Trump e gli stranieri: l’ordine presidenziale n. 13768 viola i diritti ma non aumenta la sicurezza

Con l’ordine presidenziale n. 13768 di Donald Trump gli stranieri sono in difficoltà. Lo stesso prevede come priorità non solo l’allontanamento dagli Stati Uniti degli stranieri con precedenti penali, ma anche l’allontanamento delle persone accusate, ma non condannate.

Con la categoria ampliata di soggetti potenzialmente destinatari di provvedimenti di espulsione, per i quali non è più necessaria una condanna, si sta creando e si creerà malcontento e caos. Il motivo per cui esistono i tribunali è quello di accertare la giustizia. Qualcosa può o può non essere un crimine, a seconda dell’intenzione del soggetto agente e della situazione. A volte, una terza parte neutrale è necessaria per chiarire la situazione ed accertare la colpevolezza di un individuo.

Il dipartimento di diritto del lavoro degli Stati Uniti riceve molte telefonate da parte di stranieri che subiscono comportamenti abusivi e ricevono minacce dai propri datori di lavoro. Se un dipendente sceglie di esercitare i propri diritti, il datore di lavoro lo può accusare di aver rubato qualcosa in azienda ovvero di aver compiuto un reato in suo danno, semplicemente per liberarsi del dipendente, allontanandolo dal paese senza dover affrontare le conseguenze delle violazioni delle norme a tutela del lavoratore vigenti negli Stati Uniti.

Un altro esempio relativo ad una vicenda privata è quello di un cittadino o cittadina americana che abbia promesso di sposare uno straniero e poi abbia cambiato idea per qualsiasi motivo. Se la situazione diventa scomoda, nel caso in cui il partner faccia qualsiasi richiesta sgradita, o semplicemente nell’ipotesi di un litigio di coppia, il cittadino può chiamare la polizia accusando il partner di aver usato violenza ovvero di qualsiasi comportamento che costituisce un’ipotesi di reato. Siccome l’espulsione della persona straniera potenzialmente pericolosa per la sicurezza pubblica,  è una priorità nel decreto Trump, lo straniero viene allontanato dagli Stati Uniti e tale precedente arresto risulterà sempre segnalato nella sua posizione personale di immigrato. Considerato che non ci può essere alcun processo se un qualsiasi soggetto viene allontanato  rapidamente, lo straniero potrebbe risultare segnalato alle autorità americane, con la propria reputazione macchiata per un fatto non corrispondente a verità e per sempre. Questa situazione può essere gravemente dannosa, talvolta irreparabile per la carriera di un medico o di un qualsiasi professionista.

La Sezione 5 dell’ordine esecutivo di Trump fa riferimento a persone che hanno posto in essere comportamenti che potrebbero costituire ipotesi criminose. Questa sezione del decreto comporterà molti problemi e un’ulteriore congestione dei tribunali degli Stati Uniti, anche a causa dei soggetti che dovranno riferire sui fatti accaduti e sulle circostanze di ogni singolo caso.

Un altro esempio eloquente si riferisce ad un fatto accaduto qualche anno fa, quando una signora ha chiamato il nostro ufficio a San Diego. Stava acquistando nei magazzini Walmart alcune foto che aveva fatto stampare, del valore di circa  $ 5,00. Aveva due figli con se e uno di loro aveva iniziato ad urlare in maniera incontrollata. Siccome il laboratorio fotografico era adiacente alla porta di uscita, portava il suo bambino fuori dalla porta per calmarlo senza accorgersi che aveva il carrello della spesa con lei.

L’impiegato dei magazzini Walmart immediatamente chiamava la sicurezza e la donna veniva arrestata con problemi e conseguenze, che dovette affrontare nel dipartimento dell’immigrazione, poi risolti. Un errore che le era costato comunque caro.

Con il decreto presidenziale n. 13768 l’errore umano potrebbe essere fatale per un immigrato. Qualsiasi straniero potrebbe essere espulso anche senza aver commesso alcun reato. In altre parole, ciò significa che per gli stranieri non vige ne la presunzione di innocenza e ne la parità di trattamento e tutela di fronte alla legge.

Avv. Sara Dell’Ariccia

Attorney Steven Riznyk

Steve Jobs era figlio di un rifugiato siriano

Dopo il decreto di Donald Trump che limita l’immigrazione da sette paesi musulmani, Tim Cook, CEO di Apple ha ricordato che Steve Jobs, il creatore di Apple e l’inventore dell’iPhone, era figlio di un rifugiato siriano.

“Apple non esisterebbe senza l’immigrazione”, ha scritto Tim Cook in una nota inviata a tutti i dipendenti dell’azienda nel mondo.

Il padre di Steve Jobs, Abdul Fattah Jandali, nato nel 1931, era, infatti, emigrato negli Stati Uniti nel 1950. Nato nella città di Homs, recentemente devastata dalla guerra civile in corso in Siria, musulmano, l’uomo aveva lasciato la Siria diretto in Libano, poi, a causa delle turbolenze politiche al momento, era voltato in America.

Il padre di Steve Jobs, che ora ha compiuto 85 anni e vive in Nevada, in America aveva studiato ed era diventato professore di scienze politiche.

Lui e la sua ragazza, Joanne Carole Schieble, di origine svizzero-tedesca, furono costretti da genitori di quest’ultima a dare in adozione Steve Jobs. Il padre della giovane donna aveva proibito alla figlia di tenere il bambino, nato fuori dal matrimonio da un padre musulmano.

Infine, una coppia di americani, Paul e Clara Jobs, aveva adottato Steve Jobs.

Inquinamento: Trump non dovrebbe poter decidere per tutti

Il mondo è sbieco. In un contesto sempre più globalizzato, in cui le distanze si sono accorciate e gli scambi sono planetari, è davvero inaudito che un uomo eletto da nemmeno la metà degli americani possa decidere impunemente di chiudere un occhio sull’inquinamento e di costruire oleodotti per rendere, ancora di più, il mondo una pattumiera.Gli Stati Uniti sono uno dei paesi più inquinatori e già hanno contribuito a rendere l’aria di tutti irrespirabile.

In un contesto in cui con un click ci connettiamo con gente di un altro continente, non è più possibile che su alcune questioni che hanno conseguenze sull’intero pianeta terra si possa andare avanti così. Serve un direttorio internazionale formato da saggi in grado di decidere al di sopra delle economie, delle politiche e delle realtà nazionali contingenti.

Non ci si può più solo misurare sui rapporti di forza  tra gli stati per risolvere delle questioni che riguardano tutti, come l’ambiente o l’eccessiva concentrazione della ricchezza.Otto persone al mondo hanno la metà della ricchezza mondiale. La lotta disparità di classe, la condizione proletaria di fronte a questo era niente.

Trump tra le sue prime iniziative da Presidente ha autorizzato la costruzione dei due controversi oleodotti, il Keystone e il Dakota Access, bloccata da Obama.

“Si tratta di tanti posti di lavoro, 28.000”,  “rimetteremo all’opera un sacco di lavoratori del settore dell’acciaio”, ha detto Trump. Ma questi lavoratori non potrebbero essere impiegati nella costruzioni di materiali per le energie rinnovabili?

Col riscaldamento globale, i ghiacciai si sciolgono, i continenti profondano, il clima provoca eventi catastrofici. La via, anche quella a breve termine, per risollevare la classe media americana, non può essere quella indicata da Trump. Magari vengono altri tornado, più frequenti e più disastrosi, pure negli Stati Uniti.

(Paola Ort)

Trump: gli Usa saranno un esempio che splende

E’ un’America che conoscevamo poco quella per cui ha promesso di battersi Donald Trump, quando ha fatto il suo primo discorso da Presidente, dopo il giuramento come 45esimo leader Usa.

Un piccolo gruppo ha protetto se stesso, ma non i cittadini. Le loro vittorie non sono state le vostre vittorie. E mentre nella capitale festeggiavano, le fabbriche chiudevano, ha detto Trump, assicurando che con la sua presidenza si stava trasferendo il potere da Washington al popolo.

Della scollatura esistente tra un gruppo di ricchi e un ceto medio sempre più povero, i giornali mainstream americani e del mondo ci avevano poco parlato. Il tema era stato trattato di sfuggita, quasi fosse poco interessante. Ed evidentemente non era interessante per il sistema, un sistema non solo americano, ma mondiale, che tende a concentrare la ricchezza in poche mani.

Se Trump sembrava stravolto quando ha giurato. I lineamenti duri, il volto tirato che faceva fatica a reprimere la commozione, il tycoon  si è poi disteso ed ha ritrovato la solita verve quando ha parlato. Un discorso breve più breve di quello che fanno i presidenti Usa, in occasione del loro insediamento.

Se le politiche annunciate da Trump non fanno sperare in nulla di buono per l’America e per il mondo, sicuramente il magnate ha scoperchiato una situazione e posto il dito su una piaga esistente non solo negli Usa, ma anche in vari altri paesi del mondo.

Per molti decenni, abbiamo arricchito l’industria straniera a scapito dell’industria degli Stati Uniti, abbiamo difeso i confini di altre nazioni e non i nostri. Da oggi ci sarà una nuova visione.

Abbiamo arricchito altri paesi mentre ricchezza, la forza e la fiducia del nostro paese si dissipava oltre l’orizzonte, ha detto Trump.

Cercheremo l’amicizia con le nazioni del mondo, ma con la consapevolezza che è diritto di ogni nazione mettere i propri interessi davanti a tutto, ha assicurato il tycoon.

Noi non sappiamo se sia la via, se il protezionismo possa essere una soluzione per i problemi americani e del mondo. Magari potrà esserlo in un breve periodo.

Ora che il magnate ha scoperto un tappo sarebbe necessaria un’area di maggiore respiro, per una soluzione dei problemi non solo dell’America, ma del mondo, in un contesto di disparità economica e di instabilità sociale planetaria, mai visti prima, che non potranno essere senza gravi conseguenze future.

A noi è piaciuta una cosa, a cui i grandi gruppi editoriali non stanno dando rilievo. Ci è piaciuto quando Trump ha detto che gli Usa non vogliono imporre la loro visione delle cose al mondo, semmai vogliono essere un esempio che splende e che è da imitare.

Speriamo.

Resta da capire come mai Trump non individui nelle energie rinnovabili nuove fonti di lavoro e di investimento. Il negazionismo del riscaldamento globale da parte di alcuni membri dello staff di Trump, onestamente, ci preoccupa, come ci preoccupano i disastri meteoreologici che potrebbero succhiare soldi all’America e al mondo, oltre a fare vittime e a produrre sconvolgimenti. Speriamo che quella Bibbia e quella religione che pure Trump ha citato finiscano per ispirare il controverso e contraddittorio magnate.

Paola Ort.

Madonna combatterà contro Donald Trump

Due mesi più tardi l’elezione di Donald Trump, negli Usa, la cantante Madonna è ancora sconvolta.

L’artista 58enne ha rilasciato un’intervista a Harper’s Bazaar per il numero di febbraio.

Roxane Gay, femminista impegnata, ha intervistato la star per la 150esima edizione della rivista.

Nell’intervista, Madonna parla sulla sua carriera e della vita personale. “Mi rifiuto di vivere una vita convenzionale”, dice, assicurando che non cambierà il suo modo di vita, al contrario. La star ha inoltre parlato dei suoi piani e in particolare del suo piano d’azione per contrastare le idee del nuovo Presidente americano.

Madonna ha rivelato a Roxane Gay che la notte delle elezioni USA è stata un grande shock per lei. La star ha confessato di aver pregato intensamente quella sera.

“Ero seduta a un tavolo con il mio agente, che è anche uno dei miei migliori amici, e veramente stavamo pregando”, ha detto a Harper’s Bazaar.

La cantante ha ribadito che la sua lotta è solo all’inizio e che lei è pronta a combattere per i suoi ideali, contro il sessismo, la discriminazione, il razzismo, l’omofobia e le altre forme di bigottismo.

Madonna ha ammesso di far ancora fatica ad abituarsi all’idea dell’imminente presidenza di Donald Trump.

La cantante dice che ora si concentrerà maggiormente sull’umanitario e sulle cause sociali, per il Malawi, la causa dei LGBT o il femminismo.

La nomina di Donald Trump, intanto, avrà luogo il 20 gennaio.

Qualche giorno fa, anche l’attrice Meryl Streep aveva parlato ai Golden Globes contro il magnate.

Finanza: le possibili sorprese del 2017

A cura di Richard Flax, Chief investment Office e Marco Aboav, Head of Asset Allocation di Moneyfarm

 

Il 2017 si prospetta come un anno molto interessante dal punto di vista non solo economico, ma soprattutto politico con le elezioni in tre importanti Stati europei (Germania, Francia, Olanda), l’insediamento di Trump negli Stati Uniti e il possibile inizio delle negoziazioni sulla Brexit. Da non dimenticare poi la situazione italiana che al momento deve fare i conti con un governo transitorio e una delicata crisi bancaria da risolvere. Ma in che modo questi e altri eventi potranno influenzare i mercati e gli investimenti finanziari? Facciamo il punto sui fattori di maggiore rilievo.

L’era Trump: tra crescita e ripresa dell’economia interna.

 

La politica di Trump, principalmente focalizzata sugli investimenti infrastrutturali, sulla ripresa dell’economia interna e sugli sgravi fiscali per le imprese, potrebbe avere effetti positivi sull’economia americana. Gli economisti si aspettano un PIL del 2,2% nel 2017, ma con un debito pubblico pari al 104.7% del PIL non sarà impresa facile. Gli Stati Uniti possono diventare la vera grande locomotiva dell’economia mondiale nel 2017, ma solo attraverso una politica monetaria accomodante (ciò su cui il mercato scommette meno in questo momento) e un’economia basata sul libero scambio, lontana quindi dalle barriere in entrata di cui Trump ha spesso parlato in campagna elettorale.

Ci aspettiamo quindi un iniziale rialzo dei tassi e una successiva stabilizzazione a fronte di una crescita prevedibile ma moderata.

 

L’instabilità politica dei Paesi sviluppati e le opportunità sull’azionario.

 

L’incertezza politica nei Paesi sviluppati è caratterizzata in particolare dal crescente consenso per i partiti populisti. Un aspetto che nel breve termine può incidere sui mercati portando volatilità e che si lega fondamentalmente a 2 fattori economici: la disoccupazione e le disuguaglianze, aspetti che nessun governo potrà permettersi di ignorare. Se l’Europa riuscirà a uscire dall’impasse politico, nel 2017 potrà offrire ottime opportunità nel 2017 nel comparto azionario.

I bazooka monetari potrebbero ancora sorprendere.

 

Le banche centrali hanno saputo risolvere i cali di mercato ma hanno esasperato le scelte di investimento favorendo la ricerca di rendimenti elevati, in un contesto di tassi di interesse ancora ai minimi storici. Nel 2017 le banche centrali dovrebbero iniziare a ridurre la loro presenza sul mercato, tuttavia l’assetto geopolitico pone alcuni rischi al ribasso per l’economia globale, lasciando le porte aperte a una politica monetaria ancora espansiva.

In questo contesto, le asset class che generano extra yield, come high yield e bond dei Paesi emergenti, possono offrire ancora interessanti ritorni.

 

La Cina rallenta, ma rimane la più veloce tra le economie sviluppate.

 

La Cina non cresce più come prima ma le sue stime di crescita per il 2017 sono comunque del +6,5%.

Non ci aspettiamo una svalutazione rilevante dello yuan, driver di Pechino per permettere ad un’economia abituata a steroidi monetari e legata all’accesso al credito facile, di trasformarsi in un’economia maggiormente basata sui consumi, come nelle altre economie avanzate.

Questo dovrebbe favorire l’ottimismo sull’azionario dei Paesi emergenti, ancora a buon mercato rispetto ai Paesi sviluppati: il prezzo sugli utili (metrica tipica dell’investitore di lungo termine) si attesta a 11,6 per i Paesi emergenti contro 16,1 dei Paesi sviluppati.

L’OPEC ha deciso, ma i dubbi rimangono.

 

La decisione dei Paesi OPEC sul taglio della produzione di petrolio (1,2 milioni di barili al giorno)  avrà il suo effetto nella prima parte dell’anno. Difficilmente il petrolio tornerà ai 70/80 dollari al barile in tempi brevi. Nonostante la ripresa della crescita globale e di conseguenza della domanda, i produttori americani sono pronti ad aumentare la produzione ai primi rialzi strutturali. Con il  petrolio sui 50/60 dollari al barile ci aspettiamo effetti  positivi sulle azioni  e le obbligazioni ad alto rendimento, nonché  minori sorprese dall’inflazione.

 

Pronti a tutto: le possibili sorprese del 2017

Visti i trascorsi del 2016, non escludiamo il presentarsi di diverse sorprese nel 2017. Sono due, a nostro avviso, le più importanti per i mercati.

Una crescita oltre le attese.

 

Una crescita globale oltre le attese potrebbe portare ottimismo nell’azionario e mettere ulteriormente sotto pressione le obbligazioni governative dei Paesi sviluppati. Questo scenario sconta una situazione gestibile dal punto di vista economico con l’inizio della negoziazione sulla Brexit e un’inflazione che potrebbe farsi sentire maggiormente nei Paesi sviluppati.

La Cina svaluta lo yuan oltre le aspettative.

 

Il presidente cinese è riuscito a concentrare maggiormente i poteri nei primi anni del suo mandato, la principale sfida che dovrà affrontare sarà la gestione dell’elevato debito nell’economia cinese, sempre più basata sui consumi. La possibilità di usare la leva del cambio per rendere questa transizione più gestibile è elevata. Una svalutazione dello yuan del 15/20% rispetto al dollaro è improbabile, dato l’impegno dell’occidente contro la deflazione. Ma se ciò dovesse succedere potrebbe essere difficile immaginare un 2017 roseo per l’azionario, soprattutto per quello emergente.

Noam Chomsky: Trump è il “male maggiore”

Il linguista e filosofo Noam Chomsky in relazione alle recenti elezioni di Donald Trump ha detto in un’intervista con Al Jazeera che se Hillary Clinton non era la migliore offerta che i democratici potessero fare per le elezioni, Donald Trump rappresenta il “male maggiore”.

A suo parere chi ha deciso di non votare per la Clinton in una sorta di ribellione ha fatto un “grave errore” che si pagherà caro.

Per il filosofo americano, “l’aspetto più prevedibile di Trump è la sua ‘imprevedibilità'”, che ritiene non solo pericolosa… ma molto pericolosa.

Chomsk ha anche fatto allusione alla mancanza di esperienza del repubblicano nell’arena politica e ha spiegato che “non ha nessun background” in qualsiasi attività politica…e che “è fondamentalmente un uomo di spettacolo”.

Chomsky 88 anni ha detto che gli Usa non hanno mai avuto un leader come Trump, che “è fuori dello spettro”.

Tuttavia, il filosofo ha sottolineato che “i risultati delle elezioni dell’8 novembre devono essere rispettati piuttosto che contestati” e ha ricordato che è stata  proprio Hillary ad aver riconosciuto la sconfitta e ad aver detto, durante il suo discorso dopo le elezioni: “dobbiamo accettare i risultati e guardare al futuro, Donald Trump sta per essere il nostro Presidente”.