Smettere di fumare inibendo gli Amigo 1

I neuroscienziati della Rockefeller University di New York hanno identificato il gruppo di cellule nervose nel cervello che causano la dipendenza da nicotina. Fermare l’attività di queste cellule potrebbe portare a una riduzione della dipendenza e dare la possibilità di smettere di fumare.

Per la loro ricerca, pubblicato sulla rivista PNAS, gli scienziati hanno utilizzato dei topi, esposti alla nicotina disciolta nell’acqua potabile.

Hanno scoperto che un’esposizione prolungata alla nicotina causa cambiamenti in un gruppo di neuroni noto come Amigo1, un cambiamento che interrompe la comunicazione tra l’Habenula mediale e il nucleo interpeduncolare (IPN), aree cerebrali note per essere coinvolte nella tossicodipendenza.

Nei topi, l’inibizione di Amigo 1 ha bloccato la dipendenza dalla nicotina.

La ricerca potrebbe portare a dei risultati capaci di aiutare a smettere di fumare, chi trova particolarmente difficile farlo.

La chirurgia plastica aiuta a smettere di fumare

La chirurgia plastica ha un vantaggio inaspettato per la salute, aiuta le persone a smettere di fumare, secondo un nuovo studio.

I pazienti sono tenuti a non fumare per almeno un mese prima di qualsiasi intervento estetico, in quanto la nicotina limita il flusso sanguigno e ostacola la guarigione della pelle.

La nuova ricerca pubblicata su Plastic and Reconstructive Surgery (la rivista dell’American Society of Plastic Surgeons) ha trovato che smettere di fumare per un mese aveva portato il 25 per cento dei fumatori a non fumare più, completamente, un altro 40% a fumare occasionalmente e il 70 per cento a sperimentare per la prima volta la rinuncia al fumo.

L’autore capo dello studio, Aaron C. Van Slyke, dell’University of British Columbia, a Vancouver, ha detto che “i chirurghi che chiedono la cessazione preoperatoria del fumo possono influenzare lo stato a lungo termine dei pazienti fumatori”.

Fumare da giovani aumenta il rischio di ictus dopo i 50 anni

Una ricerca britannica ha rivelato che la cattiva abitudine di fumare aumenta il rischio di avere un ictus nelle persone giovani rispetto ai non-fumatori o agli ex fumatori.

Dal 1950, il fumo è associato a un aumentato rischio cardiovascolare, ha detto il team della nuova ricerca, guidato da Ever Grech, del Northern General Hospital di Sheffield, nel Regno Unito.

Dallo studio è emerso che, ogni anno, 60 fumatori sotto l’età di 50 anni, ogni 100 mila persone potrebbero avere un attacco di cuore, rispetto ai 7 non fumatori o ex fumatori dello stesso gruppo di età.

In definitiva, c’è un aumentato rischio di ictus pari a otto volte negli adolescenti che fumano rispetto ai non fumatori. Il pericolo quintuplica tra i fumatori di età compresa tra i 50 e i 65 anni, mentre triplica fra i fumatori che hanno più di 65 anni.

Gli autori dello studio per giungere alle loro conclusioni hanno analizzato i dati di molti pazienti trattati per infarti causati dal blocco di una delle principali arterie cardiache, ha detto un articolo pubblicato sulla rivista ‘Heart’.

Il 49 per cento di essi fumava, il 27 aveva fumato e il 24 non aveva mai utilizzato tabacco.

Molti sottovalutano il rischio del fumo, ma le osservazioni confermano è nociva la pratica di fumare in gioventù, dice lo studio.

Secondo l’organizzazione mondiale della sanità (OMS), il fumo è una delle più grandi minacce alla qualità della vita che il mondo abbia mai affrontato.

Uccide, secondo l’OMS, quasi 6 milioni di persone all’anno, di cui più di 5 milioni tra i consumatori diretti di tabacco e più di 600 mila tra i non fumatori esposti al fumo passivo.

I fumatori hanno maggiori disabilità degli altri

Le difficoltà a svolgere le attività della vita quotidiana è maggiore nei fumatori rispetto ai non fumatori di pari età. Lo ha detto l’Istituto scientifico della sanità pubblica (ISP) in Belgio che ha condotto uno studio tra 10.000 cittadini belgi dai 40 ai 60 anni.

I ricercatori hanno misurato il tasso di disabilità in base al parametro del tabacco. I partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi: non-fumatori, fumatori, piccoli fumatori (meno di 20 sigarette al giorno) e grandi fumatori (più di 20).

I risultati dello studio, pubblicati da Plos one, dicono che un forte fumatore maschio ha il 55% disabilità in più di un non-fumatore.
Tra le donne, il differenziale è del 36 per cento.

Alzarsi, vestirsi, andare alla toilette o semplicemente spostarsi sono tra le più semplici attività quotidiane in cui i fumatori sono peggiori perché soffrono di più disabilità rispetto ai non fumatori della stessa età.

Dallo studio è emerso che il consumo di tabacco, più è regolare, più è relativo alle difficoltà della vita quotidiana.

L’ISP ha anche studiato, per la prima volta, il contributo di sei malattie croniche in queste disabilità, tra cui cancro, diabete, malattie respiratorie e depressione.

L’ISP ha trovato che i fumatori sono più colpiti dai problemi dell’apparato muscolo-scheletrico (mal di schiena, osteoporosi…).

Consumare tabacco, dice lo studio, riduce non solo la speranza di vita (di otto anni in media), ma riduce anche la sua qualità.

Canada: condannate tre compagnie del tabacco

Tre compagnie del tabacco canadesi sono state condannate a pagare 15 miliardi di dollari canadesi per i danni causati dal fumo in Quebec.

Il giudice Brian Riordan lunedì ha condannato le compagnie a risarcire due gruppi che rappresentano i fumatori.

Sono stati condannati: Imperial Tobacco, Rothmans Benson & Hedges e JTI-MacDonald, che dovranno pagare per i danni fisici e morali che hanno causato.

Il procedimento era iniziato nel marzo 2012, 13 anni dopo due class-action erano state avviate da due gruppi, che rappresentano circa 1 milione di persone.

Bruce Johnston, un avvocato dei querelanti, ha detto che le compagnie del tabacco “hanno mentito per 50 anni”, sulla nocività del fumo

ITC-Macdonald Corp ha risposto che farà appello alla sentenza, dato che dal 1950 i canadesi sapevano che il fumo è nocivo.

Imperial tobacco Canada ha detto di essere estremamente deluso e che il risultato sarà una sfida anche per la sentenza, dato governi e i consumatori adulti sapevano quali fossero i rischi associati al fumo da decenni. Anche questa compagnia farà appello.

Rothmans Benson & Hedges ha annunciato che farà appello alla Corte superiore del Quebec.

Appelli o non appelli, la sentenza dice che deve essere pagato 1 miliardo di dollari entro 60 giorni.

Fumare rende pericolosi gli interventi chirurgici

Fumare aumenta più del 50% il rischio di avere delle complicazioni durante un intervento chirurgico con anestesia generale, poiché le vie aeree sono più sensibili a qualsiasi stimolo e rischiano di sviluppare situazioni avverse al sistema cardiovascolare e respiratorio.

Queste complicazioni sono principalmente dovute all’ostruzione delle vie aeree, causata dall’accumulo di muco, dalle reazioni allergiche o da altre malattie come la fibrosi polmonare, tra le altre.

Il tabacco provoca eccessivo muco nelle vie respiratorie e la tosse, che agisce come un metodo di difesa per rimuovere il muco dal corpo. Tuttavia, l’effetto di alcuni farmaci, come pure altri fattori che possono insorgere durante un’operazione, annullano questa reazione naturale e pertanto potrebbe verificarsi un’infezione che può portare a polmonite o bronchite acuta, tra le altre cose.

L’anestesia generale nei fumatori, in generale, richiede più tempo per fare effetto e, in alcuni casi, è anche necessaria una dose maggiore di farmaci.

Per questo motivo, prima di sottoporsi a un intervento chirurgico, il paziente che fuma dovrebbe smettere di fumare, almeno quattro mesi prima, e durante questi mesi sottoporsi alle cure prescritte dal medico pneumologo e internista, allo scopo di ridurre i rischi operatori.

Smettere di fumare giova alla capacità di fare esercizio fisico, diminuisce il rischio di eventi cardiovascolari, migliora la circolazione del sangue e di conseguenza permette una migliore guarigione delle ferite chirurgiche.

Giornata mondiale contro il fumo: aumentate le vendite delle sigarette

Il consumo di tabacco continua a salire. Questa è la triste rivelazione emersa in occasione del Congresso dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), organizzato in occasione della Giornata Mondiale contro il fumo, che si è celebrata in tutto il mondo il 31 maggio.

Dallo studio annuale dell’Iss e dell’istituto Mario Negri di Milano, è emerso che le vendite delle sigarette sono salite, anche se solo dello 0,5%, con i fumatori che in Italia rimangono stabili e sono 11 milioni.

Il fumo, in Italia, provoca tra i 70 e gli 85mila morti ogni anno, di cui il 10% solo per il fumo passivo.

Nonostante una riduzione dei fumatori avvenuta in seguito alla legge Sirchia, che ha introdotto il divieto di fumo nei locali pubblici (entrata in vigore nel 2005), ora è sostanzialmente stabile la percentuale di coloro che non rinunciano alle sigarette.