Giornata Nazionale Parkinson, momenti di incontro e confronto

Parkinson? Quanti luoghi comuni sulla seconda malattia neurodegenerativa per dimensione in Italia dopo l’Alzheimer. Oggi nel nostro paese si contano circa 250.000 persone affette da questa patologia, mentre nel mondo arriviamo a circa a 4 milioni. Sono questi i dati che raccontano la storia di una malattia che coinvolge in maniera progressiva le cellule nervose che producono dopamina causando rallentamento motorio, difficoltà nella deambulazione e in molti casi anche tremore.

Leggi tutto “Giornata Nazionale Parkinson, momenti di incontro e confronto”

Dopo i due appuntamenti del ciclo Immaginare il futuro che hanno portato a Torino esperti internazionali del
Dopo il successo della Milano Fashion Week dello scorso settembre, dove l’architetto e designer Hussain Harba ha sfilato
Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita, dal 25 settembre 2019 al 6 gennaio

“Quando l’economia cambia la storia”, incontri con Alessandro Barbero

Dopo i due appuntamenti del ciclo Immaginare il futuro che hanno portato a Torino esperti internazionali del calibro di Donald Sassoon e Francesco Marconi, le attività culturali che Intesa Sanpaolo organizza al grattacielo proseguono con le lezioni-conferenza di Alessandro Barbero. Il nuovo ciclo a cura di Giulia Cogoli, sempre ad ingresso gratuito previa prenotazione, tratterà l’argomento “Quando l’economia cambia la storia”.

Lo storico e scrittore, professore di Storia medievale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale, noto al pubblico per la sua straordinaria capacità divulgativa, tratterà di cruciali momenti storici in cui la situazione economica e i suoi mutamenti hanno fortemente influenzato l’andamento della storia.

I suoi interventi spazieranno dalla crisi del Trecento, in cui si interrompe il lungo ciclo della crescita medievale, che porterà scompensi economici catastrofici, ma che tuttavia aprirà nuove possibilità di mercato (7 novembre), all’analisi dell’Europa del Cinquecento attraverso una delle donne più ricche del Rinascimento Grazia Nasi (14 novembre), al collasso finanziario della monarchia francese, una vera bancarotta dello Stato che fu una delle cause della rivoluzione francese (21 novembre).

Si prenota accedendo al sito www.grattacielointesasanpaolo.com/news. Sarà possibile seguire la diretta streaming collegandosi allo stesso indirizzo.

Aperture della piattaforma per le prenotazioni:

  • lunedì 4 novembre per la conferenza di giovedì 7 novembre
  • venerdì 8 novembre per la conferenza di giovedì 14 novembre
  • venerdì 15 novembre per la conferenza di giovedì 21 novembre

GLI APPUNTAMENTI DI “QUANDO L’ECONOMIA CAMBIA LA STORIA”:

Giovedì 7 novembre, ore 18

Fra recessione e innovazione: la crisi del Trecento

Nel Trecento s’interrompe bruscamente il lungo ciclo della crescita medievale, che durava da secoli. Mutamenti climatici, nuove malattie, guerre interminabili provocano scompensi economici catastrofici e una drammatica riduzione della popolazione. E tuttavia il tenore di vita non si riduce, e la qualità della vita materiale continua a migliorare: perché la riduzione demografica agisce sui prezzi, i salari e la produzione, aprendo nuove possibilità di mercato a chi è capace di coglierle.

Giovedì 14 novembre, ore 18

Il denaro e le donne: Grazia Nasi, una finanziera del Cinquecento

Nel Cinquecento l’Europa cristiana offre il contrasto di un’economia straordinariamente prospera, fondata sul credito e il commercio, e una feroce intolleranza religiosa. A oriente, l’impero ottomano offre il quadro opposto di un’economia stagnante, ma di una relativa tolleranza. Fra questi due mondi si muovono i banchieri ebrei, protagonisti e vittime dell’epoca: e fra loro non solo uomini, ma anche donne, che gestiscono fortune colossali trattando con dogi e sultani.

Giovedì 21 novembre, ore 18

La bancarotta dello Stato: le cause della rivoluzione francese

Tutti ricordano che la rivoluzione francese è cominciata con la convocazione degli Stati Generali. Ma se il re di Francia, dopo aver esercitato per due secoli un potere assoluto, si trovò costretto a convocare un parlamento e chiedere il suo sostegno, è perché l’assolutismo, che voleva dire tasse e spese senza alcun controllo dal basso, aveva provocato il collasso finanziario della monarchia.

Alessandro Barbero, storico e scrittore, è professore ordinario di Storia medievale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale. È autore di numerosi saggi in particolare sulla storia medievale e militare. Nel 1995 ha pubblicato il suo primo romanzo storico, Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo (Mondadori, Premio Strega 1996). Nel 2001 ha vinto il Premio Isola d’Elba con L’ultimo rosa di Lautrec (Mondadori) e il Premio Cherasco Storia con Carlo Magno. Un padre dell’Europa (Laterza). È noto al pubblico oltre che per i suoi saggi e romanzi, per la sua straordinaria capacità divulgativa in particolare nella trasmissione Superquark nelle trasmissioni di RAI Storia a.C.d.C. e Il tempo e la storia. Collabora con La Stampa. È stato insignito nel 2005 del titolo Chevalier de l’ordre des Arts et des Lettres della Repubblica Francese. Tra i suoi libri: Piemonte medievale (con altri autori, 1985), Storia del Piemonte (2008) per Einaudi; Dietro le quinte della Storia. La vita quotidiana attraverso il tempo (con P. Angela, Rizzoli, 2013); Costantino il vincitore (Salerno, 2016); Il divano di Istanbul (2011), Federico il Grande (2017) per Sellerio Editore; Gli occhi di Venezia (2011), Le ateniesi (2015) per Mondadori; I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle (2012); Medioevo. Storia di voci, racconto di immagini (con C. Frugoni, 1999), Lepanto. La battaglia dei tre imperi (2010), Donne, madonne, mercanti e cavalieri. Sei storie medievali (2013), Benedette guerre. Crociate e jihad (2009), Le parole del Papa. Da Gregorio VII a Francesco (2016), Caporetto (2017), Il ducato di Savoia (2018) per Laterza.

Parkinson? Quanti luoghi comuni sulla seconda malattia neurodegenerativa per dimensione in Italia dopo l’Alzheimer. Oggi
Dopo il successo della Milano Fashion Week dello scorso settembre, dove l’architetto e designer Hussain Harba ha sfilato
Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita, dal 25 settembre 2019 al 6 gennaio

A La Rinascente in vendita le luxury bags di Hussain Harba

Dopo il successo della Milano Fashion Week dello scorso settembre, dove l’architetto e designer Hussain Harba ha sfilato sotto l’egida della Camera Nazionale della Moda Italiana, e dopo essere stato ospite di Sant’Agostino Casa d’Aste e Galleria durante l’evento Torino Design of the City che lo ha visto tra i protagonistidal 29 ottobre le sue borse iconiche saranno vendute presso il Department Store La Rinascente di Torino. Si tratta di una capsule composta da 20 pezzi unici che appartengono alla collezione Mini-Home e che include anche le nuovissime Home-Pochette.

Le bags, esposte al piano terra, sono progettate dall’architetto insieme con la figlia Alia e sono già note ad un pubblico internazionale di amateurs che le definisce opere che coniugano arte, moda e design. Registrate presso l’Euipo (European Union Intellectual Property Office), sono prodotte artigianalmente in Italia con la massima cura del dettaglio e sono state protagoniste di eventi moda come la Torino Fashion Week, in cui il Dottor Harba è stato special guest delle ultime tre edizioni.

Realizzate in texture lussuose quali pitone, coccodrillo e struzzo che le rendono morbide, pregiate e capaci di enfatizzare la luminosità delle diverse colorazioni, indagano tutta la palette cromatica in maniera creativa e raffinata. Dotate di chiusure logate, hanno i manici in bamboo. Ogni dettaglio è frutto della sintesi di design, architettura e arte. Secondo Hussain Harba ciascun oggetto, per cui anche la borsa, è un manufatto che nasce dalla sensibilità dell’essere umano perché è il pensiero che si cela dietro all’atto creativo, il delta che fa la differenza e che distingue un prodotto seriale da uno iconico e originale.

Vere opere d’arte da indossare, le Mini-Home – il cui nome vuole rendere omaggio alla casa intesa come simbolo di sicurezza che cela e custodisce il mondo di ogni signora – sono customizzate e quindi tutte diverse tra loro così da rispecchiare la personalità di ogni donna. Eleganti e grintose, si declinano perfettamente dall’alba al tramonto e sono ideali tanto per la business woman quanto per chi le vuole indossare ad un party. Non stupisce quindi che siano molte le fashion addicted che le hanno già richieste tra le quali la show girl Elena Barolo, l’attrice Linda Messerklinger e la modella Bali Lawal che è stata protagonista delle passerelle di Armani, Bulgari, Krizia, Chopard, Calvin Klein, Versace, Damiani e altri stilisti.

Parkinson? Quanti luoghi comuni sulla seconda malattia neurodegenerativa per dimensione in Italia dopo l’Alzheimer. Oggi
Dopo i due appuntamenti del ciclo Immaginare il futuro che hanno portato a Torino esperti internazionali del
Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita, dal 25 settembre 2019 al 6 gennaio

Torino, aperta la mostra ‘I 1000 VOLTI DI LOMBROSO’

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita, dal 25 settembre 2019 al 6 gennaio 2020 la mostra I 1000 VOLTI DI LOMBROSO che presenta, per la prima volta al pubblico, una selezione di fotografie appartenenti al fondo fotografico dell’Archivio del Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” dell’Università di Torino, in parte restaurate per l’occasione.

Padre fondatore della criminologia, gli archivi di facce di Lombroso dialogano con i cataloghi antichi e moderni dei volti che raccontano la mostra #FACCEEMOZIONI. 1500-2020: DALLA FISIOGNOMICA AGLI EMOJI curata da Donata Pesenti Campagnoni e Simone Arcagni, inaugurata al Museo Nazionale del Cinema il 17 luglio scorso, una grande esposizione che, partendo dalla prestigiosa collezione del Museo Nazionale del Cinema, racconta gli ultimi 5 secoli di storia di questa pseudoscienza. Un percorso emozionale tra maschere e sistemi di riconoscimento facciale che conferma ancora una volta come il volto sia il più importante luogo di espressione dell’anima dell’essere umano.

La mostra I 1000 VOLTI DI LOMBROSO è a cura di Cristina Cilli – conservatrice e responsabile dell’Archivio del Museo, Nicoletta Leonardi – storica dell’arte e docente presso l’Accademia Albertina di Torino, Silvano Montaldo – direttore scientifico del Museo e docente presso l’Università degli studi di Torino e Nadia Pugliese – borsista di ricerca presso l’Archivio del Museo e rientra nel quadro delle celebrazioni del decennale dell’apertura del Museo Lombroso. Ospitata nelle teche conservative al piano +5 del Museo Nazionale del Cinema di Torino, la mostra prevede l’esposizione di 305 fotografie che dialogano con 13 disegni, 2 manoscritti, 1 pannello illustrativo per la didattica e la divulgazione, 1 calco in gesso di un cranio e 1 maschera mortuaria in cera, 2 strumenti scientifici, 2 manufatti realizzati da pazienti psichiatrici, 1 scultura, 11 libri e 1 rivista per un totale di 340 exhibit. I 1000 volti di Lombroso vuole creare un parallelo tra le numerose fotografie di volti presenti nel fondo e le diverse sfaccettature del pensiero lombrosiano, evidenziando lo stretto legame tra fotografia e ruolo sociale della scienza sul finire del XIX secolo e l’inizio del XX secolo. Tra il 1860 e il 1909 Lombroso raccolse, grazie alla sua fitta rete di relazioni con criminologi, psichiatri e medici legali, un’enorme quantità di immagini di soggetti appartenenti prevalentemente al mondo della psichiatria e a quello della criminalità.

Queste fotografie furono sistematicamente utilizzate dall’antropologo veronese nella ricerca, nella didattica e nell’ambito di attività espositive finalizzate alla divulgazione scientifica. Com’era pratica comune fra gli scienziati dell’epoca, Lombroso raccoglieva immagini acquistate sul mercato, inviategli da colleghi o da lui stesso commissionate, e usava la fotografia come prova documentaria, dato positivo da associare a misurazioni antropometriche dei crani, disegni, descrizioni biologiche e psicologiche. Il percorso della mostra, articolata in 5 sezioni, presenta una selezione ragionata di questi materiali seguendo la cronologia delle ricerche di Lombroso: iniziando con gli studi sui malati psichiatrici e sul genio, passando poi per la sua teoria sull’atavismo (secondo la quale alcuni individui presentano i caratteri regressivi tipici dell’uomo primitivo), per le ricerche sul brigantaggio e sul delitto politico, si arriverà al tema della criminologia in rapporto al razzismo con un focus specifico sulla donna delinquente. Il percorso espositivo terminerà con un’ampia panoramica di immagini legate all’identificazione del criminale ovvero alla fotografia segnaletica e alla nascita della Polizia scientifica.

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

Alla sezione introduttiva, contenente una selezione rappresentativa delle diverse tipologie di fotografie raccolte da Lombroso, una macchina fotografica, uno stereografo per il disegno del profilo del cranio, una maschera mortuaria in cera di un detenuto, scritti scientifici e divulgativi, un ritratto a disegno, segue la prima sezione dedicata all’immagine del folle e alla nascita dell’antropologia criminale. Le decine di fotografie dei malati psichiatrici raccolte da Lombroso sono qui documentate con alcuni ritratti di alienati scelti fra quelli giunti all’antropologo criminale da vari istituti psichiatrici italiani. Lombroso utilizzò lo studio del volto insieme ad altre forme di evidenza (come i tatuaggi presenti sui corpi dei criminali da lui accomunati a quelli delle “popolazioni primitive”), per formulare la sua teoria del delinquente atavico, una sorta di moderno selvaggio riconoscibile da una serie di caratteristiche fisiche. Lombroso pretese di fondare un nuovo ramo del sapere, l’antropologia criminale, illustrata nel volume L’uomo delinquente (1876), la cui quinta edizione (1896) fu corredata da un Atlante contenente centinaia di ritratti di criminali e alienati. Due manufatti (pipe in legno) di “mattoidi” (Lombroso chiamava così gli alienati con estro artistico) e il calco in gesso del cranio di Alessandro Volta testimoniano inoltre le ricerche dell’antropologo sul rapporto fra Genio e follia (1864), la sua convinzione cioè che la creatività artistica fosse una nevrosi. La seconda sezione è dedicata a brigantaggio, delitto politico, criminalità minorile. A supporto delle sue teorie sulla devianza Lombroso utilizzò anche fotografie di briganti, prevalentemente del Sud d’Italia. A questo scopo raccolse un centinaio di ritratti scattati fra il 1861 e gli anni settanta dell’Ottocento, alcuni dei quali presenti in mostra. A testimonianza dell’interesse di Lombroso nei confronti del delitto politico sono esposte una serie di fotografie e disegni che ritraggono anarchici e rivoluzionari, fra cui Anna Kuliscioff, rivoluzionaria in Russia, socialista e femminista in Italia. Insieme ad alcuni suoi collaboratori, Lombroso si occupò anche di delinquenza minorile. Questo filone di ricerca è documentato dalle fotografie che ritraggono i bambini e gli adolescenti senza fissa dimora scattate a Cagliari fra il 1898 e il 1903, i “corrigendi” lombardi, e alcuni giovani rei i cui casi furono sottoposti al giudizio dell’antropologo criminale.

Al tema della donna delinquente è dedicata la terza sezione della mostra, che presenta fotografie di crani di prostitute, immagini scattate all’interno di bordelli, ritratti di prostitute napoletane e argentine, oltre a una serie di carte de visite di delinquenti russe. Insieme al futuro genero Guglielmo Ferrero, nel 1893 Lombroso pubblicò il primo trattato al mondo sulla delinquenza di genere, che venne tradotto in diverse lingue. Andando contro i giudizi precedenti, che vedevano nelle donne un freno al dilagare del delitto, Lombroso e Ferrero criminalizzarono la prostituzione indicandola come la forma di delinquenza più tipicamente femminile. In contrasto con le coeve richieste di parità di diritti civili e politici da parte dei movimenti femminili, i due studiosi affermarono l’inferiorità della donna rispetto all’uomo.

Criminologia, razzismo e omosessualità sono i temi della quarta sezione, nella quale ritratti e fotografie segnaletiche di criminali aborigeni australiani, cubani, egiziani, ebrei, russi, tedeschi, gitani, nonché di donne delinquenti, compaiono accanto a fotografie di “pederasti”, “pervertiti”, “saffiste” e “terzo sesso”. Queste immagini documentano il nesso fra criminologia e razzismo implicitamente presente nelle teorie Lombrosiane, e mostrano il tentativo di definire l’orientamento sessuale in base a categorie con significati stigmatizzanti. La mostra si conclude con la quinta sezione dedicata alla fotografia segnaletica e alla Polizia scientifica. Nel 1886 Lombroso propose di applicare in Italia i metodi “esattamente governabili” delle scienze alle indagini poliziesche. Il suo invito venne accolto da Salvatore Ottolenghi, che a partire dal 1895 introdusse nel Paese tecniche di investigazione scientifica comprendenti l’uso della fotografia accanto al segnalamento descrittivo, antropometrico e dattiloscopico dei delinquenti e dei presunti tali. Nella sezione sono presenti, insieme a un disegno e una tavola statistica, ritratti di criminali e alcuni esempi di schede segnaletiche contenenti fotografie identificative e impronte digitali.

Sono previste delle visite guidate gratuite con i curatori che permetteranno ai visitatori di scoprire e approfondire le tematiche della mostra:  sabato 5 ottobre 2019, ore 10:30 e ore 11:30  sabato 16 novembre 2019, ore 10:30 e ore 11:30  sabato 7 dicembre 2019, ore 10:30 e ore 11:30 Durata 50 min.

Prenotazioni on line al link https://mnc7maggio2017.wufoo.com/forms/x19m4o461nk3yem/

Il Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” dell’Università di Torino fa parte del Sistema Museale di Ateneo ed è ospitato nel Palazzo degli Istituti Anatomici insieme al Museo di Anatomia e al Museo della Frutta. Inaugurato nel 2009, espone collezioni di preparati anatomici, disegni, fotografie, corpi di reato, scritti e produzioni artigianali e artistiche realizzate da internati in manicomi e persone ristrette in c

Parkinson? Quanti luoghi comuni sulla seconda malattia neurodegenerativa per dimensione in Italia dopo l’Alzheimer. Oggi
Dopo i due appuntamenti del ciclo Immaginare il futuro che hanno portato a Torino esperti internazionali del
Dopo il successo della Milano Fashion Week dello scorso settembre, dove l’architetto e designer Hussain Harba ha sfilato