Anche il bere poco è nocivo

Anche il bere poco aumenta la pressione sanguigna e le probabilità di avere un ictus, secondo un ampio studio pubblicato su The Lancet.

Il nuovo lavoro contrasta le precedenti affermazioni secondo cui uno o due bicchieri di vino o birra al giorno possono essere protettivi.

Per giungere a queste conclusioni dei ricercatori britannici e cinesi hanno seguito 500.000 cinesi per 10 anni.

I ricercatori, dell’Università di Oxford, dell’Università di Pechino e dell’Accademia cinese delle scienze mediche, hanno rilevato che bere una o due bevande alcoliche ogni giorno aumenta il rischio di ictus del 10-15%, mentre bere quattro drink al giorno aumenta il rischio di avere un ictus del 35%.

Ai fini dello studio, per un drink è stato inteso un piccolo bicchiere di vino o una bottiglietta / lattina di birra.

Lo studio, inoltre, non ha rilevato alcuna prova che bere in modo leggero o moderato abbia un effetto protettivo, riducendo il rischio di ictus.

Mal d’Alcol: un progetto per le scuole medie superiori

Il progetto per le scuole medie superiori sulla informazione e prevenzione dei danni da abuso di alcol nei giovani, nato dalla collaborazione tra il professor Luigi Rainero Fassati e CRM – editore di Moto.it e Automoto.it.

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I dati sui danni provocati dall’alcol sono preoccupanti e in continuo aumento ed è necessario sensibilizzare soprattutto i giovani su questo importante argomento.

Luigi Rainero Fassati, Professore Ordinario di chirurgia f.r. all’Università Statale di Milano che per molti anni ha diretto il Dipartimento di Chirurgia Generale e dei Trapianti del Policlinico di Milano, da anni incontra i ragazzi delle scuole medie superiori, portando casi concreti e raccontando la sua esperienza sul campo. Dall’anno scolastico 2017/18 CRM – con i due portali Moto.it e Automoto.it – ha deciso di affiancare e supportare il professor Fassati nella sua opera di divulgazione dei danni provocati dall’alcol e di come fare per evitarli e prevenirli.

 

Lo scenario

 

Secondo il rapporto del 2009 European status report on road safety. Towards safer roads and healthier transport dell’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno in Europa muoiono di incidenti stradali circa 120 mila persone e 2,4 milioni rimangono infortunate. Di questi incidenti, secondo l’Osservatorio nazionale alcol, uno su quattro è correlato all’alcol e per l’Oms sono la prima causa di decesso tra i giovani tra i 15 e i 19 anni e la seconda per i ragazzi da 10 a 14 anni e da 20 a 24 anni.

 

Dati allarmanti confermati dal sistema di sorveglianza Passi che tra il 2012 e il 2015 ha rilevato che oltre l’8% dei conducenti ha guidato sotto l’effetto dell’alcol negli ultimi 30 giorni, e altre 6 persone su 100 sono state trasportate da un conducente che guidava sotto l’effetto dell’alcol. Anche se la quota di giovanissimi alla guida sotto l’effetto dell’alcol è leggermente più bassa che nel resto della popolazione, risulta preoccupante perché il 6% dei ragazzi tra i 18 e 21 dichiara consapevolmente di aver guidato dopo aver bevuto e, come riporta l’Osservatorio nazionale alcol, la guida sotto l’influsso di alcol e droghe rappresenta il problema numero uno (61,6%) per i giovani tra i 18 e i 29 anni, seguito dall’eccesso di velocità (57%).

 

Il progetto

 

Il Professor Fassati nel 1983 ha eseguito il primo trapianto di fegato all’ospedale Policlinico di Milano, dando il via al programma di trapianti di fegato che ha raggiunto la quota di 1500 interventi con sopravvivenza attorno all’80%. Molti di questi trapianti epatici sono stati fatti per cirrosi alcolica, ossia un’alterazione irreversibile e mortale del fegato per abuso di alcol.

 

Nel 2007 ha pubblicato per Salani il libro “Mal d’alcol” e da allora ha avviato il progetto omonimo con le scuole, incontrando nel corso degli anni più di cinquantamila studenti. Dal settembre 2017 l’editore CRM ha deciso di supportare questo importante progetto, promuovendone la divulgazione attraverso i suoi due portali Moto.it e Automoto.it e i canali social connessi. Moto.it è la prima testata nel ranking mondiale dei siti moto editoriali e, insieme a Automoto.it, costituisce uno dei primi network di riferimento nel settore automotive in Italia. Un mezzo di divulgazione molto potente che ha messo a disposizione del progetto Mal d’Alcol il suo team editoriale e la divisione di produzione video, condividendo i contenuti e contributi realizzati su Automoto.it e sul canale You Tube connesso, che nell’anno appena trascorso ha registrato più di 50 milioni di visualizzazioni.

 

Da vecchio professore sono convinto che l’informazione vale molto di più del proibizionismo.” – afferma Fassati – “Solo se con ragionamenti convincenti e con dimostrazioni inoppugnabili si riuscirà a convincere una persona che una certa condotta è sbagliata e dannosa, succederà che quella persona eviterà di cadere nell’errore, ma se ci si limiterà a proibire senza altre motivazioni, anziché ottenere il risultato sperato si rischierà di stimolare una voglia di ribellarsi all’ordine impartito e ad agire in senso opposto”.

 

Partendo da questo assunto si sviluppano gli incontri nelle scuole medie superiori della Lombardia del Professor Fassati in cui presenta – senza filtri – casi clinici di giovani che ha seguito in prima persona, mostrando attraverso immagini ed esempi concreti gli effetti devastanti dell’abuso di alcol nei ragazzi che, a differenza degli adulti, mancano dell’enzima capace di scindere la molecola tossica dell’etanolo. Non solo lezioni frontali, ma un’attività redazionale – che vede in prima linea giornalisti e influencer di Automoto.it e Moto.it – e di produzione video a cura di CRM, che superano quindi i confini regionali e che possono essere consultati in una sezione dedicata del sito www.automoto.it/maldalcole sul canale You Tubeche nel corso dell’anno si arricchiranno di contributi, confronti e commenti: da un’intervista del professor Fassati a un giovane che abusa abitualmente di alcol e a un medico anatomopatologo ex alcolista, alla ripresa di un incontro con i genitori, passando per un colloquio e confronto con un direttore di un centro per alcolisti anonimi e con uno psicologo specialista nelle patologie indotte dall’alcol, evidenziando le terapie e i risultati che si possono ottenere. Verrà data voce anche ad un produttore di bevande alcoliche, stimolando una riflessione sulla pubblicità ingannevole che viene fatta di questi prodotti, in cui chi beve diventa una sorta di simbolico modello da imitare.

 

Il progetto Mal d’Alcol si rivolge ai giovani, ma vuole parlare anche agli insegnanti, alle famiglie e a tutti colori che contribuiscono all’educazione dei ragazzi, portando esempi concreti, testimonianze e dando voce anche a contenuti a volte scomodi, ma che fanno riflettere, con l’obiettivo ambizioso, ma non impossibile, di diminuire attraverso l’educazione e l’informazione le morti, le invalidità permanenti e le lesioni traumatiche legate agli incidenti stradali per guida in stato di ubriachezza.

 

Gli spuntini salati fanno venire fame non sete

Un gruppo internazionale di ricercatori ha trovato che gli spuntini salati fanno venire fame non sete.

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno simulato una missione su Marte.

Due gruppi distinti di 10 soggetti maschili sono stati posti in un ambiente di cosmonauti, uno per 105 giorni, l’altro per 205. I due gruppi hanno avuti diete identiche ad eccezione dei livelli di sale. I risultati, pubblicati sul Journal of Clinical Investigation, dicono che una dieta salata ha portato i soggetti a bere di meno.

Evidentemente, dice lo studio, il sale innesca un meccanismo nei reni che li porta a trattenere acqua e a produrre urea, in un processo che consuma energia, causando fame, non sete.

In precedenza, gli scienziati pensavano che il sale catturasse le molecole di acqua nel corpo espellendole attraverso le urine e provocando la sete e che questo portasse le persone a bere di più. Questo studio ha scoperto, che il sale viene espulso attraverso la minzione, mentre l’acqua è rimandata indietro nel corpo.

Bere per non aiuta a dimenticare, anzi…

Bere per dimenticare è un’illusione. In effetti l’alcol non solo non cancella i brutti ricordi, ma li rafforza, secondo un nuovo studio, fatto dai ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora (Usa).

Sulla rivista Translational Psychiatry, in cui sono stati pubblicati i risultati dello studio, i ricercatori dicono che se si cerca di “annegare” i dispiaceri con l’alcol, più difficile diventa la cancellazione dalla memoria dell’esperienza traumatica.

L’alcol stimola la creazione sinapsi tra le cellule cerebrali, intensificando così i ricordi ed esacerbando la sensazione di paura.

“L’alcol altera la chimica del cervello e questo rende difficile sostituire con nuovi ricordi quelli traumatici”, hanno detto i ricercatori.

Un farmaco a breve termine e un a terapia comportamentale, permette, invece ai pazienti di dimenticare in modo corretto gli eventi traumatici.

Il recupero non significa dimenticare quello che è successo, ma imparare a non avere reazioni fisiche ed emotive acute quando l’esperienza è richiamata alla mente.

Gli esperti dicono che le persone con la sindrome di stress post-traumatico spesso si sentono depresse o addirittura spaventate. E’ perciò necessario superare questo stato che può aggravarsi  e dare luogo a patologie croniche.

 

Bere otto bicchieri di acqua al giorno non è sempre necessario

Dopo aver decifrato il meccanismo della sete, gli scienziati dicono che la raccomandazione di bere otto bicchieri di acqua al giorno è sbagliata e che bisogna invece ascoltare le esigenze del corpo. Se è bene rimanere idratati, non è bene sforzarsi di bere 1,5 litri di acqua.

A questa conclusione è giunto un nuovo studio australiano, pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), che smentisce il mito degli otto bicchieri di acqua al giorno.

I ricercatori australiani suggeriscono infatti che questa raccomandazione non è adatta a tutti  e mostrano che il cervello dice al corpo quando fermarsi per non rischiare un avvelenamento da acqua, chiamato anche iponatriemia.

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori della Monash University (Australia) hanno voluto decifrare il meccanismo della sete. E per questo, hanno analizzato il cervello, con la risonanza magnetica funzionale (fMRI), osservando il meccanismo cerebrale prima e durante l’idratazione.

Hanno trovato che le aree del cervello associate al piacere si attivano quando una persona beve per placare la sete. Tuttavia, sono le aree prefrontali dell’emisfero destro, che si accendono quando si beve forzatamente.

Bere regolarmente è comunque essenziale. È attraverso l’acqua che il corpo può svolgere le sue funzioni vitali (regolazione della temperatura corporea, assorbimento e trasporto dei nutrienti, lubrificazione delle articolazioni ecc). Inoltre il corpo è composto da 60% al 70% di acqua, a seconda della morfologia di ciascuno.

Quindi bere 1,5 litri di acqua al giorno è una raccomandazione generale, ma non deve essere applicata alla lettera. Il bisogno di acqua dipende da molti fattori quali l’ambiente, lo stile di vita, la morfologia di ciascuno, gli alimenti ingeriti. Chi fa uno sport, per esempio, avrà bisogno di più idratazione di una persona che si muove di meno e quando è caldo, il corpo richiede più acqua. Il segreto è sapersi ascoltare.

Bere troppo mette a rischio i polmoni

Bere molto alcool potrebbe aumentare il rischio di avere dei problemi ai polmone, secondo uno studio recente della Loyola University di Chicago.

“L’alcol sembra alteri il sano equilibrio nel polmone”, ha detto l’autore principale dello studio, Majid Afshar, che con il suo team ha analizzato i dati di più di 12.000 adulti americani.

I ricercatori hanno trovato che le persone che avevano bevuto più di un bicchiere al giorno, se donne, e due, se uomini, o che avevano praticato il binge drink (ossia avevano bevuto quattro o più drink se donne, cinque o più se uomini) almeno una volta al mese avevano meno ossido di azoto nel condensato del respiro, rispetto a coloro che non avevano bevuto.

Inoltre, i ricercatori hanno trovato che  più alcol avevano consumato coloro che avevano bevuto troppo, più basso era il livello di ossido nitrico.

L’ossido nitrico aiuta a proteggere i polmoni contro alcuni tipi di batteri nocivi, hanno spiegato i ricercatori.

Nei pazienti con asma, i livelli di ossido nitrico nel respiro esalato dà una buona indicazione dell’efficacia dei farmaci assunti. Bere troppo potrebbe complicare i risultati di tali prove, hanno detto i ricercatori.

Afshar ha precisato che sono necessarie ulteriori ricerche per saperne di più sull’interazione tra l’alcol e l’ossido di azoto nelle vie respiratorie.

Lo studio è stato il primo ad aver trovato un legame tra il bere eccessivamente e l’ossido nitrico, secondo i suoi autori.