Acquisti online sicuri, anche a Natale: attenzione a 5 elementi

In questo periodo dell’anno i negozi si riempiono come non mai e andare alla ricerca degli ultimi regali può rappresentare una vera e propria impresa. Per questo motivo, e non solo, sono circa il 15% in più i consumatori che scelgono di acquistare online durante questo periodo dell’anno, secondo l’ultima ricerca di MarkMonitor. Lo studio ha evidenziato inoltre che dei 16,6 miliardi di Euro spesi negli store online nel 2015 in Italia, ben 3 miliardi sono stati destinati agli acquisti natalizi.

Acquistare online presenta sicuramente tanti vantaggi, come il risparmio di tempo, denaro e praticità e la possibilità di confrontare migliaia di prodotti. Tuttavia è importante che i consumatori stiano allerta durante lo shopping digitale poiché i criminali informatici hanno più opportunità di sfruttare i consumatori ignari.

Moda e hi-tech sono i settori dove i cybercriminali operano in tutti i periodi dell’anno, ma sono anche quelli dove i consumatori sono più abituati ad acquistare e sanno di dover prestare maggiore attenzione. Esistono tuttavia dei prodotti insospettabili che solo di recente sono approdati online in modo massiccio, e i contraffattori non hanno certo perso tempo a imitare e impersonificare alla perfezione, sia sui siti che sui social media, i brand che vendono questi prodotti.

Stiamo parlando di cosmetici, trucchi, creme, profumi e bagnoschiuma, insomma tutti quei prodotti di bellezza che recentemente è possibile acquistare sul web e sono estremamente gettonati per i regali di Natale.

Mentre comprare una borsa o un cellulare contraffatto rappresenta sicuramente una perdita di denaro e una forte delusione, l’acquisto di prodotti di bellezza falsificati può, oltre al danno economico, avere conseguenze ben più gravi anche sulla salute. L’ultimo studio di MarkMonitor ha evidenziato un 27% di consumatori che sono stati ingannati e hanno acquistato prodotti di bellezza e per l’igiene personale contraffatti. Questi prodotti erano disponibili su diversi canali online: marketplace (39%), motori di ricerca (34%), app per dispositivi smartphone e tablet (22%), pubblicità sui social media (20%) e farmacie online (16%).

Nessun canale e nessun prodotto è quindi immune dalla contraffazione.

Per passare un sereno Natale, MarkMonitor invita i consumatori a prestare attenzione a questi cinque elementi quando si acquista online.

Prezzo: i truffatori sono consapevoli che a volte può essere più convincente una riduzione minore sul prezzo del prodotto. Bisogna cercare il prezzo di vendita consigliato e, anche se la voce ha un piccolo sconto, come il 20%, vale la pena controllare altri elementi del sito web.

Il sito stesso: anche se alcuni siti a prima vista hanno un aspetto professionale, i falsari non sono sempre così attenti alle pagine “Informazioni” e “Domande frequenti”. Controllare queste sezioni e assicurarsi di controllare i dettagli della spedizione e constatare dove ha sede la compagnia: corrisponde con i dettagli della società? Esaminare le opzioni di consegna, i siti meno affidabili di solito non se ne preoccupano, e anche cercare l’indirizzo postale registrato, i siti autentici avranno un indirizzo in elenco.

Pagamenti sicuri: Ogni volta che vengono richiesti i dettagli di login, o si viene incoraggiati a inserire i dati della carta di credito, la pagina dovrebbe essere protetta da una connessione SSL. Nella barra degli indirizzi apparirà l’icona di un lucchetto quando la connessione SSL sarà attiva. Inoltre, in alcuni browser l’indirizzo può iniziare con https://, questo indica anche un sito sicuro. 

Reso e Informativa sulla Privacy: Queste informazioni su un sito affidabile dovrebbero essere chiare. Un venditore in buona fede dovrebbe fornire l’opzione di annullare l’ordine e le indicazioni su come effettuare il reso. I contraffattori inoltre non investono tempo nella realizzazione di una chiara e forte informativa sulla privacy, quindi se non è presente sul sito web è probabile che il sito non sia autorizzato.

Controllare l’indirizzo web: L’impersonificazione di un sito di un brand viene chiamata “cybersquatting” ed è una pratica in aumento. Quando si esegue una ricerca iniziale con il nome di un brand, è importante controllare il link e eventuali errori di ortografia sia sul sito che nell’indirizzo URL.  Come già detto, se il sito inizia con https:// la ‘s’ indica che il sito è sicuro. Inoltre alcuni dei grandi marchi hanno pagine dedicate sui loro siti web in modo i consumatori possano verificare se un rivenditore è autorizzato.

Marketplace online e Social: anche se il marketplace stesso è un marchio noto, bisogna sempre controllare le recensioni di un venditore e eventualmente anche le chat e i forum che ne parlano, prima di effettuare un ordine. Anche sui social occorre prestare un poco più di attenzione. Con il proliferare di questi canali, è diventato semplice per i contraffattori rubare immagini e loghi da siti originali per creare false pagine e adescare i consumatori. Inoltre i truffatori possono anche operare su pagine terze, con post e commenti ingannevoli.

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Perché il prezzo della benzina non segue il prezzo del petrolio

di Stefano Giudici, Digital Marketing Manager di MoneyFarm.com

Dopo mesi e mesi in cui il prezzo del petrolio è ai minimi storici sembra che finalmente, per la gioia degli automobilisti, l’effetto si stia riflettendo anche sui prezzi della benzina alla pompa.

Il Brent crude oil che dettava un prezzo al barile di 106$ a giugno dello scorso anno è sceso del 64% negli ultimi 18 mesi a circa 37,91$, il prezzo più basso degli ultimi sette anni. Per farla semplice, un barile di petrolio oggi costa circa la metà rispetto ad un anno fa.

Ottima notizia e tutti felici e contenti se non fosse che una domanda sorge spontanea: come mai il prezzo della benzina non è sceso allo stesso ritmo? Perché il prezzo della benzina ha subito un ribasso solo del 14% e non si è dimezzato come quello del petrolio?

La risposta che solitamente viene data è che serve tempo, alcuni mesi secondo le grandi compagnie petrolifere. Ma sappiamo tutti che non è così. L’altra risposta è che il prezzo del petrolio è solo una componente del prezzo della benzina/diesel al litro, ci sono infatti altri fattori come le tasse, i margini di vendita e le fluttuazioni dei tassi di cambio che rendono le cose meno facili.

Le tasse sulla benzina.

La più grossa fetta di margine sul prezzo del petrolio a contribuire sul costo della benzina è dettata dalle tasse. Niente di nuovo, tasse e accise in Italia pesano circa il 70% sul prezzo finale.
L’elenco completo delle accise sulla benzina dal 1935 è orami abbastanza famoso e comprende le seguenti voci:

1,90 lire (0,00103 euro) per il finanziamento della guerra d’Etiopia – 1935-1936;
14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963;
10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento dell’Alluvione di Firenze del 1966;
10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968;
99 lire (0,0511 euro) per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976;
75 lire (0,0387 euro) per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
0,04 euro per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011;
0,0089 euro per far fronte all’alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011;
0,082 euro per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011.

A queste si aggiunge IVA al 22% che si aggrava sul prezzo finale. Anche se quindi il prezzo del petrolio fosse gratuito e le case di distribuzione tipo Eni non facessero pagare la “consegna” senza generare profitto, fare benzina costerebbe comunque più di 50 centesimi al litro.

Il prezzo del petrolio.

Il costo del petrolio è solo il secondo elemento a contribuire sul prezzo del carburante. Anche questo costo, definito costo industriale può essere scomposto a sua volta il mille fattori, tra i quali si ritrovano nuovamente le tasse. I governi globali addebitano infatti alle compagnie petrolifere ingenti tasse sui profitti e sulle esportazioni. A queste si aggiungono i costi per la ricerca, l’operatività, l’estrazione.
Infine il terzo componente del prezzo della benzina sono i margini di profitto che le case vogliono mantenere. I margini aziendali tuttavia, al contrario di quanto molti pensano, non influiscono troppo sui costi data la forte competizione sul prezzo. Essi servono però a coprire i costi di gestione e di marketing. Perché sebbene il petrolio sia un bene praticamente di prima necessità, al momento la produzione supera la domanda e quindi le case petrolifere devono combattere per accaparrarsi fette di mercato.

La componente valutaria.

Il prezzo al barile è stato spinto al ribasso anche dal rafforzamento del dollaro, la moneta con cui viene prezzato il petrolio. Il rafforzamento dovuto in gran parte alla decisione della FED di rialzare i tassi di interesse alla fine del 2015 non ha però influito sul prezzo della benzina al consumatore. In Italia infatti la benzina viene pagata in Euro e quindi l’effetto viene molto mitigato.
Il grafico sottostante mostra infatti come la decrescita del prezzo del petrolio è molto meno accentuata una volta convertita in Euro.

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L’iPhone 6 costerà caro

A poche settimane dal lancio dell’iPhone 6, previsto per il 9 settembre a San Francisco, non si fermano le speculazioni sul nuovo prodotto della Apple.

In molti dicono che il telefonino costerà caro e che ci voirranno ben quasi mille euro per acquistare la versione xl del prodotto.

Secondo alcune voci, l’iPhone 6 sarà più costoso, perché avrà uno schermo resistivo di cristallo di zaffiro.

L’utilizzo di questo materiale, però, è stato criticato, dato che gli schermi dell‘iPhone non resistono a colpi e si sfregiano dopo alcune cadute. Il cristallo di zaffiro inoltre è difficile da reperire e questo potrebbe ritardare l’uscita del dispositivo fino al 2015.

Di certo, c’è solo che i fan dei prodotti Apple incominciano già ad entrare in fibrillazione in attesa del nuovo prodotto.

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Secondo il sito di tecnologia americano ReCode, Apple presenterà il 9 settembre prossimo il nuovo