Malattie cardiovascolari, per le donne è diverso

Le malattie cardiovascolari costituiscono la principale causa di morte al mondo, ma non colpiscono allo stesso modo uomini e donne. Più donne che uomini muoiono per insufficienza cardiaca, ma solo il 50% dei casi di insufficienza cardiaca tra le donne è causata da un attacco di cuore.

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Malattia di Crohn e colite ulcerosa: sono le donne a rischiare di più

“La fertilità può essere compromessa nella fase attiva della malattia e dopo interventi chirurgici in sede addomino-pelvica. Una gravidanza deve iniziare in periodo di stabile remissione della malattia; in età matura, i rischi sono legati all’osteoporosi durante la menopausa e al tumore alla cervice uterina” spiega Aurora Bortoli, Fondazione IBD Onlus

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Più a rischio depressione, lavorando di notte

Le persone che lavorano nei turni notturni, o in orari che interrompono il sonno, possono avere maggiori probabilità di sviluppare la depressione rispetto agli individui con un lavoro normale, secondo una nuova ricerca.

“Sappiamo che il lavoro a turni altera il ritmo circadiano, ovvero il nostro normale ciclo di sonno-veglia, che corrisponde al ciclo giorno-notte”, ha affermato Luciana Torquati, autrice principale del nuovo studio e ricercatrice dell’Università di Exeter, nel Regno Unito. “Questa interruzione può rendere le persone lunatiche e irritabili e portare all’isolamento sociale poiché il time-off dei lavoratori a turni corrisponde agli impegni di lavoro e di vita della famiglia e degli amici”, ha specificato la Torquati.

In particolare, lo studio, pubblicato sull’American Journal of Public Health,
ha rilevato che i lavoratori a turni avevano il 33% più probabilità di avere la depressione rispetto alle persone che non lavoravano di notte o in orari irregolari.

Le donne sono apparse particolarmente vulnerabili agli effetti negativi sulla salute mentale del lavoro a turni.

Donne e tumori: solo il 20% ritiene di aver ricevuto un supporto sufficiente

Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha pubblicato il report Supporting Women With Cancer, presentando i risultati di un’indagine condotta a livello globale che ha coinvolto 4.585 donne in 23 Paesi. L’indagine ha rilevato che solo una donna su cinque (il 20%) a cui è stato diagnosticato un tumore ritiene di aver ricevuto un supporto sufficiente riguardo alla gestione delle responsabilità familiari o all’adeguamento della propria condizione lavorativa al mutato stato di salute; il 45% era consapevole dei segni e dei sintomi di un tumore prima della diagnosi e quasi la metà (47%) non aveva mai partecipato ad un programma di screening oncologico. Inoltre, i risultati hanno fatto emergere come esistano margini di miglioramento sia per aumentare la conoscenza su tutti i tipi di tumore e sui relativi fattori di rischio, sia per accrescere la consapevolezza relativa all’accesso ai programmi di screening ed ai servizi di supporto alle donne. Infine, un quarto delle donne (25%) ha percepito di essere stato stigmatizzato maggiormente rispetto agli uomini a causa della malattia.

 

Le interviste alle donne italiane hanno rivelato importanti bisogni non soddisfatti anche nel nostro Paese: il 51% delle donne intervistate era a conoscenza dei segni e sintomi del tumore prima della diagnosi, una percentuale maggiore rispetto alla media globale, ma comunque da migliorare. Inoltre, è emersa una sottovalutazione dei rischi associati a tumori non considerati femminili, tra cui quello al colon retto e al polmone. Più di una donna italiana su tre, poi, non ha mai partecipato ad un programma di screening oncologico in grado di migliorare la diagnosi precoce.

Belén Garijo, CEO Healthcare e membro dell’Executive Board di Merck dichiara: “Oltre a rendere accessibili i farmaci più efficaci, ci impegniamo ad accompagnare e a sostenere le donne affette da tumore durante il loro difficile percorso. Questo studio ci fornisce nuove informazioni sugli innumerevoli aspetti della vita di una donna che cambiano dopo una diagnosi di cancro e che devono essere presi in considerazione per migliorare la loro salute e la qualità della vita”.

Ideata in collaborazione con l’Union for International Cancer Control (UICC), l’indagine ha rivelato che un terzo delle donne (34%) ha riferito di non aver ricevuto alcun sostegno dal proprio datore di lavoro a seguito della diagnosi e meno della metà di quelle in età fertile (45%) ha affermato di aver ricevuto consigli in materia di pianificazione familiare dal proprio specialista. Nonostante le sfide affrontate, solo il 42% delle intervistate ha avuto accesso a servizi di supporto, facendo emergere come la conoscenza relativa alle attività di sostegno e alle risorse educative disponibili per le donne affette da cancro potrebbe essere bassa, e la necessità, di  servizi più adatti agli effettivi bisogni delle donne.

In Italia, la stragrande maggioranza delle donne intervistate (85%) dichiara di non aver ricevuto sufficiente supporto per gestire le responsabilità familiari o lavorative (81%). Solo il 32% ha avuto accesso a servizi di supporto e al 52% delle donne non è stato offerta dal proprio specialista una consulenza sulla preservazione della fertilità o sulla pianificazione familiare.

L’indagine ha inoltre mostrato la necessità di una maggiore sensibilizzazione per quanto riguarda i tumori nelle donne. Risultano infatti sottovalutati i fattori di rischio associati a tipi di tumore che non sono generalmente considerati “tumori delle donne”, come quello ai polmoni e al colon-retto. Anche le donne anziane e quelle nei Paesi a reddito basso o medio sono risultate meno consapevoli dei segni e dei sintomi del cancro prima della diagnosi, rispetto a quelle nei Paesi ad alto reddito. I risultati hanno fatto emergere come sia necessaria una maggiore attenzione, indipendentemente dal reddito e dal livello di istruzione, per migliorare la comprensione e il riconoscimento da parte delle donne dei segni, sintomi e fattori di rischio del cancro, in particolare per quelli in cui le donne sono ad alto rischio.

Cary Adams, CEO dell’UICC, ha affermato: “Dobbiamo migliorare tutti gli strumenti a nostra disposizione per aumentare la consapevolezza delle donne sui sintomi del tumore. Non solo quella relativa alle neoplasie femminili, ma anche di altri tipi come il tumore del polmone, del colon-retto o dello stomaco. L’UICC invita la comunità oncologica mondiale ad attivarsi per aiutare le donne a comprendere meglio i segni e i sintomi dei tumori e permettere così che si presentino alla diagnosi ad uno stadio che migliori le loro possibilità di sopravvivenza.”

La diagnosi precoce del tumore è riconosciuta come lo strumento in grado di aumentare le possibilità di successo di un trattamento e l’indagine ha evidenziato la necessità di una maggiore consapevolezza e comprensione dei programmi di screening oncologici e del ruolo che svolgono. Per le donne che non hanno partecipato a programmi di screening, i tre motivi più significativi sono stati: non prendere sul serio i loro sintomi (52%); temere una diagnosi (38%) e ritardare una visita al proprio medico a causa dei costi (29%). Le donne di età compresa tra i 18 e i 40 anni hanno avuto maggiori probabilità di subire ritardi nella diagnosi (49%) rispetto ad altri gruppi di età, soprattutto a causa del fatto che i sintomi non sono  stati presi sul serio (43%).

Nel nostro Paese, tra le barriere che hanno ritardato l’accesso agli screening, la scarsa consapevolezza della necessità di sottoporsi ai controlli diagnostici e la paura della diagnosi.

Il programma Supporting Women With Cancer è stato condotto a sostegno dell’iniziativa Healthy Women, Health Economies, che riunisce pazienti, governi, professionisti del mondo sanitario, datori di lavoro e altri stakeholder che intendono  offrire supporto al miglioramento della salute delle donne, in modo che possano prosperare e integrarsi e contribuire alla crescita delle loro comunità. Merck si impegna a sostenere le pazienti in tutti gli aspetti della vita, incluse la fase post-diagnosi e la terapia, collaborando con il mondo dell’oncologia affinché si individuino soluzioni in grado di trasformare queste intuizioni in risultati significativi per le donne affette da tumore. Nel rapporto sono illustrate diverse raccomandazioni su come raggiungere questo obiettivo.

Il rapporto completo Supporting Women With Cancer è disponibile a questo link.

Lavoro: le donne si formano di più

Sono stati oltre 62.300 (39%), negli ultimi dieci anni, i lavoratori donna coinvolti in progetti di formazione finanziati da FondItalia, Fondo Paritetico lnterprofessionale Nazionale per la Formazione Continua che valuta, approva e finanzia progetti e programmi a supporto della formazione dei lavoratori.

 

“Negli ultimi anni – sottolinea Francesco Franco, Presidente di FondItalia – abbiamo assistito ad importanti passi avanti sulla questione della parità di genere anche a fronte di un dibattito pubblico acceso e ricorrente. Aumenta il numero delle imprese guidate da donne e aumenta il numero di lavoratori donna coinvolti in attività di formazione continua: nel 2010, quando FondItalia ha iniziato la sua attività, erano appena 92 contro le 58.462 formate al 2018. E anche nella fase precedente all’entrata nel mondo del lavoro, le donne confermano una particolare attenzione alla formazione in cui vedono una reale opportunità di crescita professionale.”

 

Dai dati raccolti negli ultimi 10 anni di attività emerge, inoltre, che la regione con il maggior numero di lavoratori donna coinvolti è la Lombardia (13.428), seguita dalla Puglia (10.268) e dal Lazio (8.367) e che per il 43% si tratta di lavoratori donna in possesso di un Diploma di scuola media superiore, mentre un buon 23% ha conseguito la Laurea e una successiva Specializzazione. Dato in controtendenza rispetto alla controparte maschile, dove si registra un 43% di lavoratori uomini in possesso di Licenza media, seguito da un 35% in possesso di Diploma di scuola media superiore e da solo un 8% che ha conseguito la Laurea.

La fascia di età preponderante è quella compresa tra i 35 e i 44 anni (30%), cui segue quella fra i 45 e i 49 anni (15%). Dati che ricalcano, in questo caso, i trend della controparte maschile rappresentata anch’essa per la maggior parte da lavoratori compresi nelle stesse fasce di età (fascia 35-44 al 29%; fascia 45-49 al 15%).

In particolare, il progetto che ha coinvolto più donne, si è svolto presso una Casa di Cura Polispecialistica con reparti riservati alla degenza, lungodegenza, day hospital e servizi ambulatoriali in Emilia-Romagna. Il progetto, che ha riguardato 791 lavoratori, di cui il 73 % donne e il 27% uomini, si è focalizzato su un’azione di miglioramento dei servizi e dei processi aziendali volta a sviluppare un’azione continua di miglioramento dei servizi e dei processi aziendali, mirata alla soddisfazione del cliente, alla sicurezza dell’operatore e del paziente e all’appropriatezza del setting di cura, al fine di garantire prestazioni eccellenti, ottimizzando le risorse disponibili, aumentando il grado di autonomia del personale, migliorando il rapporto e le relazioni, e potenziando la sinergia all’interno del team.

Tra gli interlocutori che hanno costruito nel tempo un percorso di formazione dedicato alle loro persone, spicca la Lega del Filo d’Oro, Onlus impegnata nella riabilitazione e nel reinserimento in famiglia e nella società di persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali.