AIDS: non c’è ancora un vaccino preventivo

“Nonostante le molte aspettative e gli sforzi compiuti in tutto il mondo per mettere a punto una cura funzionale per l’HIV, nessun vaccino terapeutico o combinazione di farmaci ha finora raggiunto questo obiettivo”, dichiarano gli specialisti della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali

I dati recentemente pubblicati sugli effetti a lungo termine della inoculazione intradermica di proteina Tat biologicamente attiva hanno suscitato un forte eco. Occorre però precisare quanto segue, al fine di chiarire cosa effettivamente sia, per evitare che si creino aspettative ancora ingiustificate. A tal proposito, il commento degli specialisti della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT).

NON E’ UN VACCINO PREVENTIVO – Tat è stato impiegato con finalità terapeutiche in persone che si erano in precedenza infettate con HIV. Non vi sono quindi dati che ne sostengano un ruolo nel prevenire l’infezione da HIV. Non è quindi un vaccino preventivo. Per essere più chiari, non è un vaccino come quelli contro il morbillo o l’epatite B, che sono in grado di prevenire queste infezioni. A oggi, non abbiamo e non sappiamo se riusciremo ad avere un vaccino in grado di proteggere contro l’infezione da HIV .

NON PUO’ SOSTITUIRE LA TERAPIA ANTIRETROVIRALE – Tat non può sostituire la terapia antiretrovirale, né permette, allo stato attuale delle conoscenze, di sospenderla. Nello studio in questione la proteina Tat è stata somministrata in persone in trattamento con farmaci antiretrovirali nelle quali l’attività replicativa del virus risultava già bloccata dal trattamento farmacologico assunto e che hanno continuato ad assumere per tutto il tempo considerato dall’indagine. Gli ultimi dati pubblicati sono stati ottenuti dall’osservazione protratta nel tempo di una parte dei pazienti che avevano aderito a uno studio precedente. Non era previsto un gruppo di controllo costituito da persone che, partendo da caratteristiche individuali, conta delle cellule CD4+ e viremia comparabili a quelle di coloro che hanno ricevuto Tat, abbiano assunto lo stesso loro trattamento antiretrovirale senza ricevere Tat. Questo confronto, che andrebbe attuato su un numero di pazienti più consistente di quello arruolato nello studio a cui ci stiamo riferendo, è indispensabile per determinare l’effettivo contributo di Tat nell’incrementare la riduzione dei reservoir virali rispetto a quanto dovuto alla sola terapia antiretrovirale.

PROSEGUIRE CON CORRETTA ASSUNZIONE DEI FARMACI – Concludendo, lo studio presenta vari spunti di interesse, che meritano di essere portati alla conoscenza della comunità scientifica e delle persone che vivono con HIV/AIDS. Per quanto già esposto, i dati vanno tuttavia interpretati con la necessaria cautela. Nonostante le molte aspettative e gli sforzi compiuti in tutto il mondo per mettere a punto una cura funzionale per l’HIV, nessun vaccino terapeutico o combinazione di farmaci ha finora raggiunto questo obiettivo. SIMIT fa presente a tutti i pazienti, ai loro congiunti e a chiunque sia interessato di evitare generalizzazioni e ‘fughe in avanti’ che possano suscitare false speranze e incrinare la volontà di proseguire per l’unica via che ad oggi garantisce il blocco della replicazione del virus e la ripresa della malattia: la corretta e stabile assunzione dei farmaci antiretrovirali consigliati dallo specialista infettivologo.

"E' importante ricordare che l'influenza è una malattia virale e pertanto gli antibiotici, che sono
Gli scienziati hanno progettato un vaccino, che può essere gestito dai pazienti stessi, vista la
Dal 9° congresso ANIRCEF (www.anircef.it) “Le cefalee alla svolta verso il futuro” all’Università Statale di

Siamo all’inizio dell’epidemia influenzale: cosa fare

“E’ importante ricordare che l’influenza è una malattia virale e pertanto gli antibiotici, che sono attivi contro i batteri, non hanno alcuna indicazione”, sottolinea il Prof. Massimo Andreoni, Docente di Malattie Infettive all’Università Tor Vergata di Roma e Direttore Scientifico Simit

In Italia l’attività dei virus influenzali è ai livelli di base e quindi siamo all’inizio dell’epidemia influenzale che come ogni anno raggiungerà il picco nei mesi di dicembre e gennaio. In particolare, nell’ultima settimana di ottobre l’incidenza totale è stata pari a 1,17 casi per 1000 persone. Il numero di casi stimati in questa ultima settimana è stato pari a circa 71mila, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 125mila casi. “In questo momento è difficile stabilire quanti saranno i casi certificati di influenza quest’anno – spiega il Prof. Massimo Andreoni, Docente di Malattie Infettive all’Università Tor Vergata di Roma e Direttore Scientifico Simit, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicalima probabilmente non si discosteranno da quelli dello scorso anno che sono stati più di tre milioni”.

I SINTOMI – I sintomi iniziali sono il coinvolgimento prima delle alte vie aeree con raffreddore e lacrimazione, successivamente delle basse vie con tosse, e febbre. Frequenti sono i dolori muscolari a cui possono associarsi delle complicazioni, alcune volte gravi, che possono interessare il sistema cardiocircolatorio e il sistema nervoso centrale, oltre che una polmonite complicata da una sovra infezione batterica.

ATTENZIONE AI FARMACI – “L’arrivo dell’influenza coincide sempre con un aumento spropositato dell’uso degli antibiotici. E’ importante ricordare – aggiunge il Prof. Andreoni – che l’influenza è una malattia virale e pertanto gli antibiotici, che sono attivi contro i batteri, non hanno alcuna indicazione. Quindi solo nei casi complicati e dietro indicazione medica possono essere utilizzati gli antibiotici. Per la cura dell’influenza esistono farmaci antivirali specifici attivi quindi contro i virus influenzali che per essere efficaci devono essere utilizzati precocemente, nelle prime ore dell’infezione, e sono riservati a quei pazienti che sono a rischio di gravi complicanze. In tutti gli altri casi i farmaci da utilizzare sono anti-infiammatori delle prime vie aeree e antipiretici”.

SOGGETTI PIU’ A RISCHIO L’influenza è pericolosa soprattutto per alcune categorie ritenute a rischio, che potrebbero avere tantissime complicanze, sino alla morte. Tra questi, i cardiopatici, i diabetici, le persone colpite da insufficienza renale cronica, e tutti coloro che hanno patologie croniche fortemente debilitanti. Inoltre sono considerate a rischio tutti gli over 65.

COME PREVENIRE E COMBATTERE L’INFLUENZA – “Nessun alimento è in grado di prevenire l’influenza – sottolinea il Prof. Massimo Andreoni – invece una alimentazione ricca di Sali minerali e di vitamine, in particolare la vitamina C aiuta a guarire prima dall’influenza. È fondamentale ricordare che la vaccinazione rimane il principale strumento di prevenzione dell’influenza”.

Inoltre, secondo gli specialisti della SIMIT, per ridurre la trasmissione del virus dell’influenza, è importante mettere in atto anche misure di protezione personali (non farmacologiche) come per esempio:

lavaggio delle mani (in assenza di acqua, uso di gel alcolici);

buona igiene respiratoria (coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti e lavarsi le mani);

isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale;

uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologia influenzale quando si trovano in ambienti sanitari (ospedali).

INDICAZIONI PER BAMBINI E ANZIANI – “Nelle epidemie influenzali – conclude il Prof. Andreoni – spesso vengono coinvolti anche i bambini più piccoli per i quali la frequentazione degli asili diventa un fattore di rischio per l’acquisizione dell’infezione. A tal fine è importante ricordare che il vaccino antinfluenzale è indicato per tutti i soggetti sopra i 6 mesi di età che desiderano evitare la malattia influenzale e che non abbiano specifiche controindicazioni; prima dei 6 mesi di vita il vaccino non è sufficientemente immunogenico. È bene tenere presente che, la protezione indotta dal vaccino si realizza due settimane dopo l’inoculazione e perdura per un periodo di sei-otto mesi dopo i quali tende a declinare, quindi è necessario sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale all’inizio di ogni nuova stagione influenzale. In questi giorni diventa quindi fondamentale che le persone a maggior rischio, in particolare i soggetti più anziani, eseguano la vaccinazione per trovarsi protetti nelle prossime settimane quando ci sarà la massima circolazione dei virus influenzali”.

"Nonostante le molte aspettative e gli sforzi compiuti in tutto il mondo per mettere a
Gli scienziati hanno progettato un vaccino, che può essere gestito dai pazienti stessi, vista la
Dal 9° congresso ANIRCEF (www.anircef.it) “Le cefalee alla svolta verso il futuro” all’Università Statale di

Pandemia influenzale: il vaccino che può essere gestito dai pazienti

Gli scienziati hanno progettato un vaccino, che può essere gestito dai pazienti stessi, vista la semplicità della sua somministrazione, e potrebbe essere utile in caso di pandemia influenzale.

Il prodotto viene somministrato con un ago intradermico molto piccolo ed ha una composizione che facilita una risposta immunitaria molto maggiore rispetto a quella di altri vaccini.

Di solito, l’influenza è una malattia fastidiosa ma lieve e non è seria per chi la contrae. Tuttavia, alcuni dei gruppi più sensibili della popolazione, come gli anziani, i bambini, le donne incinte, i pazienti immunodepressi e le persone con malattie croniche, possono avere complicazioni che, nel peggiore dei casi, possono portare alla morte.

Questi pazienti più vulnerabili dovrebbero essere vaccinati ogni anno, ripetendo il vaccino, poiché il ceppo del virus responsabile dell’epidemia cambia in ogni stagione, così come la composizione del farmaco.

Un team, guidato da Darrick Carter, dell’ Istituto di ricerca sulle Malattie Infettive, a Seattle, negli Usa, in collaborazione con degli scienziati provenienti da Israele e dal Canada, sta mettendo a punto un vaccino utile in caso di pandemia, ossia quando l’influenza si diffonde rapidamente in tutto il mondo.

Questo vaccino può essere auto somministrato dal paziente, a casa sua, per via intradermica e può essere facilmente inviato per posta al paziente che può utilizzarlo senza dover acquisire complicate conoscenze sulla sua gestione.

Il vaccino è stato testarlo su dei furetti e sull’uomo. Nel primo caso, una singola somministrazione del farmaco ha protetto completamente gli animali dalla contrazione della malattia. I primi studi sull’uomo , condotti su un centinaio di pazienti , non hanno rilevato effetti avversi significativi. Inoltre, la risposta del sistema immunitario è stata molto più efficace rispetto al gruppo di controllo a cui era stato somministrato un normale vaccino.

"E' importante ricordare che l'influenza è una malattia virale e pertanto gli antibiotici, che sono
Dal 9° congresso ANIRCEF (www.anircef.it) “Le cefalee alla svolta verso il futuro” all’Università Statale di

Cefalea: liberarsi dalla schiavitù dei farmaci

Dal 9° congresso ANIRCEF (www.anircef.it) “Le cefalee alla svolta verso il futuro” all’Università Statale di Milano dal 15 al 17 giugno arriva per i milioni di cefalalgici di tutto il mondo il sogno di una vita libera dalla schiavitù dei farmaci che li condannava a dipendere da una pastiglia o da un microstimolatore elettrico.
Con un’iniezione ogni 2/3 mesi presso un Centro Cefalee il mal di testa scompare per tutto quel periodo, un risultato oggi incredibile per chi ogni giorno, magari anche più volte al giorno, ha un attacco.
Subito chiamato vaccino del mal di testa, questo scudo antiemicranico permanente è in realtà un anticorpo monoclonale creato in laboratorio per bloccare il CGRP (Calcitonine Gene Related Peptide, cioè peptide correlato al gene della calcitonina), uno dei più potenti vasodilatatori endogeni con recettori posti soprattutto in aree cerebrali importanti per gli impulsi dolorifici come quella trigeminale.
Durante gli attacchi il CGRP aumenta attivando i recettori che avviano gli impulsi dolorifici: evitare questo aggancio con un blocco di lunga durata è la chiave di una nuova era nel trattamento del mal di testa, finora ancorato a farmaci da usare al bisogno o come profilassi, da cui il paziente non si liberava mai.
Il sogno di un cambiamento epocale nel trattamento e nella qualità di vita di chi vive un dolore ricorrente si sta avverando dice il Presidente ANIRCEF e del congresso Fabio Frediani dell’ospedale San Carlo Borromeo di Milano.
Ma siamo già proiettati nel futuro: agli anti-CGRP seguiranno presto gli anticorpi specifici per i PACAP (Pituitary Adenylate Cyclase-Activating Polypeptide) neuropeptidi ipofisari implicati anche nella cefalea a grappolo, il cui blocco recettoriale evita gli attacchi: ne parla per la prima volta in Italia il Past President della IHS, la Società Internazionale delle Cefalee, Professor Alan Rapoport della UCLA University di Los Angeles.
"Nonostante le molte aspettative e gli sforzi compiuti in tutto il mondo per mettere a
"E' importante ricordare che l'influenza è una malattia virale e pertanto gli antibiotici, che sono
Gli scienziati hanno progettato un vaccino, che può essere gestito dai pazienti stessi, vista la