Bambini: il cibo spazzatura è collegato alle allergie alimentari

Alcuni ricercatori hanno scoperto che l’elevato consumo di cibo spazzatura, di alimenti passati al microonde e di carni alla brace possono essere responsabili delle allergie alimentari nei bambini.

Lo studio, presentato al 52 ° Meeting Annuale dell’European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition, ha mostrato che alti livelli di prodotti con glicazione avanzata (AGE) sono associati alle allergie alimentari nei bambini.

Gli AGE sono presenti in alti livelli nei cibi spazzatura (ricchi di zuccheri, lavorati, scaldati al microonde, cotti arrosto o alla brace).

Presenti naturalmente nel corpo, gli AGE in alti livelli erano stati precedentemente collegati a una serie di condizioni, tra cui il diabete e l’artrite reumatoide.

Ora, un piccolo studio ha dimostrato che i bambini con allergie alimentari hanno livelli più alti di AGE nei loro corpi rispetto ai bambini sani senza allergie.

Il team ha anche scoperto che i bambini con livelli più alti di AGE consumavano più cibo contenente tali sostanze.

Le allergie alimentari nei bambini sono in aumento.

I più piccoli stanno consumando molti snack, hamburger, patatine fritte, cibi commerciali pieni di AGE, ha detto Roberto Berni Canani dell’Università di Napoli, all’incontro annuale dell’European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition, a Glasgow.

Dallo studio, fatto da Canani, è emerso che i bambini con allergie alimentari consumavano in media circa il 20-40% più cibo spazzatura a settimana rispetto ai bambini anallergici.

 

 

Inalare zucchero potrebbe trattare le malattie respiratorie

Inalare zucchero potrebbe trattare le malattie respiratorie. Studi sperimentali hanno rivelato la capacità delle cellule di utilizzare il glucosio e di poter così regolare il sistema immunitario durante l’infiammazione polmonare.

I risultati di un nuovo studio fatto su dei topi e condotto dai biologi dell’Università di Manchester, dagli esperti dell’Università di Southampton, dall’Istituto Nazionale della Salute degli Stati Uniti e dalla compagnia farmaceutica AstraZeneca, ha suggerito che con lo zucchero nel polmone si potrebbe ridurre le possibilità di malattie croniche come asma, allergie e infezioni parassitarie.

Andrew MacDonald, uno scienziato dell’Università di Manchester, ha spiegato che l’idea di modificare i livelli di glucosio nei polmoni potrebbe essere un fattore determinante nel trattamento di queste condizioni.

Gli scienziati hanno capito che i globuli bianchi nei polmoni necessitano di livelli corretti di glucosio per funzionare correttamente.

Dopo l’esperienza con i topi, il passo successivo per i ricercatori sarà di analizzare l’impatto dello zucchero sui macrofagi nel polmone umano.

È ragionevole sperare che la terapia inalatoria a breve termine potrà funzionare, ma gli autori dello studio esortano a non inalare di propria iniziativa zucchero o qualsiasi altra sostanza.

Pollini e raffreddore da fieno: un cerotto per tenerli lontani

Fra poco per contrastare il raffreddore da fieno basterà un solo cerotto. Del resto un cerotto già viene usato contro il dolore, per contrastare l’emicrania o per misurare i livelli ematici e somministrare la morfina.

Ora c’è anche un nuovo cerotto in divenire per tenere lontano il raffreddore da fieno.

Le persone che soffrono, in questa stagione, dell’allergia al polline potranno solo dover utilizzare un cerotto per tenere sotto controllo la febbre da fieno, per un giorno.

Il dispositivo, inventato dal produttore giapponese Hisamitsu, ha la dimensione di un francobollo e contiene l’emedastina, sostanza che viene anche usata nelle pillole contro il raffreddore da fieno.

Il cerotto distribuisce il prodotto attraverso la pelle, direttamente e in modo uniforme, nel flusso sanguigno. Le lacrime e il naso che cola vengono tenuti lontani.

Il cerotto dovrebbe essere sostituito ogni 24 ore.

Uno studio condotto su 1.200 persone ha dimostrato che i sintomi del raffreddore da fieno scompaiono efficacemente durante l’uso del cerotto.

Il prodotto dovrebbe essere sul mercato entro tre anni.

L’inquinamento causa asma e infiammazioni

Con l’affermarsi dell’industrializzazione massiccia sono aumentate in modo esponenziale alcune malattie causate dall’inquinamento, principale responsabile del progressivo riscaldamento dell’atmosfera. Quest’ultimo è a sua volta responsabile dell’aumento dei pollini nell’aria e dell’aumento della durata delle stagioni polliniche.

 

Il rapporto sulla qualità dell’aria, stilato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, segnala che gli inquinanti mostrano un trend in riduzione, ma la qualità globale dell’aria è ancora bassa per l’elevata concentrazione di sostanze tossiche volatili e particolate. Di seguito l’analisi dei vicepresidenti del Congresso “Highlights in allergy and respiratory diseases” di Genova, che si è svolto dal 17 al 19 novembre, presieduto dal Prof. Giorgio Walter Canonica.

 

INQUINAMENTO CAUSA DI ASMA E INFIAMMAZIONI – “L’inquinamento atmosferico – spiega il Prof. Giovanni Passalacqua, Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche, Università degli Studi di Genovaè sicuramente uno dei più importanti fattori esterni che influenzano la salute delle vie respiratorie, le quali sono appunto in costante contatto con l’aria ambiente. Anche per le malattie allergiche respiratorie  esistono legami tra patologia ed inquinamento, alcuni noti e studiati da decenni.  Nell’asma allergica è presente una infiammazione cronica dei bronchi che genera una maggior facilità di chiusura delle vie aeree (iperreattività bronchiale). E’ evidente che l’inalazione di sostanze irritanti in alte concentrazioni non fa altro che aumentare questa reattività bronchiale e può quindi peggiorare i sintomi. Peraltro, è stato dimostrato molto chiaramente che l’utilizzo di farmaci inalatori per l’asma, correla in maniera diretta con l’entità dell’inquinamento atmosferico. Nelle zone circostanti le strade di grande traffico la prevalenza di malattie allergiche (asma e rinite) è maggiore che nelle zone rurali.

INQUINAMENTO CAUSA AUMENTO POLLINI – “Esiste un altro legame meno noto tra inquinamento e allergie  – aggiunge il Prof. Passalacqua – L’inquinamento è il principale responsabile del progressivo riscaldamento dell’atmosfera. Quest’ultimo è a sua volta responsabile dell’aumento dei pollini nell’aria e dell’aumento della durata delle stagioni polliniche. Tale fenomeno è stato ben osservato dal nostro gruppo in Liguria, in uno studio durato 25 anni. Anche se il rapporto Europeo si riferisce all’aria esterna, ricordiamo che esiste anche un “inquinamento indoor” (sostanze chimiche, detersivi, vernici). Tra gli inquinanti indoor possiamo far rientrare anche alcuni dei maggiori responsabili di allergia respiratoria: acari della polvere, forfora di animali e muffe. In conclusione esistono diversi e più o meno stretti legami tra l’inquinamento atmosferico e la patologia allergica, che come sappiamo è molto influenzata da tutto quello che è “ambiente esterno””.

 

“L’inquinamento – afferma il Prof. Fulvio Braido, Dirigente Medico dell’Ospedale San Martino di Genovaé la principale causa dell’incremento delle allergie. La tecnologia e l’industrializzazione hanno portato ad importanti cambiamenti ambientali, all’incremento dell’inquinamento atmosferico e alla riduzione dell’esposizione agli agenti infettivi. Tutto ciò porta ad una alterazione della normale risposta infiammatoria e  immunitaria con conseguente incremento delle allergie. E’ noto che, confrontando i bambini delle città con quelli che vivono in un ambiente rurale, i primi hanno più allergie. Ma l’inquinamento è anche causa di aggravamento dei sintomi in pazienti con patologia allergica. Si consigliano, quindi, non solo misure di riduzione delle emissioni, ma anche una maggior consapevolezza delle malattie allergiche e una maggiore attenzione nel controllo dell’asma”.

Medicinali, farmaci, grano: aumentano le allergie

Sono in aumento le allergie, tra quelle in crescita ci sono quelle ai farmaci e quelle al grano. Con l’autunno, inoltre, è boom dell’acaro della polvere.

Circa un ricoverato su 10 riferisce un’allergia alla penicillina e agli antibiotici della stessa famiglia chiamati betalattamici, quali le cefalosporine. Oltre il 50% di coloro che dicono di essere allergici alla penicillina e derivati presenta un esame allergologico negativo ed è in condizione di riassumere l’antibiotico sospetto.

L’ACARO DELLA POLVERE – In questo periodo il principale allergene è l’acaro della polvere che ha un preciso ciclo riproduttivo nel corso dell’anno con un picco autunnale, tra settembre e novembre. “Ciò non esclude – dichiara la dott.ssa Susanna Voltolini – la sua presenza in altri periodi, in particolare in funzione del livello di umidità ambientale, sai indoor che outdoor. Nello stesso periodo però, a seconda delle località e quindi della presenza di pollini differenti o di Miceti, cioè muffe ambientali, in condizioni di temperatura elevata come si è verificato quest’anno fino ad oggi, i pollini possono essere presenti in quantità significative. In particolare Parietaria, ma anche graminacee e altre specie erbacee”.

IL CONGRESSO – Se n’è parlato durante il Congresso Nazionale dell’AAIITO, Associazione degli Allergologi e Immunologi Territoriali e Ospedalieri Italiani, che si è svolto presso il Palazzo del Consiglio Regionale di Reggio Calabria. L’appuntamento è presieduto da Beatrice Bilò, Presidente uscente AAIITO, e Antonino Musarra, Presidente eletto della società scientifica. Più di 500 gli specialisti accreditati, provenienti da tutta Italia e dall’Estero.

QUANDO E’ IL FARMACO A PROVOCARE L’ALLERGIA – Circa un ricoverato su 10 riferisce un’allergia alla penicillina e agli antibiotici della stessa famiglia chiamati betalattamici, quali le cefalosporine. Oltre il 50% di coloro che dicono di essere allergici alla penicillina e derivati presenta un esame allergologico negativo ed è in condizione di riassumere l’antibiotico sospetto. Per esempio molte eruzioni cutanee, che erroneamente vengono ricondotte all’antibiotico, sono in realtà manifestazioni dell’infezione per cui l’antibiotico viene somministrato. Questo fenomeno è particolarmente frequente nei bambini.

“Limitare la diagnosi – spiega il dott. Antonino Romano – a ciò che riferisce il paziente costituisce un approccio superficiale che comporta di solito conseguenze negative. Infatti. questi soggetti vanno incontro a degenze più lunghe e trattamenti con antibiotici alternativi più costosi che selezionano germi come il clostridium difficile, lo stafilococco aureo resistente alla meticillina e l’enterococco resistente alla vancomicina più frequentemente rispetto agli antibiotici betalattamici. È pertanto fondamentale effettuare nei soggetti che riferiscono un’allergia alle “penicilline” un’indagine allergologica, meglio se entro 1-6 mesi dalla reazione, particolarmente in caso di reazioni immediate, che si verificano entro un’ora dalla somministrazione del farmaco”.

IN AUMENTO LE ALLERGIE AL GRANO – Sono in aumento le allergie al grano, che può determinare un ampio spettro di reazioni. Da tempo è nota l’asma del panettiere, la baker-asma, dovuta all’esposizione respiratoria alla farina durante l’attività lavorativa.

“Recentemente – spiega la dott.ssa Paola Minale – si è evidenziata la potenzialità allergenica della farina dal punto di vista alimentare, con una sintomatologia che può variare da reazioni immediate e lievi come prurito, orticaria o problemi gastrointestinali, a manifestazioni ritardate e molto più intense, come l’anafilassi da ingestione di farina associata a co-fattori come sforzo fisico o l’assunzione di farmaci. Nell’individuazione di questi tipi di reazioni è stata di grande supporto la scoperta progressiva dei determinanti allergenici che sono coinvolti in ciascuno di questi quadri clinici: la diagnostica molecolare è stata lo strumento per individuare le molecole specifiche per ciascuna reazione, permettendoci di fare delle diagnosi più precise”.

Allergie: ne soffre un italiano su quattro

Un italiano su quattro soffre di patologie allergiche. La rinite allergica colpisce il 25% della popolazione; l’asma il 5-6%. Le allergie alimentari in età pediatrica colpiscono il 7-8% dei soggetti, mentre nell’adulto il 5-6%. Eppure quasi un italiano su due crede di essere un soggetto allergico o intollerante. L’allarme allergie e intolleranze viene lanciato durante il Congresso Nazionale dell’AAIITO, Associazione degli Allergologi e Immunologi Territoriali e Ospedalieri Italiani, sino al 22 ottobre, presso il Palazzo del Consiglio Regionale di Reggio Calabria.

 LE ALLERGIE E LE INTOLLERANZE ALIMENTARI – Secondo le stime più recenti l’allergia alimentare interessa il 7-8% dei bambini di età inferiore a 3 anni e circa il 3-4 della popolazione adulta. Tuttavia la percezione globale di “allergia alimentare” nella popolazione generale risulta molto più alta, intorno al 30%. Gli alimenti responsabili della stragrande maggioranza delle reazioni allergiche sono: latte, uova, arachidi, pesci, frutta secca, soia nei bambini e, negli adulti, arachidi, noci, pesci, crostacei, soia, verdura e frutta.

GRAVIDANZA E FARMACI ANTIALLERGICI –Una donna su cinque fa uso di farmaci da banco o con prescrizione – dichiara il Dr. Antonino Musarra, Presidente eletto dell’AAIITO – durante la gravidanza. Quelli maggiormente usati sono i decongestionanti e gli antistaminici. Sempre più spesso le donne incinta acquistano farmaci di propria sponte, senza consultare il medico curante, anche quando si tratta di prodotti antiasmatici, seppure in Italia si presti maggiore attenzione rispetto ad altri Paesi. Spesso la scarsa conoscenza sulla sicurezza dei farmaci e quindi lo scarso utilizzo anche di quelli più sicuri, porta al ricorso ad espedienti poco efficaci che rischiano di esacerbare i sintomi ed a causare danni al feto”.

 LA DIETA DELLA MADRE NON INFLUENZA LE FUTURE ALLERGIE DEL FIGLIO – “Inizialmente – aggiunge Giuseppe Pingitore, specialista in Pediatria e Allergologia – si sconsigliavano alle madri che allattavano proteine allergizzanti come quelle dell’uovo o del latte, ma ad oggi si è notato che, sia durante la gravidanza che dopo, la madre può tenere una dieta libera, senza influire così sulle future allergie del figlio. Nei casi in cui il bambino non possa fruire del latte materno, ci sono dei dati, a cui sono ispirate le Linee Guida internazionali, che suggeriscono di dare un latte speciale ipoallergenico. Tuttavia, i risultati non sono univoci: alcuni studi dicono che nell’arco di qualche anno si riducono le allergie, soprattutto quelle alimentari e la dermatite atopica, ma non i rischi di diventare asmatici e di essere colpiti da rinite allergica. Altri sostengono che questa misura preventiva del latte ipoallergenico non dia alcun giovamento. Il dibattito resta aperto, con una prevalenza delle Linee Guida suddette, ma con una crescita della corrente di pensiero opposta”.

 

Gli asmatici gravi in Italia sono 250mila

Sono 250mila gli asmatici gravi in Italia. Il rischio di asma è particolarmente alto durante i mesi estivi, e aumenta del 23% in coincidenza dei giorni più caldi, dice l’Associazione Italiana Allergologi e Immunologi Territoriali e Ospedalieri (AAIITO). I più vulnerabili sono i bambini e i ragazzi.

Uno su tre di questi malati ha meno di 14 anni. Questa malattia diventa, giorno dopo giorno, anche a causa della forte resistenza agli antibiotici, sempre più onerosa e problematica nella cura.

Secondo lo studio pubblicato su ‘Environmental Health’, che ha preso in considerazione i 116mila casi di ricoveri ospedalieri dovuti all’asma in alcune città americane tra il 2000 e il 2012, il rischio di asma è particolarmente alto durante i mesi estivi, aumentato del 23% in coincidenza dei giorni più caldi.

Più vulnerabili, sono, secondo questo studio, i bambini e i ragazzi, tra i 5 e i 17 anni d’età.

Con la pioggia intensa il rischio di dover ricorrere alle cure ospedaliere è maggiore dell’11%.

D’altra parte è noto da tempo il rischio legato ai temporaliche provocano la rottura dei granuli dei pollini, con liberazione nell’aria degli allergeni che vengono poi diffusi dai forti venti che si associano ai temporali, e questo porta ad un incremento del rischio di gravi attacchi di asma nei soggetti allergici.

“Nel complesso si è stimato – spiega Maria Beatrice Bilò, Presidente Aaito – che in Italia il peso economico complessivo connesso alle allergie respiratorie e alle loro principali complicanze è di circa 74 miliardi di euro, di cui il 27,5% è associato a costi indiretti (ovvero perdita di produttività) e il 72,5% a costi diretti (costo dei farmaci e delle ospedalizzazioni). In particolare per asma allergico, rinite allergica, rinite allergica associata ad asma, congiuntivite allergica, si stima una spesa media annua rispettivamente di 1,35 miliardi di euro, 1,72 miliardi di euro, 1,62 miliardi di euro, 0,46 miliardi di euro”.