Partorisce in mare, come se niente fosse

A Dahad, in Egitto, una turista russa ha partorito nel Mar Rosso, poi è uscita dall’acqua, come se niente fosse accaduto. Le foto sono diventate rapidamente virali, dopo che Hadia Hosny El Said ha pubblicato il 10 marzo 2018 la storia e le foto fuori dal comune.

Su Facebook, l’egiziana ha raccontato di aver visto una donna partorire nel Mar Rosso mentre era a Dahab , sulla costa orientale dell’Egitto e di aver immortalato la scena dal balcone di suo zio.

La donna incinta, la cui identità non è stata rivelata, era andata a nuotare nel mare, seguita a ruota dal suo compagno e da un medico, evidentemente  specializzato in parti nell’acqua.

Questa nascita insolita era, dunque, stata pianificata.

Dopo il parto, i due uomini sono usciti dall’acqua, uno tenendo il bambino e una bacinella contenente la placenta, che era ancora collegata al cordone ombelicale.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha emesso nuove raccomandazioni volte a definire gli standard globali di
Una giovane donna cinese, incinta, ha partorito a sorpresa in mezzo alla strada, in piedi
G7 delle donne: Save the Children, ogni 7 secondi una sposa bambina; 70.000 ragazze muoiono

L’OMS sul parto: limitare gli interventi medici non necessari

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha emesso nuove raccomandazioni volte a definire gli standard globali di cura per le donne incinte in buona salute. Queste linee guida dicono che debbono essere limitati gli interventi medici non necessari.

Si stima che 140 milioni di nascite avvengano ogni anno, nel mondo. La maggior parte avvengono con semplici parti per le donne e il loro bambino. Tuttavia, negli ultimi 20 anni, i professionisti della salute hanno sempre più fatto ricorso a interventi precedentemente progettati per evitare rischi o trattare complicazioni, come l’infusione di ossitocina per accelerare il travaglio o il cesareo.

“Vogliamo che le donne partoriscano in un ambiente sicuro, con l’assistenza di personale qualificato, in istituzioni ben attrezzate. Tuttavia, la crescente medicalizzazione del parto, normale processo, riduce le capacità delle donne di partorire e influisce negativamente sulla loro esperienza del parto”, ha detto Princess Nothemba (Nono) Simelela, Vice Direttore Generale OMS, responsabile del Gruppo Famiglia, donne, bambini e adolescenti.

“Se il parto procede normalmente e la donna e il bambino stanno bene, non c’è bisogno di ulteriori interventi per accelerare il processo”, ha precisato la Vice Direttore Generale OMS.

Il parto è un normale processo fisiologico, che può essere eseguito senza complicazioni per la maggior parte delle donne e dei bambini. Ciononostante, alcuni studi hanno dimostrato che una parte sostanziale delle donne in buona salute è sottoposta ad almeno un intervento clinico durante il travaglio e il parto. Inoltre madre e figlio sono spesso sottoposti a interventi sistematici non necessari e potenzialmente pericolosi.

 

A Dahad, in Egitto, una turista russa ha partorito nel Mar Rosso, poi è uscita
Una giovane donna cinese, incinta, ha partorito a sorpresa in mezzo alla strada, in piedi
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Partorisce in strada e se ne va col bimbo in braccio

Una giovane donna cinese, incinta, ha partorito a sorpresa in mezzo alla strada, in piedi su un marciapiede. Il fatto è accaduto il 2 settembre, nella provincia di Guangdong, in Cina.

La donna stava  tranquillamente a fare shopping, quando ha dato alla luce il suo bambino da sola sotto gli sguardi stupiti dei passanti che sono corsi ad aiutarla.

Fortunatamente, i medici sono arrivati rapidamente sul posto, per prendersi cura del bambino. Ma la cosa più sorprendente è che dopo l’arrivo dell’ambulanza, la neomamma ha preso il suo bambino e se ne è andata come se non fosse successo nulla.

Pochi istanti dopo il parto, la donna è stata vista dai passanti, in strada, con i vestiti coperti di sangue, con il neonato in braccio e un sacchetto di shopping in mano.

IL VIDEO:

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G7 delle donne tra spose bambine e istruzione negata

G7 delle donne: Save the Children, ogni 7 secondi una sposa bambina; 70.000 ragazze muoiono ogni anno a causa di complicazioni durante la gravidanza; 62 milioni di bambine fuori dalla scuola.

In occasione del “Women’s Forum on inequality and sustainable growth” a Roma, il Direttore Generale Helle Thorning-Schmidt chiede ai leader del G7 di garantire a tutti i bambini educazione, salute, nutrizione e protezione, a partire dalle ragazze e dai minori coinvolti nei conflitti e nelle crisi migratorie.

“Il mondo ha compiuto enormi passi in avanti per proteggere i bambini e garantire i loro diritti fondamentali ma sono ancora milioni coloro a cui il futuro continua a essere negato, semplicemente perché sono bambine e ragazze. Per questo guardiamo al G7 del 26 e 27 maggio a Taormina come una opportunità unica per accelerare i progressi realizzati per assicurare che i più vulnerabili abbiano accesso all’educazione, alla salute, alla nutrizione e alla protezione, partendo proprio dalle bambine e dalle ragazze, che sono le più esposte al circolo vizioso della povertà e della mancanza di opportunità”, ha affermato Helle Thorning-Schmidt, Direttore Generale di Save the Children International, in occasione del suo intervento nella sessione plenaria finale del “Women’s Forum on inequality and sustainable growth”, organizzato a Roma nell’ambito della Presidenza italiana del G7.

Nel mondo, secondo Save the Children – l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuovere i loro diritti – ogni 7 secondi una ragazza di meno di 15 anni di età viene data in sposa a uomini spesso molto più grandi di lei, a causa della povertà o di pratiche sociali discriminatorie, con conseguenze devastanti sulla vita delle giovani e su quella dei loro figli: 70.000 ragazze perdono la vita ogni anno a causa di complicazioni durante la gravidanza – la seconda causa al mondo di morte per le ragazze dopo i suicidi -, mentre i bambini che nascono da madri adolescenti hanno il 50% di probabilità in più di morire nei primi giorni dopo il parto e il 15% di probabilità in più di soffrire di malnutrizione cronica se anche le loro giovani mamme risultano malnutrite prima e durante la gravidanza.

“Oggi, nel mondo, 62 milioni di ragazze sono escluse dall’educazione e più di 3 milioni di donne e dei loro bambini potrebbero essere salvati ogni anno investendo nella sanità e nella nutrizione”, ha proseguito Helle Thorning-Schmidt.

In vista del Summit di Taormina, Save the Children chiede ai leader del G7 di dar seguito agli impegni presi nella Dichiarazione di New York sui Rifugiati e i Migranti per garantire il rispetto dei diritti umani di tutti i rifugiati e i migranti, tra cui bambine e ragazze. In particolare, l’Organizzazione chiede di porre fine alla detenzione dei minori, di assicurare ai bambini l’accesso a un’educazione di qualità entro i primi mesi dopo lo sfollamento, e di garantire il supporto necessario ai quei paesi che salvano, ricevono e ospitano vasti numeri di rifugiati e migranti.

Secondo Save the Children, occorre infatti garantire l’apertura di vie regolari e sicure, e sistemi di protezione e accoglienzaindipendentemente dallo status giuridico dei minori migranti e rifugiati. L’aiuto allo sviluppo ai paesi di origine e di transito, inoltre, non deve essere legato alla prevenzione dei flussi migratori ma rispondere ai reali bisogni della popolazione.

Le ragazze, in particolare, sono ad alto rischio di tratta se costrette a percorrere rotte migratorie pericolose cadendo in mano ai trafficanti, ed è dunque fondamentale garantire sistemi di protezione adeguati lungo tutta la rotta migratoria, con particolare attenzione alla vulnerabilità delle ragazze.

Save the Children invita inoltre i leader del G7 a investire nuove risorse e porre particolare attenzione al tema della nutrizione nell’ambito di ogni iniziativa sulla sicurezza alimentare, garantendo in particolare ai bambini, comprese le ragazze, l’accesso a cibo nutriente e di qualità, ad allocare risorse adeguate per garantire il diritto all’educazione a tutti i bambini a cui viene ancora negata l’opportunità di andare a scuola e a mettere in atto impegni concreti per implementare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Conflitti e movimenti forzati di popolazione espongono ulteriormente le ragazze e le bambine a povertà estrema, abusi, violenze, sfruttamento, negando loro l’opportunità di andare a scuola e accedere a servizi sanitari di qualità.

In particolare, in un contesto di guerra la probabilità che le bambine possano perdere la vita è 14 volte superiore rispetto agli uomini nelle stesse situazioni. In Siria, in particolare, 5,8 milioni di bambini vivono ancora sotto i bombardamenti, 2,3 milioni di minori sono fuggiti dal Paese e le bambine e le ragazze vengono spesso costrette dai propri genitori a sposare uomini più grandi perché non possono più occuparsi di loro generandone la disperazione che in alcuni casi le porta addirittura al suicidio.

 

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