Stress: i segnali che compaiono quando si sta sull’orlo dell’esaurimento

Sapere come riconoscere quando il corpo e, soprattutto, la mente hanno raggiunto i loro limiti è essenziale per non giungere all’esaurimento, condizione che si verifica quando una persona raggiunge uno stato di estremo affaticamento, soprattutto mentale.

Ci sono comunque dei segnali di pericolo che possono mettere in allerta.

In situazioni di stress innescato dall’esaurimento nervoso, i disturbi del sonno e l’insonnia sono comuni . Se si hanno molte preoccupazioni  in testa, invece di avere una mente vuota prima di andare a dormire, la si ha piena di pensieri.

Anche il rapporto di una persona con il cibo può essere un grande segnale per identificare l’esaurimento. Le persone che si trovano in situazioni di stress usano il cibo come valvola di sfogo.
All’altro estremo, la mancanza di appetito è anche una manifestazione di stanchezza. Se molti associano il cibo con il sollievo dell’angoscia, ci sono persone che in situazioni di stress si sentono meno affamate.
Proprio come il cibo diventa una valvola di sfogo, anche il consumo di bevande alcoliche e di tabacco svolge questa funzione in alcuni casi di esaurimento nervoso.

I cambiamenti dell’umore, con un’alta propensione all’irritabilità, sono anche piuttosto comuni nell’esaurimento, situazione in cui i pensieri tendono ad essere più negativi.

L’esaurimento nervoso può portare anche allo stress fisico. Pertanto, non è raro per coloro che hanno sviluppato questa grande fatica mentale sentire fatica fisica e mancanza di energia, con difficoltà ad alzarsi presto. Oltre alla mancanza di energia per le attività quotidiane semplici, l’individuo può anche sentire una mancanza di motivazione per le attività che in precedenza gli davano piacere. La persona inizia a isolarsi, a smettere di vedere i suoi amici.

L’esaurimento nervoso influisce anche sugli aspetti cognitivi dell’individuo.  E’ comune osservare episodi di insufficienza della memoria a breve termine, problemi di vista, concentrazione e persino nella manipolazione di oggetti, in chi è troppo stressato. La persona dimentica dove ha messo le chiavi o getta le cose sul pavimento senza volere.

Anche alcune malattie e dolori possono essere direttamente collegati alla salute mentale, sebbene molti non mettano in relazione il benessere mentale con il benessere fisico. Sindrome dell’intestino irritabile, costipazione, diarrea, dolori di stomaco, emicrania, dolori muscolari, malattie della pelle sono solo alcuni dei fastidi fisici che possono comparire in caso di esaurimento.

I funghi possono aiutare a perdere peso

Mangiare funghi può calmare la fame e dare una maggiore sensazione di pienezza rispetto che consumare carne, secondo un nuovo studio.

“Studi precedenti sui funghi avevano suggerito che questi alimenti possono essere più sazianti della carne, ma questo effetto non è stato studiato fino ad ora in relazione alla quantità di proteine”, ha dichiarato Joanne Slavin, professore dell’Università del Minnesota negli Stati Uniti, autore dello studio.

“Come con la precedente ricerca, il nuovo studio indica che ci possono essere sia vantaggi nutrizionali che di sazietà, sostituendo i funghi alla carne in alcuni pasti”, ha detto Slavin.

Poiché le proteine sembra siano il macronutriente più saziante, i ricercatori hanno voluto abbinare la stessa quantità di proteine dei funghi e della carne per controllare essenzialmente l’influenza delle proteine sulla sazietà.

Lo studio ha incluso 17 donne e 15 uomini che hanno consumato due porzioni di funghi o di carne per 10 giorni.

Ai partecipanti sono stati somministrati funghi a fette o carni macinate per un totale di 10 giorni, due volte al giorno. Le dimensioni della porzione sono state calcolate sulla corrispondenza dello stesso contenuto di proteine ​​e calorie.

I risultati hanno mostrato una differenza significativa sul senso di sazietà tra il consumo di funghi e il consumo di carne.

I partecipanti hanno avvertito meno fame, maggiore pienezza e dopo aver mangiato funghi piuttosto che carne.

L’obiettivo dello studio, pubblicato su Appetite, era quello di valutare le differenze di sazietà ottenute con l’assunzione di cibo per dieci giorni mangiando  funghi (226g) e carne (28g).

Questo nuovo studio aggiunge un crescente numero di prove al fatto che i funghi possano aiutare la gestione del peso e della sazietà, contribuendo al benessere generale, dice lo studio.

 

I cibi che sopprimono l’appetito

Mangiare alcuni alimenti, come pollo, sgombro, mandorle e avocado, può aiutare a tenere sotto coltrollo le cellule del cervello preposte per il senso di sazietà.

Secondo una recente ricerca, fatta nella University of Warwick, di Coventry (Regno Unito) si può controllare la fame, prediligendo quei cibi che stimolano nel cervello le cellule che fanno sentire più pieni.

Lo studio ha scoperto che gli alimenti ricchi di aminoacidi innescano sensazioni di sazietà più di altri.

Pollo, sgombro e avocado sono solo alcuni dei cibi chiave che hanno a questo effetto e che potrebbero essere estremamente vantaggiosi per perdere peso.

Precedenti ricerche avevano già dimostrato che le noci potrebbero attivare un’area nel cervello che diminuisce la fame.

Quanto velocemente ci sentiamo pieni dopo un pasto è determinato da un gruppo di cellule del cervello note come taniciti, che sono stimolate dagli aminoacidi.

Il dottor Nicholas Dale, professore di neuroscienza della University of Warwick, ha dichiarato: “I livelli di acido amminico nel sangue e nel cervello dopo un pasto sono un segnale molto importante che conferisce la sensazione di sazietà”.

Dale e il suo team hanno ottenuto l’effetto sazietà dopo aver aggiunto al cibo un elevato dosaggio di aminoacidi. I taniciti hanno risposto solo trenta secondi dopo, trasmettendo segnali al cervello nelle aree che gestiscono l’appetito e stimolano il senso di pienezza.

I taniciti sono neuroni gliali di un’area del cervello chiamata ipotalamo.

Recenti studi hanno suggerito che queste cellule possano controllare i livelli di energia e il peso corporeo.

Largo, perciò, ad albicocche, prugne, mandorle, lenticchie, oltre a spalla di maiale, pollo, bistecca di lombata, avocado e mandorle, che rendono le persone più piene di altri alimenti.

I risultati del recente studio inglese potrebbero anche essere fondamentali nello sviluppo di farmaci soppressori dell’appetito, che potrebbero essere utilizzati con successo per trattare l’obesità.

I risultati della nuova ricerca, fatta in UK, sono stati illustrati su ‘Molecular Metabolism’.

 

Scoperte le cellule cerebrali responsabili dell’appetito

Alcuni ricercatori hanno identificato due nuovi gruppi di cellule cerebrali, che potrebbero essere responsabili della regolamentazione dell’appetito e dell’invio del segnale di fame.

La scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi farmaci che permettono di modificare l’appetito.

I due tipi di cellule si trovano in una parte dello stelo del cervello chiamato nucleo dorsale del rafe (DRN).

L’autore principale del nuovo studio, il dottor Alexander Nectow e i suoi colleghi della Rockefeller University di New York, hanno scansionato il cervello di alcuni topi e hanno scoperto che DRN diventa attivo quando si ha fame.

Le scansioni hanno anche mostrato in altri topi, che erano stati nutriti più del normale, fino a quando non erano pieni, che i neuroni in DRN avevano svolto un ruolo nel comportamento alimentare.

Ulteriori esami hanno poi dimostrato che i neuroni innescati quando i topi erano pieni, rilasciavano una sostanza chimica chiamata glutammato.

Nel frattempo, i neuroni innescati quando i topi avevano fame avevano rilasciato una sostanza chimica diversa, denominata GABA.

Il dottor Nectow e la sua squadra hanno potuto accendere nei topi obesi le cellule che rilasciano glutammato, sopprimendo l’appetito, e li hanno aiutati a perdere peso.

Hanno anche scoperto che accendendo i neuroni della fame i topi non si sentivano più pieni.

I risultati di questo studio potrebbero aiutare a sviluppare un farmaco in grado di attivare o inibire i neuroni responsabili della fame, trattando efficacemente l’obesità e i disturbi correlati all’appetito.

 

 

Fa ingrassare l’anidride carbonica aggiunta alle bevande

Potrebbe essere la carbonatazione delle bibite frizzanti più che lo zucchero a far ingrassare. A dirlo un nuovo studio fatto prima sui ratti poi su alcuni studenti.

Per testare la loro ipotesi, un team di ricercatori dell’Università di Birzeit in Palestina ha dato quattro diverse bevande ai ratti per un anno. E’ emerso, alla fine dell’anno, che i roditori, i quali avevano consumato bibite frizzanti avevano guadagnato più peso rispetto agli altri.

In un esperimento separato, poi, è emerso che anche gli studenti che avevano consumato bibite frizzanti erano ingrassati di più.

Le bevande frizzanti potrebbero provocare l’obesità, incoraggiando a mangiare di più, secondo il nuovo studio. L’anidride carbonica aumenterebbe i livelli di grelina nel corpo, l’ormone che stimola l’appetito nei roditori e negli esseri umani.

E ‘probabile che l’obesità sia causata da molteplici fattori ambientali, sociali e di stile di vita, piuttosto che dalla sola carbonatazione, dice, comunque, lo studio.

Tuttavia, i ratti che avevano ingerito bevande gassate in modo regolare, nello studio, avevano mangiato di più e guadagnato più peso, in oltre sei mesi, rispetto ai ratti che non avevano consumato queste bevande.

Dopo la morte, anche lo stomaco dei ratti è stato esaminato dai ricercatori, per vedere quanta grelina fosse stata prodotta, così come il loro fegato per analizzare i depositi di grasso.

I ricercatori hanno poi esaminato gli effetti delle bevande gassate in 20 giovani uomini di sesso maschile di età compresa tra 18 e 23 anni, trovando che anche essi avevano più alti livelli di grelina nel sangue dopo aver consumato bevande gassate.

La grelina è un ormone “usato” dal sistema digestivo per stimolare la sensazione di fame.

Lo studio, pubblicato su Obesity Research & Clinical Practice, ha trovato che non c’era alcuna differenza nei livelli di zucchero nel sangue o del colesterolo, ma i ratti che hanno bevuto bevande gassate avuto più grasso nel fegato.

 

Un frullato che spegne la fame e fa dimagrire

Un team di scienziati potrebbe avere trovato un modo semplice per spegnere la fame e la voglia di cibo spazzatura. Si tratta di un integratore alimentare in polvere, basato su una molecola prodotta dai batteri nell’intestino, che riduce il desiderio di cibo altamente calorico e di alimenti come cioccolato, torta e pizza.

Gli scienziati dell’Imperial College di Londra e dell’Università di Glasgow hanno chiesto a 20 volontari per consumare un frullato che conteneva un ingrediente chiamato estere inulina-propionato o un tipo di fibra chiamato inulina.

Dopo aver bevuto i frullati, i partecipanti allo studio sono stati sottoposti a una risonanza magnetica. I ricercatori hanno mostrato loro le immagini di diversi alimenti a  basso o alto contenuto calorico come insalata, pesce e verdure o cioccolato, torta e pizza.

Il team ha scoperto che quando i volontari avevano bevuto il frullato contenente estere inulina-propionato, essi avevano meno attività nelle aree del loro cervello legate alla ricompensa.

Queste aree, chiamate caudato e nucleo accumbens, sono collegate alla voglia di cibo calorico.

I volontari inoltre dovevano esprimere un voto su quanto attraente trovassero i cibi. I risultati hanno mostrato che quando avevano bevuto il frullato con il supplemento di estere inulina-propionato i volontari avevano valutato i cibi ad alto contenuto calorico come meno attraenti.

In una seconda parte dello studio, ai volontari è stata data una ciotola di pasta con salsa di pomodoro ed è stato loro chiesto di mangiare a volontà. Quando i partecipanti avevano assunto l’estere inulina-propionato, avevano mangiato meno pasta.

L’autore dell’esperimento, Gary Frost ha detto che lo studio ha dimostrato che il supplemento può diminuire l’attività nelle aree del cervello connesse con la ricompensa in cibo e allo stesso tempo ridurre la quantità di cibo consumato.

Egli ha aggiunto che il propionato viene prodotto naturalmente dai batteri intestinali nella digestione dell’inulina, una fibra dietetica, ma. mangiando abbastanza fibra naturalmente sarebbe difficile produrre quantità simili di propionato.

Un altro autore dello studio. Tony Goldstone ha detto che “alterare l’operato dell’intestino non può solo cambiare l’appetito in generale, ma anche come il cervello risponde quando si vedono alimenti ipercalorici”.

Lo studio è stato pubblicato sull”American Journal of Clinical Nutrition’.

L’interruttore del cervello che fa ingrassare

L'”interruttore” nel cervello che regola l’appetito è stato identificato da alcuni scienziati americani i quali credono che l’inattivazione di esso sia il motivo per cui molte persone non sanno quando smettere di mangiare.

I ricercatori ritengono che l”interruttore’ che è in realtà un gruppo di cellule nervose, si attiva quando lo zucchero raggiunge un certo livello durante i pasti.

Una volta attivato, dà il messaggio di sazietà e ferma l’assunzione di cibo. Ma quando l’interruttore è meno attivo, non vi è la saturazione e questo porta a eccedere col cibo e a diventare obesi.

Come spiegano sulla rivista ‘Science’, i ricercatori hanno identificato lo “switch” nello studio delle sinapsi tra le cellule cerebrali.

Esperimenti sui topi hanno mostrato che quando venivano disattivate le cellule in una piccola area del cervello, chiamata nucleo paraventricolare, i ratti mangiavano più del doppio in tre settimane.

Al contrario, quando i ricercatori attivano le cellule, i topi riducevano del 25% l’alimentazione quotidiana.

Il nucleo paraventriculare è una struttura del cervello nota per essere associata con la trasmissione e la ricezione dei messaggi relativi all’appetito e all’assunzione di cibo, ma finora non si sapeva esattamente come funzionasse.

L’attivazione e l’inattivazione delle cellule è stata compiuta con l’aiuto di un enzima chiamato OGT che svolge un ruolo cruciale nella comunicazione tra queste cellule.

Quando i ricercatori hanno inattivato il gene responsabile dell’OGT, i topi aumentavano l’assunzione di cibo, dato che si interrompeva la comunicazione delle cellule del nucleo paraventricolare.

“I risultati dello suggeriscono che l’enzima OGT enzima è necessario per il mantenimento delle sinapsi”, ha detto Richard Chagkanir, professore e direttore del Dipartimento di Neuroscienze della Johns Hopkins University di Baltimora.

“Le sinapsi d’altra parte sono necessarie per lo sviluppo della fame e del senso di sazietà. Quando si interrompe quella sequenza, il risultato è l’eccesso di cibo e l’aumento di peso”, ha spiegato.