Il Parkinson potrà essere curato riprogrammando le cellule cerebrali

Alcuni scienziati giapponesi hanno annunciato che inizieranno le sperimentazioni cliniche su un trattamento per la malattia di Parkinson, trapiantando delle cellule staminali “riprogrammate” nel cervello.

Jun Takahashi, professore dell’Università di Kyoto condurrà la sperimentazione clinica dopo che i ricercatori della Kyoto University hanno usato con successo delle cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) per ripristinare le cellule cerebrali nelle scimmie, lo scorso anno.

Le cosiddette cellule iPS vengono create rimuovendo delle cellule mature da un individuo – spesso prelevate dalla pelle o dal sangue – e riprogrammandole fino a che non si  comportano come cellule staminali embrionali. Queste possono quindi differenziarsi e diventare cellule cerebrali che producono dopamina.

Il morbo di Parkinson è causato dalla mancanza della dopamina prodotta dalle cellule cerebrali e i ricercatori hanno sperato a lungo di poter utilizzare delle cellule staminali per ripristinare la normale produzione della sostanza chimica.

Il fatto che lo studio clinico usi delle cellule iPS piuttosto che delle cellule embrionali umane renderebbe il  trattamento accettabile in paesi come l’Irlanda e di gran parte dell’America Latina, dove le cellule embrionali sono bandite.

 

Chi ha fatto sesso lavora meglio

Le persone che hanno fatto del buon sesso sono più felici sul posto di lavoro e rendono di più, secondo un nuovo recente studio, i cui risultati sono stati  pubblicati sul ‘Journal of Management’.

Dallo studio è emerso che gli uomini e le donne sposati che avevano fatto sesso durante le ore precedenti erano più soddisfatti e impegnati nel loro lavoro il giorno dopo.

I ricercatori della Oregon State University, autori dello studio, durato due settimane, hanno detto che il loro lavoro ricorda che “il sesso ha benefici sociali, emotivi e fisiologici e che è importante farne una priorità”.

Per giungere alle loro conclusioni gli studiosi hanno chiesto a 159 lavoratori sposati di rispondere a un sondaggio due volte al giorno per due settimane.

E’ emerso che gli uomini e le donne sperimentavano in egual misura, gli effetti positivi di una buona attività sessuale, che sembrava durassero almeno 24 ore, secondo i ricercatori.

Il sesso fa scattare il rilascio dell’ossitocina e della dopamina, neurotrasmettitori, capaci di far vivere le persone più felicemente.

Inattività, obesità e cause biologiche

Spesso, le persone obese che fanno scarsa attività fisica, hanno un’alterazione dei recettori della dopamina, secondo un nuovo studio i cui risultati sono apparsi  sulla rivista ‘Cell Metabolism’.

Molte volte gli individui non riescono ad essere costanti dopo aver iniziato ad esercitarsi fisicamente per migliorare la loro salute, dice lo studio, asserendo che la forza di volontà potrebbe non funzionare in queste persone, perché potrebbe esserci una ragione biologica che le porta all’inattività fisica.

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno fatto delle analasi su dei topi magri ed obesi.

Nella ricerca, i topi sono stati alimentati con una delle due diete predisposte per loro, un regime standard e uno ad alto contenuto di grassi, per un periodo di 18 settimane.

I ricercatori hanno osservato che all’inizio della seconda settimana, i topi che seguivano una dieta malsana avevano guadagnato più peso corporeo. All’inizio della quarta settimana, questi topi obesi avevano ridotto il loro movimento fisico e, anche se si muovevano, lo facevano a un ritmo molto lento.

Ma l’eccesso di peso, secondo i ricercatori, non era l’unico fattore responsabile della riduzione della loro attività.

I topi inattivi e obesi avevano una carenza del recettore della dopamina D2.

Ci sono probabilmente altri fattori coinvolti, ma l’alterazione del recettore della dopamina D2 è sufficiente a spiegare la mancanza di attività, dice lo studio.

L’obesità può causare l’alterazione dei recettori della dopamina, che a sua volta può influenzare i livelli di attività degli individui obesi, dice la ricerca, secondo cui il sistema della dopamina potrebbe causare l’inattività anche negli individui obesi.

Il fumo di cannabis deteriora gravemente il cervello

Secondo un recente studio, il fumo di cannabis ha un effetto negativo sul cervello, perché compromette il rilascio della dopamina, una sostanza chimica che è parte integrante del sistema di ricompensa del cervello, nelle aree legate all’apprendimento e alla memoria.

Lo studio fatto nella Columbia University Medical Center, ha trovato che, a lungo termine, l’uso massiccio di cannabis può compromettere il sistema dopaminergico, con una varietà di possibili effetti negativi sull’apprendimento e sul comportamento.

I ricercatori hanno notato che con l’uso di cannabis ci si sono livelli più bassi di rilascio della dopamina nello striatum, una regione del cervello che è coinvolta nella memoria di lavoro, nel comportamento impulsivo e nell’attenzione.

Lo studio americano, pubblicato sulla rivista ‘Molecular Psychiatry’ ha incluso 11 adulti, di età compresa tra 21 e 40 anni, che erano gravemente dipendenti dalla cannabis e altri 12 individui sani, che costituivano il gruppo di controllo.

Ha trovato che esistono effetti potenzialmente molto negativi della cannabis, specialmente in gioventù, mentre le leggi e le politiche governative aumentano l’accesso e l’uso a questa sostanza.

Scoperte le aree del cervello che hanno un ruolo negli acufeni

Molte persone soffrono di acufeni, sono cioè affette da un disturbo uditivo caratterizzato dal sentire rumori o fischi nelle orecchie, in modo continuo o intermittente, senza che questi rumori ci siano nell’ambiente.

L’ascolto prolungato della musica, l’usura dell’orecchio dovuta all’età, uno shock emotivo possono favorire la comparsa del tinnito.

Non esiste alcun trattamento per questo disturbo, meno che mai se non si conoscono le sue origini, quindi potrebbe essere utile la prevenzione dei fattori di rischio.

Ora, uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Georgetown negli Stati Uniti e dell’Università tecnica di Monaco in Germania hanno identificato diverse aree del cervello che giocano un ruolo nella percezione dei suoni e delle sensazioni. Queste percezioni dipenderebbero da diversi neurotrasmettitori, tra cui la dopamina e la serotonina. In una persona che soffre di tinnito, questa trasmissione sarebbe disturbata.

La nuova scoperta dovrebbe permettere ai ricercatori di sviluppare nuovi trattamenti e di agire direttamente sui neurotrasmettitori. Fino a che, però, non si troverà un trattamento efficace per il tinnito, conviene consultare uno specialista entro 48 ore, se si è stati vittime di un trauma uditivo, per ridurre l’entità delle conseguenze.

Cioccolato fondente utile contro la malattia di Parkinson

Uno studio condotto in Germania dice che il cioccolato fondente può essere efficace contro la malattia di Parkinson.

La feniletilammina componente del cacao aumenta la secrezione della dopamina, il messaggero chimico che trasporta i segnali tra il cervello, i muscoli e i nervi in tutto il corpo.

Nella malattia di Parkinson c’è una carenza di dopamina. I sintomi della malattia consistono principalmente nei tremori, nella rigidità del corpo e nel rallentamento del movimento.

Ora, i ricercatori della Technische Universität Dresden di Dresda stanno portando avanti le loro ricerche per poter vedere se il cioccolato possa aiutare davvero chi soffre della malattia di Parkinson.

In uno studio programmato su 30 pazienti, faranno assumere ogni giorno 50 g di cioccolato bianco a un gruppo, senza cacao, o 50 g di cioccolato fondente, con l’85% di cacao, a un altro gruppo, per due volte al giorno e per una settimana. Nei successivi sette giorni, i due gruppi scambieranno il consumo di cioccolato, rispetto a quello consumato nella prima settimana.

Gli studiosi valuteranno gli effetti del cacao sui sintomi della malattia di Parkinson.