Grasso addominale sconfitto

Alcuni tipi di grasso della pancia si accumulano intorno agli organi con l’età, contribuendo all’aumento dell’infiammazione e al declino metabolico, secondo un nuovo studio che può offrire altri modi per affrontare le malattie legate all’età.

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Una dieta sana riduce le lesioni cardiache e l’infiammazione

I ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center (USA) hanno esaminato gli effetti di tre diete sane e hanno scoperto che tutte e tre le diete avevano ridotto i danni cellulari e l’infiammazione cuore.

In uno studio fatto su 150 partecipanti, tutti con pressione arteriosa alta, i ricercatori americani hanno analizzato tre diverse diete basate su carboidrati, proteine e grassi insaturi.

La prima era ricca di carboidrati – simile alla dieta DASH – con zuccheri, cereali e amidi; la seconda era una dieta ricca di proteine con il 10 per cento dei carboidrati sostituiti dalle proteine; la terza era una dieta ricca di grassi sani come avocado, pesce e noci.

Il team di ricerca ha analizzato gli effetti di ogni dieta attraverso dei biomarcatori, misurati alla fine di ogni periodo di dieta.
I risultati hanno mostrato che le tre diete sane riducevano le lesioni cardiache e l’infiammazione.

Dallo studio è emerso che gli effetti delle diete sulle lesioni cardiache sono rapidi e che le lesioni cardiache possono essere ridotte poco dopo l’adozione di una dieta sana.
I ricercatori hanno visto, inoltre, che non è il tipo di dieta che conta per le lesioni cardiache, ma piuttosto la salubrità generale della dieta.

Una dieta equilibrata ricca di frutta e verdura, carni magre e ad alto contenuto di fibre, che limita carni rosse, bevande zuccherate e dolci, non solo migliora i fattori di rischio cardiovascolare, ma riduce anche le lesioni cardiache dirette, ha detto Stephen Juraschek, esperto della Beth Israel Deaconess Medical Center e della Harvard Medical School.

Pesce e dieta sana contrastano l’asma

Una sperimentazione clinica condotta dalla Trobe University, di Melbourne, in Australia, ha trovato che mangiare pesce come salmone, trota e sardine, inserendolo in una dieta sana, può ridurre i sintomi dell’asma, nei bambini.

Lo studio internazionale ha rilevato che i bambini con asma che seguivano una dieta mediterranea sana arricchita con pesce grasso avevano migliorato la loro funzione polmonare, dopo sei mesi.

La ricercatrice principale dello studio, Maria Papamichael, ha detto che c’è un crescente numero di prove che una dieta sana potrebbe essere una potenziale terapia per l’asma infantile.

“Il pesce grasso è ricco di acidi grassi omega-3 che hanno proprietà anti-infiammatorie. Il nostro studio ha dimostrato che mangiare pesce anche solo due volte alla settimana può ridurre significativamente l’infiammazione polmonare nei bambini con asma”, dicono i ricercatori.

La sperimentazione clinica ha coinvolto 64 bambini di Atene, in Grecia. I piccoli avevano un’età compresa tra i 5 e i 12 anni con un’asma lieve. I ricercatori australiani e greci hanno diviso i bambini in due gruppi. Un gruppo ha consumato due pasti a base di pesce grasso cotto (almeno 150 grammi), inserito in una dieta mediterranea greca, ogni settimana per sei mesi. I bambini rimanenti hanno proseguito con la loro dieta usuale.

Alla fine del processo, gli studiosi hanno scoperto che il gruppo che aveva mangiato pesce aveva ridotto la sua infiammazione bronchiale.

I risultati dello studio sono apparsi sul Journal of Human Nutrition and Dietetics.

Lo yogurt contrasta malattie intestinali, artrite e asma

Secondo un nuovo studio, mangiare yogurt può aiutare a ridurre l’infiammazione cronica, un fattore che scatena malattie intestinali, artrite e asma.

La ricerca, pubblicata sul Journal of Nutrition, ha esplorato l’ipotesi che lo yogurt possa aiutare a ridurre l’infiammazione, migliorando l’integrità del rivestimento intestinale.

Quest’ultimo fatto,  sua volta, potrebbe aiutare a prevenire le endotossine che stimolano il rilascio di citochine proinfiammatorie, dicono dall’Università di Wisconsin-Madison, negli Stati Uniti.

I farmaci anti-infiammatori come l’aspirina, il Naproxen, l’idrocortisone e il prednisone possono aiutare a mitigare gli effetti dell’infiammazione cronica, ma, a differenza dello yogurt, hanno ciascuno dei rischi e degli effetti collaterali.

Lo yogurt è anche una buona fonte di nutrienti, contiene la vitamina B12 e il calcio, oltre a livelli elevati di proteine, benefiche per il corpo.

Lo studio, per giungere ai suoi risultati, ha arruolato 120 donne in premenopausa, metà obese e metà non obese. La metà delle partecipanti doveva mangiare circa 3 vasetti di yogurt al giorno per nove settimane; le donne appartenenti al gruppo di controllo invece dovevano mangiare un budino senza latte, sempre per nove settimane.

I ricercatori hanno preso campioni di sangue a digiuno delle partecipanti e hanno valutato diversi biomarcatori che gli scienziati avevano già utilizzato nel corso degli anni per misurare l’endotossina e l’infiammazione.

I risultati del lavoro hanno mostrato che, mentre alcuni dei biomarcatori erano rimasti costanti nel tempo, chi aveva  mangiato yogurt aveva sperimentato significativi miglioramenti in alcuni marcatori chiave, come il TNF, una proteina importante nell’attivazione dell’infiammazione.

Lo yogurt contiene probiotici, buoni per mantenere un intestino sano, cosa che contribuisce sicuramente a ridurre l’infiammazione. Per un ulteriore vantaggio, si può mangiare yogurt con muesli, noci, semi e frutta o utilizzarlo come smoothie a colazione.

Consumando tutti i giorni yogurt si può anche contribuire a rafforzare il proprio sistema immunitario e ad aiutare l’assorbimento di minerali come zinco e magnesio.

Il cibo spazzatura modifica i geni

Alcuni ricercatori dell’Università di Bonn, in Germania, hanno scoperto che mangiare cibi grassi e zuccherati influenza il sistema immunitario e i geni ed è la causa dell’aumento delle malattie cardiovascolari e del diabete di tipo 2.

Si sapeva già che il troppo salato, il troppo dolce, il cibo ricco di grassi saturi e povero di fibre non nutre ed è nocivo, ma quelle che non si conoscevano sono le conseguenze di una tale alimentazione sui geni.

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori, hanno nutrito dei topi con alimenti simili a quelli venduti nei fast-food, trovando che la quella moderna dieta occidentale altera l’espressione di determinati geni, come un’infezione.

“La dieta malsana ha portato ad un inaspettato aumento del numero di alcune cellule immunitarie nel sangue dei topi, in particolare i granulociti e i monociti“, hanno detto i ricercatori dell’Università di Bonn.

E poiché il sistema immunitario innato ha una qualche forma di memoria, crea quindi dei sensori specifici per riconoscere i fast food e reagire di conseguenza.

Dopo un’infezione, le difese del corpo rimangono in una sorta di stato di allarme, in modo che possano rispondere più rapidamente a un nuovo attacco”, dice lo studio.

Queste forti risposte infiammatorie sarebbero la causa dell’aumento delle malattie cardiovascolari e del diabete di tipo 2 nella popolazione.

Nello studio, dopo aver riportato a una dieta normale ed equilibrata i topi, i ricercatori hanno scoperto che i geni modificati “erano ancora attivi quattro settimane dopo l’esperimento”.

Gli scienziati esortano perciò a limitare l’assunzione dei moderni alimenti industriali e dei prodotti trasformati, incoraggiando le persone ad adottare una dieta ricca di frutta e verdura fresca.

I probiotici aiutano a prevenire la depressione

Un recente studio pubblicato sulla rivista Brain, Behavior and Immunity, dice che una dieta ricca di probiotici può contribuire a prevenire la depressione.

I probiotici sono batteri vivi e lieviti buoni per il sistema digestivo che hanno la capacità di mantenere sano l’intestino.

Nello studio, i ratti sono stati divisi in due gruppi. Il primo gruppo è stato nutrito con una dieta ricca di grassi e fibre. L’altro gruppo ha bevuto acqua con probiotici.

I risultati della ricerca, fatta nella Aarhus University in Danimarca, hanno mostrato che il primo gruppo di ratti, alimentato senza i probiotici, ha sviluppato un comportamento simile a quello che si mostra in caso di depressione. Gli animali avevano anche un numero maggiore di globuli bianchi nel loro tessuto cerebrale. Questo potrebbe essere un segno di infiammazione cronica. Tale infiammazione si riscontra anche nei tessuti grassi e nel fegato delle persone che sono sovrappeso o diabetiche.

I ratti che avevano ricevuto acqua potabile arricchita con probiotici, invece, non hanno mostrato i segni della depressione nel loro comportamento e, nel loro cervello, anche  i globuli bianchi erano diminuiti.

Secondo i ricercatori, questo potrebbe indicare che i probiotici possono riprogrammare il sistema immunitario.

Meditare protegge il DNA

La meditazione, tipo  mindfulness, non si limita a calmare la mente, ma sembra che influenzi anche il DNA di chi la pratica. Lo hanno trovato i ricercatori delle università di Coventry (Regno Unito) e Radboud (Paesi Bassi), che hanno condotto una prima revisione sistematica di alcuni studi sull’argomento.

Il team ha analizzato 18 studi clinici, elaborati in 11 anni, rilevando che fare meditazione, yoga o Tai Chi riduce l’attività dei geni associati con l’infiammazione, invertendo il danno molecolare causato dallo stress.

Meditare, utilizzando tecniche come la mindfulness è ampiamente affermato che protegge contro le malattie legate allo stress, dall’artrite alla demenza.

Ora, in un contesto in cui è più facile studiare la cellula, è emerso nella nuova ricerca, pubblicata su Frontiers in Immunology ( http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fimmu.2017.00670/full ) che i geni correlati all’infiammazione diventano meno attivi nelle persone che praticano la meditazione.

Quando una persona è esposta a un evento stressante, viene attivato il sistema nervoso simpatico, responsabile della risposta “combatti o fuggi”, che, a sua volta aumenta la produzione di una molecola chiamata NF- kB, che regola l’espressione dei geni.

NF-kB attiva i geni che producono delle proteine ​​chiamate citochine, che causano infiammazione a livello cellulare, una reazione utile nel combattimento o fuga di breve durata, ma che, se persistente, porta ad un più alto rischio di cancro, ad invecchiamento accelerato e a disturbi psichiatrici, come la depressione.

La proteina NF-ĸB, ossia, agisce come uno switch nell’infiammazione.

L’infiammazione è una prima difesa dell’organismo contro le infezioni e le lesioni, ma può danneggiare il corpo, se è cronica.

Infatti, l’infiammazione cronica non solo è associata ad aumentato rischio di disturbi psichiatrici, ma è anche legata a malattie autoimmuni come l’asma e l’artrite, a malattie cardiovascolari, neurodegenerative e ad alcuni tipi di cancro.

Il nuovo studio dice che meditare, praticare yoga o Tai Chi, può contribuire a ridurre il rischio di sviluppare disturbi infiammatori e non solo psicologici.