Il neurotrasmettitore che ferma i pensieri ossessivi

Gli scienziati dell’Università di Cambridge hanno scoperto che un livello insufficiente di produzione dell’acido gamma-aminobutirrico (GABA) interferisce con la soppressione dei pensieri ossessivi.

Lo studio, pubblicato nella rivista Nature Communications, ha trovato che nell’ippocampo di chi aveva pensieri ossessivi era basso il livello dell’importante neurotrasmettitore.

In precedenza, gli esperti avevano scoperto che una diminuzione dell’attività dell’ippocampo porta all’incapacità di fermare le immagini spiacevoli nella mente. Tuttavia, fino a poco tempo fa, è rimasto un mistero perché l’acido gamma-aminobutirrico determinasse il grado dell’attività di questa parte del cervello importante per le emozioni e per la memoria a lungo termine.

Utilizzando la spettroscopia con tecnica di Risonanza Magnetica (MRS), i ricercatori hanno ripristinato i processi chimici nel cervello nei pazienti affetti da condizioni ossessive.

I malati, dunque, possono sbarazzarsi dei pensieri ossessivi, aumentando il contenuto del GABA nell’ippocampo, ha spiegato il professore di Cambridge Michael Anderson.

I ricercatori sperano che i risultati del loro studio possano essere utilizzati nella pratica clinica ed essere di aiuto nel trattamento della sindrome ossessivo-compulsiva, dell’ansia, del disturbo da stress post-traumatico, della schizofrenia, della depressione e di altre malattie mentali, che si accompagnano al “flusso” di pensieri ossessivi.

 

I batteri dell’intestino hanno un ruolo nel disturbo post-traumatico

I batteri dell’intestino possano avere un ruolo nel disturbo post-traumatico (PTSD) che si sviluppa, appunto, dopo aver sperimentato un evento traumatico.

I ricercatori, in un nuovo studio, hanno trovato che gli individui con PTSD avevano livelli significativamente inferiori di un trio di batteri (Actinobacteria, Lentisphaerae e Verrucomicrobia), rispetto ai gruppi di controllo esposti a traumi. Anche gli individui che avevano subito traumi durante la loro infanzia avevano livelli inferiori di due di questi batteri (Actinobacteria e Verrucomicrobia).

Quello che rende interessante questo risultato è che gli individui che hanno vissuto un trauma infantile sono a rischio più elevato di sviluppare il PTSD più tardi nella vita, ha detto il ricercatore principale dello studio, dottor Stefanie Malan-Muller, della Stellenbosch University, in Sudafrica.

Tuttavia, i ricercatori non sono in grado di determinare se questo deficit batterico ha contribuito allo sviluppo del PTSD o se esso si sia determinato come conseguenza del PTSD.

La buona notizia è che il microbioma può essere facilmente modificato con l’uso di prebiotici (sostanze alimentari non digeribili) , probiotici (vivi, microrganismi benefici) e sinbiotici (una combinazione di probiotici e prebiotici), o con interventi dietetici.

C’è da sottolineare che non tutti coloro che subiscono un evento traumatico sviluppano il PTSD e diversi fattori influenzano la sua insorgenza, come la suscettibilità di un individuo, le condizioni di vita, le esperienze infantili e la genetica.

Negli ultimi anni gli scienziati sono diventati consapevoli dell’importante ruolo dei microbi esistenti all’interno del tratto gastrointestinale umano, chiamati microbioma intestinale. Questi microbi svolgono importanti funzioni, come metabolizzare cibo e medicine o combattere le infezioni. Ora si crede che il microbiota intestinale influenzi anche la funzione del cervello.

Lo stress e le emozioni, a loro volta, possono cambiare la composizione del microbioma intestinale. Gli ormoni dello stress possono influenzare la crescita batterica e compromettere l’integrità del rivestimento intestinale, in modo che batteri e tossine possono entrare nel flusso sanguigno. Ciò può causare infiammazione, cosa che ha un ruolo in diversi disturbi psichiatrici.