Phishing? Gli hacker provano a farlo con Facebook

Check Point Research, la divisione di Threat Intelligence di Check Point® Software Technologies Ltd. (NASDAQ: CHKP), il principale fornitore di soluzioni di cybersecurity a livello globale, ha pubblicato il nuovo Brand Phishing Report relativo al quarto trimestre del 2019. Il report evidenzia quali brand siano stati più frequentemente imitati dai criminali nei loro tentativi di rubare informazioni personali o credenziali di pagamento durante il quarto trimestre, che comprende i periodi di shopping online più intensi dell’anno.

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Facebook ha lanciato Threads di Instagram

Facebook ha lanciato Threads di Instagram, una nuova app di messaggistica che consente di rimanere in contatto con la propria cerchia ristretta di amici e condividere solo con loro foto, video, messaggi, Storie in uno spazio dedicato e privato.

Tra le novità, la possibilità di indicare il proprio Stato agli amici appartenenti alla cerchia ristretta. Solo gli amici più stretti che avremo deciso di inserire nella nostra cerchia potranno vedere il nostro Stato, che comunque è a nostra discrezione attivare, per la massima tutela della privacy.

Nutella VS Pan di Stelle, il post diventato virale su Facebook

In questi giorni c’è un post che sta facendo il giro del web: http://ow.ly/tvJY30nv186.

Da un profilo Facebook privato con poco meno di 800 amici,un post sulla Nutella registra più di 100.000 interazioni in 5 giorni e una reach potenziale di 10 milioni di utenti.

Ecco il racconto dell’autore (Enrico Gobbi, 27 anni, Big Data & Business Analyst presso XChannel):

Prima di addormentarmi, una volta spento il pc, sono solito riflettere qualche minuto sulle cose importanti della vita e sulle responsabilità di cui devo farmi carico ora che i 28 anni sono dietro l’angolo: è così che la notte tra il 23 e il 24 gennaio ho partorito l’idea del confronto tra Nutella e Crema di Pan di Stelle, che avevo assaggiato per la prima volta qualche giorno prima, in parallelo con quello tra una moglie e un’amante.

 

La mattina dopo sono in fila alla Asl, il disagio è tanto, così come le ore di attesa che mi aspettano: devo trovare qualcosa da fare e mi torna in mente quel pensiero avuto la sera prima, poco prima di andare a dormire, e sulle note del telefono inizio a scrivere della Nutella e del confronto con la nuova crema di Pan di Stelle.

 

Sono cresciuto in una casa dove poteva mancare anche il riscaldamento, ma non la Nutella e da questo family affair è nata una radicata passione per la famosa crema di nocciole, passione che si è prepotentemente manifestata in quelle 434 parole partite direttamente dal cuore.

 

Tornato dalla ASL, costretto sul divano dall’influenza, riprendo il testo, lo leggo, aggiungo qualcosa, lo rileggo, cambio qualcos’altro, fino a quando mi convinco a pubblicarlo sui miei profili Facebook e Instagram. Da lì, su Facebook, inizia un film, un qualcosa di inspiegabile che non mi sarei mai lontanamente immaginato, e sinceramente, neanche avrei sperato. Le prime interazioni sono quelle degli amici. Alcune battute, qualche “insulto” gratuito e un po’ di risate: tutto regolare insomma. Dopo qualche ora, centinaia di interazioni e persone che iniziano a commentare taggando amici. Penso tra me e me: t’immagini fa 1.000 like? Su un profilo che non conta neanche 800 amici?! Meno di 24h ore dopo, venerdì pomeriggio, erano più di 4.000, sabato sera 40.000 e domenica sera 50.000. Oggi 30 gennaio 2019, contiamo oltre 66.000 reazioni, 19.000 commenti e 33.000 condivisioni: il post è virale.

 

Lavoro in XChannel, una giovane e innovativa società di marketing e comunicazione crosscanale, sono Big Data & Business Analyst. Pur non occupandomi in prima persona delle pagine Facebook e Instagram che gestiamo, dovendone analizzare le performance vedo migliaia di post ogni giorno. Forse la mia esperienza sul campo ha influito sulla buona riuscita del post? Quanto è stata importante la rilettura ripetuta del testo (il mantra dello storyteller, da noi, è: “scrivere bene significa riscrivere”)? E la scelta dell’orario di condivisione, consapevole che nel tardo pomeriggio avrei “trovato” più amici? L’indicazione della fonte, gli hashtag, il tag alle pagine Facebook dei due brand sono serviti? Forse perché ho parlato di uno degli alimenti più amati dagli italiani? Forse il confronto moglie VS amante è una storia vecchia quanto il mondo e tutti un po’ ci si ritrovano? Mi perdoneranno quelli che hanno trovato sessista il post, ma volevo solo parlare di fedeltà. Verso la persona che si ama – uomo o donna che sia – e, nel mio caso, nei confronti della Nutella!

 

 

Dipendente di Facebook riporta traumi e stress post-traumatico

Una ex moderatrice di contenuti di Facebook ha citato in giudizio l’azienda del social media, affermando che la natura dannosa del suo lavoro le ha causato un trauma psicologico e un disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

La donna, che si chiama Selena Scola ed è di San Francisco, in California, era stata assunta dalla Pro Unlimited Inc. e aveva lavorato come moderatrice di contenuti pubblici per Facebook da giugno 2017 a marzo 2018.

Nella denuncia, la Scola dice di aver assistito a “migliaia di atti di violenza estrema e grafica” dal suo posto di lavoro, negli uffici della Silicon Valley, con immagini, video e trasmissioni in diretta di stupri, omicidi, torture e abusi sessuali sui minori, tra le altre cose.

Secondo la denuncia, Facebook ha ignorato gli “standard di sicurezza sul luogo di lavoro”.

La società pretende che i moderatori dei contenuti lavorino in condizioni che causano ed esacerbano traumi psicologici, si legge nel fascicolo.

“Richiede ai suoi moderatori di contenuti di lavorare in condizioni pericolose che causano danni fisici e psicologici debilitanti, violando la legge della California”.

A nome di se stessa e di altri moderatori di contenuti come lei, la Scola ha cercato di “fermare queste pratiche illegali e non sicure sul luogo di lavoro” e “assicurare che Facebook e Pro Unlimited offrano ai moderatori dei contenuti un trattamento e un supporto per la salute mentale in loco e in corso”, dice la denuncia.

Facebook invece dice di avere un team di quattro psicologi clinici incaricati di creare e fornire programmi di resilienza ai moderatori dei contenuti.

Professionisti addestrati sarebbero anche disponibili in loco per la consulenza individuale e di gruppo.

“Cancellare l’account Facebook”: boom di richieste

#deletefacebook
Dopo lo scandalo Cambridge Analytica sulla violazione dei dati degli utenti Facebook, molti utenti hanno detto di voler cancellare i loro profili. SEMrush, la piattaforma di web marketing ha fatto gli analisi delle ricerche in merito per scoprire la tendenza.
In Italia per l’ultimo mese circa 22 mila persone hanno cercato “come eliminare l’account facebook”, quasi 40 mila persone hanno chiesto a Google “come cancellarsi da facebook”, mentre la richiesta “cancellare facebook” insieme con le richieste relative è stata fatta più di 68 mila volte. Per parlare di trend, marzo è stato un mese quando queste richieste nel web hanno mostrato la crescita del 20%.
Il numero più alto delle richieste è stato mostrato nei primi giorni dello scandalo, ma anche in aprile gli utenti vogliono sapere come cancellarsi dalla rete sociale più popolare.
Si vede anche un aumento delle query di ricerca come “trattamento dei dati personali”, e “privacy su Internet”.
La stessa situazione si verifica nella maggior parte dei paesi europei e negli Stati Uniti: se l’anno scorso il volume di ricerca più elevato è stato mostrato a giugno e luglio ed era di circa 150.000, entro la fine di marzo 2018 è cresciuto oltre al 100% e ammonto più di 350 mila.
L’hashtag #deletefacebook ha iniziato a diffondersi sui social dopo un tweet di Brian Acton (uno dei fondatori di WhatsApp). Fino marzo è stato al culmine della sua popolarità.

Dati personali: Facebook risponde ad Apple

Attaccato da tutte le parti in seguito all’affare Cambridge Analytica, il capo di Facebook Mark Zuckerberg ha risposto alle critiche, a cominciare dal capo della Apple Tim Cook in una lunga intervista fatta con Ezra Klein , una giornalista americana.

Alla fine di marzo, il capo della Apple aveva infatti detto a Recode che non si sarebbe mai trovato nella situazione di Facebook e che l’azienda della mela aveva preferito fare soldi con i suoi prodotti e non con le informazioni dei suoi clienti.

Per Mark Zuckerberg, invece, “se vuoi creare un servizio che aiuti a connettere tutti, in tutto il pianeta, allora molte persone non saranno in grado di permetterselo. E così, come per molti media, quello basato sulla pubblicità è l’unico modello razionale “.

E il Capo di Facebook ha citato Jeff Bezos [CEO di Amazon], che alcuni anni fa aveva dichiarato: “Ci sono aziende che lavorano duramente per far pagare di più e ci sono aziende che lavorano duramente per far pagare di meno”. E a Facebook, ha spiegato, ” siamo esattamente nel campo delle imprese che lavorano duramente per far pagare di meno e di fornire un servizio gratuito che chiunque possa usare ” .

Il giovane capo di Facebook ha ammesso che la sua società avrà probabilmente bisogno di “alcuni anni” per risolvere i problemi rivelati dallo scandalo di Cambridge Analytica e diventare più affidabile.

Digital Stress in un mondo che corre veloce

In un mondo che corre veloce, i social network ci “riempiono” la vita e i rapporti sociali diventano più online che offline

 

A cura di Carlo Messori, General Manager UM – Universal McCann Italia

 

 

Mail, tweet, squilli, notifiche… siamo circondati da stimoli provenienti da tutte le parti e siamo immersi in una vita parallela, fatta principalmente di relazioni ed amicizie che viaggiano via social network.

Questa non è più una novità, anche se fatichiamo a rendercene conto. Ecco perché IPG WAREHOUSE, la piattaforma che analizza ricerche ed approfondimenti legati a temi sociali e di attualità, ha deciso di parlare di Digital Stress, ossia l’affaticamento causato dalle molteplici interazioni che gestiamo sui device digitali. Lo spunto è la nona edizione di Wave, la ricerca globale dedicata ai social media denominata The meaning of Moments,condotta da UM, centro media del gruppo IPG Mediabrands. Lo studio si basa su dieci anni di analisi del contesto social globale con 54.000 persone intervistate in 79 Paesi del mondo solo nella ultima edizione. L’analisi dei Momenti più rilevanti nella vita delle persone si è basata su ben 60 miliardi di interazioni online, un numero non da poco per la ricerca proprietaria UM.

L’analisi evidenzia numerosi spunti, per esempio l’85% degli utenti online a livello globale dichiara di gestire attivamente il proprio profilo social, un dato in incremento rispetto alle precedenti edizioni. L’impatto di questa esposizione ai social è dirompente: molti utenti sentono l’esigenza di essere sempre connessi ed informati su tutto ciò che accade sui social. Questo comporta il manifestarsi del Digital Stress o stress digitale nel momento in cui le persone si allontanano momentaneamente dalle attività social. Molte persone, proprio a causa della gestione costante dei profili online, si sentono fuori dal mondo se non ricevono continuamente aggiornamenti e contenuti.

Immagine da Wave 9

L’85% degli utenti utilizza la messaggistica istantanea per rimanere in costante contatto con famiglia e amici e si aspetta la stessa interattività ed immediatezza nelle relazioni online. Viviamo in un mondo sempre più multitasking in cui le persone si trovano a svolgere più azioni contemporaneamente, come ad esempio rispondere al telefono, scrivere al pc e leggere una mail sul tablet allo stesso momento. Incuriosisce molto lo studio portato avanti dall’Università di Stanford che, a questo proposito, ha messo in guardia gli utenti digitali multitasking dal compiere tutte queste azioni contemporaneamente. Secondo i ricercatori, il nostro cervello sembrerebbe non prestare sufficiente attenzione a tante azioni svolte nello stesso momento.

Tornando a Wave 9, vengono evidenziati alcuni aspetti interessanti: il 50% degli intervistati dichiara di essere preoccupato di “perdere qualcosa di ciò che accade nel mio social network” (FOMO – fear of missing out) mentre il 60% delle persone si sente stressato e in ansia quando non può accedere ad Internet. Una recente ricerca dell’azienda Apple, analizzata anche sul Wall Street Journal, ha evidenziato come si arrivi ad utilizzare il proprio dispositivo mobile fino a 80 volte al giorno, un dato che sorprende alcuni, ma non sorprende per niente altri.

Altro aspetto su cui riflettere è che le persone propense a considerare i social network come luogo di divertimento o svago sono diminuite del 37% rispetto al 2010 e, al contrario, sono aumentati del 40% gli utenti che li considerano come piattaforma di promozione di sé stessi.

In Wave 9, the Meaning of Moments sono stati identificati e descritti i 138 momenti più rilevanti nella vita delle persone e sono stati individuati i sentimenti e i consumer need ad essi associati. Lo studio dei Moments è alla base della filosofia e dell’approccio UM: individuare i momenti più rilevanti nella relazione tra le audience e i brand è di vitale importanza per massimizzare l’impatto dell’attività di comunicazione.

Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile considerare gli strumenti tecnologici e più in generale le piattaforme virtuali come fonti di stress, invece il nostro millennio è caratterizzato da una vera e propria invasione ed intossicazione da tecnologie. Il contesto digitale è enormemente influente. Il 53% degli utenti dei social media concordano sul fatto di essere influenzati da opinioni condivise online, una percentuale che aumenta al 60% nella fascia di età tra i 25 ed i 34 anni. Ma non tutte le piattaforme hanno lo stesso ruolo. Facebook, per esempio, è considerato la piattaforma per eccellenza della quale si parla tra gruppi di amici (60% a livello mondiale). Twitter, invece, è maggiormente percepito come una piattaforma che influenza l’opinione pubblica mondiale (45%).

Lo stress digitale rappresenta una delle nuove condizioni provocate dalla continua connessione e volontà di condivisione virtuale che modifica molte delle dinamiche a cui siamo sempre stati abituati finora.