Tokyo, il futuro abita già nello spazio quotidiano

Tokyo è da sempre una città vocata alla tecnologia e all’avanguardia. E’ qui che il futuro abita già lo spazio quotidiano.

Il Giappone e la sua capitale sono fra le mete migliori al mondo per vivere il futuro: i robot stanno entrando sempre più nella vita di tutti i giorni dei giapponesi, e anche dei turisti, tant’è che di recente ha aperto lo Henn na Hotel Nishikasai, letteralmente “Strano Hotel”, che ha per staff sia robot umanoidi sia robot con le sembianze di dinosauro!

Vivere l’essenza di una metropoli, come la sempre stupefacente Tokyo, significa conoscerne tutte le performance, in ogni ambito. In particolare oggi parliamo dell’identità robotica e cibernetica della metropoli e di tutto quel futuro che si può “toccare con mano”. Dagli hotel ai caffè ecco un percorso da non mancare per tutti gli appassionati di tecnologia.

ASIMO è il robot androide giapponese più famoso al mondo, sviluppato da Honda e presentato per la prima volta già nel 2000. Il suo nome è un acronimo che sta per Advanced Step in Innovative Mobility, ed è il culmine di una serie di robot la cui sperimentazione era iniziata già negli anni ‘80. ASIMO è stato uno dei primi robot a poter camminare e correre autonomamente con lo scopo di adattarsi a situazioni per migliorare la vita delle persone. Numerose sono le sue apparizioni in pubblico, anche in giro per il mondo, ed è ora possibile ammirarlo non solo a Tokyo presso il Miraikan (Museo Nazionale delle Scienze Emergenti) di Odaiba, ma si esibisce anche un paio di volte al giorno sul palco dello Honda Welcome Plaza Aoyama, l’accogliente showroom di Honda nel cuore della città, nel quartiere di Aoyama.

La compagnia giapponese di telecomunicazioni Softbank, dal canto suo, ha sviluppato un altro robot androide, chiamato Pepper, che è venduto ai privati ma anche impiegato in oltre 2.000 aziende ed è oggigiorno il service-robot più diffuso al mondo. Si muove autonomamente grazie a sensori e interagisce con il pubblico grazie allo schermo touch posto sul suo petto. È in grado di essere programmato per comunicare interattivamente e svolgere semplici lavori, come l’assistenza al cliente, anche in più lingue. L’azienda è in grado inoltre di personalizzare il tono di voce e il carattere del robot in base alla cultura del paese in cui andrà ad operare. A Tokyo è in servizio in numerose strutture della città, sia permanentemente sia temporaneamente: centri commerciali, banche, ma anche nella ristorazione. Ma non solo: Pepper è presente anche in Italia, ad esempio, come receptionist in un hotel sul Lago di Garda.

Naturalmente a Tokyo non solo è possibile ammirare e interagire con i robot nella vita quotidiana, ma è anche possibile acquistarli, sia per scopi d’uso concreto sia per diletto. Nel quartiere più futuristico, e dedito alle stramberie tecnologiche della città, che è l’Electric Town di Akihabara (se non qui, dove altro?) sono presenti più attività che si occupano di vendere piccoli robot di vario genere e organizzare attività correlate e interattive, come workshop per costruirli. Tra questi segnaliamo Vstone Robot Center e il suo dirimpettaio Tsukumo Robot Kingdom.

E i robot sono così amati in Giappone che persino il grande centro commerciale generalista Takashimaya, nel quartiere di Shinjuku, ha dedicato a partire dallo scorso autunno uno spazio al nono piano alla vendita di questi piccoli, o meno, compagni meccanici, che sarà addirittura ampliato questa primavera. Tra questi, i robot specializzati in comunicazione come Musio X di AKA, con intelligenza artificiale in grado di imparare la lingua in modo naturale, oppure i robot specializzati nell’intrattenimento, come Tachikoma della Cerevo, la miniatura in scala 1:8 del robot Tachikoma del celebre manga e anime Ghost in the Shell.

Per il movimento culturale degli artigiani digitali, o “makers”, consigliamo nel quartiere di Shibuya il FabCafe Tokyo: un particolare café che offre normale servizio di bar e caffetteria e, in parallelo, organizza innumerevoli attività di formazioni e di aggregazione, come workshop per l’uso dei sistemi laser (anche per scrivere sugli alimenti) o le stampanti 3D. Le attività si rivolgono sia ai principianti, che sorseggiando un caffè possono personalizzare la custodia dello smartphone, un portachiavi e perfino dei dolcetti come i macaron, sia agli esperti che sanno già quale macchinario prenotare tra il laser cutter, il laser cutter alimentare, la UV printer, lo scanner 3D e altri avanguardistici strumenti presenti nel locale dove, a parte il futuristico fare, si può bere un fantastico cappuccino.

Il desiderio di vivere momenti unici è alla base di uno dei trend che più
Tokyo è una città ricca di sorprese e nasconde molti tesori ancora tutti da scoprire.
Tokyo si prepara ad accogliere la primavera con la spettacolare fioritura dei ciliegi, l'hanami, uno degli eventi
C’è molta eccitazione nella capitale per l’apertura, il 14 marzo 2018, del nuovissimo Pokémon official shop,

I teenager italiani temono l’avvento dei robot e dell’industria 4.0

A Teen Parade di Radioimmaginaria gli adolescenti hanno parlato del loro futuro lavorativo e di robot, intervistando l’androide Bepper

 

Il 53% dei teenager italiani teme che l’avvento dei robot e dell’industria 4.0 porterà alla perdita di molti posti di lavoro, anche se il 64% non farebbe comunque a meno dell’intelligenza artificiale. Il dato emerge da un sondaggio tra adolescenti condotto da Radioimmaginaria, la radio creata e gestita da ragazzi fra 11 e 17 anni che conta ormai 40 redazioni in Italia e in Europa, presentato durante Teen Parade, la due giorni sul lavoro spiegato dagli adolescenti organizzata a Bologna.

L’obiettivo prioritario della Teen Parade – spiegano i teenager di Radioimmaginaria – è quello di stimolare il confronto tra giovani, mondo delle imprese e istituzioni per capire come agevolare concretamente, oltre che con i progetti di alternanza scuola-lavoro già in essere, l’ingresso degli adolescenti nella complessa realtà dell’occupazione. Per questo motivo sono al nostro fianco il ministero del lavoro e delle politiche sociali, il dicastero dell’Istruzione, l’INPS, e Confindustria Emilia”.

Secondo il 38,5% degli adolescenti interpellati da Radioimamginaria l’intelligenza artificiale escluderà le persone più anziane dal mondo del lavoro, per contro il 41,3% ritiene che favorirà l’ingresso di più giovani nella realtà occupazionale. Per sviluppare l’intelligenza artificiale la maggioranza (38,5% degli intervistati) ritiene che servano più informatici, il 22,8% più laureati in materie scientifiche e il 21,5% più informatici. Ma quanto si sentono preparati i teenager in materia di intelligenza artificiale? Quasi il 60% è convinto di conoscere l’impatto che i ‘cervelli artificiali’ avranno sul mondo del lavoro.

Durante la Teen Parade, i ragazzi di Radioimmaginaria hanno avuto l’occasione di intervistare Bepper, l’androide smart realizzato dalla Bologna Business School, che ha smorzato i timori degli adolescenti dicendo: “Tra robot e umani c’è competizione professionale, ma è anche vero che le macchine intelligenti hanno già creato moltissimi posti di lavoro. Nel futuro robot e persone collaboreranno per lo sviluppo del mondo lavorativo”. I tantissimi ragazzi che hanno assistito all’intervista hanno reagito con un applauso all’affermazione di Bepper.

Grazie al machine learning Bepper è un vero e proprio super-esperto in materia di lavoro, che ha saputo soddisfare le numerose curiosità dei teenager. Alla domanda “Ti piace lavorare con gli esseri umani?”, Bepper ha risposto: “Già molti robot lavorano con gli umani e in futuro sempre più robot assisteranno il lavoro delle persone”. Bepper ai microfoni di Radioimmaginaria ha dimostrato di essere orgoglioso della propria natura robotica, ma ha anche confessato che gli “piacerebbe mangiare una pizza” e farsi “una nuotata”.

Gli speaker della radio degli adolescenti hanno anche chiesto al robot se si stanchi mai di lavorare: “Non capisco bene quello che volete dire – ha dichiarato l’androide – ma ogni tanto anch’io ho bisogno di ricaricare le batterie”. L’ironia sembra non mancare al cervello artificiale della macchina intelligente. Ma Bepper si sente maschio oppure femmina? Laconica la risposta: “Pensate pure quello volete: io sono un robot e basta”.

Sono circa 200mila i casi di ictus in Italia, di cui l'80% primi eventi e
Un uomo separato che vive 11.410 chilometri dai suoi due figli, avuti dalla prima moglie,

Aumentano casi di ictus in Italia

Sono circa 200mila i casi di ictus in Italia, di cui l’80% primi eventi e il 20% recidive, con un incremento del 2% circa in più l’anno rilevato dalle recenti statistiche sul campo. La causa è legata all’invecchiamento: poiché l’età media in Italia si sta innalzando, la tendenza è verso un aumento della sua incidenza. Nel contempo, però, si è ridotta la mortalità nella fase acuta: questo comporta un aumento della prevalenza, ossia la gestione dei pazienti che sopravvivono e rappresentano la quotidianità per chi si occupa di riabilitazione.

“Un paziente su tre mostra un disturbo di un linguaggio dopo un ictus dovuto alla lesione delle aree del linguaggio: é la conseguenza  di una lesione celebrale generalmente localizzata nella metà sinistra del cervello. Parlare, ricordare, leggere può diventare un’impresa   – spiega ilProf. Stefano Paolucci, Direttore UOC Fondazione S. Lucia IRCCS di Romae deve essere trattato in maniera adeguata. Quello che risulta ancora complesso è stabilire un trattamento che risulti omogeneo tra tutti gli specialisti nella cosiddetta medicina basata sull’evidenza. Quale dunque il trattamento ideale? Esistono alcune tecniche classiche, come anche stimolazioni magnetiche e farmacologiche, per affrontare il problema, ma non ci sono dati certi sulla terapia ideale”.

 

 IL CONGRESSO SIRN 2017Se n’è parlato a Pisa, presso il Palazzo dei Congressi, in occasione del 17° Congresso Nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica – SIRN, presieduto dalla Prof.ssa Caterina Pistarini Direttore Istituti Clinici Scientifici Maugeri Genova Nervi. Al centro del confronto la prevalenza della malattia dell’ictus, le conseguenze per la disabilità del paziente, il ruolo della robotica. “Si va dalle neuroscienze alle abilità cliniche – dichiara la Prof.ssa Pistarini Sono tematiche strettamente legate anche all’esperienza dell’Università di Pisa, che ha sempre dato un grande impulso alle attività di neuroriabilitazione della Società”.

CONTROLLARE PRESSIONE E CUORE, NIENTE FUMO – Come si può ridurre il rischio di ictus? “Occorre monitorare costantemente pressione e cuore – suggerisce il Prof. Paolucci – Bisogna sempre seguire il giusto trattamento terapeutico; svolgere una costante attività sportiva, va bene anche una passeggiata a passo spedito di 20 minuti; seguire una dieta mediterranea; evitare di fumare. Nella nostra esperienza abbiamo casi di ictus che hanno colpito giovani e giovanissimi, laddove però le concause si rinvengono in problemi cardiovascolari. In caso di ictus, la finestra di intervento in cui agire terapeuticamente è di 4/5 ore: entro 3 ore occorre arrivare al Pronto Soccorso. E’ necessario un intervento immediato, chiamando il 118, perché il primo soccorso possa indicare, dopo il triage, quale struttura ospedaliera coinvolgere per l’intervento. Le stroke unit, unità dedicate al trattamento nelle primissime fasi, non sono distribuite in maniera omogenea nel territorio nazionale”.

 

La telemedicina viene in aiuto per mantenere e migliorare le prestazioni del paziente a casa dopo la dimissione del trattamento riabilitativo.“Il paziente – spiega la Dr.ssa Donatella Bonaiuti, Direttore Reparto Neuroriabilitazione Ospedale San Gerardo di Monzanon si sente in tal modo abbandonato ed è motivato a mantenere, con la propria attività, i risultati del training riabilitativo appena terminato. Questo è possibile con l’ausilio di sensori che vengono indossati e registrano l’attività quotidiana, monitorata dal paziente e, a distanza, dallo specialista senza ulteriori disagi, e con la precisione delle tecnologie wireless e l’utilizzo di terminali e device economici di ultima generazione”.

LA ROBOTICA A FAVORE DELLA RIABILITAZIONE – Dagli studi scientifici degli ultimi dieci anni emerge un continuo e crescente interesse per sistemi robotici per la riabilitazione e l’assistenza. Un numero sempre maggiore di robot per queste applicazioni di grande impatto sociale è utilizzato in sperimentazioni cliniche e in alcuni casi in terapie riabilitative sempre più consolidate, grazie alle evidenze scientifiche che ne hanno dimostrato sicurezza per i pazienti, alta affidabilità ed efficacia del trattamento (in molti casi ancora parziale).

ARRIVANO GLI ESOSCHELETRI – Gli ultimi sviluppi si focalizzano verso i sistemi robotici indossabili (esoscheletri) e l’integrazione tra robot e tecniche di stimolazione muscolare (ad es. la stimolazione elettrica funzionale) e tecniche di neuromodulazione. Le sperimentazioni in corso sono moltissime, presso centri clinici in Italia e all’estero, ed hanno differenti obiettivi: alcuni si focalizzano sulle prestazioni motorie dell’arto superiore, altri sul recupero del cammino.

CHI SONO I PAZIENTI – I pazienti che possono utilizzare i sistemi robotici per la riabilitazione – spiega Stefano Mazzoleni, ricercatore presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisasono potenzialmente tutti quelli affetti da patologie neurologiche che causano disordini del movimento, dell’equilibrio e della postura. Solo però dopo un’ampia e solida sperimentazione clinica che rispetti i principi rigorosi della metodologia di ricerca si possono evidenziare i possibili benefici e le limitazioni dei vari tipi di trattamento. Infine i trattamenti che hanno dimostrato efficacia e validità devono poi essere riconosciuti all’interno dei percorsi riabilitativi “ufficiali” da parte delle istituzioni competenti in materia sanitaria (Ministero della Salute, Sistemi Sanitari Regionali)”.

GLI SVILUPPI E I CENTRI A CUI  RIVOLGERSI –  Sono necessari studi clinici approfonditi per validare l’utilizzo di tecnologie potenzialmente in grado di favorire il recupero motorio e cognitivo delle persone con danno neurologico. In aggiunta si sta sempre più affermando l’esigenza di poter continuare a utilizzarle anche presso il proprio domicilio o presso le residenze sanitarie, in modo da assicurare una continuità di cura a vantaggio del paziente.

“In Italia – spiega il Prof. Stefano Mazzoleni – ci sono vari ospedali e centri clinici che utilizzano tecnologie robotiche per la riabilitazione post-ictus e si trovano sull’intero territorio nazionale. Il suggerimento è di rivolgersi al proprio medico di famiglia, mettersi in contatto con un fisiatra presso l’azienda sanitaria locale o con i responsabili della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN) per avere informazioni dettagliate. Non ci sono particolari rischi nell’utilizzo di tecnologie robotiche per la riabilitazione. Tutti i sistemi robotici utilizzati nelle sperimentazioni cliniche sono sicuri perché devono aver ottenuto preventivamente la certificazione CE che dichiara che il prodotto è conforme ai requisiti di sicurezza previsti dalle direttive e dai regolamenti dell’Unione Europea. Nel caso di sistemi prototipali, prima del loro utilizzo, è necessario richiedere l’autorizzazione agli uffici competenti del Ministero della Salute”.

Tokyo è da sempre una città vocata alla tecnologia e all’avanguardia. E’ qui che il
A Teen Parade di Radioimmaginaria gli adolescenti hanno parlato del loro futuro lavorativo e di
Un uomo separato che vive 11.410 chilometri dai suoi due figli, avuti dalla prima moglie,

Inventa un robot per giocare coi figli lontani

Un uomo separato che vive 11.410 chilometri dai suoi due figli, avuti dalla prima moglie, ha trovato un modo originale per poter giocare ancora con loro.

Quando Matt Walker avevava deciso di andare a vivere in California con la sua seconda moglie, si era sentito in colpa: si era per allontanato da suoi due figli, Jarvis, 9 anni, e Maxi, 7, rimasti in Australia con la madre, Sharon.

Il papà, adesso, cerca di visitare la sua famiglia tutte le volte che può, ma per non perdere neanche un momento della vita dei suoi figli, ha messo a punto una soluzione chiamata RambleBot.

Con Skype e uno smartphone, Matt tramite una sorta di piccolo robot, può giocare con i suoi figli, anche a nascondino.

“Credo che il mio figlio abbia detto un giorno al suo terapeuta: Mio padre è un robot “, scherza Matt, che vende questo divertente gadget sul Web.

“So che il robot non sostituisce una presenza reale”, ha spiegato, tuttavia, dice che il sistema piace a suo figlio, Max, che soffre di autismo.

Matt Walker, che vive in California con la sua seconda moglie e ha avuto con quest’ultima Jack, sette mesi, ha trovato un modo intelligente per giocare con i suoi due figli, semplicemente dalla sua casa.

Lo stesso può fare con Jack, quando va in Australia, a Brisbane, a trovare i figli più grandi.

Walker ha detto che il robot ricaricabile gli ha permesso di sentirsi come se fosse nella stessa stanza con i suoi figli.

Egli vive metà della sua vita con il robot che gli ha reso anche ‘facile giocare a nascondino’.

‘Sono in grado di nascondermi negli angoli più oscuri e sotto i letti’, ha detto.

Dopo aver utilizzato con successo il robot per giocare con i suoi figli, Walker ora costruisce RambleBots nella sua casa e li vende.

La sua ex moglie a Brisbane ha detto che gli sforzi fatti dal suo ex-marito per costruire un robot dimostrano che egli voleva essere presente nella vita dei suoi figli, pur essendo in un altro paese.

Ha detto che i bambini sono di solito distratti quando si siedono davanti a un computer durante il tempo in cui ci si collega con Skype, ma il robot ha permesso al suo ex marito di mantenere i bambini impegnati e divertiti.

Durante le vacanze scolastiche, Walker va in Australia per stare con i suoi figli in persona. E mentre lui è lì, interagisce anche con il figlio americano, Jack, attraverso il robot.

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