Caldo, come combattere la stanchezza estiva

Sonnolenza, senso di affaticamento e inappetenza: ecco gli effetti causati dalla “Natsubate”, la stanchezza estiva indagata dagli studiosi giapponesi che colpisce sempre più persone con l’aumento delle temperature. Secondo i nutrizionisti il segreto per superare questo problema è scegliere alimenti sani e nutrienti a tavola e a merenda: consigliati frutta fresca, verdure, yogurt e prodotti integrali come grissini e fette biscottate, ricchi di elementi fondamentali per vincere la spossatezza come magnesio, potassio, antiossidanti, calcio e carboidrati complessi.

 

Con l’aumento repentino delle temperature spossatezza, problemi di digestione e letargia hanno preso il sopravvento, condizioni che alimentano litigi in ufficio e lamentele sui social. La diagnosi arriva dal Giappone e prende il nome di “Natsubate”, termine che letteralmente significa “esaurimento estivo” e che nasce dall’unione delle parole giapponesi “natsu”, ovvero estate, e “bate”, ossia essere esausti: un concetto utilizzato dagli scienziati nipponici per indicare una condizione fisica di costante spossatezza causata dalla torrida estate che può portare inoltre a disidratazionecrampi colpi di calore. Niente paura, un rimedio esiste e secondo quanto dichiarato a The Japan Times da Keiko Kamachi, dietologo e professore di nutrizione presso la Kagawa Nutrition University di Tokyo, la chiave del benessere è racchiusa in una dieta corretta e in piccoli pasti che possano fornire la giusta dose di energie e nutrienti durante la giornata. Come riportato da Forbes e confermato da uno studio pubblicato dalla CNN, l’aggiunta di uno spuntino a metà mattina e a metà pomeriggio aiuta a soddisfare i fabbisogni energetici giornalieri. Inoltre, come emerge da una ricerca condotta dalla School of Psychology dell’Università di Cardiff, i benefici di questa dieta, che in Italia prende il nome di “regola dei cinque pasti”, produce effetti positivi non solo sul corpo ma anche sullo stato mentale, riducendo il rischio di ansia, depressione e stress emotivo. Quali sono quindi le caratteristiche dello spuntino estivo perfetto? Secondo il Washington Post fondamentale è pianificare i pasti a intervalli di almeno 3 ore, assumere alimenti ricchi di nutrienti come frutta e prodotti integrali e scegliere snack con un apporto calorico non superiore al 10% del fabbisogno giornaliero. Largo quindi a pane e grissini integrali ricchi di fibre, frutta idratante come anguria e melone, fonti di energia di rapido utilizzo, e yogurt freschi ricchi di proteine, vitamine e minerali. Banditi invece alcolcaffèinsaccati, cibi ricchi di sale o in salamoia. È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication per Vitavigor, storico marchio dei Grissini di Milano, su oltre 50 testate internazionali coinvolgendo inoltre un panel di esperti nutrizionisti per scoprire le migliori abitudini alimentari da adottare in estate. “Uno snack sano, leggero è fondamentale durante la stagione estiva quando adulti e bambini necessitano di maggiori energie per battere la stanchezza – afferma Federica Bigiogera, marketing manager di Vitavigor – Per questo motivo abbiamo voluto creare i Vitastick, una linea specifica di grissini e snack per i più piccoli, composta da Vitastick Mini, leggeri mini snack privi di grassi idrogenati, OGM e conservanti chimici, e i Vitastick Integrali, grissini croccanti, gustosi e ricchi di fibre che restituiscono energia e garantiscono maggiore leggerezza”.

Stanchezza, sonnolenza e difficoltà a concentrarsi sono solo alcuni dei problemi causati dall’afa, e sono in particolare i più piccoli a soffrire. Durante l’estate infatti i bambini tendono ad aumentare il dispendio di energie pur dimostrando un minor appetito rendendo la merenda, buona abitudine imparata a scuola, un pasto fondamentale. La stessa regola vale anche per gli adulti e in particolare per i lavoratori che per mancanza di tempo, come riporta Forbes, tendono a saltare i pasti, a mangiare senza alzarsi dalla scrivania e ad abbuffarsi di zuccheri e caffeina ignorando che benessere e successo professionale dipendono anche da una corretta alimentazione.“Due spuntini al giorno sono un aiuto fondamentale sia per grandi sia per piccini, purché non rappresentino più del 5-10% del fabbisogno calorico giornaliero – spiega la dott.ssa Valentina Schirò, biologa nutrizionista e specialista in Scienza dell’Alimentazione – Per entrambe le età la caratteristica essenziale è che la merenda estiva sia idratante, remineralizzante, dissetante ed energetica, così da poter sostenere l’organismo e mantenerlo in uno stato di buona salute”. I bambini tuttavia richiedono una maggiore attenzione nella scelta degli snack: “Per i piccoli la merenda deve avere anche un ruolo educativo – sottolinea il dott. Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista presso l’Università Campus Biomedico di Roma – Quindi vanno bene ogni tanto i gelati, ma solo se vengono alternati o associati alla frutta fresca e al latte”. Concorde la dott.ssa Paola Chiari, dietista a Cremona, che aggiunge: “Il segreto per rimanere sani durante la stagione estiva è seguire un’alimentazione ben frazionata in pasti durante la giornata e qualitativamente sana che preveda l’utilizzo di molta acqua, sali minerali, vitamine e pigmenti”.

Come spiega il dott. Piretta, perché sia grandi sia piccini riescano a vincere l’effetto Natsubate, sono numerosi i nutrienti indispensabili all’organismo: “Quando le temperature aumentano il corpo necessita del glucosio per dare combustibile alle cellule, del potassio per garantire la corretta trasmissione degli impulsi nervosi, del calcio e del magnesio per favorire la concentrazione muscolare e togliere il senso di stanchezza. Ma il nutriente più importante rimane l’acqua, senza cui non possono verificarsi correttamente le reazioni chimiche cellulari e la pressione arteriosa rischia di scendere troppo”. Parere condiviso dalla Dott.ssa Schirò che aggiunge all’elenco anche icarboidrati complessi, necessari per donare energia e gli antiossidanti, fondamentali per contrastare l’azione dannosa dei radicali liberi che si formano in condizioni di stress. A questi nutrienti la dott.ssa Chiari associa anche l’importanza dell’azione di elettroliti come sodiopotassio e vitamine in grado di equilibrare il rapporto idratazione-sudorazione.

Gli snack da intervallare ai pasti devono quindi essere scelti con cura per garantire l’assunzione di tutti i micro e macronutrienti necessari. “La soluzione ideale è scegliere frutta, prodotti integrali e infusi, cibi freschi e leggeri che non richiedono lunghi tempi di digestione e preparazione – afferma la dott.ssa Schirò – Consiglio di evitare cibi e alimenti zuccherati, grassi e alimenti ad alto contenuti di sale come patatine e cibi in salamoia”. Dello stesso parere è anche il dott. Piretta: “In tavola così come a merenda non possono mai mancare grissini e fette biscottate, latte, melone, frutti di bosco, pesche, albicocche, banane, pomodori, zucchine, noci, mandorle e un po’ di cioccolato e biscotti se non si soffre di obesità o diabete. Di fondamentale importanza è evitare diete drastiche in vista della prova costume e non cadere nella monotonia della dieta”. Ma non è tutto, per la dott.ssa Chiari “Andrebbero evitati gli alimenti che svolgono un effetto-spugna sull’organismo, ovvero quelli che disidratano assorbendo acqua, come caffè, cibi raffinati alcolici”.

 

Ecco infine i 10 consigli degli esperti per battere la stanchezza estiva a tavola e a merenda:

  1. MAI SALTARE I PASTI: il corpo ha bisogno di energie, soprattutto d’estate quando caldo e afa portano adulti e bambini a spenderne di più.
  2. DUE SPUNTINI AL GIORNO TOLGONO LA STANCHEZZA DI TORNO: colazione, pranzo e cena devono essere integrati da due snack per soddisfare il fabbisogno energetico e assimilare più nutrienti.
  3. RICARICATI OGNI TRE ORE: i pasti, snack inclusi, devono essere intervallati da pause di almeno tre ore per mantenere stabili i livelli di zuccheri nel sangue ed evitare attacchi di fame.
  4. OCCHIO ALLE CALORIE: snack con un apporto calorico superiore al 10% del fabbisogno giornaliero possono peggiorare la salute in particolare dei bambini esponendoli al rischio di obesità.
  5. GIUSTI NUTRIENTI, GIUSTA ENERGIA: nutrienti fondamentali per non esaurire le energie durante l’estate sono in particolare glucosio, potassio, calcio, magnesio, carboidrati complessi e antiossidanti.
  6. TANTA ACQUA È L’ABC: restare idratati è essenziale per assicurarsi che le reazioni chimiche cellulari avvengano correttamente e che la pressione arteriosa non scenda troppo.
  7. LEGGEREZZA È LA PAROLA D’ORDINE: in tavola e a merenda non devono mai mancare prodotti freschi e di facile digeribilità come frutta, infusi, latte, verdura, noci e mandorle.
  8. LARGO AI PRODOTTI INTEGRALI: comprare alimenti integrali come grissini e fette biscottate ricchi di fibre e di carboidrati complessi.
  9. RESISTI ALLE TENTAZIONI: alimenti grassi, zuccherati o eccessivamente salati e bevande alcoliche favoriscono la disidratazione e rallentano la digestione.
  10. SPAZIO ALLA FANTASIA:diversificare la dieta includendo una vasta gamma degli alimenti ed evitando così di ricadere nella monotonia.

Anziani in estate: disidratazione, fratture, solitudine

L’estate per molti significa stacco, occasione di vacanze e di riposo alla ricerca di benessere. Per gli anziani, invece, è periodo di cambiamenti dovuti alle partenze e al rischio di sentirsi soli e isolati o abbandonati. Traumi, disidratazione e scarsa aderenza alle terapie farmacologiche sono i pericoli più comuni. Basterebbe guardare i dati dei mesi più caldi del 2015 quando, a causa delle temperature estreme, si è registrato un eccesso di mortalità di anziani, provocando una leggera, ma comunque importante, flessione sull’aspettativa di vita dell’ intero 2015. Dati che, fortunatamente, sono leggermente rientrati nel corso degli anni a seguire. Ma cosa ci aspetterà nel 2019 non ci è ancora dato di saperlo. Tuttavia ci sono dei rischi che non occorre sottovalutare.

I DATI ISTAT – Italia in “recessione demografica”- Il nostro è un paese di vecchi, secondo al mondo per longevità soltanto al Giappone. Si contano, infatti, oltre 15mila persone sopra i 100 anni. All’inizio del 2019 gli italiani con più di 85 anni, invece, sono 2,2 milioni, il 3,6% del totale della popolazione residente (15,6% della popolazione di 65 anni e oltre). Siamo sempre di meno e sempre più vecchi. Calano le nascite, anche perché, complice l’assenza di un lavoro stabile, sono pochi i giovani che lasciano la famiglia di origine e decidono di sposarsi facendo figli. Aumentano i decessi ma non il numero delle vedove, superato dalle anziane coniugate grazie all’aumento di sopravvivenza degli uomini. Dal 2015 i residenti nel nostro Paese sono in diminuzione: 60,4 milioni al primo gennaio di quest’anno, oltre 400mila in meno rispetto al primo gennaio di quattro anni fa. Un “declino demografico” che si spiega con un’ evidente riduzione delle nascite (439mila bambini iscritti all’anagrafe lo scorso anno, ben 140mila in meno rispetto al 2008) a fronte di un aumento dei decessi (633mila nel 2018, circa 50mila in più di 11 anni fa).

I RISCHI DELL’ESTATE – Per i soggetti malati anziani sono due i principali ordini di rischi durante i mesi estivi. Il primo è legato al clima, alle temperature estreme. Il caldo e l’afa, infatti, possono essere pericolosi, anche mortali, per la salute degli anziani. Non è un caso che durante l’estate possa osservarsi un aumento della mortalità rispetto alle stagioni più miti, soprattutto tra i soggetti più fragili. Il secondo possibile rischio, invece, è strettamente legato alla possibile alterazione, durante i periodi di ferie, della qualità e dell’ intensità dell’ assistenza, di solito garantita da familiari, badanti e organizzazioni di assistenza domiciliare. Una diminuita sorveglianza e assistenza si traducono, per esempio, in un maggior rischio di cadute, ma anche in un diminuito controllo della corretta assunzione di farmaci, alimenti e liquidi, oppure infine in una ritardata identificazione di peggioramenti acuti di malattie.

“Mentre nei mesi invernali – sottolinea Filippo Fimognari, Presidente SIGOT, Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio e Direttore della Geriatria dell’ Azienda Ospedaliera di Cosenza – notiamo che tra gli anziani prevalgono gli accessi in Ospedale per patologie infettive respiratorie acute (in parte legate all’ epidemia influenzale stagionale), che poi possono a loro volta determinare scompensi “a cascata” di altri organi, nei mesi estivi vi è un aumento di ricoveri dovuti a disidratazione: la perdita di liquidi e di acqua può avere gravi ripercussioni sullo stato di salute degli anziani fragili.

CADUTE E FRATTURE DEL FEMORE – Le cadute, come già accennato, rappresentano una vera e propria sindrome geriatrica, perché l’ “evento caduta” è sempre l’ effetto finale di una serie di modificazioni organiche che precedono di molto la caduta in sé. Occorre sempre la massima attenzione, quindi, nell’ identificazione precoce di questi segni di decadimento delle capacità funzionali.

“Le conseguenze più ricorrenti – spiega Amedeo Zurlo, Direttore della Geriatria dell’Ospedale Universitario di Ferrara – sono le fratture ossee, che costituiscono un problema spesso trascurato, sia in ambito clinico che in termini di percezione da parte dell’ opinione pubblica. Le più comuni, nonché in aumento a causa di polimorbidità e fragilità, sono quelle di femore: in Italia se ne contano più di 120mila l’anno, l’80% di queste a carico di ultra75enni. A distanza di 1 anno dalla frattura questi incidenti possono determinare la morte nel 20-30% dei casi, e una grave disabilità nel 40%. A tal proposito noi Geriatri proponiamo l’ Ortogeriatria, una metodologia che è in grado di prendere in carico il paziente dal suo ingresso in Ospedale sino al recupero funzionale, attraverso un’attività di integrazione multidisciplinare del Geriatra con l’Ortopedico e con le altre figure specialistiche interessate, come Anestesista, Fisiatra, Fisioterapista e Infermiere”.

IL RUOLO DELL’OSPEDALE – L’Ospedale si conferma luogo di soccorso per tutti gli anziani, soprattutto d’estate. “I pazienti anziani – aggiunge Fimognari – hanno spesso quadri clinici acuti, gravi e complessi che possono essere curati al meglio solo in Ospedali moderni e ben attrezzati. Inoltre, gli anziani spesso cercano nel nostro personale e nelle nostre strutture conforto e sicurezza. Questo vale in tutti periodi dell’anno, ma è evidente che in una fase dell’anno in cui tutto chiude, o comunque va a rilento, l’Ospedale, sempre aperto, diviene il punto di riferimento più immediato per la salute di tutti. Superato l’ evento acuto, d’ estate diventa ancora più difficile per l’ Ospedale dimettere anziani stabilizzati ma ancora bisognosi di cure a lungo termine. Questo a causa dell’ insufficiente sviluppo, soprattutto nelle Regioni del Sud, dell’ assistenza “territoriale”, che d’ estate mostra ancora di più i suoi limiti ricettivi”.

LA SOLITUDINE DEI SOGGETTI FRAGILI – Un altro fenomeno che deve essere ricordato è quello della solitudine, che può interessare tutti gli anziani, indipendentemente dal loro stato di salute. Durante l’ estate, inoltre, l’ assistenza agli anziani non autosufficienti può essere compromessa da periodi di discontinuità o dalla rotazione di personale imposta dalle ferie. Da un lato, questo può peggiorare lo stato di salute e le condizioni psicologiche degli anziani malati e disabili. Dall’ altro, possono osservarsi più frequentemente i cosiddetti “ricoveri ospedalieri sociali” o di “sollievo”: in alcuni casi, infatti, la famiglia ritiene di non poter più sostenere l’ enorme carico assistenziale imposto dall’ anziano disabile, e chiede – anche senza una vera ragione medica – l’intervento del Sistema Sanitario Nazionale e, quindi, del Pronto Soccorso.

Cosa mangiare per contrastare il grande caldo

Un po’ di peperoncino piccante nelle pietanze, del curry e una zuppa possono aiutare a rinfrescarsi durante le ondate di calore estive, anche se può sembrare strano.

La capsaicina del peperoncino contenuta nel cibo invia il segnale al cervello che il corpo è surriscaldato, il che induce l’organismo a sudare di più per rinfrescarlo.

Anche consumare anguria e curcuma, riducendo i carboidrati e le proteine serve per combattere il caldo.

Il nutrizionista Daniel O’Shaughnessy ha collaborato con JustEat, un’azienda di distribuzione online, per compilare la lista dei migliori alimenti da mangiare o da evitare per rinfrescarsi.

E’ emerso, tra le altre cose, che i potenti effetti anti-infiammatori della curcuma rendono le pietanze buone per contrastare il caldo.

La curcumina, che è l’ingrediente attivo della spezia, aiuta a promuovere una buona circolazione, aiutando ad accelerare il flusso sanguigno e a raffreddare il corpo.

O’Shaughnessy dice che le cipolle sono la prima scelta per il trattamento dei colpi di calore.

Tra le altre cose, è bene consumare qualcosa con un po’ di menta, che dà una sensazione di raffreddamento, o degli spinaci, che contengono le vitamine e i minerali necessari per mantenere la pressione sanguigna sotto controllo e avere la pelle fresca.

Il latte di cocco, pure, ha importanti nutrienti per sostenere l’idratazione, prevenire la spossatezza e dolori muscolari nella stagione calda.

L’anguria, che ha un alto contenuto di acqua, contiene anche la citrullina, un amminoacido che rilassa e aiuta a dilatare i vasi sanguigni, portando più sangue a circolare meglio e a raffreddare il corpo.

Ma ci sono alcuni cibi da evitare, O’Shaughnessy consiglia di ridurre i cibi ricchi di carboidrati, come riso e cereali integrali, e i cibi ricchi di proteine ​​come la carne.

La carne è abbastanza difficile da digerire e il processo di digestione crea calore (termogenesi) e può far sentire accaldati.

Optare per i piatti a base vegetale può essere una buona scelta in quanto è necessaria meno energia per digerire i piatti vegetariani, rispetto alla carne.

Decine di migliaia di suicidi in più con riscaldamento globale

Un pianeta più caldo potrebbe portare a decine di migliaia di suicidi in più, entro il 2050, negli Stati Uniti e in Messico, a meno che il riscaldamento globale non venga frenato, secondo un nuovo studio fatto nella Stanford University.

I ricercatori hanno esaminato decenni di dati sulla temperatura, alcuni risalenti agli anni ’60, valutando i tassi di suicidio nelle contee degli Stati Uniti e nei comuni messicani, scoprendo che il clima più caldo era legato all’aumento delle morti per suicidio.

“Le temperature più calde non sono chiaramente l’unico, né il più importante fattore di rischio per il suicidio”, ha detto in una dichiarazione l’autore principale dello studio, Marshall Burke, un economista della Stanford University, “Ma i nostri risultati suggeriscono che il riscaldamento può avere un impatto sorprendentemente ampio sul rischio di suicidio e questo è importante sia per la nostra comprensione della salute mentale che per quello che dovremmo aspettarci dal momento che le temperature continuano a scaldarsi”.

Secondo l’analisi fatta in questo nuovo studio, l’aumento di 1 grado Celsius (1,8 gradi Fahrenheit) della temperatura media mensile, ha portato ad un aumento dello 0,7% dei tassi di suicidio, negli Stati Uniti, e del 2,1%, in Messico.

Il documento, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, ha anche analizzato il linguaggio utilizzato in oltre mezzo miliardo di post su Twitter e ha rilevato che i tassi di suicidio e il linguaggio depressivo aumentano durante la stagione calda.

Lo studio ha previsto che se il riscaldamento globale non sarà limitato entro il 2050, potrebbero esserci almeno altri 21.000 suicidi nei due paesi, da soli.

Caldo e inquinamento: 5 consigli per i soggetti a rischi

Caldo e inquinamento sono due aspetti diversi del problema salute, ma possono avere effetti sinergici. Basti pensare che l’alta temperatura, di per sé, abbatte le performance di un individuo normale mediamente del 20%. Ma tale percentuale aumenta, sino anche a triplicarsi, nei casi di soggetti più fragili: pazienti respiratori, cardiopatici o con patologie invalidanti. Questi, durante i periodi più caldi, si trovano in serie difficoltà nello svolgere qualsiasi tipo di attività, anche quelle relative alla vita di tutti i giorni.

I soggetti più esposti a rischio sono gli asmatici, i broncopneumopatici cronici, i pazienti cardiaci, i diabetici, gli insufficienti renali, i neoplastici, perché già fortemente limitati dalle loro patologie di base.

Se consideriamo anche i fattori inquinanti, il problema aumenta esponenzialmente. Questo perché le temperature ambientali elevate svolgono effetti sinergici con i biossidi di azoto e l’ozono, provocando infiammazione e ostruzione delle vie aeree già nei soggetti normali, ma ancor più in quelli con patologie croniche delle vie aeree. Ad esempio, le vie aeree di un bambino sano che svolge attività sportiva, magari intensa, durante le ore più calde della giornata, sono sottoposte ad un insulto importante dovute alla presenza di ozono, fattore, come prima accennato, ad elevata attività infiammatoria. Più l’attività motoria è intensa, più aumenta la ventilazione polmonare (per far fronte alla richiesta energetica), e quindi più aumenta la quantità di ozono respirata. Se si tratta di u n bimbo o un ragazzo asmatico, l’effetto può farsi veramente pesante, fino allo scatenante di crisi d’asma.

 

Cinque consigli del Prof. Roberto Dal Negro, pneumologo e responsabile Cesfar, possono combattere il caldo senza compromettere la salute e sono i seguenti:

1) Evitare le attività ad elevato dispendio energetico nelle ore più calde della giornata. Preferire la mattina presto o il tardo pomeriggio, evitando accuratamente la fascia oraria 12-15. Un discorso che deve essere valido per tutti, ma soprattutto per i soggetti più fragili, come bambini, donne in gravidanza,anziano e portatori di patologie respiratorie, cardiache o debilitanti in genere. Ozono e caldo, infatti, possono essere un’accoppiata molto pericolosa.

2) Bere molto, almeno un paio di litri al giorno. Si consideri, però, anche il livello di sudorazione e lo sforzo quotidiano.

3) Mangiare cose leggere, sia a pranzo che a cena. Ogni volta che uno si appesantisce, infatti, aumenta la richiesta energetic e quindi la fatica. Attenzione, quindi, sia alla quantità che alla tipologia di ciò che mandiamo: meglio frutta e verdura. Da evitare anche le bevande ricche di zuccheri e alcoolici

4) Massima attenzione nell’aderenza alla terapia di base, qualora si tratti di soggetti a rischio.

5) Attenzione alle vacanze nelle località marine, montane, lacustri, ecc. più rinomate, perché di solito queste risultano le più inquinate da traffico veicolare e inquinanti ambientali. In generale, nessuna di queste scelte vacanziere è dotata di un potere terapeutico intrinseco. I pazienti respiratori o cardio-respiratori possono villeggiare ovunque. Debbono fare esercizio fisico, ma proporzionato alla loro condizione patologica. Muoversi è importante, ma è altrettanto importante proporzionare lo sforzo alla propria realtà. Quindi, evitare escursioni di cui non si conosce la difficoltà e, comunque, rallentare o fermarsi quando insorge una dispnea evidente. Quindi, libertà di scelta, ma la scelta deve essere razionale e consapevole.

Influenza: picco a metà gennaio

E’ in arrivo il picco influenzale previsto dagli specialisti: negli ultimi giorni sino al 31 Dicembre sono state colpite in Italia oltre 673mila persone registrate, per un totale di oltre 2 milioni di italiani interessati dall’inizio dell’epidemia. Lo sottolineano gli specialisti della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMITSono soprattutto i bambini i più colpiti, tra i 5 e i 14 anni. Le regioni con più casi sono Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Calabria.

“Il picco quest’anno evidenziato dalla metà di gennaio è in linea con le previsioni – rileva il Prof. Massimo Galli – Presidente della SIMIT –  Lo scorso anno il picco fu registrato nel mese di dicembre, proprio sotto le festività natalizie. Il fatto che vengano colpiti i bambini suggerisce che i ceppi implicati quest’anno trovino nella popolazione infantile un particolare contesto di suscettibilità. Tuttavia – conclude Galli – sulla base dei risultati virologici, sarà possibile evidenziare se vi dovesse essere una ripresa dei casi dovuti a H1N1 come all’inizio dell’epidemia del 2009”.

I DATI DELL’ISS – Nell’ultima settimana dell’anno un brusco aumento del numero di casi in tutte le classi di età. A quanto riporta il costante monitoraggio dell’ISS il livello di incidenza in Italia è pari a 11,11 casi per mille assistiti. La fascia di età maggiormente colpita è quella dei bambini al di sotto dei cinque anni in cui si osserva un’incidenza pari a circa 29,2 casi per mille assistiti e quella tra 5 e 14 anni pari a 19,0. Un brusco aumento anche negli anziani in cui l’incidenza è pari a 6,3 casi per mille assistiti.  Il numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 673.000, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 2.168.000 casi. In tutte le Regioni italiane il livello di incidenza è pari o superiore a dieci casi per mille assistiti tranne in Friuli V.G., Veneto, P.A. di Bolzano e Val d’Aosta in cui si mantiene a circa quattro casi per mille assistiti.

LA CURA E LA PREVENZIONE – “E’ essenziale rimanere a riposo e al caldo, bere bevande calde, usare antiinfiammatori e antipiretici. Come abbiamo potuto sottolineare anche nella campagna di sensibilizzazione promossa dalla SIMIT con il Patrocinio del Ministero della Salute sulle reti tv e radio, social e web della Rai grazie al Segretariato Sociale sino  a poco prima di Natale, è da auspicare un uso consapevole degli antibiotici, solo nei casi di complicanze batteriche. In genere vanno evitati gli antibiotici, poiché si tratta di una forma virale che può essere curata con terapia sintomatica – dichiara il Prof. Claudio Mastroianni, Segretario SIMIT e Direttore della U.O.C. Policlinico Umberto I – Malattie infettive, Università La Sapienza Roma.

“Prevediamo nelle prossime settimane, intorno a metà gennaio, un ulteriore aumento di casi, ma la rete infettivologica è pronta assieme a ISS Simit e specialisti su tutto il territorio.. È ancora consigliato l’uso del vaccino antiinfluenzale, la principale arma a nostra disposizione contro l’influenza. E ricordiamolo – conclude Mastroianni –  non si tratta di una malattia banale, soprattutto quando colpisce persone a rischio, come anziani, soggetti immunodepressi, bambini e donne in gravidanza”.

I RISCHI SINO A FEBBRAIO MA MANTENERE ALTA LA GUARDIA – L’influenza non si esaurirà prima di fine febbraio. A marzo e aprile, invece, potrebbero giungere da noi altre forme virali respiratorie che possono causare sindromi simil-influenzali. A rischio saranno ancora gli anziani, con comorbidità che possono andare incontro a complicanze polmonari e cardiache. È importante che questi pazienti vengano costantemente monitorati dal medico di base. Non è consigliato il ricovero se non in presenza di complicanze particolari.