L’occhio bionico che ha restituito la vista a un anziano britannico

A un 80 enne britannico che si chiama Ray Flynn che soffriva di degenerazione maculare, è stato impiantato un occhio bionico, in un ospedale di Manchester, nel Regno Unito.

L’uomo che aveva perso gran parte della vista, con l’ausilio del nuovo sistema tecnologico ha potuto già, ad esempio, camminare di nuovo nel suo giardino e riconoscere i fiori.

L’impianto che si chiama Argus II, è stato applicato dietro l’occhio destro di Ray Flynn, per la parte che riguarda l’inserimento di un chip, ed è stato collegato tramite una connessione wireless a un sistema complesso, che tramite una telecamera posta su una paio di occhiali, stimola le cellule del nervo oculare e del cervello.

Ray Flynn è stato il primo di cinque pazienti ad aver ricevuto l’Argus II nell’ospedale inglese di Manchester.

E’ stato operato il 16 giugno e l’impianto di retina artificiale gli è stato attivato per la prima volta il primo luglio.

La degenerazione maculare senile secca, degenerazione maculare senile secca, di cui soffriva Flynn, è una patologia degenerativa che colpisce 20-25 milioni di persone a livello mondiale.

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Una tecnologia wireless per il nuovo occhio bionico

I ricercatori australiani della Monash University di Melbourne hanno creato un occhio bionico che permette ai ciechi di vedere la luce e le forme sfruttando la tecnologia wireless e il processore di un computer collocato all’interno del cervello.

Il sistema attraverso una serie di puntini opera una sorta di mappatura delle immagini dopo che il cieco ha indossato un paio di occhiali da sole speciali.

Molto simile ai Google Glass, il dispositivo prende informazioni da una telecamera montata sugli occhiali e le invia, tramite un trasmettitore wireless, al cervello.

L’impianto ha circa le dimensioni di un’unghia e ha una potenza di elaborazione simile a uno smartphone.

Le sperimentazioni umane inizieranno nel 2016 e coinvolgeranno cinque pazienti che hanno perso la vista.

I progettisti stimano che il dispositivo potrà aiutare nell’85 per cento dei casi di cecità, il 75 per cento in più rispetto alle attuali tecnologie che sono inserite sulla retina e non sul cervello.

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