima di colazione, avevano bruciato il doppio del grasso rispetto al gruppo che si era esercitato dopo, hanno osservato gli autori del nuovo lavoro.

È importante sottolineare che, sebbene ciò non abbia avuto alcun effetto sulla perdita di peso, il movimento mattutino fatto a digiuno aveva migliorato notevolmente la salute generale dei partecipanti.

Inoltre, gli scienziati hanno scoperto che i muscoli del gruppo che faceva movimento prima di colazione rispondevano meglio all’insulina rispetto ai muscoli di quelli che si esercitavano dopo, oltre a mostrare maggiori aumenti delle proteine chiave nel trasporto del glucosio dal flusso sanguigno al muscoli.

Il lavoro svolto, hanno spiegato i ricercatori, suggerisce che l’esercizio a stomaco vuoto può aumentare i benefici dell’esercizio fisico per la salute delle persone, senza modificare l’intensità, la durata o la percezione dello sforzo.

Anziani diabetici: l’insulina spesso non è l’opzione migliore

L’uso persistente di insulina tra gli anziani in cattive condizioni di salute è legato a un aumentato rischio di ipoglicemia e a limitati benefici futuri per la salute, secondo un nuovo studio pubblicato questa settimana su JAMA Internal Medicine.

In effetti, le principali organizzazioni mediche raccomandano di ridurre l’intensità del trattamento del diabete negli anziani che hanno condizioni di salute multiple e limitanti. Ma i ricercatori hanno scoperto che si sta verificando la pratica opposta.

Per giungere a queste conclusioni il dottor Richard W. Grant, ad Oakland, in California, col suo team ha seguito oltre 21.000 persone con diabete di tipo 2, che erano di età compresa tra i 75 e i 79 anni.

Quasi un quinto dei pazienti usava l’insulina all’inizio dello studio e, tra quel gruppo, solo circa un terzo ha poi interrotto il suo uso nei successivi 4 anni.

L’uso di insulina era più alto tra gli anziani in cattive condizioni di salute con una grave malattia allo stadio terminale (al 29%) e quelli con stato di salute intermedio che avevano almeno altre due condizioni di salute (il 28% usava l’insulina). Al contrario, solo l’11% di quelli in buona salute usava l’insulina.

“Questi risultati suggeriscono la necessità di allineare meglio la pratica attuale con le linee guida che supportano la riduzione dell’intensità del trattamento con il declino dello stato di salute, ha scritto Grant.

“Rivisitare la necessità di farmaci potenzialmente dannosi come l’insulina quando i rischi superano i benefici può aiutare a ridurre gli eventi avversi come l’ipoglicemia e a migliorare la qualità delle cure nei pazienti più anziani”, ha concluso l’esperto.

Dal cacao la sostanza che cura l’obesità

L’obesità altera le cellule e provoca, tra le altre cose, infiammazione e danni alle funzioni metaboliche, come la capacità del corpo di usare l’insulina e produrre energia.

Nuove ricerche fatte nell’Università dell’Illinois e in altre istituzioni hanno comunque dimostrato che un estratto tratto dai gusci dei semi di cacao contiene tre composti che potrebbero potenzialmente ridurre o impedire alcune di queste alterazioni cellulari.

Il cacao, il tè verde e il caffè contengono tre composti, che sono il protocatechuico, l’epicatechina e la procianidina B2. Si tratta di dei fenoli vegetali in grado di migliorare la nutrizione.

Un recente articolo apparso su Molecular Nutrition & Food Research, presentando i risultati del nuovo studio, dice che nell’obesità, gli adipociti bianchi, acquisiscono troppo grasso e stimolano la crescita delle cellule immunitarie chiamate macrofagi.

L’interazione tra gli adipociti carichi di grasso e i macrofagi, a sua volta, promuove lo stato di infiammazione persistente o cronica che accompagna l’obesità.

Alla fine, l’ infiammazione cronica riduce la capacità delle cellule di assorbire e convertire il glucosio in energia. Questa menomazione causa la resistenza all’insulina, che è un precursore del diabete di tipo due, danneggiando anche i mitocondri.

I fenoli tratterebbero i cambiamenti cellulari indotti dall’obesità.

I ricercatori, facendo degli esperimenti, hanno visto che l’estratto di cacao è in grado di mantenere i mitocondri e la loro funzione, modulando il processo infiammatorio e mantenendo la sensibilità degli adipociti all’insulina.

Oltre a questi benefici nutrizionali, il team evidenzia anche dei potenziali vantaggi ambientali nell’utilizzo dell’estratto dei gusci di cacao per migliorare la nutrizione .

Il prodotto di scarto dell’industria del cacao, costituito dai gusci dei semi di cacao può danneggiare l’ambiente se i produttori, che scaricano circa 700.000 tonnellate all’anno, non smaltiscono i gusci in modo responsabile.

Diabete: si possono curare le cellule dell’insulina

Le cellule beta che producono insulina possono cambiare la loro funzione nel diabete, secondo un nuovo studio. La buona notizia è che questo cambiamento può essere reversibile.

Una nuova ricerca condotta dall’Università di Exeter, esaminando le cellule in un modello completamente privo di animali, ha scoperto che il sistema di messaggistica dell’RNA che dice alle proteine come comportarsi nelle cellule è diverso nel diabete.

Le modifiche portano alcune cellule beta a non produrre più l’insulina che regola lo zucchero nel sangue, producendo invece la somatostatina, che può bloccare la secrezione di altri importanti ormoni tra cui l’insulina stessa.

Il professor Lorna Harries, dell’Università di Exeter, che ha guidato la ricerca, ha detto:

‘Queste intuizioni sono davvero emozionanti. Solo di recente, i ricercatori di Exeter hanno scoperto che le persone con diabete di tipo 1 conservano ancora alcune cellule produttrici di insulina, ma l’ambiente prodotto dal diabete può essere tossico per queste cellule che rimangono. Il nostro lavoro potrebbe portare a nuovi cambiamenti per proteggere queste cellule, che potrebbero aiutare le persone a mantenere una certa capacità di produrre la propria insulina’.

Il team ha esaminato ciò che accade alle cellule beta umane quando sono esposte a un ambiente che replica quello del diabete di tipo 2.

La perdita di cellule beta si verifica nel diabete di tipo 1 e di tipo 2.

Gli scienziati dicono che il microambiente intorno alle cellule ne provoca la morte. Nel diabete alcune cellule beta che secernono l’insulina iniziano a produrre un ormone diverso chiamato somatostatina, caratteristica di una cellula delta.

Analizzando il tessuto pancreatico post mortem di persone con diabete di tipo 1 o 2, i ricercatori hanno visto che esso aveva più cellule delta di quelle che avrebbe dovuto avere.

Lo studio, pubblicato su Human Molecular Genetics, dice che almeno in laboratorio, gli studiosi sono stati in grado di invertire le modifiche apportate dal diabete, trasformando le cellule delta di nuovo in cellule beta, ossia riportando l’ambiente alla normalità.

L’insulina rende efficiente il sistema immunitario

L’insulina aiuta a regolare i livelli di zucchero nel sangue, e le persone i cui corpi che non ne producono abbastanza, o sono resistenti ad essa, sono esposti al diabete e all’obesità, ma anche alle infezioni.

L’insulina, infatti, ha anche un ruolo nel modo in cui i nostri corpi alimentano le risposte immunitarie, secondo gli specialisti del Toronto General Hospital Research Institute (TGHRI) in Canada, che hanno fatto un nuovo studio, per vedere l’impatto dell’insulina sul sistema immunitario.

Il dott. Sue Tsai col suo team ha trovato che le persone con diabete di tipo 2 o con obesità, dunque, a rischio di diabete, hanno risposte immunitarie molto più povere di fronte alle infezioni e agli agenti patogeni, rispetto alle altre persone senza questi problemi.

Una risposta immunitaria rapida ed efficace è vitale per l’efficienza con cui il corpo può distruggere i virus e combattere le infezioni.

Ricerche precedenti avevano rivelato che un tipo di cellule immunitarie chiamate cellule T presenti nel grasso addominale inducono risposte pro-infiammatorie, che influiscono negativamente sulla reattività del corpo all’insulina.

Ciò suggerisce l’esistenza di un importante legame tra l’infiammazione cronica, le risposte immunitarie inadeguate e la resistenza all’insulina.

I risultati del nuovo studio, illustrati sul giornale Cell Metabolism, dicono che l’insulina stimola l’attività delle cellule T, consentendo loro di moltiplicarsi rapidamente e di inviare ulteriori segnali, attivando il resto del sistema immunitario secondo necessità.

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno lavorato con dei topi geneticamente modificati per esprimere delle cellule T che non avevano i recettori dell’insulina, in modo da simulare la resistenza all’insulina, esponendoli a diversi tipi di agenti patogeni.

Il gruppo di ricerca ha scoperto che le cellule T senza recettori di insulina avevano risposte più deboli e avevano bisogno di più segnali di “pericolo” del solito, per reagire a una minaccia.

Il lavoro apre nuove strade, che in futuro potranno aiutare a creare farmaci per una migliore regolazione del sistema immunitario e per sviluppare trattamenti più efficaci per le malattie infiammatorie.

Punture di insulina addio, ora c’è una pillola

Alcuni medici in California e a Boston hanno sviluppato prima pillola di insulina al mondo che aiuterà le persone affette da diabete ad assumere una dose di farmaco senza dover fare delle antipatiche iniezioni.

Secondo i loro realizzatori, guidati dal professor Samir Mitragotri, docente di bioingegneria nell’università di Boston, le compresse sono assolutamente innocue per lo stomaco.

Le nuove pillole di insulina utilizzano una miscela di sali, che non contiene acqua, ma si comporta come un fluido, proteggendo il principio attivo dall’acido gastrico.

Quando la compressa raggiunge lo stomaco, il guscio la protegge dalla dissoluzione, ma nell’intestino tenue l’insulina arriva ed esplica la sua azione per 12 ore.

Tuttavia, ci vorranno diversi anni prima che le compresse appaiano sul mercato, con il completamento delle sperimentazioni cliniche, dicono i ricercatori che hanno divulgato i risultati del loro lavoro sulla rivista scientifica Pnas.

Secondo gli ultimi dati, ora nel mondo, circa 340 milioni di persone soffrono di diabete. Circa la metà di esse deve fare fino a sei iniezioni al giorno di insulina, per mantenere un livello stabile di glucosio nel sangue.

Molto spesso la gente non si regola ed esagera con la dose, o viceversa, dimentica di fare una iniezione, mentre è al lavoro o in viaggio, con gravi conseguenze.

Per evitare questo, gli scienziati negli ultimi dieci anni hanno cercato di sviluppare nuovi metodi per introdurre l’ormone nel corpo.