Gli alimenti trasformati favoriscono ansia e depressione

Le persone che seguono una dieta occidentale standard, che include alimenti altamente trasformati e zuccheri aggiunti, hanno maggiori rischi di sviluppare ansia e depressione. Una dieta salutare può migliorare la salute mentale e aiutare a trattare o prevenire determinate malattie.

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I cambiamenti climatici provocano la Solastalgia

E’ stata definita Solastalgia la depressione che coglie dopo il deturpamento dell’ambiente in cui si vive.

Secondo gli esperti, i cambiamenti climatici causeranno conseguenze sulla salute mentale.

La Solastalgia sarebbe una sorta di depressione e potrebbe colpire i giovani bombardati dalle informazioni scoraggianti sull’ambiente e dalle persone colpite dal cambiamento nel loro habitat.

Nel 2050, si stima che 150 milioni di persone dovranno migrare a causa dei cambiamenti climatici.

Più di un decennio fa il filosofo dell’Università di Newcastle, Glenn Albrecht, coniò il termine “Solastalgia”, con lo scopo di descrivere l’angoscia che, associata a cambiamenti nell’ambiente vicino a casa, potrebbe deprimere o generare ansia nelle persone.

Il termine è passato inosservato per diversi anni, ma è stato riscoperto quando sono apparsi, in tutta la loro evidenza, i cambiamenti climatici.

Sebbene non sia un termine ufficiale, la comunità medica sta già parlando di disturbi mentali che potrebbero verificarsi a causa della desertificazione, della crescita dei mari e dell’aumento dei fenomeni naturali catastrofici.

Alcuni chiamano questa condizione “depressione verde”, lutto climatico, panico climatico.

L’au­stra­lia­no Glenn Albrecht, clas­se 1953, aveva coniato il neo­lo­gi­smo Solastalgia poiché non trovava un termine adatto per descrivere l’angoscia provocata dai cambiamenti ambientali.

Il termine, viene dal la­ti­no so­la­cium che si­gni­fi­ca con­for­to a cui si aggiunge il suf­fis­so al­gia che in­di­ca una sofferenza.

Composto del vino rosso contro la depressione e l’ansia

Alcuni ricercatori hanno trovato che un composto presente nel vino rosso può curare la depressione e l’ansia.

Il resveratrolo contenuto nel vegetale ha effetti anti-stress bloccando l’espressione di un enzima che controlla lo stress nel cervello.

“Il resveratrolo può essere un’alternativa efficace ai farmaci per il trattamento dei pazienti affetti da depressione e disturbi d’ansia”, ha affermato Ying Xu, professore associato, dell’Università di Buffalo, negli Stati Uniti.

I risultati del nuovo studio, pubblicati sulla rivista Neuropharmacolog, hanno fatto luce su come i processi neurologici siano influenzati dal resveratrolo, un composto che ha numerosi benefici per la salute e che si trova nella buccia e nei semi di uva e in alcune bacche.

La ricerca ha anche scoperto la relazione del composto con la fosfodiesterasi 4 (PDE4), un enzima influenzato dall’ormone dello stress, il corticosterone, che era sconosciuta.

Il corticosterone regola la risposta del corpo allo stress. Troppo stress, tuttavia, può portare a quantità eccessive dell’ormone che circola nel cervello e, quindi a depressione o ad altri disturbi mentali.

La ricerca ha rivelato che la PDE4, indotta da quantità eccessive di corticosterone, provoca un comportamento simile alla depressione e all’ansia, abbassando l’adenosina monofosfato ciclico, un messaggero chimico che controlla il sistema ormonale e nervoso.

Il resveratrolo ha mostrato effetti neuroprotettivi contro il corticosterone inibendo l’espressione della PDE4.

La ricerca pone le basi per l’uso del composto in nuovi antidepressivi.

Secondo i ricercatori, sebbene il vino rosso contenga resveratrolo, sconsigliano di consumarlo, poiché l’uso eccessivo di alcol mette a rischio la salute.

Giù ipertensione, obesità e diabete col cibo senza additivi

Un recente studio pilota ha scoperto che il consumo di alimenti locali, con un minor numero di additivi, può ridurre il grasso addominale, la pressione sanguigna e il rischio di avere il diabete.

Lo studio è stato fatto su piccola scala, ma i risultati sono intriganti, dato che il cibo che mangiamo ha un enorme effetto sulla nostra salute in generale.

Il recente studio, apparso sulla rivista Diabetes & Metabolism, si è concentrato sugli additivi alimentari contenuti negli alimenti trasformati. Secondo gli autori, questi additivi includono sostanze chimiche che l’ industria alimentare utilizza per rendere gli alimenti “appetibili, durevoli e trasportabili su lunghe distanze”.

Per il loro studio, i ricercatori hanno iniziato a studiare l’effetto del consumo di alimenti prodotti localmente. Invece di concentrarsi sul contenuto di grassi e zuccheri, si sono interessati esclusivamente agli additivi, in particolare l’esperimento si è concentrato su formaggi, salumi, pasta, dolci, biscotti e cioccolato, la cui produzione avviene in luoghi distanti.

Invece di chiedere ai partecipanti di eliminare questi prodotti dalla loro dieta, il team ha chiesto ad alcuni di loro di procurarsi gli alimenti localmente. In tutto, 159 partecipanti sani hanno completato lo studio nell’arco di 6 mesi.

Gli scienziati hanno valutato una serie di parametri, tra cui l’altezza, il peso corporeo, la pressione sistolica del sangue e quella diastolica. Tra le altre cose, hanno misurato il grasso addominale e i livelli di ansia e depressione.

Per valutare la depressione, hanno usato un questionario standard chiamato Beck Depression Inventory. Gli scienziati hanno inoltre prelevato campioni di sangue per misurare la glicemia a riposo e i livelli di potassio, di sodio, di insulina, di creatina e del peptide C (indicatore della resistenza all’insulina e della funzione delle cellule beta).

All’inizio dello studio, non c’erano differenze significative tra i due gruppi.

I ricercatori hanno diviso casualmente i partecipanti in due gruppi.

Hanno chiesto ai membri del primo gruppo di acquistare formaggi, salumi, pasta fresca, dolci, biscotti, cioccolato direttamente da alcuni produttori locali, che avevano subito un controllo preliminare per garantire che gli additivi non fossero utilizzati e che tutta la produzione fosse locale. Ad esempio, i formaggi contenevano solo latte, sale e caglio, mentre i dolci non contenevano aromi chimici, antiossidanti o monogliceridi e digliceridi, cose che spesso i produttori utilizzano per migliorare il volume e la consistenza di un prodotto.

I partecipanti al secondo gruppo hanno consumavano gli stessi prodotti, acquistati nei supermercati.

I ricercatori hanno chiesto ai volontari di entrambi i gruppi di seguire la dieta mediterranea e di tenere un diario alimentare dettagliato.

Nel complesso, entrambi i gruppi hanno consumato un numero simile di calorie.

Dopo 6 mesi, i ricercatori hanno ripetuto la serie di test che avevano condotto all’inizio dello studio. In entrambi i gruppi, l’indice di massa corporea e i livelli di sale nel sangue sono risultati inferiori. Tuttavia, c’erano anche differenze tra i gruppi. I ricercatori hanno scoperto che in 6 mesi, i partecipanti al primo gruppo avevano meno resistenza insulinica e livelli di glucosio a digiuno più bassi rispetto a quelli del secondo gruppo.

Inoltre, rispetto alle loro misurazioni iniziali, quelli del gruppo alimentare locale avevano livelli più bassi di grasso viscerale, ridotta pressione sistolica del sangue, e meno depressione.

Nel secondo gruppo, invece, i partecipanti avevano sperimentano un incremento dei livelli di glucosio a digiuno, della pressione diastolica del sangue e del peptide C rispetto, ai controlli iniziali.

I probiotici possono combattere l’ansia

Le persone ansiose potrebbero essere attenuati col cibo e con gli integratori probiotici, secondo un nuovo lavoro apparso sulla rivista General Psychiatry.

I sintomi di ansia sono comuni nelle persone con malattie mentali, con diversi disturbi fisici e soprattutto con disturbi legati allo stress.

Il microbiota intestinale, costituito dai trilioni di microrganismi nell’intestino che svolgono importanti funzioni nel sistema immunitario e nel metabolismo, fornendo mediatori infiammatori essenziali, nutrienti e vitamine, può aiutare a regolare funzione cerebrale attraverso qualcosa che viene chiamato l'”asse dell’intestino-cervello”.

Ricerche recenti hanno suggerito che i disturbi mentali potrebbero essere trattati regolando il microbiota intestinale.

Un team di ricercatori della Shanghai Jiao Tong University School of Medicine, ha esaminato 21 studi che avevano riguardato 1.503 persone.

In 14 studi i probiotici erano stati utilizzati per regolare il microbiota intestinale e in 7 erano stati messi in atto, sistemi non-probiotici, come ad esempio la regolazione delle diete quotidiane.

Sebbene questo studio sia osservazionale, e come tale, non possa stabilire una causa, è emerso che era stato positivo trattare i sintomi di ansia regolando il .

“Possiamo anche considerare la regolazione della flora intestinale per alleviare i sintomi di ansia”, hanno detto gli esperti.

I probiotici sono organismi viventi che si trovano naturalmente in alcuni alimenti e combattono i batteri nocivi, impedendo loro di stabilirsi nell’intestino.

Cefalea, quando vermi e insetti strisciano dentro la testa

Nella sua relazione al congresso STRESA HEADACHE 2019, il Professor Paul Rizzoli, Direttore del Graham Headache Center dell’Harvard Medical School di Boston, affronta una problematica nuova per le cefalee, ma che, con il crescente fenomeno delle migrazioni di massa, sta investendo tutto l’ambito clinico occidentale non solo neurologico: come fare diagnosi in chi non appartiene alla nostra cultura?

 

ODE ORI In altre culture esistono cefalee a noi sconosciute: Rizzoli segnala una forma associata a disturbo d’ansia e somatizzazione caratteristico della Nigeria chiamata Ode Ori.

Colpisce i giovani Yoruba di tale area subsahariana, prevalentemente di sesso femmine, religione cristiana e con ridotta scolarità.

Insieme alla cefalea compaiono vertigine, disturbi visivi, del sonno, dolori vaghi e diffusi a tutto il corpo, formicolii migranti, prurito, palpitazioni e acufeni descritti come gorgoglii, fischi, sibili, ronzii, borbottii, brusii.

Gli attacchi durano da alcuni mesi e oltre 2 anni e talora si cronicizzano con un corteo di sintomi di accompagnamento simili ai nostri disturbi d’ansia e di depressione, ma che, come spesso accade nella popolazione africana, hanno una più marcata impronta psicosomatica.

SOMATIZZAZIONE Anche i nigeriani infatti utilizzano, molto più degli occidentali, il corpo come strumento di comunicazione e ciò li espone a rischio di somatizzazione.

Dicono di essere stati invasi da serpenti, vermi (aràn), insetti, pulci (kokoro) o da altre forme infestanti indefinite che scatenano i sintomi quando iniziano a muoversi all’interno della testa o del corpo.

CONTROLLO ESTERNO Tali credenze derivano dalla convinzione di un controllo del proprio comportamento da parte di fattori esterni soprannaturali o magici come ad esempio la ripetizione all’infinito del nome della vittima da parte di nemici che vogliono procurarle danno dopo aver favorito la penetrazione degli agenti infestanti nel suo corpo.

La cura è affidata a guaritori tradizionali (babalawo) che scacciano l’agente infestante dalla fontanella cranica anteriore dove secondo la traduzione nigeriana si trova l’area cerebrale dei sensi (iye) che controlla le funzioni mentali e i rapporti fra cervello e corpo attraverso connessioni (okun) che raggiungono occhi. orecchie, cuore, ecc, e la cui perturbazione porta ai classici sintomi della sindrome.

 

TTH Anche se meno pittoresche, pure in Occidente esistono differenze transculturali interindividuali nel mal di testa: un classico esempio è la cefalea di tipo tensivo, la cosiddetta TTH, acronimo di tension type headache, volgarmente chiamata mal di testa da stress.

Perchè, nonostante ogni correzione di tipo statistico, la diagnosi di cefalea tensiva in USA resta doppia rispetto all’Europa: ad es. 74% in Danimarca e 38% negli Stati Uniti ?

 

Perchè ci sono differenze culturali anche nel riferire i propri sintomi al medico e la percezione del dolore può variare in base al substrato genetico, climatico, socioeconomico, dello stile di vita, della comorbilità, del genere e della salute generale.

Le donne sono ovunque più colpite dei maschi: in Danimarca l’86% contro il 63% degli uomini e in USA il 42% contro l’36%.

In Italia la TTH è più simile agli USA con una frequenza inferiore del 19,4% rispetto alla media delle altre nazione europee.

Almeno in questo ambito, nonostante tutto, siamo i meno stressati fra i Paesi dell’euro.

 

SOLUZIONE TRANSCULTURALE Per capire queste differenze Rizzoli propone il metodo del “collaborative advantage” cioè lo scambio transculturale di esperienze fra ricercatori di vari Paesi con cui acquisire informazioni globali non ricavabili da studi condotti in unico Paese.

Centri diversi offrono differenti prospettive diagnostiche, la cui convergenza porta a comprendere le differenze culturali interindividuali tipiche della cefalea.

Una valutazione qualitativa transculturale fa superare errori e fraintendimenti di razza e di genere a tutto vantaggio di un miglioramento dei trattamenti.