Rimane incinta senza aver mai fatto sesso

Una donna di 29 anni è incinta di circa 4 mesi ed è ancora vergine. Ma la cosa non ha niente a che fare con la religione o con i miracoli. Sono semmai le tecniche a mediche ad aver reso possibile la gravidanza.

La donna, che si chiama Lauren proviene dal Canada, da Manitoba.

Quando la sua pancia ha cominciato a diventare più grande, i parenti di Lauren hanno iniziato a farle domande.

Hanno scoperto così che la giovane donna era incinta del suo primo figlio.

Lauren non ha mai fatto sesso, e non sembra aver voglia di farlo, ma è incinta nonostante questo.

Pur sostenendo di non aver mai avvertito l’impulso di fare sesso, la canadese dice di aver sempre voluto avere un figlio.

La giovane ha deciso così di ricorrere alla fecondazione in vitro, una pratica sempre più utilizzata, che si addiceva anche alle sue esigenze.

Emofilia A: un “viaggio” tra Canada e Italia

Un viaggio tra due continenti per spiegare e mettere a confronto la gestione dell’emofilia A in due Paesi distanti migliaia di chilometri. Questo l’innovativo approccio che ha consentito a un panel multidisciplinare di esperti del Canada e dell’Italia di condividere le proprie esperienze e discutere dei numerosi aspetti della vitadi una persona con emofilia A.

A contribuire al confronto, inoltre, la testimonianza di associazioni pazienti provenienti da entrambi i Paesi che hanno dimostrato come sia possibile vivere una vita normale nonostante la malattia, le difficoltà e i limiti superabili grazie ai recenti progressi compiuti dalla ricerca scientifica.

Di questo e altro ancora si è discusso in occasione del simposio “Managing tailored prophylaxis efficiently: real-life experiences across continents”, organizzato da Bayer in occasione dell’11th Annual Congress of the European Association of Haemophilia and Allied Disorders (EAHAD) a Madrid.

Innovazione, tecnologie e conoscenze hanno reso possibile questo momento di crescita: una “Italian room, destinata ai relatori italiani, e una “Canadian room per i delegati canadesi collegate l’una all’altra da strumenti multimediali e video che hanno consentito un vero e proprio viaggio tra due continenti a bordo della ricerca scientifica sull’emofilia.

L’introduzione dapprima di fattori della coagulazione plasmaderivati virus-inattivati e successivamente di fattori ricombinanti, prodotti attraverso metodiche di ingegneria genetica, ha modificato radicalmente la cura delle persone chiamate a convivere con l‘emofilia. La diffusione della profilassi, ottenuta con infusioni a intervalli regolari del fattore mancante, e del trattamento domiciliare hanno migliorato la qualità di vita dei pazienti emofilici e delle loro famiglie garantendo loro uno stile e un’aspettativa di vita vicini a quelli della popolazione generale.

Semplicità di utilizzo, migliorati parametri farmacocinetici e flessibilità dei regimi di trattamento in relazione alle esigenze cliniche individuali sono le tre caratteristiche principali del nuovo octocog alfa di Bayer, fattore VIII ricombinante, non modificato a catena intera che ha dimostrato di mantenere l’emostasi e di proteggere dai sanguinamenti i pazienti con emofilia A, quando usato in regime di profilassi due o tre volte a settimana.

“La dimostrata efficacia del trattamento in profilassi due o tre volte a settimana – ha commentato la Dott.ssa Cristina Santoro, Centro Emofilia Policlinico Umberto I Roma – garantisce flessibilità per personalizzare la terapia sulla base delle specifiche esigenze di ogni persona con emofilia A. Oggi la terapia on demand lascia il posto alla profilassi, diventata il nuovo standard di cura. Nel nostro centro, un buon numero di pazienti è transitato alla nuova terapia con octocog alfa di Bayer e ciascuna esperienza è stata positiva. Ad esempio, in un paziente adulto che presentava un quadro clinico complesso con gravi problemi del cavo orale e comorbilità, abbiamo ottenuto risultati eccellenti, sia in termini di aderenza sia di protezione”.

A confermare l’efficacia e la sicurezza del nuovo octocog alfa di Bayer anche i casi clinici pediatrici in cui si è osservata una persistenza di livelli più alti di FVIII nel sangue, assicurando quindi ai piccoli pazienti una maggiore protezione dai sanguinamenti.

Crede di essere influenzata ma perde le gambe e un braccio

Una giovane madre di 28 anni, Cari Kirkness, di Winnipeg, in Canada, ha vissuto un vero incubo, dopo che una mattina, si è svegliata con un piccolo mal di gola e con dei dolori muscolari.

La donna ha pensato di avere una semplice influenza, ma tre giorni dopo, le è apparso un livido sul braccio.

Andata al Victoria hospital, ha ascoltato un terribile verdetto: era affetta da fascite necrotizzante, vittima dello streptococco, detto anche “batterio mangia-carne”.

Trasferita d’emergenza in un centro specializzato la donna è stata messa in quarantena e poi operata. Il danno causato dal batterio era tale che l’amputazione del braccio è stata inevitabile.

Ma durante l’operazione, i chirurghi si sono resi conto che l’infezione si stava diffondendo nella parte inferiore della gamba sinistra della paziente. Così hanno deciso di amputarle l’arto fino al ginocchio.

Ma, i segni del batterio, successivamente, sono apparsi anche nella gamba destra, così, un mese dopo, la paziente è ancora in ospedale. Ha solo un braccio e un pezzo di gamba, ma combatte.

Un mese dopo l’operazione, spera di poter lasciare presto l’ospedale ed essere inserita in un centro di riabilitazione, dove può rafforzare i muscoli dei resti del suo braccio e del collo.

Dopo settimane a letto, i muscoli del collo della giovane madre, infatti, sono così deboli che non sono in grado di sostenere il peso della sua testa.

Tuttavia, aiutata dai cuscini, lei ride di cuore e attribuisce il suo recupero alla sua famiglia e ai suoi due figli.

“Non sono arrabbiata, sono sempre con i miei figli e ho ancora un braccio per abbracciarli”, dice.

Viaggi, il 2017 è l’anno del Canada

Perché visitare il Canada, proprio nel 2017? CartOrange fornisce 8 motivi per visitare il paese.


Il Canada si appresta a celebrare il 150esimo anniversario dell’autonomia ed è stato nominato tra i paesi top della classifica Best in Travel di Lonely Planet. Nel 2017 l’ingresso nei parchi nazionali sarà gratuito. I consigli dei consulenti di viaggio per una vacanza ricca di esperienze uniche

 

È il paese della natura sconfinata, dei grizzly e dei lupi, della multiculturalità, ma anche dell’alta qualità della vita, e ha uno dei premier più popolari del mondo – il liberale Justin Trudeau, giovane, ecologista e pieno di stile. È il Canada, a pieno titolo la destinazione da visitare nel 2017: Lonely Planet l’ha sancito con la sua classifica Best in Travel, e l’anno prossimo sarà ancora più speciale, perché ci saranno le celebrazioni per i 150 anni dell’autonomia del Paese. «I buoni motivi per visitare il Canada non mancano certo –conferma Catia Ballotta, Travel Stylist di CartOrange, la più grande azienda di consulenti di viaggio in Italia–. Questo Paese offre una varietà tale di ambienti ed esperienze che qualsiasi viaggiatore ci lascerà il cuore. Ed è una meta family-friendly, visitabile con bambini di ogni età».

Per chi non si è ancora convinto a rinunciare alle spiagge per una vacanza canadese, ecco otto motivi per cambiare idea.

 

1)   Il 2017 sarà un anno di festa. È cominciato il countdown per Canada 150, l’anniversario della costituzione della Confederazione canadese, che cadrà il 1° luglio 2017. Il paese è in fermento e ogni località, dalle metropoli a ogni piccolo villaggio, ha in serbo innumerevoli eventi culturali, sportivi e di festa. «È un evento estremamente sentito –spiega Ballotta–. A primavera fioriranno in tutto il paese centinaia di migliaia di tulipani bianchi e rossi della varietà Canada 150, specificamente creata per l’occasione. Sarà uno spettacolo». Ma con così tante iniziative in calendario, ogni momento dell’anno potrà riservare un momento speciale.

 

2)   Un’atmosfera autentica e multiculturale. In Canada lo stile di vita nordamericano si mescola con le influenze francesi e non solo. «Nelle città dell’est del Canada, tra Quebec City e Montreal, si ritrova il fascino del Vecchio Mondo –continua Catia Ballotta–. Le città più grandi sono veri e propri musei all’aperto, mentre nei piccoli villaggi regna un’atmosfera magica». Per non parlare delle tradizioni dei Nativi e di quelle portate dalle comunità di tutto il mondo, soprattutto asiatiche, che costituiscono un vero meltin’pot. E si possono trovare perfino dei castelli: come gli hotel della catena Fairmont, edifici storici di epoca vittoriana che hanno ospitato celebrità e teste coronate.

 

3)   Natura per tutti: per un anno l’ingresso nei parchi nazionali sarà gratuito. È una delle iniziative che rientrano nei festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell’autonomia del Paese. «Una ragione in più –continua Catia Ballotta– per vivere un’esperienza a contatto con la natura. I parchi del Canada sono sconfinati ed estremamente vari, sulle Montagne Rocciose come sulle coste selvagge di Labrador, Terranova o dell’Isola di Vancouver. Si può vedere da vicino una fauna eccezionale che comprende l’orso nero americano, il grizzly, il coyote, il lupo, il puma e la lince canadese». Sui fiumi sono stupende le crociere, per esempio sul San Lorenzo, durante la quale si possono ammirare l’Ile d’Orleans, la cascate di Montmorency e i bellissimi panorami fluviali, oppure la navigazione nelle zone di Riviere Du Loup e Gaspé, per osservare le balene.

 

4)   Il Canada il posto ideale per una vacanza active. È la nuova tendenza e il Canada offre una miriade di possibilità a chi vuole fare sport ed esperienze adrenaliniche. «Fra le attività giudicate imperdibili dai nostri viaggiatori –spiega Ballotta– ci sono quelle a contatto con la natura e gli animali, per esempio le escursioni con guida per avvistare l’orso nero, nel Québec, oppure la navigazione in kayak fra le balene a Tadoussac, nel parco marino Saguenay Saint-Laurent». Ma anche chi è meno propenso allo sport può vivere emozioni uniche con le esperienze proposte nei viaggi CartOrange: per esempio con le escursioni in mongolfiera nel Québec, con un volo sul fiordo di Saguenay o con il sorvolo della Mauricie Region in idrovolante: stupefacente esperienza in volo su terre selvagge, con atterraggio sulle acque di un magnifico lago.

 

5)   È una meta perfetta per una vacanza in famiglia. Il Canada offrirà un’esperienza indimenticabile soprattutto ai bambini, che potranno avere un contatto straordinario con gli animali. I genitori saranno felici di sapere che il paese offre servizi di primo livello: «Una vacanza on the road si rivela rilassante a bordo di confortevoli SUV –spiegano da CartOrange–. Gli hotel sono attrezzati per accogliere i bambini e quasi tutti i ristoranti hanno menu dedicati, che vengono incontro a ogni gusto».

 

6)   È un paradiso per i gourmet. Piatti a base di pesce, crostacei e selvaggina e un caleidoscopio di tradizioni provenienti da tutto il mondo rendono la cucina canadese una vera sorpresa, piena di proposte saporite e appetitose. CartOrange propone in particolare alcune esperienze gourmet: «A Montréal si può fare una piacevole passeggiata guidata attraverso le vie più caratteristiche e lungo il “Main”, la più caratteristica e famosa via gastronomica della città» suggerisce Catia Ballotta «Un itinerario di storia e di gusto, con cui si vuole accompagnare i visitatori a riscoprire le tradizioni culinarie degli immigrati, giunti in Canada dall’Europa e dall’Asia, che ancora oggi riempiono le strade di colori e profumi con le loro bancarelle e negozi». Sarà possibile scoprire ristoranti, caffè, empori, mercati e negozietti di prodotti tipici, senza mancare degustazioni e assaggi vari. E non si può tornare a casa senza acquistare come souvenir una bottiglia di sciroppo d’acero originale.

 

7)   Ogni stagione offre uno spettacolo diverso. Non solo la primavera-estate è la stagione ideale per visitare il Canada. Questo paese riserva bellissime sorprese in ogni momento dell’anno. Secondo Catia Ballotta, «L’autunno è senz’altro la stagione più affascinante: i turisti vengono da tutto il mondo per ammirare il foliage, il momento in cui le foglie degli alberi si tingono di mille colori illuminate dal tiepido sole autunnale. E molti nostri clienti, che hanno visitato il Canada in estate, hanno espresso il desiderio di tornarci in inverno, per sciare su piste di prim’ordine e andare in motoslitta tra le foreste innevate».

 

8)   Sicurezza e tranquillità. Il Canada è nazione dove la qualità della vita è alta, e così il tasso di sicurezza percepito. «Le statistiche parlano di bassi indici di criminalità e violenza e, anche nelle grandi città, è possibile passeggiare tranquillamente, anche la sera –conferma Catia Ballotta–. Una delle caratteristiche per cui si meravigliano molti viaggiatori è la generale mancanza di inferriate alle porte e alle finestre delle abitazioni: la gente vive con un senso di sicurezza generale»

Fermata la sclerosi multipla resettando il sistema immunitario

Un trattamento sperimentale, che resetta e rigenera il sistema immunitario, può fermare lo sviluppo della sclerosi multipla, secondo un nuovo piccolo studio, condotto da alcuni scienziati in Canada.

I primi risultati dello studio, fatto su 24 pazienti con forma recidivante della patologia, danno buone speranze, sulla possibilità di bloccare la progressione della malattia e la regressione dei sintomi in alcuni casi.

Il sistema, in fase di sperimentazione prevede una chemioterapia per sopprimere il sistema immunitario e l’iniezione successiva di cellule staminali, prelevate dagli stessi pazienti.

Questo metodo è chiamato trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe e mira a rimuovere le cellule immunitarie responsabili della malattia e a resettare il sistema immunitario.

Nel nuovo studio, i ricercatori hanno coinvolto 24 pazienti, di 18-50 anni, con una prognosi di malattia in costante peggioramento e con disabilità.

I risultati dello studio descritti dai ricercatori sulla rivista medica ‘The Lancet’, dicono che tutti loro hanno sperimentato la remissione della loro patologia dopo il trattamento radicale.

Nel 70% dei casi la malattia si è fermata, più di uno su tre (il 35%) ha mostrato un miglioramento dei sintomi, come perdita della vista, debolezza muscolare e problemi di equilibrio.

Tutti loro hanno mostrato anche una riduzione dell’atrofia cerebrale, alcuni sono stati in grado di tornare al lavoro o a scuola, hanno riacquistato la capacità di guidare o si sono sposati e hanno avuto figli.

Tuttavia, un paziente è morto per insufficienza epatica a causa del trattamento, mentre un altro è stato ricoverato in terapia intensiva a causa di alcune complicazioni al fegato. Tutti i pazienti hanno avuto febbre spesso accompagnata da infezioni.

Dato che il trattamento può avere gravi effetti collaterali e rischi, dicono i ricercatori, non ci si deve illudere: esso è adatto solo per una piccola percentuale di pazienti con malattia molto attiva che sono nelle fasi iniziali.

La sclerosi multipla si verifica quando il sistema immunitario attacca e distrugge la mielina che circonda i nervi.

Questa sostanza è essenziale per la comunicazione delle cellule nervose. Se danneggiata, la comunicazione viene interrotta e insorgono i sintomi caratteristici della malattia, che si manifestano con la debolezza in uno o più arti, con disturbi della vista in un occhio, parestesie, diplopia, ecc..

Attacco informatico all’Università di Calgary. Pagati circa 14.000 euro per riavere i dati

L’università canadese di Calgary è stata colpita da un ransomware che ha paralizzato una parte del suo sistema informatico e ha preso in ostaggio alcuni dati, tra cui il lavoro dei ricercatori.

Lo ha rivelato la stessa università in una dichiarazione in cui ha asserito di essere stata vittima di un ransowmare e che alcuni dei suoi dati informatici erano stati crittografati.

L’università ha detto di aver accettato di pagare 20.000 dollari canadesi, circa 14.000 euro, per cercare di riottenere l’accesso a tutti i suoi file.

l ransomware sono malware di nuovo genere, che si installano crittografando i dati memorizzati sui dischi rigidi delle vittime. La chiave utilizzata per crittografare i file è nota solo all’attaccante, che richiede un pagamento per inviarla.

I sistemi di attacco, di solito, avvengono attraverso la rete anonima Tor e i pagamenti sono Bitcoin, entrambe cose che rendono molto difficile individuare i pirati.

L’ultima cosa che vogliamo è quella di perdere il lavoro di una vita di qualcuno, ha detto l’Università.

L’attacco ha avuto luogo circa dieci giorni fa e l’Università per recuperare i dati di accesso prima aveva provato a decriptare con mezzi propri, riuscendo a ripristinare l’accesso alle email, probabilmente attraverso un backup. Ma, poi, ha dovuto pagare il riscatto richiesto, senza alcuna garanzia di successo.

Essa adesso ha comunque ottenuto la chiave attraverso il pagamento, ma il processo di decrittografia richiede tempo e deve essere fatto con cura, dice l’Università.

È importante notare che le chiavi di decrittografia non ripristinano automaticamente tutti i sistemi né garantiscono il ripristino dei dati. Molto lavoro resta da fare per garantire che i sistemi interessati siano nuovamente operativi, e questa procedura richiede tempo.

La paura dell’Università è quella di poter aver perso il lavoro dei suoi ricercatori.

Da vario tempo, individui, imprese, governi e persino ospedali, sono stati vittime dela cybercrimilatà.

Amnesia: dopo 30 anni ricorda chi era

Un canadese scomparso da 30 anni, improvvisamente, ha recuperato la sua memoria e la sua identità ed è in procinto di riunirsi con a sua famiglia che lo credeva morto.

Edgar Latulip era scomparso nel 1986 all’età di 21, era scappato da una struttura per persone con problemi psichici dove si trovava dopo un tentativo di suicidio.

Dopo una caduta e aver avuto una ferita alla testa, aveva avuto un’amnesia e si era creato una nuova identità.

L’uomo un po’ ritardato e con idee suicide era scomparso nel settembre del 1986 a Kitchener, nell’Ontario del sud, dove risiedeva.

La famiglia non pensava che fosse ancora vivo, invece viveva con un’altra identità, a 130 chilometri da Kitchener.

Poi, improvvisamente l’uomo, dopo trent’anni, ha avuto un flash e ha ricordato che il suo vero nome potesse essere Latulip, mentre riempiva dei documenti legali con un assistente sociale.

L’assistente sociale ha quindi cercato su Google il suo nome, scoprendo della sua scomparsa.

Il test del DNA ha quindi confermato che si trattava proprio di Edgar Latulip.

La madre dell’uomo, Silvia Wilson, 76 anni, che ora sta a Ottawa, è stata contattata da un investigatore della polizia.

Adesso, Latulip Edgar e sua madre si incontreranno presto.