Reazioni cutanee da farmaci, è importante riconoscerle

In ambito dermatologico, a volte gli stessi specialisti non hanno un’adeguata preparazione per affrontare alcune gravi reazioni cutanee da farmaco, scambiandole per esempio per un semplice rash cutaneo. A rimetterci sono i pazienti, che in questo rischiano di andare incontro ad un peggioramento della loro condizione.

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Vitamina D: prevenire le carenze con una spesa contenuta

Mentre l’AIFA pone nuovi limiti alla rimborsabilità dei farmaci a base di vitamina D, questa sostanza si può acquistare anche come integratore, ma non sempre è chiaro come ottenere benefici per ossa e sistema immunitario. Gli esperti di Metagenics: «Fare attenzione ai dosaggi e consultare sempre lo specialista per fare scelte mirate. Così è possibile prevenire le carenze con una spesa contenuta»

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Approcci innovativi contro malattia di Crohn e la colite ulcerosa

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI, secondo l’acronimo italiano, o IBD – Inflammatory Bowel Diseases – secondo quello anglosassone) sono patologie infiammatorie croniche dell’intestino e si distinguono in due tipi principali: la Malattia di Crohn e la Colite Ulcerosa.

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Molti farmaci hanno effetti tossici sui polmoni

Gli effetti tossici sui polmoni dei farmaci usati per trattare una varietà di malattie comuni sono molto più diffusi di quanto si pensi.

Lo ha trovato nuovo studio fatto su 6.200 pazienti tramite la revisione di 156 articoli scientifici.

La scoperta è un invito ai medici a monitorare gli effetti di questi farmaci sui polmoni.

Recentemente, dei farmaci ad alto utilizzo contro l’ipertensione arteriosa sono stati associati ad un aumentato rischio di cancro ai polmoni .

Nello specifico, è l’uso degli “inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE)” per abbassare la pressione sanguigna, che è stato collegato a un aumento del rischio del 14% di cancro ai polmoni. Un rischio molto moderato ma che, dato il numero di pazienti che assumono questo tipo di trattamento, può dare un numero significativo di casi.

Nel nuovo studio è emerso che una batteria di farmaci usati per curare varie malattie, tra cui l’artrite, il cancro e le malattie cardiache, è stata associata a potenziali rischi per il sistema respiratorio.

Questa conclusione è il risultato di uno studio condotto da ricercatori delle Università di Manchester, Leeds e Sheffield, pubblicato sul Journal of Clinical Medicine.

L’obiettivo dello studio era di comprendere la malattia polmonare interstiziale indotta dai farmaci.

Secondo il lavoro, sono stati segnalati in tutto il mondo tra 4,1 e 12,4 milioni di casi di malattia polmonare interstiziale indotta da farmaci all’anno. Un totale che rappresenta tra il 3 e il 5% di tutti i casi di malattia polmonare interstiziale. In alcuni studi sono stati riportati tassi di mortalità superiori al 50% e, complessivamente, il 25% dei pazienti studiati è morto a causa dei sintomi respiratori.

“Possiamo dire che gli effetti avversi dei farmaci sui polmoni sono molto più diffusi del previsto“, ha detto John Waterton, professore dell’Università di Manchester e membro del gruppo di ricerca.

Per i ricercatori, questa scoperta è un invito per i medici ad essere attenti agli effetti di alcuni farmaci sul sistema polmonare dei pazienti.

L’alcol non è il solo nemico del fegato

Se il danno epatico è causato principalmente dall’alcol, specialmente se bevuto in grandi quantità, anche il consumo eccessivo di grassi e di farmaci può essere nocivo per il fegato.

Un migliaio di farmaci chimici e di integratori, usati da più della metà della popolazione, come antibiotici, contraccettivi, anti-infiammatori, farmaci antifungini, farmaci per la pressione sanguigna e per la riduzione del colesterolo, incidono negativamente sul fegato, se assunti in modo indiscriminato.

I medicinali anti-tubercolosi e quelli contro le allergie, la depressione, l’epilessia sono dannosi per il fegato così come non sono innocenti le preparazioni a basi di erbe o gli integratori, le tisane e i succhi di frutta.

Un altro nemico del fegato è il cibo grasso, contaminato da conservanti e pesticidi, povero di principi nutritivi.

Bisogna evitare non solo le carni grasse, ma anche i prodotti lavorati a base di carne, come il prosciutto affumicato, i salumi e le salsicce.

Il fegato viene danneggiato pure dall’assunzione di troppe proteine ​​e di troppi carboidrati, soprattutto quelli raffinati.

Il danno al fegato è causato, dunque, non solo dall’alcol, che è particolarmente dannoso in grandi quantità, ma anche dai cibi grassi e dall’assunzione di farmaci non necessari.

Anche i vari programmi di pulizia del fegato, che le persone spesso tendono a seguire, possono ugualmente essere nocivi. Il digiuno, la dieta severa possono compromettere la funzionalità epatica,  quanto l’aumento dell’apporto proteico o l’introduzione della dieta a base di cocktail di frutta o basata sull’abbondante assunzione di un unico prodotto, per ottenere una rapida perdita di peso.

Per mantenere una sana funzionalità epatica, è necessario bilanciare la dieta e consumare prodotti vegetali e animali, freschi e ben conservati.

Sebbene i cibi grassi non siano raccomandati, i prodotti con grassi naturali, come l’avocado, le noci, i semi, le uova, il pesce grasso sono utili. Per il fegato sono eccellenti l’aglio, la curcuma, la cipolla, il tè verde, il pompelmo, le barbabietole, i cavolfiori, i broccoli, i cavoli, le verdure a foglia verde, le bacche.

La buona notrizia è che, a differenza di molti altri organi, il fegato può rigenerarsi, anche dopo gravi danni, aumentando le sue nuove cellule.

Il corpo funziona anche con solo un quarto di fegato, ma gravi malattie o abitudini dannose possono portare all’insufficienza epatica e alla morte.

Per salvare il fegato, si dovrebbe rinunciare alle abitudini dannose, condurre uno stile di vita sano, regolare il peso corporeo, evitare l’eccesso di cibo, il digiuno, l’obesità, riducendo il consumo di farmaci, di integratori e di alcol.

Marilyn Monroe soffriva di endometriosi

Marilyn Monroe, morta il 5 agosto 1962, è rimasta un’icona indimenticabile degli ultimi 55 anni, tanto che le polemiche sulla sua morte, suicidio, overdose accidentale o altro, continuano.

Ora, sulla morte dell’attrice deceduta in circostanze misteriose 55 anni fa, è stata fatta una nuova ipotesi.

La giovane donna avrebbe abusato dei farmaci per alleviare il dolore che le procurava l’endometriosi di cui soffriva.

Questa è almeno l’ipotesi fatta dal settimanale francese femminile “Cheek Magazine”.

Il dottor Martin Winckler, chirurgo americano che aveva operato Marilyn Monroe per appendicite, al Il Cedars of Lebanon Hospital, nel 1952, aveva scoperto che la giovane donna soffriva di endometriosi in una fase avanzata.

Non c’erano farmaci che potessero trattare l’endometriosi in tale stato e l’attrice alleviava il dolore con moltissimi analgesici e tranquillanti. Sarebbe stato un abuso di farmaci, presi per alleviare il dolore la causa della morte della star.

Più di mezzo secolo è passato dalla morte di Marilyn Monroe che rimane  popolare, come dimostrano le nuove teorie sulla sua fine. Il tempo, a quanto pare, non ha sminuito il fascino dell’attrice.

Malattie cardiovascolari: 1 paziente su 4 non aderisce alle terapie

Rimini Meeting Salute 2017 – Cardiovascolare: 1 paziente su 4 non aderisce alle terapie.  Dopo ictus, circa 1 paziente su 3 smette di curarsi

La percentuale di aderenza media alle terapie cardiovascolari è pari al 76%, ovvero su 100 pazienti solo 76 seguono correttamente la terapia prescritta. E’ inoltre dimostrato che, dopo un anno dall’evento acuto (ad esempio, un ictus) la persistenza in terapia è variabile dal 50 all’80%, cioè dal 20 al 50 % dei pazienti smette di curarsi. Ad esempio il warfarin, noto anticoagulante, viene abbandonato nel 32 % dei casi dopo 1 anno. La non aderenza aumenta le recidive di eventi fatali e gravi da 3 a 7 volte.

IL MEETING SALUTE – Se ne parlerà durante gli appuntamenti della sezione salute del meeting di Rimini (20-26 agosto 2017). A tre grandi incontri in programma che vedono coinvolti personaggi di rilievo nel mondo della sanità, si affiancheranno appuntamenti quotidiani, disponibili in tre differenti orari (12.00, 16.00 e 18.00), presso la Sala Meeting Salute (pad. A2). In uno spazio appositamente dedicato, un vero e proprio Think Tank affronterà alcuni dei temi più “caldi” e attuali del momento: l’accesso ai farmaci e i diritti dei pazienti, le sfide e le opportunità di un paese che invecchia sempre di più, la questione dei vaccini, il ruolo dei BIG Data, la nutrizione, il dialogo tra ricerca, industrie e associazioni scientifiche, e molto altro ancora. Tanti i protagonisti coinvolti medici, scienziati, ricercatori, istituzioni, opinion leader.

LE MALATTIE PIU’ A RISCHIO – Le malattie in cui è maggiore la non-aderenza in ambito cardiovascolare sono l’ipertensione arteriosa, la fibrillazione atriale, lo scompenso cardiaco, il diabete mellito, le dislipidemie. “Se si pensa che al di là dei 75 anni sono dislipidemiche il 50 % delle persone, ipertese il 63 % e diabetiche il 20 % si comprende come sia vasto il problema della non aderenza – spiega il Dr. Alessandro Boccanelli, Dirigente Medico di II livello Azienda Ospedaliera S. Giovanni Addolorata Solo il 65 % dei dislipidemici si cura, il 78 % degli ipertesi e il 20 % dei diabetici”.

Le persone che aderiscono meno al trattamento  appartengono prevalentemente alle età più avanzate (oltre i 75 anni). Questo è dovuto a diversi ordini di motivi: la polifarmacoterapia (mediamente al di là degli 80 anni si assumono da 3 a 5 classi di farmaci), lo scarso supporto da parte di familiari o caregiver, il basso livello socioeconomico

“MENO FARMACI PER UNA MAGGIORE ADERENZA ALLA TERAPIA” – “I principali problemi presentati dalla terapia nell’anziano – aggiunge Alessandro Boccanelli sono la maggiore fragilità di fegato e rene, con conseguente pericolo di accumulo, le maggiori possibilità di interazioni tra farmaci, la diversa composizione del corpo per perdita di massa magra con alterata distribuzione dei farmaci. Inoltre alcuni farmaci sono meno tollerati per cui è più facile che si manifestino effetti collaterali. Per aumentare il livello di aderenza è  necessario ridurre al minimo i farmaci da somministrare. E quindi eliminare i farmaci non strettamente necessari, tenere una “regia” dei diversi farmaci specialistici, raccomandare caldamente al paziente e ai familiari l’assunzione dei farmaci indispensabili, privilegiare i farmaci in monosomministrazione, verificare periodicamente l’effettiva assunzione dei farmaci con il paziente e i familiari”.