L’industria 4.0 diventa globale

Una centrale unica per gestire la produzione e i flussi commerciali in 15 stabilimenti e oltre 50 centri distributivi disseminati in tre continenti: la fabbrica 4.0 non teme la dimensione globale, massimizza la produttività e ottimizza i processi.

Passa da Udine la soluzione adottata dal colosso mondiale dello pneumatico Trelleborg Wheel Systems. Appartenente al Gruppo Trelleborg, una realtà da 3,32 miliardi di euro di fatturato, grazie alla soluzione FLEX sviluppata dalla friulana Tecnest, Trelleborg Wheel Systems in due anni ha aumentato la produzione diminuendo i giorni di lavoro, incrementato l’accuratezza nelle previsioni di produzione e, quindi, la capacità di rispondere puntualmente al mercato.

«Serviva poter consolidare a livello centrale la pianificazione dei nostri siti produttivi nel mondo», ha detto Filippo Setteceli, vice president Supply Chain & Quality di Trelleborg Wheel Systems intervenendo al convegno Fabbrica Futuro di Bologna dove è stata presentata la case history. Tre le esigenze del colosso dello pneumatico: «Tenere sotto controllo e ottimizzare i processi produttivi e le scorte a livello globale; mantenere un elevato livello di efficienza e di servizio al cliente finale, infine massimizzare la produttività degli impianti». In sintesi: collegare la domanda di mercato alla produzione riducendo i costi e aumentando la competitività. Davanti ad un quadro di realtà produttive e organizzative molto diverse a livello globale, Tecnest ha sviluppato un progetto di Advanced Planning & Scheduling con l’obiettivo di allineare i tre layer organizzativi dell’azienda: supply chain, commercial offices e manufacturing.

Il progetto Tecnest è partito dai due stabilimenti di Trelleborg Wheel Systems in Sri Lanka dedicati alla produzione di pneumatici per applicazioni speciali. «Ci siamo basati sul concetto di digital twins», ha spiegato Paolo Fontanot, product manager di Tecnest, società specializzata in soluzioni organizzative e informatiche per la gestione della Supply Chain e delle Operations. «I gemelli digitali possono essere la copia perfetta di un prodotto manifatturiero o di un processo che interagiscono tra loro solamente nel mondo digitale. Utilizzando il modello di schedulazione FLEX abbiamo così simulato in dettaglio le risorse e i vincoli produttivi dei due siti produttivi: per ciascuno stabilimento il sistema FLEX APS schedula il portafoglio ordini per il successivo mese di produzione, ottimizzando l’impegno delle risorse, le sequenze e le cadenze produttive. Il risultato è analizzabile tramite un Gantt interattivo che rappresenta graficamente l’utilizzo delle macchine e i vincoli di produzione. In questo modo il sistema permette alla pianificazione centrale di Trelleborg Wheel Systems di simulare la domanda di lungo periodo, creando diversi scenari sulla capacità del piano. Inoltre, consente di valutare in un’ottica preventiva il programma di produzione di ciascun sito in funzione degli obiettivi di vendita. In questo modo, ogni stabilimento riceve ordini già verificati sulla base di obiettivi ottimizzati e fattibili».

I risultati sono stati concreti. «Il progetto è partito dallo stabilimento “solid tires” dello Sri Lanka, per il quale abbiamo ottenuto risultati tangibili sotto due punti di vista. Il primo è quello delle performance: in due anni i volumi di produzione sono aumentati del 15% e il livello di servizio al cliente in termini di on time delivery ha superato il 91%, mentre l’accuratezza delle previsioni è passata dal 79 al 90,1%», ha ricordato Setteceli. «Il secondo aspetto è quello del vantaggio rappresentato dalla riduzione, pressoché immediata, dei giorni di lavoro del 3,6% in due anni». Sulla base degli ottimi risultati del pilota, il progetto è stato esteso anche allo stabilimento dedicato agli pneumatici del settore agricolo (light agro-tires) dello Sri Lanka. «Anche in questo secondo caso abbiamo riscontrato un miglioramento della produttività di circa il 10% in due anni, e del servizio al cliente in termini di affidabilità delle date di consegna».

I fattori vincenti del progetto, che, sulla base dei risultati ottenuti, è stato recentemente esteso anche ai siti produttivi in Cina, sono da riscontrarsi, secondo Setteceli, da un lato nella capacità di Trelleborg Wheel Systems di definire alcune necessità di business ben precise e peculiari e, dall’altro, nella flessibilità dello strumento FLEX e nella capacità di Tecnest di configurarlo e adattarlo a un modello produttivo molto particolare come quello di Trelleborg.
«Non si è trattato della semplice implementazione di uno schedulatore di produzione: grazie a FLEX abbiamo abilitato un vero e proprio sistema di intelligence centrale in grado di gestire e tenere sotto controllo la produttività dei vari stabilimenti, considerando tutti i diversi vincoli produttivi world-wide».

 

Scarsa propensione alla tutela del proprio sapere, diffidenza nel sistema giuridico e confusione sui temi
Due progetti dello Scriptorium Foroiuliense di San Daniele del Friuli (UD) puntano sul recupero di
Ci sono imprese che sentono la montagna come luogo ideale per far crescere il loro

Brevetti: l’Italia è ancora lontana

Scarsa propensione alla tutela del proprio sapere, diffidenza nel sistema giuridico e confusione sui temi della proprietà intellettuale. Davanti a un’Italia che è ancora lontana da Germania e Francia nel deposito di brevetti europei, c’è un’Italia che crede profondamente nella cultura della tutela e ha fatto dei diritti di proprietà intellettuale uno dei capisaldi di crescita. Il quadro emerso nel corso del Connection Day che lo Studio GLP ha organizzato nella propria sede di Udine descrive un Paese a due velocità: da una parte chi ha creduto e crede nell’importanza di difendere invenzioni e marchi ed è disposto a investire, dall’altra una certa chiusura verso un sistema di tutela percepito come lontano.

GLP, studio per la proprietà intellettuale che ha sedi oltre che in Friuli Venezia Giulia anche a Milano, Bologna, Perugia, San Marino e Zurigo, con oltre 7mila clienti e più di 100mila casi trattati, conferma il ruolo acquisito a livello internazionale ospitando una delegazione dell’Ufficio Brevetti Europei (EPO) e diventando “porta” di collegamento tra l’Europa e il mondo imprenditoriale. Davanti agli esaminatori EPO sono infatti intervenuti i rappresentanti di dieci aziende, nomi del calibro di Alifax, Corob, Danieli e C. Officine Meccaniche e Danieli Automation, De’ Longhi, Friulsider, Illycaffè, IMA – Industria Macchine Automatiche, Mangiarotti – Westinghouse e MEP – Macchine Elettroniche Piegatrici, oltre ad Area Science Park e Università di Udine. «Un momento importante non solamente per GLP, ma anche per tutta la struttura industriale del nostro Paese che ha dato tanto e che può dare ancora di più», osservano Davide e Daniele Petraz, co-managing partner di GLP. «Imparando ad apprezzare i diritti di proprietà intellettuale (DPI) nello stesso modo in cui vengono apprezzati i più tradizionali asset aziendali, s’impara a gestire il business in termini moderni, utilizzando mezzi internazionalmente riconosciuti e sostanzialmente tutelati in pari modo. Questo non è solo un mezzo per accorciare eventuali distanze con altre realtà, ma una chiave per acquisire vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti».

L’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) ha rilevato come le aziende ad alta intensità di diritti di proprietà intellettuale abbiano una marcia in più anche nella capacità di creare sviluppo e ricchezza. Secondo uno studio, nel periodo 2011-2013 in Europa l’industria ad alta incidenza di DPI ha creato – direttamente e indirettamente – oltre 80 milioni di posti di lavoro e ha generato il 42% dell’attività economica totale (5.700 miliardi di euro). A fronte di un deficit commerciale di 42 miliardi di euro, i prodotti europei ad alta incidenza DPI hanno avuto un surplus di 96 miliardi.

Tra il 2015 e il 2017, i brevetti europei provenienti dall’Italia sono cresciuti del 9%; pur posizionandosi al decimo posto, con i suoi 12.510 depositi il nostro Paese è però ben lontano da Francia (quarta con oltre 30 mila), Germania (seconda con 75 mila) e Stati Uniti (primi con 124 mila). Una situazione che si riflette anche nel solo comparto meccanico. «Circa la metà dei brevetti europei arrivano da Paesi extra UE. La Germania esprime il 20%, la Francia il 15% e l’Italia il 3%», osserva Stefano Cecchini, esaminatore di EPO intervenuto nella sede di GLP insieme con gli examiner team manager di EPO Petra Theresia Schindler-Bauer e Cyril Valfort. «Le aziende italiane hanno per lo più dimensioni medio piccole e una struttura di carattere familiare. C’è una tendenza alla riservatezza, a mantenere all’interno il know-how senza però comprendere fino in fondo l’importanza di una sua corretta tutela».

Chi però opera su scala internazionale conosce bene l’importanza di tutelare le proprie invenzioni e i propri marchi. «Siamo nati nel 1933 proprio da un brevetto sulla pressurizzazione», ricorda Alessia Lacosta, IP Manager di Illycaffè. «Siamo un’azienda votata all’innovazione pura con una forte attenzione alla tutela intellettuale». Con 500 titoli brevettuali e 1.200 marchi depositati nel mondo e un rapporto avviato con GLP dal fondatore, Illy ha investito sulla qualità «per rendere il prodotto unico e fare in modo che il nostro caffè possa essere gustato in ogni parte del mondo con la stessa qualità».
Ci sono anche le imprese che non fanno nulla se non è brevettabile. È il caso di Alifax, azienda leader nello sviluppo di tecnologie medicali per i laboratori. «Abbiamo 22 brevetti attivi in tutto il mondo e siamo presenti in 120 Paesi. Ci muoviamo solamente con prodotti che possono essere brevettati», sottolinea il presidente e CEO Paolo Galiano. La tutela è punto nodale anche per chi opera in settori ritenuti più “lenti” come Danieli. «Con 400 famiglie brevettuali per un totale di oltre 3000 titoli nel mondo, siamo uno dei gruppi che brevetta di più, in un ambito quale quello della metallurgia i competitor non sono molti», dice Luca Fabbro IP Engineer in R&D di Danieli e C. Officine Meccaniche. «In un settore dove le evoluzioni richiedono tempo, la tutela brevettuale è un investimento non solo in senso classico: l’attività di analisi permette anche di vedere come si stanno comportando i competitor».

Un’azione anche De’ Longhi, colosso nella produzione di elettrodomestici e numero uno al mondo per le macchine per caffè espresso, svolge. «L’attività di analisi viene fatta prima di avviare un progetto di ricerca», afferma Matteo Bortoluzzi, Senior Legal Counsel – IP Specialist di De’ Longhi. Parlare di diritti per la proprietà intellettuale è anche questo: «Sapere cosa esiste, cosa è già brevettato per andare oltre». E l’andare sempre più avanti è stato anche il leitmotiv che ha guidato Friulsider nella sua crescita esponenziale degli ultimi anni. «Facciamo elementi di ancoraggio e abbiamo investito su un fattore culturale: la qualità, intesa sia come prodotto sia come elemento che deve essere tutelato per garantire il massimo della sicurezza», ricorda Andrea Tondon Marketing Manager dell’azienda di San Giovanni al Natisone (UD).

Una centrale unica per gestire la produzione e i flussi commerciali in 15 stabilimenti e
Due progetti dello Scriptorium Foroiuliense di San Daniele del Friuli (UD) puntano sul recupero di
Ci sono imprese che sentono la montagna come luogo ideale per far crescere il loro

La scrittura medievale per attenuare la dislessia e l’arte del libro antico come opportunità di lavoro in carcere

Due progetti dello Scriptorium Foroiuliense di San Daniele del Friuli (UD) puntano sul recupero di arti antiche per metterle al servizio della società. “Scriptura terapeutica” mira a elaborare un metodo certificato per usare la scrittura a mano nel trattamento di disgrafia e dislessia. “Rescripta Libera”, attivato con il Consorzio COSM di Legacoop Friuli Venezia Giulia, inserirà i detenuti nel mondo del lavoro attraverso un laboratorio di legatoria artigianale e artistica

 

 

Il recupero di due arti antiche, quella della legatoria artigianale e quella della calligrafia, può avere anche un risvolto sociale. Lo dimostra l’attività dello Scriptorium Foroiuliense – Scuola Italiana Amanuensi di San Daniele del Friuli (UD), associazione votata all’insegnamento dell’arte calligrafica antica e dei mestieri del libro, che ha presentato a Montecitorio due progetti, “Scriptura Terapeutica” e “Rescripta libera”, volti l’uno alla ricerca sulla scrittura medievale come metodo terapeutico per le persone che soffrono di disgrafia e dislessia e l’altro al recupero e all’inserimento lavorativo dei detenuti.

 

Il primo progetto, “Scriptura Terapeutica”, mira all’elaborazione di un metodo riconosciuto e certificatoper usare la scrittura medievale per attenuare disturbi quali disgrafia e la dislessia. «La scrittura medievale– spiega il direttore dello Scriptorium Foroiuliense Roberto Giurano– è fatta di linee discontinue e di piccoli segmenti più facili da memorizzare. Per questo, nelle persone dislessiche o disgrafiche, migliora la connessione fra mente e movimento mano-braccio, rendendolo più fluido. Negli ultimi due anni abbiamo documentato tre casi di persone che, partecipando ai nostri corsi di calligrafia antica, hanno riscontrato dei benefici: da qui l’idea di elaborare, con un pool di medici, logopedisti, psicologi e maestri amanuensi e con il coinvolgimento di Enti Ospedalieri e Università, una ricerca che porti alla creazione di un metodo certificato, che sarà poi messo al servizio di tutti».

Quattro gli step previsti: diagnosi di disgrafia o difficoltà grafico-motorie (da parte di scuole, logopedisti, psicologi); formazione di gruppi per età e valutazioni; elaborazione dei dati, brevetto del metodo e pubblicazione; diffusione e formazione. I destinatari saranno persone soggette a disturbi come disgrafia e dislessia, che parteciperanno a un corso di scrittura calligrafica medievale di 10 ore: già una ventina di persone sono state selezionate per cominciare le lezioni a ottobre, nella sede dello Scriptorium a San Daniele del Friuli.

 

“Rescripta Libera” nasce invece dall’accordo tra lo Scriptorium e il Consorzio COSM (Consorzio Operativo Salute Mentale di Udine)che aderisce alla Lega delle Cooperative Sociali del Friuli Venezia Giulia. Il progetto è rivolto alla popolazione carceraria: l’obiettivo è di realizzare assieme ai detenuti un’attività imprenditoriale incentrata sulla produzione e commercializzazione di prodotti di legatoria artigianale e artistica, per offrire loro un’opportunità di riscatto, inclusione e qualificazione professionale.

«“Rescripta Libera” – spiega Michela Vogrig, presidente Consorzio COSM e vicepresidente Legacoopsociali FVG – intende rafforzare le opportunità di inserimento lavorativo e la riduzione della recidiva fra i detenuti. È rivolto a persone scarsamente scolarizzate, ma motivate a intraprendere un percorso di uscita dalla devianza. Attraverso questo progetto potranno essere sviluppate relazioni positive tra imprese, società civile e carcerati; i partecipanti potranno acquisire competenze tecnico-professionali e trovare un’occasione positiva di imprenditorialità e socialità».

Il progetto si articolerà in due fasi, la prima di formazione alla legatoria dei partecipanti e la seconda di avvio operativo di un laboratorio e di un’attività di produzione e vendita dei libri artigianali: l’intento è di formare gruppi di 30 detenuti che parteciperanno a un corso di 250 ore. «Durante il percorso – spiega Giurano – i detenuti impareranno a realizzare a mano la carta, a scegliere i materiali per la copertina e a padroneggiare le varie tecniche di legatoria artigianale necessarie per realizzare il prodotto editoriale, che verrà poi commercializzato».

 

 

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Ci sono imprese che sentono la montagna come luogo ideale per far crescere il loro

Fare impresa in montagna si può

Ci sono imprese che sentono la montagna come luogo ideale per far crescere il loro progetto manifatturiero, centrato sulla metalmeccanica, sul legno o sull’alta tecnologia medicale. E questo perché la montagna è ospitale, accoglie la creatività, favorisce lo sviluppo. Lo ha confermato Mauro Savio, amministratore di Modulblok, azienda leader nella realizzazione di tecnologie e sistemi per l’immagazzinaggio e la logistica evoluta, intervenuto ieri giovedì 22 marzo, alla tavola rotonda “Le imprese che crescono in montagna” tenutasi nell’ambito di Innovalp 2018, il Festival della Montagna in corso in questi giorni a Tolmezzo. Accanto a lui Mario Zearo, a.d. di Plan1Healt e Marco Felici dg di Bodino Engineering moderati da Barbara Ganz de IlSole24ore.

«Questa montagna in particolare – ha dichiarato Savio, riferendosi al Carnia Industrial Park di Amaro (UD) – è un luogo nel quale c’è dinamismo, ci sono infrastrutture, e soprattutto ci sono risorse umane con le quali è possibile progettare lo sviluppo futuro». Manca ancora una rete fondamentale, promessa da anni ma ancora non realizzata, quella della banda larga, assenza che costringe le aziende che hanno più sedi a inventarsi soluzioni artigianali con ponti radio o altro. Per il resto questa zona del Friuli Venezia Giulia ha tutte le caratteristiche per continuare a rappresentare un polo di sviluppo sempre più centrale non solo per la regione.
«Per avere un futuro – ha confermato Mauro Savio – la montagna ha bisogno di imprese, aziende che si assumano la responsabilità sociale di offrire opportunità per chi in montagna vuole continuare vivere». Per questo vanno pensate soluzioni verso il basso e verso l’alto: manifattura e ricerca e sviluppo.

Su questo secondo punto anche Mario Zearo ha voluto sottolineare che: «la presenza della banda larga, estesa su tutto il territorio della montagna, potrebbe permettere ad un ricercatore di lavorare direttamente da casa, mantenendo la popolazione in loco e continuando a rendere attrattivo vivere qui». Parole alle quali ha fatto eco Marco Felici, per il quale: «se è vero che i falegnami si trovano vicino alla materia prima, è chiaro che è qui che si può fare impresa sviluppando l’ingegneria del legno. Questa è un’opportunità che potrebbe diventare un asset della montagna se, accanto ad essa, ci fosse anche la volontà pubblica di sostenere l’avvio di una filiera di produzione come già accade all’estero e, come per secoli, è avvenuto su queste montagne che rappresentavano uno dei principali bacini di approvvigionamento dei cantieri navali veneziani».

Una centrale unica per gestire la produzione e i flussi commerciali in 15 stabilimenti e
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