Bere può scatenare emozioni positive o negative

Bere non fa bene, ma non tutti i prodotti alcolici sono uguali. Se i liquori forti possono scatenare un’emozione negativa; al contrario, il vino o la birra possono creare un sentimento positivo.

Lo ha trovato uno studio britannico, pubblicato dal British Medical Journal, dopo aver sentito circa 30.000 persone di età compresa tra i 18 e i 34 anni, in 21 paesi, tra novembre 2015 e gennaio 2016 .

Secondo questo studio, il 42% dei forti bevitori di liquori come il whisky o la vodka, si è sentito sexy dopo aver bevuto. Questo tipo di alcol fornirebbe anche un senso di autostima e di energia. Ma questi forti liquori sono anche associati a delle emozioni negative, provocando agitazione nel 28% dei casi, lacrime nel 22% e persino aggressività nel 29,8%..

Invece si sono sentiti rilassati il 52,8% dei soggetti, dopo aver bevuto vino rosso, il 49,87% dopo aver bevuto birra. Il consumo di questo tipo di alcolici ha fatto sentire meno stressato e più sicuro il 44,54% dei consumatori, che hanno risposto al sondaggio internazionale, fatto per lo studio internazionale.

Da non dimenticare, che il consumo di alcol è  un problema di salute pubblica e ha fatto circa 3,3 milioni di morti nel mondo nel 2014,

 

Giornata Internazionale dell’Orgasmo: il mistero è donna

Fare l’amore e non la guerra, si potrebbe dire, rispolverando uno slogan tanto di moda decenni fa. Il 21 dicembre è stata la Giornata Internazionale dell’Orgasmo. L’associazione Global Orgasm for Peace ha invitato milioni di persone a fare l’amore.

Lanciata, nel 2006, la Giornata Internazionale dell’Orgasmo, auspica che un orgasmo globale di milioni di persone, che fanno l’amore nello stesso tempo, possa modificare il campo di energia della terra e di conseguenza ridurre il livello di aggressività e di violenza.

Secondo il Global Orgasm, ogni giorno sulla terra ci sono quasi 2,5 miliardi di orgasmi, che corrispondono a quasi 100 milioni orgasmi ogni ora o a 1,5 milioni di orgasmi al minuto. I greci avrebbero la maggior parte dei rapporti sessuali all’anno, seguiti dai brasiliani. All’ultimo posto di questa classifica ci sarebbero i giapponesi.

Per questa giornata dedicata all’orgasmo, è stato scelto il 21 dicembre, perché questo giorno è anche il giorno del solstizio d’inverno con la notte più lunga dell’anno.

Dal punto di vista linguistico, il termine orgasmo viene dal greco “orga” e significa semplicemente “essere pieno di ardore”. Dal punto di vista fisico, l’orgasmo si verifica improvvisamente dopo un periodo di intensa eccitazione causata dall’attività sessuale, dalla stimolazione sensoriale e non solo. A livello fisiologico, l’orgasmo provoca contrazioni vaginali, nelle donne, e l’eiaculazione nei maschi. A livello biologico, l’orgasmo permette al cervello di secernere la dopamina e le endorfine, gli ormoni del piacere.

Quest’anno, l’appuntamento è stato anche un momento per riflettere sui misteri dell’orgasmo femminile e sulle sue difficoltà.

Sull’anorgasmia, ad esempio, ossia sulla mancanza di orgasmo nelle donne. Secondo un sondaggio condotto nel 2006, quasi tutte le donne che hanno mancanza di orgasmo, durante il rapporto sessuale, non hanno alcuna difficoltà a sperimentarlo, praticando la masturbazione.

Un’inchiesta svolta nel 2014 ha trovato che un terzo delle donne non ha provato piacere durante l’ultimo rapporto sessuale, rispetto ai quasi 9 su 10 uomini. E il 7% delle donne ha ammesso di non aver mai raggiunto un orgasmo nella vita.

Maggiore violenza con caldo e temperatura uniforme

I climi caldi e le minori variazioni di temperature stagionali sono collegati a una maggiore violenza e a un tasso di criminalità più alto. Lo dice un nuovo studio pubblicato sulla rivista Behavioural and Brain Sciences.

Il clima caldo e l’uniformità climatica portano a una strategia di vita più veloce, a meno attenzione per il futuro e a un più basso autocontrollo.

Molti studi avevano già dimostrato che le temperature più calde sono collegate a più aggressivo comportamento e a livelli di violenza e di aggressione più alti.

Il nuovo studio ha trovato che ad incidere sull’aggressività non sono solo le più calde temperature, ma anche i climi con meno variazioni stagionali di temperatura.

Meno variazione di temperatura, combinata con il calore, porta a una più veloce strategia di vita a un minor bisogno di pianificazione per le ampie oscillazioni tra caldo e freddo.

Questo determina meno preoccupazione per il futuro e a meno esigenze di autocontrollo.

Le persone che vivono in questi climi più caldi e con meno variazioni di temperatura sono orientate verso il presente, piuttosto che verso il futuro.

Orientate più verso il momento presente e con una strategia di vita più veloce le persone praticano meno l’autocontrollo e questo può portarle a reagire più rapidamente, con aggressività e, a volte, con la violenza.

In precedenza era stato trovato che le calde temperature provocano nelle persone disagio e irritazione, rendendole più aggressive.

Un’altra teoria, quella dell’attività ordinaria, aveva sostenuto che con il caldo le persone stanno di più all’aperto, hanno maggiori interazione con gli altri e più occasioni di conflitto.

Questo spiegherebbe perché alcuni tassi di criminalità violenta siano più alti vicino all’equatore rispetto che ad altre parti del mondo.

Le forme di clima e il modo in cui vive la gente, influisce sulla cultura in modi che non pensiamo, ha detto Brad Bushman, co-autore dello studio e professore di comunicazione e psicologia dell’Ohio State University.

Lo studio ha dato vita al nuovo modello CLASH  (CLimate Aggression, and Self-control in Humans) per spiegare come il clima influenzi la vita e la cultura.

Gli autori del lavoro, oltre a Brad Bushman, sono Paul van Lange, autore principale e professore di psicologia nella Vrije Universiteit Amsterdam (VU), e Maria I. Rinderu, sempre della VU.

La teoria, tuttavia, non è deterministica e non suggerisce viventi nei climi più caldi non possano aiutare se stessi quando si tratta di violenza e aggressione.

Gli antidepressivi nei bambini favoriscono l’aggressività e le tendenze suicide

I bambini e i giovani adulti che assumono i comuni antidepressivi possono avere un maggiore rischio di sviluppare aggressività e tendenze suicide.

Secondo alcuni ricercatori della Danimarca, vi è il doppio rischio di aggressività e suicidio nei bambini e negli adolescenti trattati con gli antidepressivi, rispetto agli altri.

Non esisterebbe invece questo rischio negli adulti.

Per arrivare a questa conclusione, il team danese ha effettuato uno studio con 18.526 pazienti per esaminare l’uso di antidepressivi e i danni gravi associati al loro uso.

Lo studio, pubblicato su BMJ, consiglia di ridurre “al minimo l’uso di antidepressivi nei ​​bambini, negli adolescenti e nei giovani adulti”, di optare per i trattamenti alternativi, come la psicoterapia, e di valutare bene i benefici e i rischi di questi farmaci.

Matrimonio infelice? Forse è colpa dell’ipoglicemia

I coniugi che hanno bassi livelli di glucosio nel sangue sono più aggressivi verso i loro partner.

Un team di ricercatori dell’Università del Kentucky e dell’Università del North Carolina ha reclutato 107 coppie sposate, misurando i loro livelli di glucosio del sangue e la propensione ad arrabbiarsi nel tempo.

Seguite per 21 giorni, le coppie, i cui coniugi avevano più bassi livelli di glucosio, hanno mostrato più rabbia e aggressività verso il partner.

Brad Bushman, lo psicologo che ha guidato lo studio, pubblicato su ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’, ha detto che “il glucosio fornisce l’energia di cui il cervello ha bisogno per esercitare l’autocontrollo” e che, quando i livelli di glucosio sono bassi, l’aggressività è più probabile che si sviluppi.

Ragazzi aggressivi con troppi videogiochi

I bambini e gli adolescenti che utilizzano regolarmente i videogiochi hanno più pensieri e comportamenti aggressivi, secondo uno studio condotto su più di 3.000 partecipanti.

Una ricerca, condotta a Singapore, per tre anni, con ragazzi che avevano dagli 8 ai 17 anni, è stata pubblicata sul giornale dell’American Medical Association (JAMA) Pediatric.

E’ emerso che giocare spesso con videogiochi violenti aumenta il comportamento aggressivo a lungo termine indipendentemente dal sesso, dall’età, dal grado iniziale di aggressività dei soggetti e dall’intervento dei genitori.

Come ha scritto Douglas Gentille, dell’Università dell’Iowa, principale autore dello studio, i videogiochi influiscono anche sul grado di aggressività, in tutte le culture e a tutte le fasi dello sviluppo.