Ci sarà un Renzi bis, non può essere che così

Ci sarà un Renzi bis. Magari l’ormai ex Premier ha capito. Forse sa che se si andasse ad elezioni subito, non potrebbe vincere, dato che, adesso, è alla frutta, tra la popolazione. Né pare ci sia nel Partito democratico chi è capace di raccogliere consensi.

Magari se mostrerà meno supponenza e porterà avanti i lavori che ha iniziato la gente potrà di nuovo apprezzarlo.

Meno supponenza, dicevo, meno poteri forti e meno loschi figuri intorno potrebbero fare miracoli in un Renzi bis. Per la scadenza naturale della legislatura, in fondo, c’è il tempo che basta.

Magari, se Renzi smorzasse un po’ i toni….potrebbe ancora piacere.

Poi, tutto questo dire “noi siamo diversi”, noi abbiamo perso”, “è colpa mia” se al referendum ha vinto il no … sono considerazioni stucchevoli, un volersi differenziare, un voler dire che si è migliori degli altri, che non fa simpatia.

Del resto, se l’ex Premier scapperà sdegnato, la sua credibilità diminuirà ancora. Ci sono dei lavori in sospeso, delle promesse fatte ai terremotati, ai lavoratori (o erano solo slogan elettorali?).

Per Renzi, l’unico modo per salvarsi è quello di recuperare un po’ di buonsenso e di umiltà, al di là della boria che talora ha mostrato e portare avanti le promesse fatte (non lasciando agli altri le patate bollenti). Mettersi al lavoro per onorare gli impegni e pensare alla gente, mettendo non tra le priorità sempre il partito e i poteri forti, più di quello che basterebbe, potrebbe pagare.

Scappare non è una bella cosa, sdegnarsi neanche, dato che non tutti i comportamenti dell’ex Premier sono stati dignitosissimi (“Enrico stai sereno!” Ricordate?, Tra le altre cose…). Renzi può salvarsi solo se resta Premier.

Umiltà, umiltà e olio di gomito…Servirebbero all’Italia e alla credibilità di Renzi. L’ex premier non può non sapere che se si andrà ad elezioni subito vincerà Grillo.Se si andrà ad elezioni a scadenza naturale, tutto potrà ancora accadere.. E’ per questo che ci sarà un Renzi bis.

(Paola Ort.)

L'esperimento Matteo Renzi sembra finito, dopo che gli italiani hanno detto "no" nel referendum, alle
Il rischio reale per la stabilità economica europea, e italiana in particolare, potrebbe arrivare dalla
Gli inglesi hanno deciso di lasciare l'Unione europea tramite un referendum storico. "Leave" ha vinto

Referendum, vince il ‘no’, con un Renzi tra luci e ombre

L’esperimento Matteo Renzi sembra finito, dopo che gli italiani hanno detto “no” nel referendum, alle proposte di riforma costituzionale, a meno che il Capo dello Stato non ridia all’ex sindaco di Firenze un mandato per un nuovo esecutivo.

Quello che ha nuociuto a Renzi, non è stato tanto ciò che ha proposto, ossia la riforma della Costituzione, ma il fatto di non aver ascoltato la popolazione.

Alla gente non è piaciuto il modo con cui ha scalzato Enrico Letta e non sono piaciuti, specialmente a coloro che non li hanno avuti, i vari contentini dati a scadenza, come gli 80 euro di cui Renzi si è riempito la bocca.

Poi, l’ormai ex Premier è stato ben attento ad ascoltare i poteri forti e non ha ascoltato troppo la gente.

Silvio Berlusconi, se aveva un’idea, prima la lanciava verbalmente e sondava l’opinione pubblica, poi eventualmente procedeva.

Renzi, no, ha ascoltato i poteri forti e ha marciato come un treno, cieco e sordo di fronte a quello che la gente non avrebbe voluto: la ridicola buona scuola, il canone televisivo nella bolletta dell’energia, la riforma costituzionale a firma di un membro di governo che faceva subito pensare alle crisi bancarie…per fare solo alcuni esempi.

Ciò non vuol dire che Renzi non abbia fatto delle cose importanti. Proprio per questo noi non capiamo il perché delle sue dimissioni.

Una sconfitta non è necessariamente la fine di qualcosa. E’ una mentalità molto italiana quella di voler legare la propria persona a una vicenda, seppure politica. Renzi è molto di più e molto di meno di una riforma costituzionale. Ecco perché potrebbe dar luogo a un nuovo esecutivo bis e farebbe meglio a continuare a fare il premier, dato che ci è ‘zompato’ di prepotenza, scalzando Letta.

Togliere dal governo quegli elementi che certamente non hanno per la gente una positiva autorevolezza, non sarebbe male. Delle varie Giannini, Boschi, Madia… la politica in questo momento potrebbe farne a meno, senza rimetterci.

Le dimissioni di Renzi da premier sono state apprezzate nella minoranza del Partito Democratico, con i solti D’alema e Bersani che, a giudicare dalle loro prime dichiarazioni. Anche per loro la sconfitta a un referendum vale le dimissioni, in un contesto in cui mettono sempre in primo luogo il partito e in cui gli italiani, vengono sempre dopo.

Poi, però, gli italiani ancora votano, per fortuna.

Probabilmente gli italiani vorrebbero anche il cambiamento, ed è un’offesa dire, come ha fatto Renzi, che respingere la proposta di riforma costituzionale nel referendum equivale a non volere il cambiamento. Magari gli italiani non vogliono il cambiamento proposto da Renzi.

(Paola Ort.)

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Azionario Italia, se vince il no al referendum sarà peggio della Brexit

Il rischio reale per la stabilità economica europea, e italiana in particolare, potrebbe arrivare dalla bocciatura del referendum costituzionale in Italia, per questo, in un’ottica di investimento dei propri risparmi, serve la massima attenzione nel valutare opzioni come l’azionario italiano. Lo hanno sostenuto i quattro esperti intervenuti mercoledì scorso a Lignano Sabbiadoro al secondo incontro di “Economia sotto l’ombrellone 2016”, incentrato sul tema degli investimenti in prospettiva della Brexit. In verità, secondo gli esperti, molto più della Brexit, sarebbe la bocciatura del referendum costituzionale a minare l’equilibrio del sistema italiano, con conseguenze che potrebbero andare dalla caduta del governo fino all’Iexit.
«Il risultato incerto del referendum –ha dichiarato Mario Fumei consulente finanziario FinecoBank– potrebbe condizionare i mercati finanziari e una vittoria del no potrebbe avere ripercussioni negative. Per questo motivo, nell’ottica di un portafoglio diversificato, è opportuno valutare con attenzione il peso che si darà all’azionario-Italia all’interno del mix di investimento».
«Il gestore dei nostri fondi dedicati all’obbligazionario europeo –ha spiegato Antonio Satta di Franklin Templeton Investments– sostiene che questa ipotesi potrebbe essere peggio della Brexit, perché l’Italia potrebbe non avere le frecce al suo arco che servirebbero per ridurre l’impatto di un eventuale vittoria del no».
«Il no al referendum –ha sostenuto Roberto Semolic di Bcc Risparmio Previdenza Sgr- rientra certamente tra i rischi politici che potrebbero condizionare il quadro complessivo. L’Italia, infatti, è già esposta per l’alto debito pubblico e la percezione di un settore bancario ancora fragile».
«Il sistema –ha concluso sul punto Gabriele Turissini, consulente finanziario e direttore della rivista Investors– non è in grado di accettare un vento contrario rispetto alla rotta che sta seguendo l’Italia, anche perché lentamente la credibilità del Paese si sta già erodendo».

Ci sarà un Renzi bis. Magari l'ormai ex Premier ha capito. Forse sa che se
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Gli inglesi hanno deciso di lasciare l'Unione europea tramite un referendum storico. "Leave" ha vinto

Gli inglesi hanno deciso di lasciare l’Unione europea

Gli inglesi hanno deciso di lasciare l’Unione europea tramite un referendum storico. “Leave” ha vinto con quasi il 52%, ottenendo una differenza di 1.270.000 voti su “Remain”, che ha avuto il 48% dei consensi.

Ora ci sono due anni per concludere un lungo e doloroso, forse aspro divorzio che l’Ue non aveva creduto possibile.

Il 20 febbraio sorso, dopo 30 ore di negoziati con gli altri leader dell’UE, Cameron aveva strappato delle concessioni.

Ora, i risultati elettorali hanno mostrato un paese diviso, con Londra, La Scozia, L’Irlanda del Nord che si sono espresse per il “Remain”.

David Cameron ha annunciato le sue dimissioni a seguito dei risultati del referendum, che saranno effettive non appena sarà designato un successore dal suo partito nel Congresso del mese di ottobre.

Il Premier britannico, inoltre, aveva già annunciato che non si sarebbe ripresentato nelle prossime elezioni del 2020.

La partenza del Regno Unito dal blocco europeo impone cambiamenti fondamentali in un’Unione in balia degli euroscettici.

Il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha detto al quotidiano Bild di temere che la Brexit sia non solo l’inizio della distruzione dell’UE, ma anche della civiltà occidentale.

Siamo determinati a mantenere l’unità dei 27, ha detto tuttavia Tusk, in una comunicazione fatta ai giornalisti.

Il discorso alla Sorbona di Emmanuel Macron irrompe sulla scena europea con una forza inaspettata.
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