Dalle nanoparticelle una speranza per l’ ictus

Gruppi di nanoparticelle circa 15.000 volte più piccole di una testa di spillo potrebbero portare farmaci vitali al cervello, offrendo nuove speranze ai pazienti nelle prime fasi di un ictus.

Una nuova ricerca, condotta da un team di ricercatori dell’Università di Manchester, ha trovato che minuscole vescicole chiamate liposomi – di soli 100 nm di diametro – possono entrare attraverso la barriera ematoencefalica danneggiata a seguito di un ictus.

Questi liposomi possono offrire un modo per portare farmaci vitali nell’area di un organo lesionato per fermare ulteriori danni.

Il cervello è l’unico organo nel corpo dei mammiferi ad avere un proprio sistema di sicurezza, una fitta rete di vasi sanguigni e di barriere che consentono l’ingresso dei nutrienti essenziali e blocca le altre sostanze potenzialmente dannose. Tuttavia, questa barriera blocca anche i farmaci salvavita, rendendo difficile il trattamento di una serie di patologie, tra cui l’ictus.

Lo studio, condotto sui topi, ha mostrato che i liposomi possono potenzialmente trasportare dei farmaci salvavita attraverso la barriera encefalica.

I nanomateriali potrebbero essere in grado di facilitare il trattamento dell’ictus, proteggendo i neuroni.

Nei giorni successivi a un ictus, quando i neuroni sono morti, i liposomi, in grado di penetrare nel cervello, potrebbero promuovere la riparazione dei neuroni.

Le nanoparticelle sono presenti oggi in molti prodotti alimentari, di bellezza e anche in medicina.
I ricercatori iraniani avrebbero sviluppato la formulazione di un medicinale a base di erbe per
Alcuni additivi presenti come nanoparticelle nei dolci non sono senza pericoli, secondo una nuova ricerca

Le nanoparticelle possono anche diffondere il tumore

Le nanoparticelle sono presenti oggi in molti prodotti alimentari, di bellezza e anche in medicina. Ma un nuovo studio mette in guardia contro i loro potenziali effetti collaterali indesiderati, pericolosi per la salute.

Dolci o gomme da masticare, dentifrici e filtri solari, sistemi progettati per fornire farmaci o per combattere il cancro, le nanoparticelle più comunemente utilizzate (oro, biossido di titanio, argento o biossido di silicio) tendono ad aumentare la porosità dei vasi sanguigni.

Secondo i ricercatori dell’Università Nazionale di Singapore, che hanno fatto il nuovo studio, queste nanoparticelle potrebbero promuovere la formazione di metastasi, a causa della perdita endoteliale indotta dai nanomateriali.

Su un modello di cancro al seno, gli studiosi hanno scoperto che le nanoparticelle possono permettere alle cellule tumorali d penetrare tramite arterie o vene e di sfuggire alla rete di circolazione del sangue.

“L’esposizione a lungo termine può accelerare la formazione di un tumore secondario e anche causare nuove metastasi in posti precedentemente inaccessibili alle cellule tumorali”, ha detto David Leong dell’Università nazionale di Singapore.

Ma i ricercatori stanno già valutando di ovviare a questo effetto.

Stiamo studiando la possibilità di distruggere i tumori immaturi, in una fase in cui la bassa porosità dei vasi sanguigni rende difficile la deviazione delle sostanze. La durata dell’esposizione alle nanoparticelle deve essere attentamente monitorata, ha messo in guardia il ricercatore.

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Dalla rosa damascena un farmaco contro l’Alzheimer

I ricercatori iraniani avrebbero sviluppato la formulazione di un medicinale a base di erbe per la prevenzione e il trattamento della malattia di Alzheimer e della demenza.

La struttura del farmaco, secondo i suoi autori, si basa sulle nanotecnologie ed è a base di erbe.

Il medicinale viene rilasciato all’interno del cervello in quanto può attraversare la barriera emato-encefalica.

Oltre alle nanoparticelle contiene estratto di rosa damascena.

Gli estratti di rosa damascena possono accelerare lo sviluppo di alcune proteine ​​che contribuiscono alla produzione di neuroni; inoltre aiuta a inibire le attività dell’enzima acetilcolinesterasi e potenzia gli esteri della colina che funzionano come neurotrasmettitori. Inoltre, riduce l’infiammazione dei neuroni allentando lo stress ossidativo del cervello.

Il farmaco deve essere prescritto all’inizio o nelle fasi primarie della malattia in quanto ha anche effetti preventivi e può anche essere dato a degli anziani sani.

La demenza è una sindrome in cui c’è un deterioramento nella memoria, nel pensiero, nel comportamento e nella capacità di svolgere attività quotidiane e il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza, contribuendo ad essa per il 60-70% dei casi.

Secondo l’ultimo rapporto pubblicato da Alzheimer’s disease International, c’è uno che sviluppa la demenza ogni tre secondi; in tutto il mondo, l’11% delle persone con più di 65 anni e il 50% di quelle con più di 85 anni soffre di Alzheimer.

Solo due gruppi di farmaci sono approvati per i malati di Alzheimer e possono solo rallentare i progressi della malattia, ma causano spiacevoli effetti collaterali come diarrea, vomito, mal di testa, affaticamento e perdita di appetito. Soprattutto, superare la barriera emato-encefalica è la loro più grande sfida.

Le nanoparticelle sono presenti oggi in molti prodotti alimentari, di bellezza e anche in medicina.
Alcuni additivi presenti come nanoparticelle nei dolci non sono senza pericoli, secondo una nuova ricerca

L’E171 dei dolci e dei cosmetici può essere pericoloso

Alcuni additivi presenti come nanoparticelle nei dolci non sono senza pericoli, secondo una nuova ricerca fatta in Francia. Il biossido di titanio, additivo noto come E171, in parte costituito da nanoparticelle, è comunemente usato nell’industria alimentare e in quella cosmetica, per lo sbiancamento e per aumentare la luminosità di dolciumi, dei piatti pronti e persino dei dentifrici.

Lo ha rivelato la ricerca condotta da 60 Million de Consommateurs che ha testato 18 prodotti trovando nanoparticelle di diossido di titanio nei biscotti Lu (12%) nelle torte ghiacciate Monoprix Gourmet (100%), nei confetti M & M (20%).

Il biossido di titanio con proprietà ottimizzate di particelle nano, è 50.000 volte più piccolo di un capello umano e passa più facilmente le barriere fisiologiche.

“Sappiamo che le nanoparticelle, a causa delle loro piccole dimensioni, sono in grado di superare la barriera intestinale e finiscono in diversi organi, come il fegato, il cuore, i polmoni, e noi ancora non sappiamo cosa possono diventare” ha detto Patricia Chairopoulos, co-autore dello studio.

La presenza di E171, se è dichiarata sulle etichette, non viene menzionata quando è in nanoparticelle.

La rivista  60 Millions de Consommateurs, è una pubblicazione francese dell’Institut national de la consommation

Gruppi di nanoparticelle circa 15.000 volte più piccole di una testa di spillo potrebbero portare
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