GIORNO DELLA MEMORIA 2023: la vita del cabarettista ebreo Fritz Grünbaum

Dalle scene viennesi a quelle dei lager nazisti: prende forma scenica la triste avventura di tanti artisti vittime della Shoah, esemplificata dalla storia di Fritz Grünbaum, eccelso cabarettista ebreo, regista e librettista austriaco, mai rappresentato in Italia, che per oltre trenta anni divertì con sketch, riviste e operette irriverenti il pubblico di Vienna e Berlino, prima che il nazismo silenziasse in un colpo solo il doppio personaggio a cui aveva dato vita albergandolo in un unico corpo.

Sabato 28 gennaio alle ore 20:00 presso il Teatro Torlonia di Roma, Bruno Maccallini impersonerà questo grande e poco conosciuto mattatore dei suoi tempi attraverso uno spettacolo musicale, scritto insieme ad Antonella Ottai ed ispirato al libro di quest’ultima “Ridere rende liberi” (Ed. Quodlibet), che ripercorrerà l’arte narrativa e scenica del cabarettista attraverso molti dei suoi monologhi, tradotti e adattati per l’occasione, in cui dialoga con un “secondo io”, litigando sempre con sè stesso.

Uno sdoppiamento a lui familiare con cui riuscì a intrattenere fino alla fine anche i suoi “colleghi” internati a Dachau: “Prima di affrontare il pubblico – asseriva – , Io, il Grünbaum, parlo sempre con me stesso: non è che parlo da solo, parlo con l’altro me ed è proprio lui che si beve tutto il fiele che mi esce fuori. Perché? Il fatto è che il mio dentro è arrabbiato con il mio fuori.” D’altra parte questo suo “stile”, o anche strategia, di inferocirsi con il proprio io, al punto da considerarsi divorziato da sé stesso, gli consentì di esserlo ancora di più con l’epoca storica in cui si trovò ad operare e di affrontare con disinvolta irriverenza i suoi contemporanei più illustri.

Dotato degli accenti e delle tematiche tipiche dell’umorismo ebraico, Grünbaum assunse a cifra della sua scena comica la struttura del doppio creando così non solo una straordinaria sintonia con lo spirito del tempo, ma riuscendo a conferire agli enunciati di Freud o di Einstein, per citare i riferimenti più celebri in cui incorrevanono i suoi sketch, la formula aurea del paradosso comico. Così come sprofondava nel non senso il delirio politico che individuava come Hitler o il generalissimo Franco stavano agitando sulla scena internazionale. Se non fossero risultate sufficienti le sue origini ebraiche, non appena invasa l’Austria, a questi affronti il nazismo non avrebbe mancato di presentare il conto, internandolo nei lager dove trovò la morte.

“Attraversarne il crescendo nell’ampio repertorio dell’artista – afferma Maccallini – provoca non solo la risata amara nei confronti di un grande racconto storico consegnatoci dallo sguardo – anzi dai due sguardi sempre divergenti – di chi ne è stato acuto osservatore, ma lascia scoprire anche il valore, assolutamente attuale, della lotta fra l’eversione del comico e l’inesorabilità degli eventi.”

Una performance d’attore, condita dalle musiche di Pino Cangialosi interpretate dal vivo da Livia Cangialosi e integrata dall’inserimento di brani multimediali collegati all’epoca storica trattata, che interpreta la dialettica dello sdoppiamento appoggiandosi in scena ai dispositivi di riproduzione tecnica della persona, nati anch’essi nel tempo che fu di Grünbaum, moltiplicando la sua presenza in un gioco delle parti, degli specchi e delle loro rifrazioni.

Lo spettacolo, una produzione della Società per Attori, fa parte di “Memoria genera Futuro”, il programma di appuntamenti promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale in occasione del Giorno della Memoria 2023

Doppio appuntamento per la notte di San Silvestro a Venezia e a Mestre

Il Capodanno si festeggia insieme, a Venezia e a Mestre. Fuochi d’artificio da una parte, musica dall’altra: il centro storico e la terraferma si preparano a salutare l’anno vecchio e ad accogliere il 2023. Promosso da Vela Spa per conto dell’Amministrazione Comunale in partnership con la Camera di Commercio Venezia Rovigo e il Consorzio di tutela della DOC Prosecco, il Capodanno 2023 propone un’ampia possibilità di scelta per cittadini e visitatori di ogni età.

Uno spettacolo pirotecnico caratterizzerà la notte di San Silvestro a Venezia. Allo scoccare della mezzanotte, il Bacino di San Marco si accenderà grazie alla scenografia emozionante e suggestiva ideata per accogliere la notte più attesa dell’anno. Un momento firmato dalla storica ditta di Melara di Rovigo, Parente Fireworks, che da oltre un secolo, illumina eventi pubblici e privati di grande prestigio compreso lo show luminoso della festa del Redentore.

Venti minuti circa di fuochi, dove una serie di quadri si susseguirà in maniera rapida e incalzante, intervallati da chiusure e intermezzi più importanti che ne spezzeranno il ritmo, con un crescendo fino al grande exploit finale. Colori, coreografie, disegni più alti e più bassi daranno vita a un mix emozionale imperdibile. Lo spettacolo si svolgerà da un pontone sfruttando al massimo l’ampiezza del fronte disponibile e costruendo grandi archi con gli effetti, in maniera di allargarsi il più possibile. I fuochi si rifletteranno quindi sull’acqua, con suggestivi giochi di luce, facendo da cornice ai rintocchi della mezzanotte.

La visuale migliore per godere della magia pirotecnica sarà in prossimità dell’Arsenale e lungo Riva degli Schiavoni, Riva Ca’ di Dio, Riva San Biagio, Riva dei Sette Martiri mentre i fuochi non saranno visibili da Piazza e Piazzetta San Marco. A partire dalle ore 23.30 verranno lanciati alcuni artifici singoli per agevolare il posizionamento del pubblico lungo le rive da parte degli steward. Saranno istituiti dei varchi d’accesso alle aree, la cui capienza sarà contingentata, dove saranno effettuati i controlli di sicurezza.

Per favorire chi volesse assistere allo spettacolo dalla terraferma, nella serata del 31 dicembre, saranno effettuate delle corse di rinforzo lungo le principali direttrici, così come per il deflusso al termine dello spettacolo pirotecnico.

I festeggiamenti a Mestre saranno invece all’insegna della musica di Virgin Radio Tv. Si intitola “Rockin’ New Year con i Dj di Virgin Radio”, l’evento che Dj Ringo condurrà dalle ore 22.00 sul palco di Piazza Ferretto, animato anche da Timothy Rock Cavicchini, già protagonista del celebre programma “The Voice”, che proporrà un divertente live “light” coinvolgendo in stile talent il pubblico presente.

Ringo, personaggio televisivo e radiofonico amatissimo, porterà sul palco di Piazza Ferretto il suo storico programma “Revolver”: è direttore artistico e creativo nonché fondatore di Virgin Radio, attualmente conduttore del programma di Italia 1 Drive Up. Negli anni, i suoi Dj set hanno animato i più grandi festival e club italiani precedendo i live degli artisti durante Firenze Rocks, Idays Milano e altre decine di concerti dei più famosi artisti internazionali.

Insieme a Ringo e Cavicchini, ci saranno Alteria – cantante ma anche punta di diamante di Virgin Radio, che conduce con successo Morning Glory e che ha da poco terminato un tour mondiale con Ian Paice dei Deep Purple – e Alessandro Toky, un altro Dj storico di Virgin Radio, ma anche produttore e tecnico del suono, in onda su Virgin con Revolver, Morning Glory e Rock Party Toky. Ospite nei più importanti club di tutta Italia, da Milano alla Sardegna, Toky assieme a Ringo ha aperto importanti concerti rock come quello degli AC/DC e Guns & Roses e di Vasco Rossi.

E allo scoccare della mezzanotte, il palco si unirà al pubblico in un brindisi simbolico con le bollicine del Consorzio di Tutela della DOC Prosecco.

“Venezia costituisce il centro culturale di riferimento per la nostra Denominazione – afferma Stefano Zanette, Presidente del Consorzio di tutela della DOC Prosecco che da anni sostiene le attività artistiche e culturali del capoluogo veneto – Il Capodanno rappresenta uno degli eventi più attesi e più emblematici per le nostre bollicine, perfetto per ribadire il ruolo centrale del Prosecco spumante durante i festeggiamenti. Un momento prezioso da celebrare innalzando, dalla città lagunare, un brindisi festoso e beneaugurante da condividere idealmente con il mondo intero”.

Per chi vuole festeggiare a teatro, invece, il Teatro Toniolo propone due appuntamenti a tutta musica, energia ed allegria: sabato 31 dicembre alle ore 21.30 e domenica 1 gennaio alle ore 16.30, andrà in scena “Black Blues Brothers”, un tributo acrobatico al leggendario film The Blues Brothers portato in scena da cinque acrobati kenioti il cui tour mondiale ha superato le 750 date e con più di 300.000 spettatori.

Dopo i festeggiamenti notturni il 1 gennaio 2023 si aprirà con il tradizionale Concerto della Fenice, diretto dal Maestro Daniel Harding, che, come consuetudine, verrà trasmesso in diretta su Rai 1. Suddiviso in una prima esclusivamente orchestrale e una seconda dedicata al melodramma, il concerto proporrà una carrellata di arie, duetti e passi corali interpretati da solisti di assoluto prestigio e dal Coro del Teatro La Fenice.

L’esibizione musicale si chiuderà con due pagine celeberrime di Giuseppe Verdi, capisaldi del patrimonio musicale italiano: il Coro “Va’ pensiero sull’ali dorate” da Nabucco e il festoso brindisi “Libiam ne’ lieti calici” da La traviata.

Lo Schiaccianoci con l’Accademia Ucraina di Balletto

Si rinnova come ogni anno, l’appuntamento con gli allievi dell’Accademia Ucraina di Balletto per tornare a sognare e a festeggiare l’atmosfera natalizia con il balletto classico per eccellenza: lo Schiaccianoci.
Lo spettacolo sarà protagonista sul palco del Teatro Arcimboldi con gli allievi dell’Accademia Ucraina di Balletto che lo riproporranno nella versione più tradizionale secondo la tecnica e i principi con i quali vengono formati gli studenti dell’ormai conosciuta accademia meneghina.
Come da tradizione, insieme agli allievi, ci saranno grandi nomi della danza mondiale come YOLANDA CORREA (prima ballerina del Teatro dell’Opera di Berlino) e MICHAL KRCMAR (primo ballerino del Teatro dell’Opera di Helsinki).

A grande richiesta Lo Schiaccianoci andrà in scena sabato 3 dicembre 2022 alle ore 16.00 e alle ore 21.00 e domenica 4 dicembre alle ore 16.00.

Milano tra inferno e paradiso

In questa Milano sospesa tra i ricordi del passato e l’immediato futuro, si scherza e si parla per raccontare come lo spirito dell’osteria non solo non sia perduto, ma possa essere la vera bussola delle nostre identità.

Un autore, seduto in poltrona, pensa a Milano. La conosce bene, da giovane la girava come un tassista, è stato in ogni quartiere, l’ha raccontata e vissuta. Ma da un po’ di tempo, quando sente parlare delle città, o va a teatro per dei recital, sente ripetere la parola “nostalgia”. Gli sembra che questo sentimento vada stretto alla metropoli che conosce e ai suoi abitanti. Com’è oggi Milano? Che caratteristiche ha? E come si “muove”?

Piero Colaprico, anche lui sul palco, ma un po’ defilato, è in cerca delle parole nuove. Innanzitutto fruga nei suoi ricordi. Sa che la memoria è importante. E Sarah Stride, cantante dalla voce ricca di sfumature, un’autentica sorpresa, ripercorre le canzoni che cantava nei locali Didi Martinaz, scomparsa da poco, ed era l’ultima cantante della “ligera”, la mala del Dopoguerra.
Quindi, pensa alle sue conoscenze in quel mondo un po’ oscuro: e trova “el Pelè”, soprannome di Giancarlo Peroncini, suonatore di tolofono, strumento da palcoscenico alcolico, cantante possente, milanese e (omissis, non possiamo raccontare la vita del Pelè, ma potete immaginarla, anzi qualcosa vi dirà lui stesso). Stare “dentro” le cose è importante.

Ma non bastano. Serve dar vita a una strana coppia: una giovane milanese che il milanese l’ha perso, ed è confusa nella lettura del mondo che la circonda; e un milanese più anziano, che un’idea forte e chiara del mondo circostante a piazza Duomo ce l’ha. Sono gli attori Virginia Zini e Valerio Bongiorno, ci dicono che anche il dialogo è importante.

Molte di queste parole non potrebbero vivere senza la musica: Guido Baldoni alla fisarmonica, Raffaele Kohler alla tromba e Luca Bartolommei, chitarra e voce, interpretano la colonna sonora del nostro cuore. “Ci siamo già trovati quasi tutti sul palco, siamo collaudati, ma stavolta abbiamo fatto un passo in più”, raccontano da un ponte sul Naviglio. Il loro spettacolo è diventato “Milano tra inferno e paradiso”. Siamo oggi tra l’inferno delle notti, il purgatorio della nostra fatica quotidiana e delle nostre soddisfazioni, il paradiso del passato artistico di Milano. Ma siamo, siamo qui, presenti, precisi, attenti: “Garantiamo – dicono – un’occasione in cui si ride, si recupera la memoria e si conosce qualcosa di più di Milano…”.

Ifigenia in Tauride chiude l’Estate Teatrale Veronese 2022

teatroSarà Ifigenia in Tauride, con la regia di Jacopo Gassmann, a chiudere l’Estate Teatrale Veronese 2022. Dopo il debutto a Siracusa e la messa in scena a Pompei, lo spettacolo di Fondazione INDA arriva al Teatro Romano di Verona, mercoledì 14 e giovedì 15 settembre. Cresce l’attesa per il gran finale di stagione che vedrà protagonista Anna Della Rosa, attrice del film La Grande Bellezza.

Cala il sipario sulla rassegna estiva di prosa, musica e danza organizzata dal Comune di Verona, sotto la direzione artistica di Carlo Mangolini.

“Ifigenia in Tauride nella traduzione di Giorgio Ieranò – scrive nelle note di regia Gassmann – è un testo costellato di domande e contraddizioni, a partire dalla sua natura stilisticamente ibrida. È una tragedia scura e inquieta che si trasforma improvvisamente in una ‘escape tragedy’, una sorta di fuga rocambolesca da una terra dove apparentemente si compiono sacrifici umani ma che, a uno sguardo più approfondito, rivelerà una natura molto più ambigua e sfuggente”.

Il testo di Euripide racconta la storia della prima figlia di Agamennone, Ifigenia, che tutti credono morta ma nella realtà vive nella remota Tauride. La dea Artemide l’aveva salvata, sostituendola con una cerva e portandola lontano dall’Aulide nell’attimo in cui il padre la stava sacrificando. Ifigenia lo narra nel prologo, descrivendo la sua dolorosa condizione di sacerdotessa di Artemide, straniera in un paese straniero, costretta a sacrifici umani. Il fratello Oreste, in fuga dalle Erinni, approda in Tauride con Pilade e sfugge al sacrificio perché riconosce la sorella. I tre beffano il re locale, Toante, e fuggono per mare.

Nel cast: Anna Della Rosa nelle vesti di Ifigenia, Ivan Alovisio sarà Oreste, Massimo Nicolini (Pilade), Alessio Esposito (Bovaro), Stefano Santospago (Toante), Rosario Tedesco (Messaggero). Nel Coro di schiave greche: Anna Charlotte Barbera, Anna Maria Cesario Brigida, Gloria Carovana, Roberta Crivelli, Caterina Filograno, Leda Kreider, Giulia Mazzarino, Daniela Vitale. Nel coro dei Tauri: Guido Bison, Domenico Lamparelli, Matteo Magatti, Jacopo Sarotti e Damiano Venuto.

Le scene sono di Gregorio Zurla, visual designer Luca Brinchi e Daniele Spanò, costumi di Gianluca Sbicca, progetto sonoro G.U.P. Alcaro, regista assistente Mario Scandale, disegno luci Gianni Staropoli, maestro del coro Bruno De Franceschi, movimento e coreografie Marco Angelilli, assistente light designer Omar Scala.

Verona, debutta l’Iliade di Omero nella riscrittura di Alessandro Baricco

Debutta al Teatro Romano di Verona, il 1° settembre alle 21.15 (con repliche il 2 e 3 settembre alla stessa ora), Iliade di Omero nella riscrittura di Alessandro Baricco, con Natalino Balasso diretto da Alberto Rizzi. Lo spettacolo, una coproduzione di Estate Teatrale Veronese e Fondazione Atlantide – Teatro Stabile di Verona, inaugura la sezione Settembre classico del Festival organizzato dal Comune di Verona.

In scena, oltre a Natalino Balasso, in questo spettacolo – che fa della violenza (da quella primordiale della clava a quella spesso subdola dei giorni nostri) una costante della storia dell’uomo – altri sei attori: Diego Facciotti, Chiara Mascalzoni, Marta Cortellazzo Wiel, Pietro Traldi, Chiara Pellegrin e Luca Boscolo. Uno spettacolo corale quindi dove Balasso si presenta al pubblico veronese in una veste inedita, nei panni di un Agamennone tragicamente grottesco. «Sono certo – dice Balasso – che sarà un buon lavoro perché ci sono tutte le premesse, nel testo di Baricco, in Omero, nell’allestimento di Rizzi. Per questo spettacolo ho messo a disposizione il mio lavoro di attore in un contesto epico-drammatico. Mi preme sottolineare, infatti, che si tratta di uno spettacolo tragico. Lo dico perché è giusto andare a teatro senza aspettarsi cosa si vedrà, ma sarebbe anche sbagliato andarci aspettandosi un’altra cosa».

Alberto Rizzi, autore e regista veronese di teatro e di cinema, vincitore del premio per la miglior regia al Festival del Cinema Italiano 2021 per Si muore solo da vivi, costruisce la propria regia con il medesimo rispetto e modernità con cui Baricco ha affrontato la riscrittura dell’Iliade: un gioco roteante, visivo e visionario, dove – in un continuo movimento di immagini e scene – lo spettatore è catapultato dalle torri di Troia alle spiagge dei Greci, da accampamenti virili e nudi a stanze dorate e sontuose. «Portare in scena oggi l’Iliade ­– dichiara Rizzi che dello spettacolo cura anche scene e costumi – significa ancora una volta leggere il presente, la guerra mostruosa che ruggisce anche oggi nelle nostre orecchie. Baricco toglie dal campo gli dèi e lascia soli gli uomini. Trasforma così l’epica in dramma privato, quotidiano. E il tempo, da tempo degli uomini, si fa tempo degli eroi».

Quattro dei sei giovani attori in scena vantano già un notevole curriculum. Diego Facciotti, veronese, oltre che con Rizzi, ha lavorato in ambito teatrale con Loredana Scaramella, Daniele Salvo e Giorgio Sangati. Molto attivo anche nel cinema, ha interpretato, tra gli altri, L’uomo del labirinto di Donato Carrisi. Chiara Mascalzoni è stata invece l’applaudita e apprezzata protagonista del pluripremiato spettacolo Sic transit gloria mundi. Marta Cortellazzo Wiel ha già interpretato altri spettacoli a fianco di Balasso e ha lavorato con diversi registi tra cui Valerio Binasco e Antonio Latella. In particolare, con Latella, è stata nel cast di Santa Estasi, premio UBU 2016. Pietro Traldi, bolognese, ha riscosso molto successo nei Fratelli Karamazov con la regia di di Cesar Brie e conta numerose partecipazioni cinematografiche, tra queste al film Volevo nascondermi di Giorgio Diritti. Completano il cast i giovanissimi Chiara Pellegrin e Luca Boscolo che si sono appena diplomati all’Accademia Carlo Goldoni del TSV Teatro Nazionale.

«È la stagione del rilancio, una edizione del Festival che ha visto tornare a Verona gli artisti amati dal pubblico e le grandi compagnie – afferma Carlo Mangolini, direttore artistico dell’Estate Teatrale Veronese -. Per questo siamo felici di aprire il mese di settembre con questo spettacolo, interpretato da cast di diverse generazioni guidato da Natalino Balasso e diretto da Alberto Rizzi. Abbiamo voluto riportare sul palcoscenico i grandi nomi per rafforzare il coinvolgimento degli spettatori, veronesi e non, con l’intento di farli riappropriare della propria vita culturale attraverso un fertile dialogo tra le arti, dopo il blocco generato dalla pandemia che tutti ci auguriamo di esserci lasciati definitivamente alle spalle».

«Siamo lieti – dice Piermario Vescovo, direttore artistico dello Stabile di Verona – di essere produttori, per la programmazione classica dell’Estate Teatrale Veronese, di questa Iliade, operazione di interrogazione moderna, per una classicità nostra contemporanea. Gli adattamenti teatrali dei poemi omerici risalgono a tempi antichissimi. Nell’Ars poetica Orazio parla di “mettere in atto” proprio l’Iliade, definizione a tutt’oggi insuperata, a proposito di come una narrazione si fa testo drammatico e spettacolo. Questo perché l’epopea omerica è fatta di voci, di uomini e donne agenti, e chi racconta o ascolta si fa, via via, ciascuno di essi».

Tour della Pace, attraverso il Teatromobile di Bubamara Teatro

Mercoledì 31 agosto ore 21.00 in Piazza XXV Aprile la compagnia Bubamara Teatro, Residenza Artistica della Toscana con sede nel Teatro di Buti (Pisa), presenta ESTREMO EST all’interno del cartellone estivo BUTI OFF. Nato da un’idea di Paola Marcone, direttore artistico di Bubamara Teatro, ESTREMO EST con Fabio Bartolomei e Francesca Galli è un esperimento di felicità condivisa in cui si chiede allo spettatore di essere parte integrante dello spettacolo. La musica sarà lo slancio propulsore per far ballare il pubblico in una sorprendente discoteca in cui immergersi nelle sonorità più orientali dell’Eurasia, per ricreare un’atmosfera lontana dalle follie belliche e in cui sia possibile idealmente risolvere qualsiasi contrasto.

Bubamara sarà in scena attraverso il Teatromobile ovvero uno spazio teatrale semovente nato per facilitare la fruizione dello spettacolo dal vivo in un contesto all’aperto. Il progetto concepito inizialmente per superare le limitazioni dettate dalla pandemia, adesso è un mezzo utile a capovolgere un paradigma sempre più arduo: “anzichè sforzarci per portare il pubblico a teatro, è la compagnia teatrale che va allo spettatore, così come ci insegnano esperienze del passato e la buona prassi del teatro di strada. Il Teatromobile nasce dalla trasformazione di un furgone da lavoro che, con un intervento artigianale, è stato riconfigurato per avere un piccolo palco, un proscenio e un arcoscenico che possono essere montati in un tempo contenuto. Con uno strumento così agevole, per la compagnia è stato naturale elaborare il “Tour della Pace”, una nuova proposta per mettere in circolazione spettacoli e riflessioni. Ora, accanto al primo lavoro che ha inaugurato il Teatromobile – L’Uomo dei due mondi – sul tema dell’inclusione e la valorizzazione delle differenze nasce ESTREMO EST: Ballare. Ascoltare la musica. Ballare e lasciarsi andare alle emozioni. Sudare. Ridere. Incrociare gli occhi degli altri. Stare bene. Avere voglia di incontrare l’altro che vive le stesse sensazioni. E’ tutto così semplice. In tutto il mondo è così. La globalizzazione del piacere. L’universalità del divertimento. Anche per i ragazzi di Mosca e di Kiev è così. A loro è dedicato ESTREMO EST: Dancehall + Dj set live: pangea-musicale euroasiatica e melting pop-poetico della steppa.”

Estate Teatrale Veronese: l’Othello in tango

La potenza del tango, la forza dei sentimenti. La Compagnia Naturalis Labor torna ad esplorare Shakespeare attraverso il linguaggio della danza. Uno dei testi più conosciuti del Bardo, l’Othello, sarà portato in scena da un cast di dodici danzatori per l’Estate Teatrale Veronese. Unico appuntamento, martedì 26 luglio, alle ore 21.15, al Teatro Romano.

Per la prima volta, quest’anno, anche la sezione danza del Festival viene dedicata all’opera shakespeariana. Dopo ‘Giulietta’ con Eleonora Abbagnato, ‘Othello tango’ sarà un’altra prima nazionale, ideata da Luciano Padovani, direttore artistico della compagnia Naturalis Labor che fonderà la danza contemporanea ad uno dei più noti balli di coppia.

Al centro la passione e la sensualità. Jago tesse una trama che porta alla morte di Desdemona e di Othello. Il vero protagonista è proprio lui, colui che cospira, si insinua, che spia, suggerisce, manipola. Othello ne è vittima come la innocente Desdemona. Ma se quest’ultima rappresenta l’innocenza, l’amore e l’inconsapevolezza, Othello con la sua gelosia è il lato oscuro del nostro mondo relazionale. Attorno a questi tre personaggi appaiono le ombre, ‘gli uomini neri’, quasi dei servitori di scena, prolungamento della gelosia di Othello o della perfidia di Jago. Il coreografo Luciano Padovani con un linguaggio sempre in bilico tra il tango e la danza ci racconta una storia di amore e di morte. Un lavoro attento con un cast di dodici poliedrici danzatori/tangueros realizzato con l’aiuto dell’inseparabile Mauro Zocchetta (scene), Carlo Carcano (musiche originali), Chiara Defant (costumi) e Thomas Heuger (luci).

Sul palcoscenico Anibal Castro, Jessica D’Angelo, Loredana De Brasi, Samuele Fragiacomo, Roland Kapidani, Roberta Morselli, Elisa Mucchi, Francesco Pacelli, Roberta Piazza, Andrea Rizzo, Ayelen Sanchez, Walter Suquia.

La Compagnia Naturalis Labor è nata nel 1988 e svolge un continuo lavoro di ricerca sulla danza contemporanea, sul tango e sui nuovi linguaggi delle arti performative. Progetta e realizza spettacoli ed eventi unici avvalendosi di collaborazioni con realtà nazionali ed europee. I suoi spettacoli sono stati prodotti ed hanno debuttato in teatri, festival e rassegne in Italia e all’estero (Francia, Scozia, Austria, Germania, Svizzera, Romania, Turchia, Grecia).

Ancona, “Premio Corelli100” a a Jonas Kaufmann

Jonas Kaufmann Palais Granier, Paris

Come ideale conclusione delle manifestazioni per il centenario della nascita di Franco Corelli, il Comune di Ancona – su proposta della Fondazione Teatro della Muse – istituisce il “Premio Corelli100” da attribuire a personalità che si sono particolarmente distinte nel mondo dell’opera.

La dimensione non può che essere quella internazionale: il “mito” di Corelli nasce infatti nella seconda metà del Novecento quando i successi europei del tenore anconetano trovarono eco in quelli statunitensi e si consolidò – dalla Scala al Metropolitan – la fama di un interprete straordinario, di una voce riconoscibile e inimitabile, di una presenza scenica carismatica.

Il premio del centenario corelliano va a Jonas Kaufmann “artista che, più di ogni altro, rappresenta oggi l’interprete di riferimento nel repertorio lirico, riconosciuto ed apprezzato da una platea globale”, come recita la motivazione.

Kaufmann – che qualche settimana fa ha terminato l’incisione di Turandot all’Accademia di Santa Cecilia e sta per tornare al Teatro San Carlo di Napoli per Tosca – sarà ad Ancona domenica 24 aprile, per ricevere il premio nell’Auditorium della Mole Vanvitelliana: alle 18.00 è fissato un incontro in cui l’artista dialogherà con Alberto Mattioli – critico musicale e saggista – dopo che il giornalista e critico Fabio Brisighelli avrà introdotto le testimonianze video di Franco Corelli.

Il tenore tedesco, che negli ultimi anni ha intensificato la sua presenza in Italia, aggiunge questo ai numerosi riconoscimenti ricevuti in tutto il mondo per la sua attività sui palcoscenici operistici più prestigiosi e per le sue incisioni. Dagli esordi mozartiani – nel 1998 fu Ferrando in Così fan tutte, ultima produzione di Strehler al Piccolo Teatro – l’artista si è affermato nel repertorio francese – nel 2009 fu Don José nella Carmen inaugurale alla Scala – e tedesco – Lohengrin a Bayreuth nel 2010 e poi alla Scala, il 7 dicembre 2012; Parsifal al Metropolitan di New York nel 2013 – ed ha affrontato i ruoli più impegnativi del repertorio italiano: Cavaradossi in Tosca, Radames in Aida, Otello, Andrea Chénier.

La scena delle donne e gli stereotipi femminili

Proseguono in Friuli Venezia Giulia gli appuntamenti della XVIII edizione del festival “La scena delle donne”, diretto da Bruna Braidotti e organizzato dalla Compagnia di Arti e Mestieri grazie al contributo del Comune di Fontanafredda, il sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Fondazione Friuli, e con la collaborazione con il Comune di Cordenons e il centro antiviolenza Voce Donna Onlus Pordenone.

Va in scena venerdì 18 marzo a Pordenone, all’Auditorium Concordia ore 20.45, “KASHIMASHI”, uno spettacolo sui temi femminili e sulla rappresentazione di genere nato da una ricerca condotta dall’attrice e regista Natasha Czertok della compagnia Teatro Nucleo di Ferrara, per gli ambienti sonori sono di Vincenzo Scorza. Il titolo riprende ironicamente un utilizzo stereotipato e discriminante nella lingua giapponese. “Kashimashi” vuol dire infatti “rumoroso, caotico”: una visione tradizionale vorrebbe un capannello di donne come origine di confusione e disordine.

Il genere determina il nostro agire quotidiano: gesti, comportamenti, riti sociali. Con la lente di ingrandimento, il “bestiario privato” – questo il titolo che all’inizio era stato dato al progetto di Natasha Czertok – si insinua, con una buona dose di autoironia, nelle dinamiche legate a quella che siamo soliti definire “normalità” e agli stereotipi in cui ci riconosciamo, che rifiutiamo, in cui ci sentiamo costretti. Nel processo di costruzione del lavoro, la regista e interprete ha invitato un gruppo di persone diverse per età, sesso, appartenenza etnica e sociale a inviare i loro contributi.

La scena è quasi nuda, una sedia, poche scatole di cartone. Semplici oggetti quotidiani, come un ventilatore, un palloncino, un pacchetto di sigarette, portano in scena i diversi stereotipi femminili, strane bestie che poi diventano personaggi. Ma che sono anche aspetti della personalità caleidoscopica di una donna. Di tutte le donne, che sono tante in una, ogni giorno, ogni attimo della loro vita.

Lo spettacolo è una produzione Teatro Nucleo sostenuta da Regione Emilia-Romagna e Mibact.

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