Molestie sessuali sul 10% delle ragazze della Generazione Z

Il 10% delle ragazze della Generazione Z, cioè nate tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, dichiara di aver subito molestie sessuali e il 32% ha ricevuto commenti non graditi a sfondo sessuale online, il 7% ha subìto rispettivamente stalking e ricatti o minacce relative alla circolazione di proprie foto/video a sfondo intimo, mentre l’8,4% ha ricevuto minacce di violenzaPiù della metà delle ragazze ha ricevuto commenti volgari online sul proprio corpo, una circostanza che le ferisce e offende esattamente come se fossero avvenute al di fuori della rete e le ragazze costituiscono il bersaglio principale e sono più esposte dei maschi agli attacchi e alle discriminazione di genere sulla rete.

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Le nuove malattie digitali

Lo sviluppo della tecnologia porta con sé anche nuove malattie digitali, ancora poco conosciute, ma che coinvolgono sempre di più sia gli adulti, sia i bambini e gli adolescenti (si stima siano 300mila in Italia i ragazzi fra i 12 e i 15 anni con un problema di dipendenza da internet)

Technostresssindrome da iperconnessioneno mobile fobia (paura di rimanere senza connessione mobile), FOMO (“fear of missing out”, di essere tagliati fuori dalle reti social), narcisismo digitale e phubbing (tendenza a ignorare gli altri perché immersi nel proprio cellulare) sono solo alcuni dei nuovi disturbi che rendono necessario un vero e proprio Digital Life Coaching, per imparare a gestire al meglio il rapporto con la tecnologia.

A raccogliere questa sfida è Cerba HealthCare Italia, la prima realtà ad offrire nei propri centri medici di prossimità un servizio dedicato alle malattie digitali. Medici e psicologi che si dedicano a monitorare, prevenire e affrontare questi problemi negli adulti e nei bambini, con focus particolare sui giovani della Generazione Z e sulle loro famiglie, secondo un approccio orientato a costruire uno stile di vita sano nella sua totalità.

I giovani di oggi fanno meno sesso dei loro nonni

I Millennials fanno meno sesso di quanto facevano i loro nonni o i loro genitori, secondo un nuovo studio apparso sulla rivista Archives of Sexual Behaviour.

Gli esperti credono che ciò sia dovuto al fatto che passano troppo tempo su Facebook o a guardare cose porno. Insomma, la disponibilità dei social media, dei giochi sul computer e del porno ha dato alla gente altre opzioni”piacevoli”, oltre al fare sesso.

Dal nuovo studio, fatto nella San Diego State University, è emerso pure che gli adulti fanno sesso otto volte di meno in un anno rispetto a un decennio fa.

Se le persone avevano avuto amplessi, in media, 62 volte all’anno tra il 2000 e il 2004, questi incontri sono scesi a soli 54 all’anno, tra il 2010 e il 2014.

Le persone nei loro 20 e 30 anni hanno fatto meno sesso delle generazioni più anziane, anche perché i figli, adesso,  restano a casa più a lungo e si accasano più tardi nella vita.

Nonostante la loro facilità di contatto, i Millennials e la generazione dopo di loro, conosciuta come iGen o generazione Z, in realtà fanno sesso di meno rispetto ai loro genitori e nonni quando erano giovani.

I ricercatori hanno anche trovato che le persone che lavorano a tempo pieno fanno più sesso rispetto a quelle che lavorano meno ore o sono disoccupate.

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno esaminato i dati sulla vita sessuale di 26.000 americani, dal 1989.

E’ emerso che le persone a 20 anni hanno fatto sesso più di 80 volte in un anno. Tale cifra è scesa a 60 volte all’età di 45 anni e a 20 volte all’età di 65 anni.