Babywearing: torna il Salone dedicato al bambino e all’arte di portare in fascia

Dopo il successo della prima edizione torna presso i padiglioni della Fiera Millenaria di Gonzaga (MN) il Salone dedicato al Babywearing e al bambino. Sabato 1 e domenica 2 febbraio 2020 spazio non solo a fasce e marsupi di ogni tipo, ma anche a workshop informativi, incontri, laboratori per i piccoli accompagnatori e tanto altro. Tante proposte e appuntamenti pensati per unire bambini e genitori

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Albania, 9 mila bambini hanno bisogno di supporto vitale

 

Mentre in Albania proseguono le scosse a seguito del devastante terremoto di martedì scorso, sono 9 mila i bambini che, assieme alle loro famiglie, hanno bisogno di supporto vitale, con alcuni dei quali che a causa del sisma hanno perduto la loro casa.

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Bambino: febbre, dolore, enuresi, vitamina D…

Febbre e dolore, enuresi, prurito, vitamina D e veganesimo; ma anche infezioni respiratorie ricorrenti, corticosteroidi in età evolutiva, alimentazione e sport al centro dei lavori della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale

Entra nel vivo il XXXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale dal titolo “Rotte Sicure per Orizzonti di Salute”.

A Como fino a domenica 27 ottobre saranno affrontati i seguenti temi:

Otite

L’Otite Media Acuta (OMA) è una fra le patologie più frequenti in età pediatrica. Oltre il 60% dei bambini al di sotto dei 3 anni di vita presenta almeno un episodio e circa il 24% dei bambini ha almeno 3 episodi. Ancora oggi rappresenta una delle cause più frequenti di prescrizione di antibiotici in età pediatrica, raggiungendo, in alcune casistiche, il 25% del totale. In Paesi come

Stati Uniti, Svezia, Inghilterra, Francia e Spagna, la stesura delle linee guida ha permesso la riduzione fino al 12% delle prescrizioni antibiotiche inappropriate e un incremento del 58% della correttezza della prescrizione antibiotica in termini di molecola e dosaggio impiegati. In Italia è stato realizzato un aggiornamento della Linea Guida precedente coinvolgendo in un panel multidisclipinare pediatri di famiglia, pediatri ospedalieri, pediatri universitari, esperti di metodologia della ricerca, di pneumologia, di allergologia, di medicina di urgenza, di epidemiologia, di farmacologia, di microbiologia, oltre a infermieri e rappresentanti dei genitori e cittadini. La linea guida fornisce raccomandazioni per i bambini, altrimenti sani, di età >2 mesi di vita.

Corticosteroidi inalatori in età evolutiva: indagine sull’impiego dei CSI da parte dei Pediatri italiani nel trattamento delle patologie che interessano l’apparato respiratorio

Le malattie respiratorie allergiche sono un rilevante problema per la salute nella Popolazione pediatrica. I dati epidemiologici dimostrano che in Italia la prevalenza della rinite allergica, nella fascia di età 6-14 anni, è variabile dal 5 al 15% e dell’asma dal 9,3% nei bambini al 10,3% negli adolescenti, mentre la frequenza di asma severa è rispettivamente l’1,6% e il 2,3%. È stata realizzata una survey (su circa n. 9.000 questionari inviati hanno risposto 1.002 pediatri) che ha raccolto informazioni sulla scelta del trattamento farmacologico e sulla modalità di gestione delle patologie che richiedono l’uso dei corticosteroidi inalatori (CSI) da parte dei pediatri, in funzione di un documento di consenso (Consensus), condiviso dalle principali Società Scientifiche pediatriche italiane, di prossima realizzazione.

Diffusione dello sport in Italia e bene­fici per la salute

L’attività fi­sica regolare, opportunamente dosata in volume e frequenza, svolge una funzione bene­fica ad ampio raggio sulla salute fi­sica e mentale dell’uomo. L’esercizio ­fisico ha la capacità di svolgere una potente funzione preventiva su numerose patologie gravi e spesso croniche e mortali quali il diabete tipo 2, l’ictus, l’ipertensione, il cancro (e in particolare il cancro alla mammella e al colon), l’osteoporosi, le malattie neuro-degenerative (Alzheimer e Parkinson) la depressione e l’ansia patologica. Questa silenziosa azione protettiva si accompagna ad un significativo miglioramento della qualità di vita e del livello di autostima, ad un rallentamento dei processi di invecchiamento cellulare a livello muscolare e si associa ad una riduzione del rischio di declino cognitivo e di sviluppo di demenza.

La vitamina D nella seconda e terza infanzia

La vitamina D svolge un ruolo importante per la promozione della salute ossea durante tutta la vita, soprattutto durante l’età pediatrica, poiché contribuisce a regolare i processi di mineralizzazione ossea stimolando l’assorbimento intestinale di calcio e fosforo. SIP-SIPPS-FIMP hanno recentemente pubblicato la prima consensus italiana sulla vitamina D in età pediatrica. Secondo il documento la profi­lassi con vitamina D è raccomandata nei bambini con fattori di rischio di de­ficit di vitamina D. Nei bambini con ridotta esposizione solare durante l’estate si raccomanda la profi­lassi con vitamina D da novembre ad aprile, mentre in caso di fattori di rischio permanenti di de­ficit di vitamina D la profi­lassi con vitamina D è raccomandata per tutto l’anno. I soggetti obesi o in trattamento con farmaci interferenti con il metabolismo della vitamina D dovrebbero ricevere 2-3 volte i fabbisogni giornalieri di vitamina D raccomandati per l’età.

 

Le infezioni respiratorie ricorrenti

Le infezioni ricorrenti costituiscono un evidente problema in termini di costo socio-sanitario per la società e per la famiglia. Nei paesi occidentali, essendo la durata di un episodio acuto di infezione ricorrente (IRR) attorno ai 7-10 giorni, la spesa è piuttosto rilevante. I fattori di rischio sono ambientali e individuali: tra gli ambientali vi sono l’inquinamento atmosferico, le epidemie virali, la stagione fredda, l’esposizione al fumo di seconda o di terza mano. Tra quelle individuali la frequenza scolastica, l’atopia, la prematurità e l’avere patologie croniche. Si stima che almeno il 6% dei bambini italiani di età inferiore a 6 anni presenti IRR, con incidenza massima nei primi due anni di vita (fino al 25%). Tale percentuale diminuisce con l’aumentare dell’età del bambino e circa l’80% dei casi con IRR guarisce verso i 6-7 anni di vita senza conseguenze nel tempo. Diversi studi in bambini hanno evidenziato come l’assunzione del lisato batterico OM-85 sia stata in grado di ridurre la durata delle infezioni, migliorare l’outcome in casi di tonsillite cronica con minor necessità dell’intervento chirurgico, più rapido trattamento e risoluzione della rinosinusite acuta e cronica. L’impiego degli immunomodulanti, farmaci utilizzati per regolare le difese immunitarie (o modi­ficatori della reattività biologica, in letteratura anglosassone Biological Response Modi­ers), ha ricevuto negli ultimi anni un nuovo impulso a seguito del riconoscimento dei meccanismi che sottendono l’immunità. I modi­ficatori della reattività biologica includono, tra gli altri, molecole sintetiche, come, ad esempio, il pidotimod.

 

La Dermatite Atopica

La Dermatite Atopica (DA) è una malattia cutanea infi­ammatoria, ad evoluzione cronico-recidivante, il cui sintomo prevalente è il prurito. Insorge solitamente nei primi mesi di vita, nel 10-30% dei casi, frequentemente in bambini con familiarità per atopia (asma, eczema o rinocongiuntivite). La diagnosi è clinica e generalmente semplice. Il trattamento si basa principalmente sulla terapia topica, con indicazioni diverse in funzione del tipo di lesione. Si tratta spesso di medicazioni lunghe non sempre ben vissute da parte del bambino né dei genitori.

 

Il Progetto Nutripiatto

Negli ultimi decenni nei Paesi industrializzati si è verificato un aumento consistente dell’obesità, sia negli adulti che nei bambini, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha parlato di una “epidemia globale” silenziosa. Si stima che oltre il 60% dei bambini in sovrappeso prima della pubertà, lo sarà anche durante la fase iniziale dell’età adulta. In questo contesto si inserisce ’Nutripiatto’, piatto di dimensioni reali che, mostrando i vari gruppi alimentari del pranzo e della cena, vuole essere uno strumento utile per l’educazione alimentare dei bambini dai 4 ai 12 anni di età. Per dare un supporto ai genitori e agli assistenti per l’infanzia il piatto è accompagnato da una guida illustrativa che propone ricette gustose e salutari in linea con le indicazioni delle maggiori società scienti­fiche in ambito nutrizionale.

 

Febbre e dolore in età pediatrica

La febbre è un problema frequente nei bambini di ogni età e rappresenta il principale motivo di accesso al pronto soccorso in età pediatrica. La corretta gestione del bambino con febbre costituisce quindi un problema quotidiano per il pediatra. Recentemente la Società Italiana di Pediatria ha pubblicato le linea guida sulla febbre allo scopo di uniformare i comportamenti tra i medici e diffondere i corretti comportamenti anche tra i genitori e le famiglie. Secondo le linee guida la febbre andrebbe trattata coni farmaci antipiretici solo in presenza di malessere generale del bambino. La febbre favorisce un’efficace risposta contro le infezioni e per tale motivo non andrebbe trattata. Gli unici antipiretici raccomandati in età pediatrica sono paracetamolo e ibuprofene. Le dosi raccomandate sono per ibuprofene, 20-30 mg/kg/die suddivisa 3 volte al giorno a intervalli di 6-8 ore mentre per paracetamolo 40 mg/kg/die suddivisa 4 volte al giorno a intervalli di 4-6 ore.

 

Asilo nido pubblico solo per 1 bambino su 10

Le disuguaglianze tra i bambini, per quanto riguarda l’acquisizione di capacità e competenze, si formano già nei primissimi anni di vita, ben prima dell’ingresso a scuola. Non si tratta, tuttavia, di disuguaglianze inevitabili: frequentare l’asilo nido, così come trascorrere del tempo di qualità con i propri genitori, si dimostra un fattore determinante in grado di ridurre il gap. Eppure, in Italia, solo 1 bambino su 10 può accedere a un asilo nido pubblico, con picchi negativi che si registrano in regioni come Calabria e Campania, dove la copertura è pressoché assente e, rispettivamente, solo il 2,6% e il 3,6% dei bambini frequenta un nido pubblico. Uno scenario in cui le ripercussioni negative riguardano soprattutto i minori provenienti da famiglie economicamente svantaggiate e che hanno dunque maggiori difficoltà nell’accedere alla rete degli asili privati non convenzionati.

È quanto emerge dal rapporto “Il miglior inizio – Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita” diffuso da Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico nel nostro Paese. Il rapporto contiene i risultati di una indagine pilota condotta tra marzo e giugno 2019 in 10 città e province italiane – Brindisi, Macerata, Milano, Napoli, Palermo, Prato, Reggio Emilia, Roma, Salerno e Trieste – realizzata in collaborazione con il Centro per la Salute del Bambino, che ha anche fornito una supervisione scientifica insieme all’Istituto degli Innocenti e all’Università di Macerata[1].

L’indagine, di carattere esplorativo, ha coinvolto direttamente 653 bambini di età compresa tra 3 anni e mezzo e 4 anni e mezzo, ai quali, nell’ambito di incontri individuali a scuola con educatori appositamente formati, sono stati sottoposti i quesiti dello strumento IDELA (International Development and Early Learning Assessment), sviluppato da Save the Children International nel 2014 e utilizzato in più di 40 Paesi al mondo, che opera una valutazione su quattro aree di sviluppo: fisico-motorio, linguistico, matematico e socio-emozionale. La valutazione, in particolare, avviene attraverso compiti e giochi, quali ad esempio identificare una lettera o un numero o fare dei raffronti e delle misurazioni. Sono stati inoltre analizzati 627 questionari compilati dai genitori dei bambini coinvolti.

“La prima infanzia è un periodo cruciale della vita, quando si inizia a scoprire il mondo, se stessi e gli altri. È fondamentale che il prossimo Governo assuma tra le proprie priorità quella dell’investimento nell’infanzia a partire dai primi anni di vita, promuovendo in Italia un’Agenda per la prima infanzia, che preveda un piano organico di interventi di sostegno alla genitorialità, servizi educativi di qualità e accessibili a tutti, misure di welfare familiare, lotta alla povertà economica ed educativa, sostegno all’occupazione femminile e conciliazione tra lavoro e famiglia”, ha affermato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia – Europa di Save the Children.

“L’indagine pilota svolta da Save the Children mostra come diseguaglianze educative che possono avere sui bambini un impatto di lunga durata si manifestino molto prima dell’accesso alla scuola dell’obbligo. La povertà educativa va dunque combattuta a partire dai primi anni di vita, attraverso solide politiche di sostegno alla prima infanzia e alla genitorialità, oggi assolutamente carenti nel nostro Paese, evitando che siano proprio i bambini delle famiglie più svantaggiate a rimanere esclusi dalle opportunità educative di qualità”, ha proseguito Raffaela Milano.

L’asilo nido aiuta a ridurre le disuguaglianze

I bambini che hanno frequentato l’asilo nido – mettono in evidenza i risultati della ricerca – hanno risposto in maniera appropriata a circa il 47% dei quesiti proposti a fronte del 41,6% di quelli che hanno frequentato servizi integrativi, che sono andati in anticipo alla scuola dell’infanzia o che sono rimasti a casa e non hanno quindi usufruito di alcun servizio. Una differenza che si fa ancor più marcata per i minori provenienti da famiglie in svantaggio socio-economico. Tra questi, infatti, coloro che sono andati al nido hanno reagito appropriatamente al 44% delle domande contro il 38% dei bambini che non lo hanno frequentato. Per quanto riguarda l’ambito matematico, ad esempio, i bambini tra i tre anni e mezzo e i quattro anni e mezzo in condizioni di svantaggio socio-economico che non hanno riconosciuto alcun numero sono stati il 44% tra coloro che sono andati al nido, percentuale che arriva al 50% per i bambini che non lo hanno frequentato. Allo stesso modo, se più del 14% dei bambini che hanno frequentato il nido riconosce tra 6 e 10 numeri, la percentuale scende al 9,6% per chi non ci è andato. Inoltre, l’indagine dice che i bambini in svantaggio socio-economico che hanno frequentato il nido riconoscono più lettere rispetto agli altri: quasi il 25% dei primi, infatti, ha riconosciuto tra 1 e 5 lettere a fronte di quasi il 20% di quelli che non hanno frequentato il nido.

Determinante per prevenire la povertà educativa, dall’indagine di Save the Children, risulta essere la durata della frequenza dell’asilo nido. I bambini appartenenti a famiglie in svantaggio socio-economico che hanno frequentato il nido per tre anni, infatti, hanno risposto appropriatamente al 50% delle domande, a fronte del 42,5% per coloro la cui frequenza è stata tra i 12 e i 24 mesi e del 38% per un solo anno o meno (una percentuale del tutto simile a quella di chi non ha frequentato il nido).

I dati sulla copertura dei servizi per la prima infanzia dicono che l’Italia è ancora molto lontana dal target stabilito dall’Unione europea di garantire ad almeno il 33% dei bambini tra 0 e 3 anni l’accesso al nido o ai servizi integrativi. Nel nostro Paese, infatti, solo 1 bambino su 4 (il 24%) ha accesso al nido o a servizi integrativi per l’infanzia e, di questi, solo la metà (12,3%) frequenta un asilo pubblico. Copertura garantita dal servizio pubblico che è quasi assente in regioni come Calabria (2,6%) e Campania (3,6%), seguite da Puglia e Sicilia con il 5,9%, a fronte delle più virtuose Valle d’Aosta (28%), Provincia autonoma di Trento (26,7%), Emilia Romagna (26,6%) e Toscana (19,6%)[2]. Risultati decisamente migliori riguardano invece l’accesso alla scuola dell’infanzia, che in Italia accoglie il 92,6% dei bambini dai 3 ai 6 anni, superando pertanto l’obiettivo europeo del 90% di copertura[3].

“Ciò conferma quanto sia importante investire nei servizi socio-educativi per la prima infanzia di qualità, accessibili a tutti i bambini, al fine di ridurre le disuguaglianze educative che emergono sin dai primi anni di vita. Un obiettivo che in Italia va perseguito aumentando in particolare la disponibilità di posti e la copertura territoriale per i bambini fino ai 3 anni, riducendo i costi a carico delle famiglie e adottando criteri d’accesso che ne consentano la fruizione anche ai bambini con genitori in condizioni particolarmente svantaggiate”, ha affermato Raffaela Milano.

 

L’occupazione delle mamme e il tempo trascorso dai bambini con i genitori

Un dato che emerge dall’indagine, e che conferma precedenti studi sul tema, è che una mamma lavoratrice rappresenta un fattore di protezione rispetto alla povertà educativa, in particolare per i bambini che vivono in un contesto di disagio socio-economico. Secondo i risultati della ricerca, infatti, i bambini con madre disoccupata o che si dedica a un lavoro di cura non retribuito rispondono rispettivamente in modo appropriato al 38,4% e al 43,1% dei quesiti. Una percentuale notevolmente inferiore rispetto a quella dei bambini la cui madre svolge un lavoro manuale (48%), un lavoro da impiegata (51%) o da dirigente, imprenditrice o libera professionista (55%).

L’occupazione delle mamme non rappresenta dunque un fattore di svantaggio per i bambini in termini di povertà educativa. È la qualità del tempo che i genitori trascorrono con i propri figli ad incidere invece in modo significativo sulla loro crescita educativa, tempo passato insieme per svolgere attività come la lettura condivisa, la musica e i giochi all’aperto.

A questo proposito, tra i genitori intervistati nell’ambito dell’indagine di Save the Children, quasi 7 su 10 hanno affermato di leggere un libro con il proprio bambino almeno alcune volte a settimana, quasi 1 su 4 (22%) tutti i giorni, mentre 1 su 10 ha detto di non farlo quasi mai. Più di 8 genitori su 10, inoltre, dicono di svolgere attività musicali con i loro figli o di giocare con loro all’aperto almeno una o due volte alla settimana.

Dalla ricerca emerge che i bambini provenienti da famiglie in svantaggio socio-economico, ma che leggono almeno due volte a settimana libri per l’infanzia con i genitori, rispondono in modo appropriato al 42% delle domande, a fronte del 36,8% di quelli che non leggono quasi mai con la propria mamma o papà. Differenze che risultano significative in ciascun ambito dell’indagine: in lettura e scrittura, e in matematica e problem solving, il gap è di circa 5 punti, mentre per quanto riguarda l’ambito fisico-motorio e socio-emozionale la differenza supera rispettivamente i 7 e gli 8 punti. Percentuali identiche si registrano per i minori svantaggiati che fanno attività all’aperto con i propri genitori (42% di risposte appropriate) rispetto ai propri coetanei nelle stesse condizioni che le svolgono solo poche volte durante l’anno (36,8%), con differenze presenti in ciascuno degli ambiti dell’indagine: fisico-motorio il 41,6% contro il 31,1%, matematico il 42,4% contro il 37,5%, lettura e scrittura il 35,2% contro il 27,7% e socio-emozionale il 41,1% rispetto al 31,1%.

“Al pari dell’asilo nido, la qualità del tempo che i genitori dedicano ai figli fa effettivamente la differenza nel contrasto alla povertà educativa. Nella cura di un bambino, sin dai primi mesi di vita, non va mai persa di vista – oltre all’accudimento e alla soddisfazione dei bisogni primari – la dimensione dello sviluppo relazionale e intellettivo con attività semplici e fondamentali come quella di leggere, cantare o giocare all’aria aperta. È una evidenza scientifica ma, purtroppo, ancora oggi poco considerata nella pratica”, ha proseguito Raffaela Milano.

 

Differenze di genere

L’indagine offre infine alcuni spunti interessanti per quanto riguarda le differenze di genere. Le bambine hanno ottenuto risultati più soddisfacenti (3 punti in più in media) rispetto ai loro coetanei maschi in tutti gli ambiti di indagine. Colpisce, in particolare, il fatto che le competenze di bambini e bambine si equivalgano in ambito matematico. Le rilevazioni sulle competenze matematiche in adolescenza, come i test Pisa, mettono in luce uno scarto consistente nelle competenze in matematica in favore dei ragazzi quindicenni rispetto alle loro coetanee, un divario particolarmente accentuato in Italia rispetto agli altri paesi Ocse.
Se messo a confronto con i risultati di questa indagine pilota, il dato può suggerire che le diseguaglianze di genere nell’apprendimento delle discipline scientifiche inizino a formarsi proprio nel periodo della scuola dell’obbligo, o addirittura prima, annullando così il “vantaggio di apprendimento” che le bambine hanno nelle altre aree di valutazioneIn ogni caso le differenze tendono ad accentuarsi nel tempo, ad ulteriore conferma della necessità di prevenire il diffondersi di stereotipi di genere all’interno del mondo scuola e di promuovere interventi mirati a superare il gap e a promuovere l’ingresso delle ragazze negli studi e nelle professioni scientifiche.