Cuore: l’aspirina può essere presa ogni tre giorni

La scoperta è abbastanza importante, dato che in molti dopo i 50 anni o a seguito di una patologia cardiovascolare devono assumere dell’aspirina. Un nuovo studio brasiliano ha trovato che il farmaco si può prendere ogni tre giorni, ottenendo gli stessi benefici, ma senza i medesimi effetti collaterali.

L’acido acetilsalicilico, commercializzato come aspirina, è usato per prevenire l’attacco di cuore, le malattie vascolari periferiche o gli incidenti cerebrovascolari. Tuttavia, l’uso costante e quotidiano di esso tende a causare delle complicazioni gastrointestinali.

Uno studio sviluppato da alcuni ricercatori brasiliani ha trovato che l’uso di aspirina ogni tre giorni può essere ugualmente efficace
senza avere le complicazioni gastrointestinali causate dall’uso quotidiano del farmaco.

Il nuovo studio coordinato da Gilberto De Nucci, professore dell’Università di São Paulo, si è sviluppato nell’arco di un anno e ha coinvolto 24 volontari sani che sono stati divisi in due gruppi. Metà di loro ha ricevuto l’aspirina ogni giorno per un mese. L’altra metà ha ricevuto il farmaco ogni tre giorni e, nell’intervallo, ha assunto solo un placebo.

L’aspirina previene che il raggruppamento delle piastrine ostruisca i vasi sanguigni, ma agisce anche sulla mucosa gastrica facendo diminuire la produzione di prostaglandine, sostanze lipidiche che proteggono lo stomaco e l’intestino.

Durante lo studio, i volontari sono stati sottoposti a vari esami quali l’endoscopia, la biopsia gastrica, i test di aggregazione piastrinica e la misurazione del livello di prostaglandine.

E’ emerso che, assumendo l’aspirina ogni tre giorni l’efficacia per prevenire la formazione dell’embolo era stata la stessa, ma non c’era stata alcuna riduzione nella produzione di prostaglandina.

I risultati dello studio sono stati pubblicati su ‘The Journal of Clinical Pharmacology’.

Maggior rischio di sanguinamento con antidepressivi e antidolorifici insieme

L’assunzione di farmaci per la depressione associata con i comuni antidolorifici può incrementare il rischio di sanguinamento nel cervello, secondo la britannica BMJ.

L’analisi dei dati relativi a 4 milioni persone ha mostrato che coloro che stavano prendendo entrambe le medicine avevano avuto più probabilità del 60% di sviluppare un sanguinamento, rispetto a coloro che stavano prendendo gli antidepressivi da soli.

Coloro che sono più a rischio in questa interazione sono gli uomini.

Il nuovo studio preparato dagli scienziati dell’Università di Seul in Corea, si è sviluppato su un periodo di cinque anni.

E’ emerso che troppi antidolorifici, come l’acido acetilsalicilico, l’ibuprofene, il diclofenac, l’indometacina, il naprossene, il nimesulide, l’acido mefenamico e molti altri, assunti insieme agli antidepressivi, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) o altri, sono associati a un rischio aumentato di sanguinamento del cervello.

Il nuovo studio si è focalizzato sui primi 30 giorni di assunzione di entrambe le medicine dall’inizio del trattamento, ora gli esperti vogliono studiare i risultati a lungo termine di questa combinazione per vedere se l’aumento del rischio è limitato all’inizio della terapia o persiste nel tempo.

Un po’ di aspirina ogni giorno riduce le morti per cancro

Una dose quotidiana di 75 milligrammi di aspirina, presa per diversi anni, riduce il rischio di cancro, secondo un nuovo studio britannico.

Se tutte le persone dai 50 ai 64 anni prendessero ogni giorno una compressa di 75 milligrammi (mg) di aspirina, per dieci anni, 130.000 morti potrebbero essere evitate per un periodo di venti anni, dice lo studio pubblicato su ‘The cancer journal annals of oncology’.

Il rischio di cancro del tubo digerente (intestino, stomaco o esofago) si ridurrebbe di un terzo, i tumori della mammella, della prostata o del polmone di circa il 10%, hanno detto i ricercatori.