Milano, diciassettenne scomparso da cinque giorni dalla comunità

Diciassettenne scomparso da cinque giorni dalla comunità cui è affidato: I Servizi sociali non sapevano nemmeno che fosse sparito. L’avvocato Miraglia: “Temo per la sua incolumità”

Sono ore di apprensione per un diciassettenne, da cinque giorni scomparso dalla comunità in provincia di Pavia cui era stato affidato in seguito a un arresto per spaccio di droga. Nessuno sa dove sia, ma nessuno si è nemmeno mosso a cercarlo. Ammesso possa essere un ragazzino difficile, resta comunque un minorenne, invischiato in situazioni più grandi di lui, tanto da far temere seriamente per la sua incolumità.

«Se gli dovesse succedere qualcosa di grave, di chi è la responsabilità?» si interroga l’avvocato Francesco Miraglia, che segue la famiglia del ragazzo da anni. «I genitori si sono rivolti per ben due volte ai carabinieri di zona per sapere se fossero state avviate le sue ricerche» prosegue il legale, «mentre i Servizi sociali, cui è affidato e che hanno disposto a suo tempo l’allontanamento del minore dalla famiglia, non hanno mosso un dito: anzi, nemmeno sapevano che fosse scomparso da ben cinque giorni. È questo l’aiuto che si fornisce ai ragazzi quanto li si toglie dalle famiglie e li si affida alle comunità? A parte che questo ragazzo, sballottato da una comunità all’altra fin da piccolo, prima di frequentarle non fumava né spacciava. Stamattina si è celebrata l’udienza per la sua messa in prova come misura alternativa al carcere: ma lui non c’era e nessuno sa dove sia andato. Ai suoi genitori, che si erano rivolti ai Servizi sociali per trovare aiuto e che se lo sono visto strappare per essere affidato a una struttura, in questo momento manca un figlio. L’appello che possiamo lanciare a lui è di tornare, che le cose si possono aggiustare, e alle istituzioni di avviare serie ricerche».

Il ragazzo, che ha compiuto diciassette anni da poco, è stato adottato da un’ottima famiglia, ma i traumi legati all’abbandono in tenerissima età gli hanno lasciato dentro dei segni profondissimi da cui scaturiscono i suoi disagi: aveva bisogno di aiuto e come soluzione ai suoi problemi, invece che un aiuto concreto, si è proceduto ad allontanarlo dai genitori adottivi. Una situazione che lo ha fatto soffrire ancora di più, come dimostrano le ripetute fughe dalle comunità per tornare a casa. È stato costretto ad andare in tre strutture diverse: in una era l’unico ragazzino in mezzo a degli adulti, nell’altro era l’unico italiano, la terza era una comunità psichiatrica. In luoghi simili si è trovato costretto ad affrontare problemi ulteriori a quelli che aveva già: logico che scappasse. E adesso ha imboccato una strada sbagliata: tra l’altro è stato proprio in comunità che ha iniziato a fumare e a frequentare compagnie poco raccomandabili.
 

Nel 1824 il Gabinetto di anatomia Umana dell’Università di Pavia ricevette in dono una mummia
E' stato effettuato all'ospedale Niguarda di Milano il primo trapianto di fegato fatto in Italia
Un bambino di 18 mesi di Vigevano è ricoverato in gravi condizioni nel reparto di

una Pavia: una mummia egizia in perfetto stato di conservazione

Nel 1824 il Gabinetto di anatomia Umana dell’Università di Pavia ricevette in dono una mummia egizia proveniente dal Cairo. Nel 1933 passò al Museo di Storia Naturale e quindi negli anni ‘60 fu collocata in una torre del Castello Visconteo di Pavia, dove è rimasta fino al trasferimento presso le raccolte archeologiche dell’ateneo.

La mummia è misteriosa: riposa in una cassa ottocentesca, il cui coperchio riporta l’enigmatica scritta “Mummia Egiziana di una donna morta 810 anni prima dell’era volgare. Dono di S. Giorgiani del Cairo del 1824“.

Per dare voce a questo reperto, solo apparentemente silenzioso, sono interventi il Prof. Maurizio Harari, direttore del Museo Archeologico dell’Ateneo e docente ordinario di Etruscologia ed Archeologia Italica dell’Università di Pavia e Sabina Malgora, archeologa e direttore del Mummy Project Research, équipe multidisciplinare votata allo studio delle mummie.

Dal 2013 la mummia è stata al centro di una serie di accurate ricerche con le più moderne tecniche di indagine medica e forense. Lo scopo è quello di restituirle l’identità, scoprire la sua età ed il periodo in cui è vissuta. Per questo è stata sottoposta alla tomografia computerizzata (TC) all’Ospedale San Matteo di Pavia e sono stati effettuati prelievi per analisi molecolari, tra cui quella del radio carbonio C14. Inoltre l’antropologa Chantal Milani ha studiato il profilo antropologico e lo specialista americano,  Jonathan Elias ha ricostruito il volto questa donna vissuta millenni prima di noi. Infine è stata creata una copia 3D del reperto ad opera di Spazio Geco di Pavia.

La ricerca sulla mummia è stata realizzata con il sostegno della Regione Lombardia nel progetto:“Condividere il patrimonio museale universitario: nuove modalità di fruizione rivolte anche agli utenti con disabilità sensoriali”.

Sabato 11 marzo 2017 i risultati degli studi saranno quindi resi noti per la prima volta al pubblico presso il Museo Archeologico dell’Università di Pavia, dove verrà presentata tutta la collezione egizia in una nuova esposizione.

È l’identità restituita alla mummia a dare il nome all’inaugurazione:

“Il volto dell’antico Egitto”

Un Egyptian Corner all’Università di Pavia

Museo Archeologico Sistema Museale dell’Università di Pavia

Strada Nuova 65 Pavia

11 marzo 2017 ore 17 e 30

Diciassettenne scomparso da cinque giorni dalla comunità cui è affidato: I Servizi sociali non sapevano
E' stato effettuato all'ospedale Niguarda di Milano il primo trapianto di fegato fatto in Italia
Un bambino di 18 mesi di Vigevano è ricoverato in gravi condizioni nel reparto di

Niguarda: effettuato trapianto di fegato da donatore a cuore non battente

E’ stato effettuato all’ospedale Niguarda di Milano il primo trapianto di fegato fatto in Italia da un donatore a cuore fermo. Il paziente che ha ricevuto l’organo ha 40 anni e da pochi giorni ha un fegato nuovo, ricevuto da un donatore in stato di arresto cardiaco.

Il trapianto è stato effettuato lo scorso 3 settembre con una procedura mai utilizzata prima in Italia per questo tipo di organo.

L’operazione ha coinvolto l’Ospedale Niguarda, il Policlinico S. Matteo di Pavia e il Centro Nazionale Trapianti ed è avvenuta da “donatore a cuore non battente”, utilizzando particolari tecniche di circolazione extracorporea (ECMO- ExtraCorporeal Membrane Oxygenation) che hanno consentito la perfusione e l’ossigenazione post-mortem e in situ degli organi addominali per 4 ore, attivata dopo i 20 minuti di arresto cardiaco, previsti dalla legge italiana.

Il decesso del donatore è stato dichiarato in seguito alla cessazione dell’attività cardiaca e il trapianto di successo è stato possibile grazie alle tecniche d’avanguardia del San Matteo di Pavia e al gioco di squadra, messo in atto da più strutture ospedaliere.

Dallo stesso donatore, oltre al fegato sono stati prelevati i 2 reni, trapiantati con successo rispettivamente a Pavia e all’ospedale San Raffaele di Milano.

Il paziente a cui è stato trapiantato il fegato, affetto da grave malattia epatica terminale, ora è in buone condizioni generali.

Un uomo nero ha subito un trapianto del pene donato da un bianco. Si tratta
Un anno fa, Patrick Hardison, un uomo di 42 anni, era stato sottoposto al trapianto
Un uomo del Michigan che aveva vissuto con un cuore artificiale  nel suo zaino per
Negli Stati Uniti, al Massachusetts General Hospital, è stato effettuato il primo trapianto di pene.

Mangia formaggio fatto in casa, bimbo di 18 mesi si ammala di listeriosi

Un bambino di 18 mesi di Vigevano è ricoverato in gravi condizioni nel reparto di Pediatria del Policlinico San Matteo di Pavia a causa di una listeriosi.

Il piccolo probabilmente ha contratto la malattia dopo aver mangiato un formaggio preparato in casa con del latte non pastorizzato.

Il bambino, inizialmente, era stato ricoverato nell’ospedale di Vigevano. Poi, i medici avevano deciso di trasferirlo in una struttura più adatta.

Intanto, gli esami effettuati nel laboratorio di Microbiologia e Virologia del Policlinico di Pavia hanno confermato la diagnosi di listeriosi, una malattia che colpisce il cervello ed è provocata da un batterio che si trova nell’acqua, nella carne cruda e anche nei prodotti lattiero-caseari.

Ora, il bimbo è stato sottoposto a un intervento neurochirurgico per ridurre le complicanze di una meningo-encefalite.

La Asl dovrà stabilire se a provocare la listeriosi sia stata effettivamente una tossina contenuta nel latte utilizzato per preparare il formaggio che il bambino ha consumato.

Torna l’appuntamento con “Un capolavoro in Castello”, progetto avviato dai Musei Civici “L. Barni” nel
Il centro storico di Vigevano si trasformerà in un borgo medievale in occasione della 17°
La città di Vigevano è lieta di annunciare l’apertura al pubblico della Falconiera, delle Prigioni
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