Diabete: donne molto esposte a rischi cardiovascolari e a ictus

Diabete: focus sulle donne, le più esposte a rischi cardiovascolari e a ictus.

Le donne con diabete hanno un rischio di sviluppare una malattia coronarica maggiore del 44% rispetto agli uomini, mentre il rischio di avere un ictus: è di 2,28 nel genere femminile e di 1,83 negli uomini” sottolinea Cesare Berra, diabetologo presso Gruppo MultiMedica di Milano

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Se ti senti più giovane di quanto tu sia veramente, è un buon segno. Secondo
Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha presentato i risultati di un sondaggio
Cambiare stile di vita, migliorando la dieta, facendo una maggiore attività fisica e perdendo peso,

Sentirsi giovani fa bene al cervello

Se ti senti più giovane di quanto tu sia veramente, è un buon segno. Secondo uno studio recente pubblicato sulla rivista specializzata “Frontiers in Ageing Neuroscience”, le persone che si percepiscono come più giovani hanno più materia grigia in alcune aree critiche del cervello.

La materia grigia ha numerose funzioni, tra cui la pulizia del cervello dalle sostanze chimiche in eccesso e il trasporto di glucosio.

I risultati del nuovo studio hanno anche mostrato che coloro che si sentivano più giovani avevano risultati migliori nelle prove di memoria e avevano meno probabilità di mostrare segni di depressione.

Al fine di analizzare l’impatto di questa età soggettiva sulla salute, i ricercatori hanno chiesto a 68 persone di età compresa tra i 59 e gli 84 anni quanti anni si sentissero e hanno confrontato queste risposte alle loro scansioni cerebrali.

E’ emerso che coloro che si sentivano più giovani, e quindi adottavano uno stile di vita fisicamente e mentalmente più attivo, avevano un cervello più sano.

Una persona che si sente soggettivamente più vecchia rispetto alla sua età reale può sentirsi così a causa dei cambiamenti biologici o delle scelte di vita.

L’età soggettiva più anziana può anche essere un indicatore di un problema più serio, come le fasi iniziali di demenza, secondo lo studio.

Diabete: focus sulle donne, le più esposte a rischi cardiovascolari e a ictus. “Le donne
Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha presentato i risultati di un sondaggio
Cambiare stile di vita, migliorando la dieta, facendo una maggiore attività fisica e perdendo peso,

Quando stili di vita e disturbi della tiroide si confondono

Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha presentato i risultati di un sondaggio internazionale, commissionato dall’Azienda in collaborazione con la Thyroid Federation International (TFI), che rivela come molte donne associno  i  sintomi quali il cambiamento di peso, l’irritabilità, l’ansia, l’insonnia e l’eccessiva stanchezza ai loro stili di vita frenetici, non rendendosi conto che un disturbo della tiroide potrebbe essere la causa sottostante.

I disturbi della tiroide interessano circa 200 milioni di persone in tutto il mondo e in alcuni paesi quasi il 50% delle persone non ricevono una diagnosi. I disturbi della tiroide sono 10 volte più comuni nelle donne, il 17% delle quali, all’età di 60 anni, potrebbe sviluppare l’ipotiroidismo, il più comune tipo di disturbo della tiroide. Se gli squilibri dell’ormone tiroideo non sono diagnosticati e trattati, possono avere un effetto dannoso sulla salute e sul benessere di una persona. È pertanto fondamentale che le persone siano a conoscenza dei sintomi che, se scoperti, non devono essere ignorati.

L’indagine ha coinvolto le donne di sette paesi differenti e ha evidenziato la tendenza ad associare le loro scelte di stile di vita a sintomi che potrebbero essere invece causati da un disturbo della tiroide. Circa la metà (49%) delle intervistate ha dichiarato di aver attribuito la causa del proprio stato d’inquietudine o della difficoltà a dormire allo stile di vita scelto, mentre il 40% ha dato la colpa allo stile di vita per la sensazione di depressione, gli stati d’ansia e la sensazione di stanchezza6. In realtà, questi sono sintomi comuni di un disturbo della tiroide. Questa tendenza a dare la colpa allo stile di vita per i sintomi potrebbe essere ulteriormente evidenziata dal fatto che quasi un quarto (23%) delle intervistate ricorda di aver raccontato ad un amico o ad una persona cara di aver accettato la sensazione di essere depressa, ansiosa o irritabile come parte della vita, mentre il 19% delle intervistate avrebbe detto di accettare di sentirsi stanca o fiacca ogni giorno .

Ashok Bhaseen, presidente della TFI, ha dichiarato: “I risultati dell’indagine evidenziano un’importante ragione per la quale milioni di persone vivono la loro esistenza senza che sia loro diagnosticato o trattato un disturbo della tiroide, con conseguente scarsa qualità della vita. Ciò rivela che i disturbi della tiroide possono essere la causa che si nasconde dietro i sintomi che molti di noi attribuiscono al frenetico stile di vita di oggi. Speriamo che questo incoraggi più persone a parlare con il proprio medico piuttosto che accettare i sintomi come parte ordinaria della vita quotidiana “.

L’indagine ha sottolineato perchè può essere molto difficile individuare un disturbo della tiroide. I sintomi come sensazione di incapacità di concentrazione (29,6%), difficoltà a rimanere incinta (30%), intestino pigro e costipazione (29%) non sono stati comunemente associati ai disturbi della tiroide dalle intervistate. Una caratteristica dei disturbi della tiroide che li rende difficili da individuare è che gli ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea aiutano a regolare molte funzioni diverse nel corpo. I sintomi possono quindi essere diversi e non sono specifici o unici.

In occasione della presentazione dell’indagine, inoltre, Merck lancia il sito “Non sei tu. È la tua tiroide” (www.thyroidaware.com/it) con l’obiettivo di aiutare le persone a non attribuire esclusivamente a se stessi e al proprio stile di vita alcuni  sintomi delle patologie tiroidee, Nel sito sono disponibili una brochure e un quiz interattivo che mostrano le idee sbagliate sui sintomi dei disturbi della tiroide e fornisce informazioni per aiutare le persone a comprenderli meglio. Tra i sintomi più importanti  della carenza di ormone tiroideo (ipotiroidismo) la stitichezza, la mancanza di motivazione, la mancanza di concentrazione, la depressione o l’aumento di peso8. I sintomi dell’eccesso di ormone tiroideo (ipertiroidismo) includono la perdita di peso e l’irritabilità9,10. Ipotiroidismo e ipertiroidismo possono anche portare ad ansia, disturbi mestruali e difficoltà a dormire.

L’importanza di una corretta diagnosi per ritrovare appieno l’equilibrio delle funzioni dell’organismo. Questo il messaggio
                             
“Tiroide, Meriti il Meglio”: le diverse età della donna al centro della nuova campagna di

Cambiare stile di vita per contrastare l’artrosi

Cambiare stile di vita, migliorando la dieta, facendo una maggiore attività fisica e perdendo peso, può aiutare a prevenire l’artrosi, una malattia degenerativa che riguarda le articolazioni e colpisce il 10% delle persone adulte e oltre il 50% dei pazienti, considerati anche gli over 60.

La patologia attacca in particolare le donne in post-menopausa, che sono più predisposte alla malattia per cause biologiche, genetiche e ormonali.

Attualmente non esiste alcun trattamento efficace per l’artrosi, nota anche come osteoartrite, curata solo con gli antidolorifici disponibili che trattano solo i sintomi.

Si può, tuttavia, controllare e prevenire l’insorgenza di questa dolorosa patologia, secondo i ricercatori dell’Università di Surrey in Inghilterra, che, in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Reviews Rheumatology, hanno identificato un legame cruciale tra il metabolismo e l’osteoartrite.

I cambiamenti metabolici, causati da una cattiva alimentazione e dalla sedentarietà, innescano la riprogrammazione genetica delle cellule nel corpo e nelle articolazioni, dice lo studio.

Tali cambiamenti metabolici hanno un impatto sulla capacità delle cellule di produrre energia, costringendole a generare fonti alternative di funzionamento.

Lo stress porta le cellule alla sovrapproduzione di glucosio, che quando non si trasforma in energia diventa acido lattico, difficile per il corpo da espellere.

Livelli anormali di questo acido porta all’infiammazione della cartilagine nell’articolazione, impedendo il movimento e provocando dolore.

Identificando i cambiamenti metabolici nelle cellule, è potenzialmente possibile controllare o rallentare i sintomi dell’osteoartrite, alleviando le sofferenze di milioni di persone in modo significativo, secondo questo nuovo studio, per il quale l’artrosi o osteoartrosi non è una malattia degenerativa dovuta solo all’usura e all’invecchiamento.

Diabete: focus sulle donne, le più esposte a rischi cardiovascolari e a ictus. “Le donne
Se ti senti più giovane di quanto tu sia veramente, è un buon segno. Secondo
Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha presentato i risultati di un sondaggio