Fine del virus Ebola in Guinea

Poco più di due anni dopo la morte, il 6 dicembre 2013, di un bambino considerato il “paziente zero” a Meliandou, nel sud della Guinea, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato ufficialmente, martedì 29 dicembre, che la trasmissione del virus Ebola è cessata nel paese.

In totale in Guinea ci sono stati 3804 casi confermati di Ebola, di cui 2 536 fatali.

Dopo il Sierra Leone, in cui la trasmissione del virus Ebola è ufficialmente finita dal 7 novembre, la Guinea è il secondo dei tre paesi dell’Africa occidentale più colpiti da questa epidemia senza precedenti ad essere uscito dal tunnel.

La Guinea sta ora entrando in un periodo di 90 giorni di maggiore sorveglianza per individuare senza indugio un possibile nuovo caso prima che il virus si trasmetta ad altre persone.

Da parte sua, la Liberia attende il termine del monitoraggio, il 14 gennaio, per essere a sua volta classificato come paese libero dall’Ebola.

Due volte questo paese aveva creduto di aver raggiunto un periodo di 42 giorni senza nuovi casi, ma ha dovuto affrontare una ricomparsa del virus.

Pare che l'epidemia di Ebola in Sierra Leone sia finita, dopo che il paese africano
La tubercolosi ha ucciso nell'ultimo anno più di 1,5 milioni di persone nel mondo, ha
L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha formulato delle raccomandazioni finalizzate a migliorare i servizi sanitari

L’epidemia di Ebola in Sierra Leone è finita

Pare che l’epidemia di Ebola in Sierra Leone sia finita, dopo che il paese africano è stato 42 giorni senza aver registrato nuovi casi della malattia.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato sabato 7 novembre che il Sierra Leone è libero dall’Ebola, il cui virus ha causato la morte di migliaia di persone e la recessione economica nel paese.

L’epidemia, la più grave di Ebola dal momento in cui il virus era stato identificato, in Africa centrale, nel 1976, ha causato più di 11300 morti fra i quasi 29000 casi registrati.

In Guinea, il paese da cui l’epidemia era partita, ha avuto due nuovi casi confermati dall’OMS nel mese di ottobre.

La Liberia, invece, uno dei tre paesi africani più colpiti, era stata dichiarata libera dall’epidemia, nel mese di settembre di quest’anno.

In Sierra Leone, oltre ad aver provocato molte vittime, l’epidemia di Ebola ha avuto un effetto devastante sull’economia del paese.

Secondo la Banca mondiale, l’economia dovrebbe registrare una perdita di almeno 1,4 miliardi dollari, quest’anno.

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La tubercolosi nel mondo uccide quanto l’Hiv

La tubercolosi ha ucciso nell’ultimo anno più di 1,5 milioni di persone nel mondo, ha detto mercoledì l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Più della metà dei casi di tubercolosi in tutto il mondo, il 54%, sono stati registrati in Cina, India, Indonesia, Nigeria e Pakistan.

La tubercolosi ha raggiunto le infezioni da Hiv come malattia infettiva più letale al mondo, secondo l’OMS.

Per ridurre il peso globale della tubercolosi, le lacune nella diagnosi e nel trattamento, sono necessari dei finanziamenti e lo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici, nuovi farmaci e nuovi vaccini, dice il rapporto dell’OMS.

Il 3,3% dei casi di tubercolosi trovati nell’ultimo anno era multiresistenti (TB MDR) e con un numero maggiore dei casi in Cina, India e Russia.

Le forme di tubercolosi resistenti alle cure continueranno a diffondersi se non si ridurrà il divario tra le persone malate e quelle curate, secondo Médecins sans Frontières (MSF).

Secondo Medici senza Frontiere i numeri sono “sconfortanti” e il mondo sta “perdendo terreno” nella lotta alle forme resistenti di tubercolosi.

Le Nazioni Unite si sono proposte di ridurre la mortalità per la tubercolosi del 90% entro il 2030.

Questa malattia si è comunque quasi dimezzata dal 1990.

Tuttavia, adesso, la tubercolosi e l’Hiv sono “in competizione per essere la prima causa di morte per malattie infettive di tutto il mondo”, come ha detto alla BBC Mario Raviglione, direttore del dipartimento che si occupa della tubercolosi nell’OMS.

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Necessario un nuovo approccio per la sanità nelle carceri: solo 1 detenuto su 3 non

Adolescenti: l’OMS auspica per loro più attenzione

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha formulato delle raccomandazioni finalizzate a migliorare i servizi sanitari per gli adolescenti, un’età verso cui c’è poca attenzione per loro mentre in questo periodo i giovani tendono ad adottare dei comportamenti che causano poi varie malattie nell’età adulta.

Il 35 per cento delle malattie esistenti nel mondo, invece, dice l’OMS, hanno avuto origine nell’adolescenza.

Nell’80 per cento dei casi di depressione rilevata tra gli adulti, ha cominciato a manifestarsi durante quel periodo. Tra i 10 e i 19 anni si manifesta nei giovani la tendenza all’obesità, mentre sono diffusi cattiva alimentazione, disturbi mentali, consumo di tabacco, alcol o droghe.

In questo contesto gran parte degli adolescenti non ha accesso ai servizi di prevenzione per evitare questi problemi o avere cure mediche adeguate.

L’OMS dice, perciò, che bisogna implementare i servizi sanitari accessibili agli adolescenti, le consulenze gratuite e facilitare gli incontri con i sanitari specializzati.

Di solito, si crede che gli adolescenti abbiano bisogno solo di informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva, invece, globalmente, la principale causa di morte tra gli adolescenti è costituita dalla depressione, seguita dal suicidio, dall’AIDS, dagli atti di violenza interpersonale e dagli incidenti stradali.

Poco più di due anni dopo la morte, il 6 dicembre 2013, di un bambino
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