Malattia di Crohn e colite ulcerosa: sono le donne a rischiare di più

“La fertilità può essere compromessa nella fase attiva della malattia e dopo interventi chirurgici in sede addomino-pelvica. Una gravidanza deve iniziare in periodo di stabile remissione della malattia; in età matura, i rischi sono legati all’osteoporosi durante la menopausa e al tumore alla cervice uterina” spiega Aurora Bortoli, Fondazione IBD Onlus

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Il concepimento tra verità e falsi miti

Per una coppia decidere di diventare genitori è una scelta molto importante. E sul tema del concepimento si vengono a creare numerose domande. Prima di prendere qualsiasi decisione è fondamentale che una coppia si rivolga ad un medico per avere tutte le risposte che desidera.

Insieme alla Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma, facciamo chiarezza su miti e falsi miti del concepimento.

Fare sesso ogni giorno garantisce alla donna di rimanere incinta più velocemente 

Falso mito: “Fare sesso ogni giorno non aumenta le possibilità di rimanere incinta. Questo perché il liquido seminale può sopravvivere fino a sette giorni all’interno dell’utero e delle tube di Falloppio. Per fecondare l’ovulo è sufficiente fare sesso tre volte alla settimana, ma la coppia dovrebbe seguire il ciclo mestruale per conoscere le date più fertili e vicine dell’ovulazione, aumentando notevolmente le possibilità di successo”.

Lo stress e le abitudini dannose per la salute come alcool e fumo riducono le possibilità di rimanere incinta

Vero: “Bere alcolici e fumare interferiscono con la fertilità e sono estremamente dannosi per la formazione del feto. Negli uomini l’esposizione all’inquinamento, allo stress, al tabacco e ad altri fattori quotidiani influenzano direttamente e in maniera negativa il liquido seminale, diminuendo le probabilità che il concepimento vada a buon fine”.

Se una donna impiega molto tempo per rimanere incinta significa che ha qualche problema di fertilità

Vero: “Generalmente una coppia in buona salute ha un periodo di 1 anno per rimanere incinta naturalmente. Se la gravidanza non arriva passati i 12 mesi, la coppia dovrebbe rivolgersi ad un medico per cercare le possibili cause di questa difficoltà. Tuttavia, sia gli uomini che le donne dovrebbero eseguire test di fertilità prima di scegliere di diventare genitori”.

Dopo i 35 anni diminuiscono le possibilità di una gravidanza

Vero: “La fertilità femminile ha una relazione diretta con l’età. È un dato di fatto che la riserva ovarica diminuisca con il passare del tempo, facendo sì che la donna abbia il suo picco riproduttivo fino a 25 anni. Ma questo non esclude la possibilità di una gravidanza naturale oltre i 35 anni di età”.

Al primo rapporto sessuale è impossibile rimanere incinta

Falso mito: “Indipendentemente dal suo primo rapporto sessuale, se una donna è nel suo periodo fertile ci sono molte probabilità che rimanga incinta. Ogni donna, infatti, può rimanere incinta nel momento in cui sta ovulando”.

 

Gravidanza, come viverla bene in estate

Mani e piedi spesso gonfi; sudorazione eccessiva, sensazione di disagio, oltre a stress e stanchezza costante: vivere una gravidanza nei mesi estivi non è sicuramente facile.

 

A tutela della salute delle future mamme e di quella del loro bambino, l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) fornisce utili consigli per vivere al meglio il grande caldo dell’estate e alleviare gli effetti delle temperature elevate.

“Durante il giorno è fondamentale idratare il corpo – afferma la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – bevendo tra i due e i tre litri d’acqua: la disidratazione può infatti aumentare il rischio di infezioni delle vie urinarie. Bisogna, quindi, bere regolarmente, preferendo liquidi a basso contenuto di zuccheri, mentre deve essere limitato il consumo di tè, caffè, bevande gassate, molto fredde e alcoliche”.

In gravidanza, l’aumento di peso e i cambiamenti ormonali possono provocare cali di pressione e la sensazione di avere le gambe pesanti. Ilcaldo, che determina la dilatazione dei vasi sanguigni, rende infatti più difficile il flusso di sangue nelle vene.

 

“Per migliorare questa condizione – prosegue la Dottoressa Galliano – consiglio alle future madri di tenere le gambe sollevate mentre si dorme, camminare molto e di scegliere scarpe basse. Può essere molto utile fare un bagno in acqua tiepida alla fine della giornataTra gli sport, il nuotoè quello più raccomandato, poiché l’acqua alleggerisce la pressione sul nervo sciatico esercitata dal peso del pancione. Vanno benissimo anche la cyclette, da praticare durante le ore meno calde della giornata, ma anche le lunghe passeggiate sul bagnasciuga, che stimolano il ritorno venoso. Le donne incinte devono inoltre proteggere la propria pelle con una crema solare ad elevato fattore protettivo e coprire la testa con un cappello”.

“Durante lo stato interessante – prosegue la Dottoressa Galliano – evitate pasti abbondanti, preferendo una dieta equilibrata, ricca di acqua, fibre, vitamine e sali minerali: nel menu devono essere presenti insalate, verdura e frutta – soprattutto anguria e melone – oltre a pesce e latte. Accanto a questi alimenti le donne in gravidanza non devono dimenticare di fare un’abbondante colazione, ricca di zuccheri e proteine”.

Altri due aspetti da non trascurare durante la gravidanza nel periodo estivo sono la stanchezza e il tipo di abbigliamento.

“Suggerisco un piccolo riposo almeno una o due volte al giorno, abbinato alla lettura e all’ascolto della musica – conclude l’esperta – mentre dal guardaroba devono essere eliminati gli abiti troppo stretti i e i materiali sintetici che fanno sudare: è certamente più opportuno dare spazio a tessuti naturali e traspiranti come lino o cotone”.

Ictus: evento raro in gravidanza, ma aumentano i casi durante la gestazione

Che la gravidanza sia un periodo estremamente delicato per la salute di una donna è cosa risaputa. Ciò che è meno noto, invece, è che tra le conseguenze infauste della gestazione può essere annoverato l’ictus cerebrale. Sembrerebbe, infatti, che i cambiamenti corporei che si registrano nel periodo della gravidanza possano rendere la donna più predisposta a questa patologia, che nel caso specifico si manifesta in forme piuttosto severe.

In base ai dati resi disponibili dall’American Heart Association, l’incidenza dell’ictus ischemico e quello emorragico è di “solo” 26 casi su 100.000, ma ciò che preoccupa gli esperti è il rilevante aumento che si è registrato negli ultimi 10 anni, con un incremento di ben il 54%. Questi dati hanno allertato la comunità scientifica tutta spingendo molti esperti a studiare più approfonditamente il rapporto tra ictus e gravidanza.

Un gruppo di ricercatori dell’Azienda Ospedaliera di Perugia/Università di Perugia ha raccolto e analizzato gli ultimi dati sull’emorragia cerebrale in gravidanza: in base alla ricerca fatta sui dati disponibili in letteratura, il rischio assoluto di emorragia intracranica associato alla gravidanza è stato stimato essere 12.2 su 100.000, ma generalmente collegato ad alto rischio di morte o invalidità permanente sia per la madre che per il feto.

Di tutti i casi, il 90% delle emorragie cerebrali occorrono nel periodo gestazionale, con più del 50% nel terzo trimestre, mentre l’8% avvengono durante il puerperio e il 2% durante il travaglio: ciò è spiegato dal fatto che durante la gravidanza, la gittata cardiaca, cioè il volume di sangue espulso dal cuore durante un minuto, può aumentare anche del 60% dall’inizio del terzo trimestre fino al parto. La maggior parte delle emorragie in gravidanza sono infatti associate a ipertensione, gestosi o eclampsia: con queste ultime due sindromi, il rischio complessivo aumenta del 24,7% e persiste per i 12 mesi successivi al parto. Inoltre, donne fumatrici e di età materna avanzata (sopra i 35 anni), se portatrici di ulteriori fattori di rischio quali ipertensione, malattia vascolare e coagulopatie sono più a rischio di sviluppare un’emorragia cerebrale. Fondamentale, quindi, la prevenzione.

“Nel periodo di gestazione il corpo delle donne subisce cambiamenti profondi sia a livello ormonale che fisiologico – dichiara la Prof.ssa Valeria Caso, neurologa presso la Stroke Unit dell’Ospedale Misericordia di Perugia e Past President dell’European Stroke Organisation (ESO). Questi episodi si verificano generalmente nei soggetti che presentano specifici fattori di rischio che possono essere accentuati dalla gravidanza, e che, a maggior ragione vanno tenuti sotto controllo. È anche vero, comunque, che esistono problemi specifici legati proprio alla gestazione che possono aumentare il rischio di ictus come la preeclampsia, spesso asintomatica, che si verifica nel 2-8% delle gravidanze, e l’eclampsia (la complicanza più grave della gestosi caratterizzata da convulsioni, confusione mentale, deficit visivi che porta potenzialmente a coma e morte della gestante)”.

La gestione dell’ictus in gravidanza è una questione decisamente difficile, perché se da un lato è fondamentale l’intervento farmacologico, nello stesso tempo bisogna inevitabilmente tener presente l’eventuale tossicità che i farmaci possono avere per il feto.

“È dunque particolarmente importante che, ciascuna donna che sta vivendo la fase così delicata e unica della propria gravidanza, conosca e cerchi di prevenire l’eventuale insorgenza dei fattori di rischio stessi – conclude la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale). È necessario più che mai cercare di tenere sotto controllo il proprio peso e decidere di smettere di fumare, qualora si abbia questa cattiva abitudine; bisogna, inoltre, svolgere sempre regolare attività fisica e seguire una sana e corretta alimentazione. Per quei problemi collegati a fattori non modificabili (come l’età e la storia familiare, per esempio, oppure in presenza di patologie note), è bene invece rivolgersi ad un medico di fiducia o allo specialista, che potrà tenere la situazione sempre sotto controllo”.

Ormai da tempo A.L.I.Ce. Italia Onlus sottolinea come l’ictus cerebrale sia un problema di cui non devono preoccuparsi soltanto gli anziani: sebbene la maggior parte degli episodi si verificano in persone di età superiore ai 65 anni, circa il 10% di tutte le ischemie colpisce anche le persone sotto i 45 anni e, in particolare, le donne sono più a rischio rispetto agli uomini. Grazie alla prevenzione e alle terapie di ultima generazione, l’ictus si può evitare e curare.

L’alimentazione in gravidanza

Gravidanza e allattamento costituiscono le basi dello sviluppo umano.

In tutti e due i cicli l’importanza dell’alimentazione della donna assume un ruolo fondamentale e imprenscindibile.

 

Chiunque sia incinta e improvvisamente responsabile di una piccola creatura si preoccupa della propria dieta.

E giustamente, perché la donna in stato interessante nutre il nascituro dal suo sangue attraverso il cordone ombelicale. Tuttavia, questo non significa che una donna incinta debba improvvisamente aumentare la sua alimentazione.

 

Occorre, al contrario, porre un’attenzione estrema all’equilibrio nutrizionale della madre durante il periodo di gestazione per salvaguardare la propria salute e quella del nascituro.

 

Infatti, se naturalmente durante la gravidanza un aumento di peso è fisiologico, in alcuni casi, quando questo aumento risulti eccessivo, si può andare incontro a vari problemi sia per la madre che per il bambino.

 

La consulenza del proprio ginecologo ed uno schema alimentare personalizzato offriranno una corretta e precisa informazione sugli alimenti consentiti e su quelli da evitare.

 

L’IVI, Istituto Valenciano di Infertilità è, dal 1990, anno della sua fondazione, all’avanguardia in tutto il mondo nel campo della Riproduzione assistita, la Conservazione della fertilità e lo sviluppo di trattamenti di fecondazione in vitro e utilizza il suo know-how anche per consigli e suggerimenti sull’alimentazione relativa alla gestazione e all’allattamento del bambino.

 

“Per il sano sviluppo dell’embrione – ricorda la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – si consiglia una dieta estremamente varia evitando quei cibi che possono aumentare il rischio di toxoplasmosi, quali pesce crudo, molluschi, crostacei, carni poco cotte ed anche insaccati, pollame e selvaggina. Al contrario sono indicati carne ben cotta e pesci delicati come sogliola e merluzzo cucinati al vapore”.

 

Per le uova ed il latte le raccomandazioni consigliano di consumare le prime ben cotte e con il tuorlo ben addensato al fine di evitare il rischio di salmonellosi. Si deve poi assumere il latte solo dopo accurata bollitura per evitare infezioni batteriche quali l’Escherchia coli.

 

Frutta e verdura sono ammesse nella dieta – afferma la Dottoressa Galliano –  ma occorre lavare e sbucciare la frutta e lavare accuratamente la verdura”.

 

Innumerevoli, inoltre, sono i consigli su ciò che è assolutamente da evitare.

 

Le bevande alcoliche sono tabù durante la gravidanza” – continua la Dottoressa Galliano. “L’alcool può arrecare gravi danni al bambino o causare aborto. Dal momento che la quantità critica sembra essere individualmente diversa, è meglio astenersi completamente dall’alcool. La caffeina in grandi quantità può anche influenzare lo sviluppo del bambino e il peso alla nascita”.

 

E quando il bambino è nato, cosa devono fare le neo mamme per garantire al proprio figlio il migliore allattamento?

 

“Le mamma – conclude la Dottoressa Galliano – non devono seguire una dieta specifica. E’ però consigliabile l’assunzione di proteine, lipidi e glucidi, oltre a frutta fresca e verdure. E’ inoltre fondamentale bere almeno 2 litri e mezzo di acqua al giorno, mentre sono da evitare il fumo, i superalcolici e la birra e non bisogna superare le 2 tazzine di caffè al giorno. Per il benessere del lattante sarebbe meglio dire ‘no’ anche a selvaggina frutta secca crostacei, fragole, arachidi e cioccolata ed evitare cavoli, aglio, cipolle, pepe e peperoncino”.

Cintura di sicurezza in gravidanza

In occasione della Festa della Mamma, domenica 12 maggio, automobile.it, sito di annunci di auto usate, nuove, Km 0 e a noleggio di proprietà del gruppo eBay, presenta una breve guida per mamme sicure in automobile che spiega come indossare la cintura di sicurezza per essere protette in viaggio senza rinunciare al confort.

Di sicuro una gravidanza richiede attenzioni che normalmente sembrano scontate, ma per quanto riguarda i viaggi in automobile, se l’attesa non è stata dichiarata “a rischio”, la futura mamma può muoversi senza alcun timore e senza dover rinunciare a viaggi e fine settimana fuori porta…specialmente per la sua festa!

La donna in dolce attesa in auto deve sempre sentirsi comoda e sicura per se e il proprio bimbo, per esempio avendo qualche cuscino extra per contrastare gli inevitabili sobbalzi e le buche impreviste. A tal proposito, il posto più sicuro è quello posteriore perché, in caso di frenate o urti improvvisi, è quello più protetto. Il ruolo più importante è però svolto dalla cintura di sicurezza, obbligatoria secondo il Codice della Strada anche in gravidanza, salvo esplicita richiesta del medico indicata in un certificato da portare con sé in auto.

Il mancato utilizzo della cintura comporta una multa che può andare da 80 323 euro e la decurtazione di cinque punti dalla patente. Qualora l’infrazione sia commessa due volte in due anni si rischia addirittura la sospensione della patente da 15 giorni a 2 mesi

Purtroppo le sanzioni per quanto severe non sempre bastano infatti, a volte capita che le donne in dolce attesa non usino la cintura pensando erroneamente di poter arrecare danni al feto. In realtà l’utilizzo della cintura di sicurezza in gravidanza riduce del 70% la gravità dei traumi a cui si può andare incontro in caso di incidenti.

Per alleggerire il fastidio nell’utilizzo di questo dispositivo esistono numerosi prodotti come rivestimenti imbottiti da applicare sulla cintura stessa o l’adattatore di cinture di sicurezza che permette alla cintura di attraversare le cosce, anziché il ventre, evitando così la sensazione di oppressione della pancia in crescita. L’adattatore è facile da installare e va posizionato sul sedile, a quel punto la cintura di sicurezza può essere allacciata normalmente e assicurata con dei bottoni sotto una fettuccia posta all’altezza del basso inguine della donna.

Per evitare ogni tipo di lesione al bambino e assicurare confort e tranquillità alla mamma bisogna semplicemente ricordarsi di indossare la cintura di sicurezza come suggerito di seguito:

  1. Utilizzando un adattatore
  2. Passando sotto il pancione la parte inferiore della cintura
  3. Passando la parte superiore sopra una spalla
  4. Attraversando il petto in diagonale tra i due seni

Vitamine prenatali possono contrastare l’autismo

Assumere vitamine prenatali durante il primo mese di gravidanza riduce il rischio di sviluppare i disturbi dello spettro autistico (ASD) nei bambini con predisposizione genetica1. È quanto emerso in occasione del Congresso della Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica (SIMEUP) – Sezione Umbria, in corso a Perugia, che fino a domani vedrà riuniti i maggiori esperti di pediatria provenienti da tutta Italia.

L’autismo è un disturbo a carattere prevalentemente ereditario nel quale la componente genetica ha una responsabilità nell’83% dei casi2. Nel caso di familiarità, occorre evidenziare come i fratelli più piccoli di bambini con ASD abbiano fino a 13 volte più probabilità, rispetto alla popolazione generale, di sviluppare i disturbi tipici di questa impattante patologia2.

Le madri di bambini con disturbi dello spettro autistico (ASD) possono essere in grado di ridurre il rischio di autismo in ulteriori figli assumendo vitamine prenatali durante il loro primo mese di gravidanza.

A dimostrarlo è il recente studio internazionale condotto su 241 bambini i cui fratelli maggiori avevano ricevuto una diagnosi di autismo. L’indagine ha valutato la crescita dei bambini a partire da 6 mesi fino a 3 anni. Dalla ricerca è emerso che circa il 33% dei bambini le cui madri non avevano assunto vitamine prenatali nel primo mese di gravidanza ha sviluppato i disturbi dello spettro autistico. Mentre solo il 14% dei bambini le cui mamme avevano assunto vitamine ha manifestato i sintomi questa grave patologia1.

L’uso materno di vitamine prenatali può ridurre, quindi, la recidiva di ASD nei fratelli di bambini con ASD in famiglie ad alto rischio.

In Italia 1 bambino su 100 è colpito da disturbi dello spettro autistico3. Ad essere più colpiti i soggetti di sesso maschile, 3-4 volte in più dei soggetti femminili. I sintomi si manifestano di solito prima dei tre anni e riguardano inizialmente difficoltà di linguaggio, di comunicazione e un’apparente difficoltà di contatto emotivo, sia con i genitori sia con i coetanei.

“Incontri come questi rappresentano un’importante occasione di aggiornamento e confronto scientifico fra tutte le realtà del territorio che operano nel campo della pediatria – ha dichiarato la Prof.ssa Susanna Esposito, Coordinatore Congresso SIMEUP Sezione Umbria e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia-. Il tema di oggi affronta un aspetto molto importante che spesso viene sottovalutato. La gravidanza, infatti, getta le basi per il sano sviluppo del futuro bambino. In questo periodo, l’assunzione di vitamine anche attraverso una corretta alimentazione si rivela essenziale per preservare la salute della mamma e del nascituro, a breve e a lungo termine. La madre rappresenta l’unica fonte di nutrimento per lo sviluppo dell’embrione e del feto. Ecco perché, oltre ad un corretto stile di vita, è necessario fornire la giusta quantità di micro e macronutrienti”.

 

Le vitamine sono sostanze organiche a basso peso molecolare strutturalmente varie e si rivelano indispensabili per lo svolgimento delle funzioni vitali. La carenza cronica può determinare alcuni sintomi che scompaiono dopo la correzione del deficit che, in alcuni casi, può determinare anche un danno cronico.

 

“Nel corso degli ultimi due secoli abbiamo assistito ad una evoluzione culturale in ambito medico e sociale riguardo il ruolo delle vitamine e dei micronutrienti – ha aggiunto il Prof. Claudio Romano, Professore Associato di Pediatria, Dipartimento di Patologia Umana dell’Adulto e dell’Età Evolutiva “Gaetano Barresi”, Università degli Studi di Messina -. Siamo passati dal riscontro frequente di carenze croniche in periodi di carestie allo stato di benessere correlato al miglioramento economico. Il presente invece si caratterizza da un nuovo aumento del rischio di disvitaminosi, in relazione ad alcuni stili di vita come le abitudini alimentari “selettive”, i regimi dietetici particolari per scelte culturali, filosofiche e religiose.  In conclusione, è necessario ribadire che un adeguato stato vitaminico rappresenta un requisito necessario per una normale crescita e sviluppo, specie in corso di gravidanza ed allattamento”.

 

 

Bibliografia

  1. Association of Maternal Prenatal Vitamin Use With Risk for Autism Spectrum Disorder Recurrence in Young Siblings, Rebecca J. Schmidt, PhD1,2Ana-Maria Iosif, PhD1,2Elizabeth Guerrero Angel, MS1; et al Sally Ozonoff, PhD2,3 – JAMA Psychiatry. Published online February 27, 2019
  2. The Heritability of Autism Spectrum Disorder, 2017 Sven Sandin, PhD1; Paul Lichtenstein, PhD2; Ralf Kuja-Halkola, PhD2; et al Christina Hultman, PhD2; Henrik Larsson, PhD3; Abraham Reichenberg, PhD1, 2017
  3. Istituto Superiore di Sanità, Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio dei Disturbi dello Spettro Autistico