Tecnologie a sostegno delle disabilità plurime e sensoriali, il punto della situazione

Dal 19 al 21 settembre 2019 si terrà a Roma la seconda edizione dell’International Conference on Assistive Technology and Disabilities(ATAD), il principale evento a livello internazionale evidence based sullo sviluppo e la valutazione di nuovi programmi basati sulle tecnologie assistive per le persone con disabilità intellettive e multiple.

Nell’ambito di ATAD Conference, venerdì 20 settembre 2019, si terrà il convegno “Tecnologie a sostegno delle disabilità plurime e sensoriali”.

Il convegno si svolgerà dalle ore 9:30 alle ore 18:30 a Roma, presso l’Università Pontificia Salesiana e le iscrizioni saranno aperte fino al 18 settembre 2019.

L’evento è organizzato e promosso dalla Lega del Filo d’Oro – Associazione punto di riferimento in Italia nell’applicazione delle tecnologie assistive per le terapie riabilitative delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali – e dalla casa editrice Springer, in collaborazione con l’Istituto di Psicologia dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. Inoltre, sono partner dell’evento il Centro Nazionale Malattie Rare, il Centro Nazionale Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica e l’Istituto Superiore di Sanità.

Anziani in estate: disidratazione, fratture, solitudine

L’estate per molti significa stacco, occasione di vacanze e di riposo alla ricerca di benessere. Per gli anziani, invece, è periodo di cambiamenti dovuti alle partenze e al rischio di sentirsi soli e isolati o abbandonati. Traumi, disidratazione e scarsa aderenza alle terapie farmacologiche sono i pericoli più comuni. Basterebbe guardare i dati dei mesi più caldi del 2015 quando, a causa delle temperature estreme, si è registrato un eccesso di mortalità di anziani, provocando una leggera, ma comunque importante, flessione sull’aspettativa di vita dell’ intero 2015. Dati che, fortunatamente, sono leggermente rientrati nel corso degli anni a seguire. Ma cosa ci aspetterà nel 2019 non ci è ancora dato di saperlo. Tuttavia ci sono dei rischi che non occorre sottovalutare.

I DATI ISTAT – Italia in “recessione demografica”- Il nostro è un paese di vecchi, secondo al mondo per longevità soltanto al Giappone. Si contano, infatti, oltre 15mila persone sopra i 100 anni. All’inizio del 2019 gli italiani con più di 85 anni, invece, sono 2,2 milioni, il 3,6% del totale della popolazione residente (15,6% della popolazione di 65 anni e oltre). Siamo sempre di meno e sempre più vecchi. Calano le nascite, anche perché, complice l’assenza di un lavoro stabile, sono pochi i giovani che lasciano la famiglia di origine e decidono di sposarsi facendo figli. Aumentano i decessi ma non il numero delle vedove, superato dalle anziane coniugate grazie all’aumento di sopravvivenza degli uomini. Dal 2015 i residenti nel nostro Paese sono in diminuzione: 60,4 milioni al primo gennaio di quest’anno, oltre 400mila in meno rispetto al primo gennaio di quattro anni fa. Un “declino demografico” che si spiega con un’ evidente riduzione delle nascite (439mila bambini iscritti all’anagrafe lo scorso anno, ben 140mila in meno rispetto al 2008) a fronte di un aumento dei decessi (633mila nel 2018, circa 50mila in più di 11 anni fa).

I RISCHI DELL’ESTATE – Per i soggetti malati anziani sono due i principali ordini di rischi durante i mesi estivi. Il primo è legato al clima, alle temperature estreme. Il caldo e l’afa, infatti, possono essere pericolosi, anche mortali, per la salute degli anziani. Non è un caso che durante l’estate possa osservarsi un aumento della mortalità rispetto alle stagioni più miti, soprattutto tra i soggetti più fragili. Il secondo possibile rischio, invece, è strettamente legato alla possibile alterazione, durante i periodi di ferie, della qualità e dell’ intensità dell’ assistenza, di solito garantita da familiari, badanti e organizzazioni di assistenza domiciliare. Una diminuita sorveglianza e assistenza si traducono, per esempio, in un maggior rischio di cadute, ma anche in un diminuito controllo della corretta assunzione di farmaci, alimenti e liquidi, oppure infine in una ritardata identificazione di peggioramenti acuti di malattie.

“Mentre nei mesi invernali – sottolinea Filippo Fimognari, Presidente SIGOT, Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio e Direttore della Geriatria dell’ Azienda Ospedaliera di Cosenza – notiamo che tra gli anziani prevalgono gli accessi in Ospedale per patologie infettive respiratorie acute (in parte legate all’ epidemia influenzale stagionale), che poi possono a loro volta determinare scompensi “a cascata” di altri organi, nei mesi estivi vi è un aumento di ricoveri dovuti a disidratazione: la perdita di liquidi e di acqua può avere gravi ripercussioni sullo stato di salute degli anziani fragili.

CADUTE E FRATTURE DEL FEMORE – Le cadute, come già accennato, rappresentano una vera e propria sindrome geriatrica, perché l’ “evento caduta” è sempre l’ effetto finale di una serie di modificazioni organiche che precedono di molto la caduta in sé. Occorre sempre la massima attenzione, quindi, nell’ identificazione precoce di questi segni di decadimento delle capacità funzionali.

“Le conseguenze più ricorrenti – spiega Amedeo Zurlo, Direttore della Geriatria dell’Ospedale Universitario di Ferrara – sono le fratture ossee, che costituiscono un problema spesso trascurato, sia in ambito clinico che in termini di percezione da parte dell’ opinione pubblica. Le più comuni, nonché in aumento a causa di polimorbidità e fragilità, sono quelle di femore: in Italia se ne contano più di 120mila l’anno, l’80% di queste a carico di ultra75enni. A distanza di 1 anno dalla frattura questi incidenti possono determinare la morte nel 20-30% dei casi, e una grave disabilità nel 40%. A tal proposito noi Geriatri proponiamo l’ Ortogeriatria, una metodologia che è in grado di prendere in carico il paziente dal suo ingresso in Ospedale sino al recupero funzionale, attraverso un’attività di integrazione multidisciplinare del Geriatra con l’Ortopedico e con le altre figure specialistiche interessate, come Anestesista, Fisiatra, Fisioterapista e Infermiere”.

IL RUOLO DELL’OSPEDALE – L’Ospedale si conferma luogo di soccorso per tutti gli anziani, soprattutto d’estate. “I pazienti anziani – aggiunge Fimognari – hanno spesso quadri clinici acuti, gravi e complessi che possono essere curati al meglio solo in Ospedali moderni e ben attrezzati. Inoltre, gli anziani spesso cercano nel nostro personale e nelle nostre strutture conforto e sicurezza. Questo vale in tutti periodi dell’anno, ma è evidente che in una fase dell’anno in cui tutto chiude, o comunque va a rilento, l’Ospedale, sempre aperto, diviene il punto di riferimento più immediato per la salute di tutti. Superato l’ evento acuto, d’ estate diventa ancora più difficile per l’ Ospedale dimettere anziani stabilizzati ma ancora bisognosi di cure a lungo termine. Questo a causa dell’ insufficiente sviluppo, soprattutto nelle Regioni del Sud, dell’ assistenza “territoriale”, che d’ estate mostra ancora di più i suoi limiti ricettivi”.

LA SOLITUDINE DEI SOGGETTI FRAGILI – Un altro fenomeno che deve essere ricordato è quello della solitudine, che può interessare tutti gli anziani, indipendentemente dal loro stato di salute. Durante l’ estate, inoltre, l’ assistenza agli anziani non autosufficienti può essere compromessa da periodi di discontinuità o dalla rotazione di personale imposta dalle ferie. Da un lato, questo può peggiorare lo stato di salute e le condizioni psicologiche degli anziani malati e disabili. Dall’ altro, possono osservarsi più frequentemente i cosiddetti “ricoveri ospedalieri sociali” o di “sollievo”: in alcuni casi, infatti, la famiglia ritiene di non poter più sostenere l’ enorme carico assistenziale imposto dall’ anziano disabile, e chiede – anche senza una vera ragione medica – l’intervento del Sistema Sanitario Nazionale e, quindi, del Pronto Soccorso.

Sport e solidarietà: torna Giocagin

Il 23 e 24 febbraio Uisp e Terre des Hommes promuoveranno Giocagin in 18 città italiane, a sostegno dei bambini che fuggono dalla guerra in Siria. Tra febbraio e giugno la manifestazione si terrà in 49 città italiane

 “Il divertimento in movimento” è lo slogan di Giocagin da tanti anni e ne rappresenta in pieno lo spirito: un’occasione di incontro e socializzazione in cui praticare la propria attività motoria preferita. Si va dalla danza ai pattini, dalla ginnastica alle discipline orientali, partecipano bambini, ragazzi, nonni e persone con disabilità, nessuno escluso.
“Giocagin è la manifestazione nazionale dell’Uisp che mette al centro festa e amicizia – dice Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp – un’iniziativa multidisciplinare dove è possibile vedere in scena le tante facce della proposta sportiva dell’Uisp. Da quelle storiche a quelle meno conosciute e più moderne. Da qui nasce la sua rilevanza, si tratta di una vetrina per le nostre attività che si rinnova ogni anno e sviluppa sempre nuove passioni. Anche quest’anno abbiamo decine di tappe in tutta Italia, con migliaia di atleti in pista e altrettanti sugli spalti ad applaudire le esibizioni”.

Le giornate centrali di Giocagin saranno sabato 23 e domenica 24 febbraio: il 23 febbraio si fa festa a Alessandria, Campobasso, Mestre (Ve), Perugia, Piombino (Li), Rimini, Rosignano Solvay (Li), Senigallia (An), Sesto Fiorentino (Fi), Serravalle Pistoiese (Pt), Udine. Domenica 24 sarà la volta di Campobasso, Casalmaggiore (Cr), Civitavecchia (Rm), Giarre (Ct), Livorno, Manerbio (Bs), Massa e Cozzile (Pt), Perugia. Giocagin 2019 si potrà seguire in diretta Facebook sulle pagine nazionali di Uisp e Terre des Hommes nella giornata di sabato 23 e domenica 24 febbraio.
Rimini andrà la palma della città col maggior numero di partecipanti: saranno infatti 1.000 gli atleti di ogni età che si esibiranno. La pace sarà il valore di riferimento al quale si ispireranno le coreografie di Giarre (Ct): una immensa bandiera arcobaleno sfilerà con tutti i gruppi. A Senigallia un’esibizione verrà dedicata al tema della legalità contro le mafie, in collaborazione con Libera, l’associazione di Luigi Ciotti. Sport e sicurezza saliranno sul palco del palazzetto dello sport di Livorno con una dimostrazione dell’utilizzo di un defibrillatore; inoltre, torna l’appuntamento con Vittorio Valvo, il “Signore degli anelli”, che quest’anno compirà 80 anni senza perdere la passione per il volteggio con gli anelli. Danza contemporanea e yoga saranno il filo conduttore di alcune esibizioni al Giocagin di Firenze, che si terrà nel Palazzetto di Sesto Fiorentino. A Pistoia protagonisti saranno gli anziani con dimostrazioni e balli di gruppo. Ad Udine la danza conquisterà il centro del palcoscenico: ben 15 gruppi coreografici si esibiranno uno dopo l’altro, per un totale di 200 danzatori.

L’altra faccia di Giocagin è la solidarietà  e conferma il costante impegno dell’Uisp nei confronti delle persone meno fortunate, in particolare dei bambini. Anche quest’anno, infatti, la raccolta fondi sarà rivolta ai bambini siriani che si trovano in Libano in fuga dalla guerra, e che vivono anche il rischio dello sfruttamento lavorativo dato che le famiglie sono estremamente impoverite a causa del perdurare del conflitto. Giocagin 2019 è al fianco di Terre des hommes nella creazione/riqualificazione di un playground nella Municipalità di Barja (Monte Libano), all’interno di uno spazio pubblico, garantendo all’intervento un alto grado di sostenibilità dato che la gestione sarà successivamente presa in carico dalle istituzioni locali. L’area identificata è pari a circa 250 m2. Lo spazio sarà costruito garantendo l’accessibilità non intesa solo da un punto di vista fisico, ma anche e soprattutto esperienziale. Per questo motivo, particolare attenzione sarà garantita all’allestimento di uno spazio in grado di favorire lo sviluppo delle diverse abilità dei bambini e delle bambine, con e senza disabilità.

La robotica “etica” a supporto della disabilità

Le soluzioni più innovative saranno presentate durante l’XI edizione di HANDImatica, la mostra-convegno di Bologna dedicata alle tecnologie digitali al servizio della disabilità

Robotica in grado di portare opportunità e benefici alle persone con disabilità, favorendo la loro inclusione nella scuola, nel lavoro e nella vita sociale, assistendo gli anziani e le persone non autosufficienti, mettendo la tecnologia al servizio dell’etica e del sociale. L’XI edizione di HANDImatica, la mostra-convegno di Fondazione ASPHI dedicata alle tecnologie digitali al servizio della disabilità, in programma a Bologna dal 30 novembre al 2 dicembre prossimi, darà ampio spazio alla robotica, nella sua declinazione etica di supporto alla disabilità, attraverso convegni, seminari e mostrando le ultime applicazioni negli spazi espositivi dedicati alle aziende. Ma anche chiamando direttamente in causa coloro che vogliano presentare ad un pubblico di addetti ai lavori le soluzioni ideate, che attendono di essere brevettate e lanciate sul mercato. Ecco perché HANDImatica lancia la sua prima Call for Robots: i progetti pervenuti saranno selezionati da un’apposita commissione, formata dai promotori di HANDImatica, e verranno poi presentati durante la manifestazione, in un’area dedicata.

Un tema, quello della robotica, su cui lo stesso Parlamento Europeo è intervenuto di recente, approvando una serie di linee guida per la “Roboetica”, con particolare riferimento ai dispositivi di ausilio per le persone con disabilità di varia natura che, si stima, supereranno gli 80 milioni nel mondo entro il 2040. Un interesse che emerge anche dagli ingenti fondi stanziati dalla stessa Unione Europea a supporto dei progetti di ricerca scientifica per i robot “badanti-infermieri”, nel quadro del più ampio piano “Horizon 2020”.

Le proposte per la Call for Robot dovranno essere presentate attraverso la Scheda di partecipazione alla Call For Robot scaricabile dal sito asphi.it (http://www.asphi.it/asphi/wp-content/uploads/2017/10/Scheda-partecipazione1-Call.pdf): nella scheda dovranno essere indicati titolo ed autore, un abstract di massimo 4000 battute che presenti la soluzione, ed eventuale altro materiale multimediale aggiuntivo (es. video). Il termine ultimo per l’invio è il 10 novembre 2017 all’indirizzo e-mail handimatica@asphi.it. I progetti selezionati verranno direttamente contattati dalla commissione.
HANDImatica è la mostra-convegno nazionale, unica nel suo genere, dedicata alle tecnologie digitali per l’inclusione sociale delle persone con disabilità. Giunta alla sua undicesima edizione, la manifestazione è ideata e realizzata dalla Fondazione ASPHI Onlusnata nel 1980 per “promuovere l’integrazione delle persone disabili nella scuola, nel lavoro e nella società attraverso l’uso delle tecnologie digitali”. HANDImatica si propone di favorire la diffusione della cultura dell’inclusione nel contesto di vita sociale (dall’infanzia alla vita adulta), grazie anche al supporto delle tecnologie informatiche e digitali; promuovere l’innovazione tecnologica a favore dell’inclusione scolastica, lavorativa e sociale delle persone con disabilità; diffondere tra gli insegnanti le nuove didattiche attive, laboratoriali e inclusive; consentire ai visitatori di toccare con mano i prodotti tecnologici sviluppati dal mercato e conoscerne le modalità di acquisizione. HANDImatica è rivolta a tutti i portatori di interesse del mondo della scuola, del lavoro, a istituzioni, Università, Aziende, operatori sociali e della riabilitazione, psicologi, pedagogisti, alle persone con tutte le tipologie di disabilità e le loro famiglie, a tutti i cittadini interessati a conoscere come le tecnologie possano incidere sulla qualità di vita e di inclusione. La manifestazione si svolgerà presso lIstituto Scolastico Aldini Valeriani- Sirani (via Bassanelli 9, Bologna) giovedì 30 novembre, venerdì 1 e sabato 2 dicembre 2017.  
HANDImatica 2017
Tecnologie digitali per una società inclusiva

Inclusione: 6 persone con disabilità diventano barman

Gli amici di TikiTaka – Equiliberi di essere, progetto del distretto di Monza-Desio che ha vinto la selezione della 3^ edizione del Bando Welfare in Azione indetto da Fondazione Cariplo, lo avevano già annunciato prima del periodo estivo: nella serata di martedì 5 settembre, all’interno della bellissima cornice del Parco Tittoni, si terrà l’ultimo appuntamento con la Friends Night, un format di serata che ha visto protagonisti, nei mesi di giugno e luglio, 6 persone con disabilità che hanno dato prova della loro bravura in qualità di barman dopo aver frequentato un corso formativo dedicato a questa professione.

Alla base di questo percorso vi è TikiTaka, nato come un progetto ambizioso oggi è già diventato realtà, affrontando sul territorio di riferimento una questione cruciale per le persone con disabilità: la possibilità di realizzare il proprio percorso di vita all’interno della comunità di appartenenza in rispondenza dei propri desideri, trovandovi non solo un’occasione di inclusione, ma anche la possibilità di esprimere il proprio valore contrastando la rappresentazione purtroppo negativa che spesso si ha della disabilità, associata in prevalenza ad un limite e una mancanza, anziché al suo valore sociale.

La serata del 5 settembre sarà dunque, oltre ad un ottimo pretesto per una rimpatriata post vacanze e un’occasione di svago, un momento per scoprire meglio ciò che TikiTaka rappresenta e la sua spinta innovativa che ha in serbo per il futuro del territorio. Per questa occasione verrà in via esclusiva proiettato gratuitamente il pluripremiato cortometraggio “Altrove – Elsewhere”, diretto dal regista Cesare Cicardini e nato dall’idea di Mauro Melgrati che ha scelto di coinvolgere suo cugino Simone, ragazzo 24enne con disabilità, in un’avventura on the road a Malta, alla ricerca di un luogo nel quale sperimentare la propria indipendenza e riaffermare al contempo la propria originalità. Presenti per l’occasione, al fianco di TikiTaka, anche l’autore e il protagonista del corto, che saranno a disposizione del pubblico prima e dopo la proiezione per rispondere a curiosità, aprendo un dialogo costruttivo sul tema.

Per questa speciale serata, parte dell’incasso del servizio bar verrà devoluto al fine di sostenere le attività presenti e future di TikiTaka, mirate a dare piena fattibilità all’inclusione delle persone con disabilità.

Siamo stati entusiasti sin da subito di ospitare il progetto TikiTaka all’interno delle serate di Parco Tittoni, un festival che nasce per essere uno spazio della Città per tutti i cittadini, un luogo di inclusione e non esclusivo. La Friends Night del martedì è diventato presto un piccolo classico all’interno della programmazione settimanale e anche il pubblico ci si è subito appassionato per merito degli ottimi cocktail e della simpatia dei baristi” – ha dichiarato Andrea Zorzetto, Presidente di Mondovisione Soc. Coop. (ente gestore di Parco Tittoni).

Non resta dunque che segnare in agenda la data del 5 settembre, per una serata i cui ingredienti principali saranno ottimi cocktail, spensieratezza e tanta voglia di scoprire questa nuova identità che il territorio di Monza-Desio sta facendo propria grazie all’attività di TikiTaka – Equiliberi di essere.

“BFree” è l’app che a Verona permette ai disabili di raggiungere i luoghi d’arte

Si chiama “BFree” l’app che segnala i percorsi per raggiungere agevolmente in carrozzina, elettrica o manuale, i principali luoghi d’arte di Verona, Roma, Siena e Lugano con informazioni sulle strutture e sul loro grado di accessibilità. L’applicazione è stata sviluppata da Global Accessibility, grazie anche al supporto e ai suggerimenti di DAS, compagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale, e della onlus romana Abiliatour, che durante la scorsa estate proprio a Verona avevano testato sul campo l’accessibilità delle principali attrazioni turistiche tracciando la mappa riportata nella app.

 

La prima versione dell’applicazione è disponibile per dispositivi Android. Entro settembre sarà tuttavia sviluppata una versione 2.0 che permetterà alle aziende turistiche di proporre itinerari e servizi alternativi, purché accessibili e a misura dei portatori di handicap.

 

“D.A.S. è scesa in campo – commenta Roberto Grasso, amministratore e direttore generale di DAS – per verificare direttamente, con alcuni colleghi disabili, l’accessibilità dei principali punti di interesse nel centro storico di Verona. Oggi il frutto di questo lavoro, grazie alla app gratuita BFree, è a disposizione di tutti coloro che hanno difficoltà di mobilità, non solo disabili, ma anche mamme con passeggini.”

 

D.A.S. continuerà a sostenere la onlus Abiliatour, per proseguire in questo percorso di “abbattimento delle barriere architettoniche”. Anche nel 2017, per il terzo anno consecutivo, devolverà infatti all’associazione 50 centesimi per ogni polizza “Difesa in movimento” venduta, il prodotto che tutela gli assicurati dai rischi legati alla circolazione stradale.

 

Integrazione degli alunni con disabilità: meglio stare in classe

A margine dei dati del rapporto ISTAT sull’Integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di I grado, il Centro Studi Erickson propone alcune riflessioni sullo stato dell’arte dell’inclusione scolastica.

155.971 alunni con disabilità nelle scuole primaria e secondaria per l’anno 2015-2016. 82.000 gli insegnanti di sostegno, uno ogni due alunni disabili. Numeri in crescita (nell’anno scolastico 2001-2002 gli alunni con disabilità erano circa un punto percentuale in meno) che portano inevitabilmente ad influenzare anche la didattica e il supporto a questa tipologia di alunni. Come si evince dallo studio appena diffuso da ISTAT gli alunni con disabilità passano in media 24,9 ore settimanali all’interno della classe per la scuola primaria e 22,5 per quella secondaria e seguono attività didattica al di fuori della classe per un numero residuale di ore, in media 3,5 ore settimanali nella scuola primaria e 4,1 nella scuola secondaria di primo grado.

Un dato in peggioramento rispetto a quello della media del quinquennio 2010/2011 – 2014/2015 che evidenziava una frequenza media in classe degli alunni della scuola primaria con disabilità lieve di 25,4 ore e 3,36 fuori. In peggioramento anche il dato relativo alla scuola secondaria: infatti la media del quinquennio sopra indicato era di 22,9 ore in classe e 3,9 ore fuori. E se i livelli di abilità diventavano più bassi il numero medio di ore dentro scendeva a 15,8 e fuori 9,4.  

Trend sicuramente non positivo perché, come osserva Dario Ianes co-fondatore del Centro Studi  Erickson, “nel Paese leader mondiale dell’integrazione scolastica degli alunni con disabilità le rilevazioni dell`ISTAT certificano che la situazione non è ancora quella di una frequenza completa alle attività della classe di appartenenza: molte, forse troppe ore vengono fatte fuori dalla classe. All`origine di queste microesclusioni c’è da un lato la difficoltà di differenziare la didattica della classe, rendendola adatta anche ad alunni con disabilità e, dall’altro, frequenti meccanismi di deresponsabilizzazione e di delega agli insegnanti di sostegno”.  Di fatto il processo d’inclusione scolastica dovrebbe prevedere che tutta l’attività didattica sia svolta in classe insieme ai compagni, anche in forma di compresenza tra insegnante di sostegno e curriculare, e che ci sia, inoltre, una completa partecipazione dell’alunno con disabilità a tutte le attività scolastiche comprese le gite di istruzione e le uscite didattiche brevi.

Una riflessione condivisa anche da molti insegnanti, come Carlo Scataglini, insegnante specializzato e formatore sulle metodologie di recupero e sostegno: “I dati degli ultimi anni, evidenziano un massiccio e sempre crescente ricorso alle aule dei tribunali per la richiesta e il riconoscimento di un numero maggiore di ore di sostegno didattico. Questo aspetto da un lato risponde a un sacrosanto diritto che non può e non deve essere disconosciuto al momento della formazione degli organici provinciali dei posti di sostegno, dall’altro, però, rischia di far cadere le famiglie (e in molti casi la scuola stessa) nell’equivoco che funzioni sempre l’equazione “Più sostegno = Più inclusione”. Se ragioniamo in termini di didattica è inutile ormai distinguere una didattica comune e una didattica speciale. Da qualche anno si parla di strategie operative di cerniera e di didattica inclusiva. Il salto che si sta cercando di operare nella nostra scuola è quello del passaggio dalla didattica inclusiva episodica (per un determinato alunno, per una determinata attività) a quella che viene oggi definita Normale didattica inclusiva. Per farlo è necessario un gruppo di docenti che conosca le strategie didattiche inclusive e le utilizzi a regime e non episodicamente. Un gruppo che lavori in modo coerente e collaborativo, mirando a sviluppare negli studenti abilità al tempo stesso didattiche e sociali”.

È per questo che vogliamo, in questa giornata in cui si parla di disabilità e inclusione, dare un’idea di quelle che potrebbero essere le 7 dimensioni dell’azione didattica su cui è possibile agire per incrementare i livelli di inclusione in classe e migliorare le condizioni di apprendimento di tutti gli alunni:

1. La risorsa compagni di classe

I compagni di classe sono la risorsa più preziosa per attivare processi inclusivi. Fin dal primo giorno è necessario incentivare e lavorare su collaborazione, cooperazione e clima di classe. In particolare sono da valorizzare le strategie di lavoro collaborativo in coppia o in piccoli gruppi.L’apprendimento non è mai un processo solitario, ma è profondamente influenzato dalle relazioni, dagli stimoli e dai contesti tra pari. 

2. L’adattamento come strategia inclusiva

Per valorizzare le differenze individuali è necessario essere consapevoli e adattare i propri stili di comunicazione, le forme di lezione e gli spazi di apprendimento. Inoltre, adattare significa variare i materiali rispetto ai diversi livelli di abilità e ai diversi stili cognitivi presenti in classe. L’adattamento più funzionale è basato su materiali in grado di attivare molteplici canali di elaborazione delle informazioni, dando aiuti aggiuntivi e attività a difficoltà graduale. L’adattamento di obiettivi e materiali è parte integrante del PEI e del PDP.

3. Strategie logico-visive, mappe, schemi e aiuti visivi

Per attivare dinamiche inclusive è fondamentale potenziare le strategie logico-visive, in particolare grazie all’uso di mappe mentali e mappe concettuali.Per gli alunni con maggiori difficoltà sono di grande aiuto tutte le forme di schematizzazione e organizzazione anticipata della conoscenza e, in particolare, i diagrammi, le linee del tempo, le illustrazioni significative e le flashcard delle regole, così come la valorizzazione delle risorse iconografiche, degli indici testuali e dell’analisi delle fonti visive.

4. Processi cognitivi e stili di apprendimento

Processi cognitivi e funzioni esecutive come attenzione, memorizzazione, pianificazione e problem solving consentono lo sviluppo di abilità psicologiche, comportamentali e operative necessarie all’elaborazione delle informazioni e alla costruzione dell’apprendimento. Allo stesso tempo, una didattica realmente inclusiva deve valorizzare i diversi stili cognitivi presenti in classe e le diverse forme di intelligenza, sia per quanto riguarda gli alunni, sia per quanto riguarda le forme di insegnamento.

5. Metacognizione e metodo di studio

Sviluppare consapevolezza in ogni alunno rispetto ai propri processi cognitivi è obiettivo trasversale a ogni attività didattica. L’insegnante agisce su quattro livelli di azione metacognitiva, per sviluppare strategie di autoregolazione e mediazione cognitiva e emotiva, per strutturare un metodo di studio personalizzato e efficace, spesso carente negli alunni con difficoltà.

6. Emozioni e variabili psicologiche nell’apprendimento

Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nell’apprendimento e nella partecipazione. È centrale sviluppare una positiva immagine di sé e quindi buoni livelli di autostima e autoefficacia e un positivo stile di attribuzione interno. La motivazione ad apprendere è fortemente influenzata da questi fattori, così come dalle emozioni relative all’appartenenza al gruppo di pari e al gruppo classe. L’educazione al riconoscimento e alle gestione delle proprie emozioni e della propria sfera affettiva è indispensabile per sviluppare consapevolezza del proprio sé. 

7. Valutazione, verifica e feedback

In una prospettiva inclusiva la valutazione deve essere sempre formativa, finalizzata al miglioramento dei processi di apprendimento e insegnamento. È poi necessario personalizzare le forme di verifica nella formulazione delle richieste e nelle forme di elaborazione da parte dell’alunno. La valutazione deve sviluppare processi metacognitivi nell’alunno e, pertanto, il feedback deve essere continuo, formativo e motivante e non punitivo o censorio.

 

inviato da Ufficio stampa Centro Studi Erickson