Depressione: in Italia ne soffrono 4,5 milioni di persone

La depressione è sempre più diffusa e le persone ne hanno sempre più coscienza, tanto che in un una recente indagine, viene collocata al secondo posto (27%) dopo i tumori per impatto percepito sulla vita di chi ne soffre (dati Libro Bianco sulla Depressione). “La depressione è un modo di funzionare in cui una persona è profondamente e quasi del tutto concentrata sulle proprie mancanze e frustrazioni. – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Il mondo esterno non è che un riflesso di quello interno, e appare minaccioso e rifiutante. Le persone depresse si accusano spesso e volentieri di colpe passate e insufficienze, si sentono inferiori agli altri e per questo si rifugiano progressivamente in universo sempre più chiuso ed evitante, apparentemente immobile ma in realtà pieno di conflitti interni così profondi e dolorosi da farli piombare nell’apatia, modo di non sentire nulla e ripararsi indirettamente da una sofferenza ritenuta eccessiva”.

Per i famigliari e gli amici spesso è difficile scoprire le prime avvisaglie della depressione in una persona a loro cara. Si tende a sottovalutare il disagio, pensando che passerà da solo. A cosa dobbiamo prestare attenzione per aiutare? “Una delle spie più evidenti che una persona è depressa, al di là dell’apatia e della poca voglia di prendere iniziative, si trova proprio nei suoi discorsi. – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Vediamo assieme quali sono le frasi che ci devono mettere in allarme, soprattutto se ripetute spesso, e come rispondere o quali azioni intraprendere”

 

Le frasi spia della depressione

 

“Non cambierà mai nulla”

La depressione è una condizione complicata perché è come dover iniziare un viaggio lunghissimo sentendosi sfiniti. L’apatia dei depressi si accompagna spesso a un acuto senso di mancanza di forze, da cui consegue la quasi totale assenza di motivazione. Ciò che i depressi hanno smesso di sperimentare è che le energie si rigenerano, facendo cose piacevoli.

Cosa fare per aiutarli – Un modo per aiutarli a superare l’immobilismo è, come con i convalescenti, riabituarli piano piano a fare qualcosa di bello insieme a qualcun altro, meglio se poco faticoso.

Cosa rispendere – Una possibile frase da opporre all’immobilismo depressivo può essere qualcosa del tipo “ti va se guardiamo un film?” (o qualche altra attività poco impegnativa da fare insieme o, almeno, vicini)

 

“Non valgo niente”

Le persone depresse tendono a pretendere troppo da se stesse. Non si accontentano di riuscire in qualcosa, ma di solito vogliono eccellere, cosa che le fa cadere in un gorgo senza fine di auto commiserazione in caso di risultato non confacente alle loro aspettative. Al minimo intoppo nei loro piani, si accusano di essere degli incapaci perché confondono il non primeggiare con il non valere nulla.

Come rispendere – Una buona frase in risposta alla lamentazione circa la carenza del proprio valore può essere “io ti voglio bene proprio così come sei, compresi i tuoi difetti”.

 

“Voglio tornare quello/a di prima”

Una tendenza comune a molte persone che presentano sintomi depressivi è il fatto di concentrare la propria attenzione sul passato invece che sul presente, di solito idealizzandolo come un momento felice e pieno di soddisfazioni. In molti casi, però, è proprio questo il loro vissuto, tanto che la maggior parte delle depressioni non organiche si sviluppa in conseguenza di qualche evento spiacevole (fine di una relazione sentimentale, licenziamento ecc.).

Cosa consigliare per aiutarli – La cosa fondamentale per migliorare la propria condizione è la politica dei piccoli passi, cioè migliorare la propria vita giorno per giorno, senza pretendere tutto e subito (attività nella quale i depressi sono maestri).

Cosa rispondere – Una buona risposta da dare loro può dunque essere: “Ok, vuoi tornare quello/a di prima. Qual è il primo passo che puoi fare oggi? Se me lo dici ti aiuto”

 

“Ormai è troppo tardi”

La disperazione depressiva si poggia su una miscela di generalizzazione e assenza di speranza. I depressi fanno di tutta l’erba un fascio:, smettono di distinguere tra un problema e un altro e creano un enorme unico problema chiamato depressione dal quale sembra impossibile uscire. Inoltre, sono pieni di rimpianti: lamentano occasioni svanite, obiettivi persi, sconfitte, e ritengono che se riprovano dove hanno fallito falliranno di nuovo. Il loro orizzonte è cupo, perché manca del tutto la speranza. La speranza è il bene più prezioso, e riuscire a ridargliene anche una goccia è di sicuro un gran risultato.

Cosa rispondere – Un esempio di frase da dir loro in un momento di sconforto può a mio avviso essere “Io credo che ce la farai a raggiugere i tuoi obiettivi. Magari non subito, di certo non tutti, ma sono convinto che ce la farai”.

 

Il linguaggio che usiamo, le parole che diciamo sono molto importanti per stabile un canale di comunicazione con chi sta affrontando un momento di depressione. “Dobbiamo fare attenzione a quello che diciamo – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Gli antichi sostenevano che le parole possono ferire più della spada e, mai come in questo caso, è vero. Capisco che sia complicato non perdere la pazienza di fronte alle lamentele e all’immobilismo di una persona depressa. Si tratta però di un individuo che si accusa di continuo. Accusarlo a nostra volta o trattarlo con aggressività, nella maggior parte dei casi, è totalmente inutile. Non serve solo tatto, bisogna evitare degli atteggiamenti che possono essere controproducenti. Vediamo assieme due delle frasi tipiche che è meglio evitare”.

 

Frasi da evitare di dire a un depresso

 

“Dai, muoviti!”

La depressione non è un capriccio, non si vince unicamente con la forza di volontà. Per superarla, serve una profonda ristrutturazione del proprio modo di stare al mondo. Molto meglio lavorare per convincere la persona depressa a iniziare un percorso di sostegno psicologico invece che incitarla a muoversi facendo non si sa bene cosa.

 

“Così fai stare male anche me”

Non è un problema del depresso come stiamo noi, farlo sentire in colpa non fa che peggiorare il suo stato.

 

Con le dovute differenze individuali, quasi tutti vogliamo le stesse cose: amore, amicizia, accettazione, compagnia, riconoscimento. “Grazie al cielo, non è impossibile trovare qualcuno che ci apprezzi, a cui suscitiamo simpatia o attrazione, un lavoro. – conclude lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Fondamentale è però cercare abbastanza. Un grandissimo passo per le persone depresse consiste nel concentrare le proprie forze nel raggiungimento delle cose davvero importanti, abbandonando quelle superflue. È, infatti, molto più facile, per esempio, trovare un amico che diventare delle rock star e non solo le rock star hanno amici…Varie persone depresse soffrono molto perché ritengono di non essere degne di amore in quanto non sono abbastanza qualcosa (interessanti, intelligenti, belle, brillanti, ricche ecc.) e sfidano il mondo per dimostrare il proprio valore. La buona notizia è che non è per mancanza di valore che non vengono amate. Quella brutta è che, per ottenere l’amore che desiderano, devono fare molto più di quanto sono abituate. I depressi, infatti, sono iperattivi a livello emotivo e mentale, ma agiscono pochissimo. Di solito, pretendono ma non fanno nulla. Inoltre è fondamentale, per stare nel mondo senza soffrire in maniera eccessiva, accettare il fatto che è inevitabile fallire qualche volta, soprattutto se si hanno obiettivi ambiziosi. I depressi agiscono poco, e quando lo fanno pretendono che il cosmo regali loro il risultato che sperano. Se non succede, ne fanno un dramma, e iniziano a creare infinite lamentele circa la loro sfortuna o ingiustizie che hanno impedito loro di arrivare dove volevano. Lamentarsi, purtroppo, non cambia la situazione di una virgola. Molto più utile è prendersi la responsabilità di ciò che si vuole, arrivando a creare dei piani di azione concreti o a rinunciare, se l’obiettivo è troppo difficile da raggiungere. Rinunciare a qualcosa di impossibile non è codardia, ma l’unico modo per non buttare la propria vita in rimpianti. Per uscire dalla depressione, spesso, può essere fondamentale un intervento professionale che accompagni la persona in un viaggio di cambiamento e accettazione della propria storia e dei propri limiti, in maniera da ritrovare interesse in se stessi e nello stare nel mondo, un cammino di riscoperta del piacere e delle piccole bellezze che rendono una vita degna di essere vissuta”.

 

Un attacco di cuore non ha sempre i sintomi classici, come il dolore al petto,
I computer cinesi Lenovo talvolta hanno installato un programma che invia della pubblicità e spia
Il caldo abbraccio di un caro amico o di un parente può ridurre i sintomi

Ti senti male? Dillo a Google

Google diventa medico e offre un nuovo servizio. Il gigante della tecnologia e la Mayo Clinic hanno firmato un accordo per cui gli utenti di Internet quando temono di avere una qualsiasi malattia possano accedere al motore di ricerca e trovare i consigli più appropriati, a seconda dei sintomi che descrivono.

Ora, quando le ricerche sono condotte online il risultato non è incoraggiante. Normalmente le risposte preoccupano i pazienti. Nonostante ciò, alcuni studi dimostrano che il 90% delle persone tra i 25 e i 50 anni, che hanno accesso a internet, cercano i sintomi che avvertono sul web prima di andare dal dottore.

La preoccupazione di fornire informazioni più complete e affidabili hanno portato Google e la Mayo Clinic a creare un’alleanza affinché i pazienti possano trovare consigli di migliore qualità.

Gli utenti possono immettere i sintomi nel motore di ricerca anche in un linguaggio colloquiale. Le informazioni sono date con opzioni di trattamento ed eventualmente suggerendo di consultare un professionista.

Google cerca di segmentare le informazioni per evitare che alcuni comuni sintomi appaiano come gravi e siano scambiati con qualcosa che nulla ha a che fare con la ricerca iniziale.

Per il momento, il servizio verrà offerto esclusivamente negli Stati Uniti, ma si prevede che potrà essere ampliato ad altri paesi e con le loro rispettive lingue.

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Quasi la metà degli attacchi di cuore è silenziosa

Un attacco di cuore non ha sempre i sintomi classici, come il dolore al petto, la mancanza di respiro e i sudori freddi. In realtà, un attacco di cuore può verificarsi anche senza sintomi e, in questo caso, viene chiamato dagli specialisti infarto silenzioso.

Quasi la metà di tutti gli attacchi di cuore può essere silenziosa e aumentare il rischio di morire di malattie cardiache e per altre cause, secondo una nuova ricerca pubblicata su ‘Circulation’, il giornale dell’ American Heart Association.

Il risultato di un attacco di cuore silenzioso è peggiore di quello che viene riconosciuto mentre sta accadendo – ha detto Elsayed Z. Soliman, specialista del Wake Forest Baptist Medical Center, Winston-Salem, in North Carolina, autore senior dello studio – perché i pazienti non sanno che hanno avuto un attacco di cuore silenzioso e non possono ricevere le cure necessarie per impedirne un altro“.

I ricercatori per giungere alle loro conclusioni hanno analizzato i dati di 9.498 adulti di mezza età con aterosclerosi, indurimento delle arterie. Gli esperti hanno esaminato le differenze dell’attacco di cuore tra i neri e i bianchi, nonché tra gli uomini e le donne. A nove anni dall’inizio dello studio, 317 partecipanti avevano avuto attacchi di cuore silenziosi mentre altri 386 avevano avuto attacchi di cuore con i sintomi clinici. I ricercatori hanno continuato a seguire i partecipanti per più di due decenni per tenere traccia dei morti per infarto e per altre malattie.

Hanno trovato che l’attacco di cuore silenzioso rappresenta il 45 per cento di tutti gli attacchi di cuore; con un aumento delle probabilità di morte per malattia di cuore di 3 volte superiore e con un aumento delle probabilità di morte per tutte le altre cause del 34 per cento.

I ricercatori hanno anche trovato che l’attacco di cuore silenzioso era più comune negli uomini ma più fatale nelle donne.

I sintomi degli attacchi di cuore silenziosi sono così lievi che non sono notati. Vengono rilevati più tardi, di solito quando i pazienti si sottopongono a un elettrocardiogramma.

La depressione è sempre più diffusa e le persone ne hanno sempre più coscienza, tanto
Google diventa medico e offre un nuovo servizio. Il gigante della tecnologia e la Mayo
Il caldo abbraccio di un caro amico o di un parente può ridurre i sintomi

Un caldo abbraccio riduce i sintomi di una malattia

Il caldo abbraccio di un caro amico o di un parente può ridurre i sintomi di una malattia. Più sono gli abbracci, maggiore è il beneficio, secondo un nuovo studio,, fatto dagli scienziati dalla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, in Pennsylvania, che hanno chiesto a 400 volontari notizie sui loro conflitti personali e sul tipo di supporto sociale di cui disponevano.

I ricercatori, dopo la raccolta di informazioni, hanno poi esposto i volontari a un virus comune del raffreddore.

E’ emerso dallo studio, pubblicato sulla rivista “Psychological Science”, che coloro i quali avevano indicato di avere un grande supporto dalla famiglia e degli amici avevano avuto meno probabilità di sviluppare i sintomi del raffreddore, anche quando erano esposti allo stress.

Anche coloro che, tra i volontari con forte tessuto sociale, avevano preso il raffreddore, nonostante gli abbracci, avevano mostrato sintomi meno gravi, indipendentemente dal livello di stress a cui erano sottoposti.

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