Mangiare più riso può aiutare a prevenire l’obesità

Mangiare più riso può aiutare a prevenire l’obesità, secondo una nuova ricerca giapponese, presentata al Congresso europeo sull’obesità, a Glasgow.

Gli esperti orientali hanno scoperto che le persone che seguono una dieta giapponese o asiatica a base di riso hanno meno probabilità di essere obese rispetto a quelle che vivono nei paesi in cui il consumo di riso è basso.

Il professor Tomoko Imai, del Doshisha Women’s College of Liberal Arts di Kyoto, in Giappone, che ha guidato la ricerca, ha notato che il tasso di obesità è basso nei paesi che consumano riso come alimento base.

I ricercatori hanno detto che le diete a basso contenuto di carboidrati – che limitano il riso – sono una strategia di perdita di peso diffusa nei paesi sviluppati, ma l’effetto del riso sull’obesità non è del tutto chiaro.

Gli studiosi, per il loro nuovo lavoro, hanno esaminato il consumo di riso in termini di grammi al giorno per persona e l’apporto calorico, in 136 paesi.

Hanno anche esaminato i dati sull’indice di massa corporea (BMI) dei partecipanti.

Hanno concluso che anche un modesto aumento del consumo di riso di 50 g al giorno per persona potrebbe ridurre la prevalenza mondiale dell’obesità dell’1% (da 650 milioni di adulti a 643,5 milioni).

Visti, i dati crescenti sui livelli di obesità in tutto il mondo, si consiglia di mangiare più riso per proteggere dall’obesità anche nei paesi occidentali, dicono gli esperti orientali.

Il professor Imai ha detto che il riso è a basso contenuto di grassi ed è possibile che la fibra, i nutrienti e i composti vegetali presenti nel cereale integrale aumentino la sensazione di pienezza e impediscano di mangiare troppo.

L'aumento delle emissioni di carbonio potrebbe rendere le colture alimentari di base, come il grano
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Cibo più povero con l’inquinamento ambientale

L’aumento delle emissioni di carbonio potrebbe rendere le colture alimentari di base, come il grano e il riso, meno nutrienti e mettere, così, in pericolo la salute di centinaia di milioni di persone tra le più povere del mondo, dice un nuovo studio apparso su Nature Climate Change.

Delle colture coltivate nei campi aperti con elevati livelli di anidride carbonica hanno fino a 17 per cento livelli più bassi di proteine e minerali, come ferro e zinco, rispetto a quelle cresciute in mezzo a meno inquinamento.

La ricerca ha previsto che nel 2050, quasi 300 milioni persone potrebbero non avere abbastanza zinco o proteine nel cibo, mentre 1,4 miliardi donne e bambini potrebbero avere una carenza di ferro, a causa delle emissioni di carbonio.

Entro la metà del secolo, le aree a più alto rischio saranno quelle che comprendono alcuni dei paesi più poveri del mondo: l’India, l’Africa, il Medio Oriente e il Sud-Est asiatico, che basano l’alimentazione sui cereali più vulnerabili agli effetti del carbonio, come il frumento e il riso.

Le emissioni di carbonio e il riscaldamento globale incidono sulla produzione alimentare anche attraverso condizioni meteorologiche estreme, come la siccità e le alluvioni, ha detto Matthew Smith, della Harvard Chan School of Public Health di Boston, uno degli autori dello studio.

L’anidride carbonica fa in modo che le piante crescano più velocemente e creino un minor numero di micro-nutrienti, ha spiegato..

 

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Le emissioni nocive minacciano la sopravvivenza

La sopravvivenza di parte della popolazione mondiale potrà essere minacciata dalla malnutrizione causata delle emissioni di anidride carbonica prodotte dall’uomo.

I livelli di anidride carbonica in aumento potrebbero, infatti, avere un effetto collaterale inaspettato sulle colture alimentari, diminuendo le sostanze nutritive fondamentali.

Circa 150 milioni di persone a livello mondiale potranno essere a rischio di carenza di proteine ​​entro il 2050 a causa di un aumento dei livelli di anidride carbonica nell’atmosfera, ha sostenuto un nuovo studio.

Uno studio del 2014 aveva già mostrato che i livelli più alti di anidride carbonica nell’atmosfera minacciano il contenuto di proteine, ferro e zinco, in riso, grano, piselli e altre colture alimentari.

Samuel Myers, ricercatore nella Harvard School of Public Health, con i suoi colleghi ha voluto, poi, quantificare ciò che questi cambiamenti potrebbero significare per le persone di tutto il mondo.

Per fare questo, ha costruito un database elencando il “consumo pro capite di 225 alimenti in 152 diversi paesi”.

Il lavoro ha evidenziato le differenze nelle diete in ogni paese, in base all’età e al sesso.

Lo studio pubblicato su ‘Environmental Health Perspectives’ aveva stimato che le diminuzioni previste del contenuto proteico delle colture alimentari potranno mettere circa 150 milioni di persone in più a rischio di carenza di proteine, ​​entro il 2050.

Il grano e il riso non hanno  un alto contenuto di proteine, ma quasi tre quarti della popolazione mondiale usa questi due raccolti come “fonti di proteine ​​primarie”, come dice lo studio, sulla base dei dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

E così, qualsiasi riduzione delle proteine ​​contenute in queste colture potrà causare problemi sanitari, in particolare alle persone più povere dei paesi a basso reddito.

Diciotto paesi dell’Asia e dell’Africa, tra cui India, Bangladesh, Turchia, Egitto, Iran e Iraq, potrebbero risultare carenti di proteine, in futuro.

La carenza di proteine ​​provoca basso peso alla nascita, problemi di crescita e altri problemi che influenzano la salute generale e il benessere.

Se i livelli di CO2 continuano a salire come previsto, le popolazioni di 18 paesi potrebbero perdere oltre il 5 per cento delle loro proteine ​​dietetiche entro il 2050 a causa di una diminuzione del valore nutrizionale di riso, grano e altre colture fondamentali, hanno detto i ricercatori di Harvard.

Entro il 2050, le concentrazioni più elevate di CO2 diminuiranno il contenuto proteico dell’orzo del 14,6 per cento, del riso del 7,6 per cento, del grano del 7,8 per cento e delle patate del 6,4 per cento,

Lo studio di Harvard evidenzia l’urgenza di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

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Cancro: è meglio cuocere il riso in molta acqua

ll modo di cucinare il riso può mettere a rischio la salute, aumentando la probabilità di avere malattie cardiache e cancro, secondo il professor Andy Meharg, un esperto della Queens University di Belfast.

E’ importante usare molta acqua durante la cottura del riso, mentre anche metterlo ammollo per mezz’ora prima di cucinarlo è una buona pratica.

In realtà, sarebbe meglio mettere in ammollo il riso per tutta la notte per ridurre la quantità di tossine industriali in esso contenute di quasi dell’80%. Inoltre, il riso cotto in abbondante acqua aiuta a sciacquare i grani dall’arsenico, prevenendo qualsiasi potenziale avvelenamento chimico.

L’arsenico filtra nel riso a causa dei contaminanti industriali e dei pesticidi utilizzati in precedenza. Gli inquinanti possono restare nelle risaie allagate dove il riso viene coltivato per decenni.

Il riso ha 10 volte più arsenico inorganico degli altri alimenti e mangiare spesso il riso espone le persone ad alti livelli della tossina, secondo l’European Food Standards Authority.

La continua esposizione all’arsenico può provocare una serie di problemi di salute che comprendono quelli dello sviluppo, le malattie cardiache, il diabete e i danni al sistema nervoso, oltre ai più preoccupanti tumori del polmone e della vescica.

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