Nasce in Marmolada il manifesto per il turismo accessibile in montagna

E’ nato “Articolo 3343 – Dall’alto del futuro”, il documento di intenti per un turismo accessibile e inclusivo verso ogni forma di disabilità. Proposto inaspettatamente dal plurimedagliato paralimpico Oscar De Pellegrin assieme alla società Marmolada – Move to The Top il manifesto ha visto la favorevole e immediata adesione della Fondazione Dolomiti Unesco e di molti enti ed associazioni presenti alla tavola rotonda svoltasi nella stazione funiviaria di Serauta durante l’evento Senza Limiti – Dammi un punto d’appoggio e ti scalerò la montagna del 23 luglio. La forza di questo documento è di aver pensato da subito a creare una segreteria organizzativa nell’associazione Assi Onlus che farà da punto di riferimento per tutti i firmatari e quelli che, da ora in poi, vorranno sottoscrivere questo documento. Questa soluzione voluta, da Oscar De Pellegrin, garantisce che il documento avrà gambe per camminare fino alle Olimpiadi e Paralimpiadi e oltre consigliando tutti quelli che le organizzeranno, di abbattere le barriere architettocniche, ma in particolarmente quelle culturali. In occasione di questa giornata Oscar De Pellegrin e Pesce Moreno, uno salito con la funivia e il secondo lungo il ghiacciaio della Marmolada, si sono incontrati simbolicamente a Punta Rocca a 3265 m per unire le forze e contribuire assieme alla diffusione della cultura del turismo accessibile. Un momento emozionante vissuto intensamente dalle molte persone intervenute. Erano presenti alla tavola rotonda tutte le istituzioni che contano, il Sindaco di Rocca Pietore Andrea De Bernardin il Presidente del Consglio Regionale Veneto Roberto Ciambetti, Luigi Borgo Presidente maestri sci Veneto, Marco Spazzini Presidente guide Alpine Veneto, Valeria Ghezzi per ANEF, Marcella Morandini direttrice Fondazione Dolomiti Unesco, e il promotore Oscar De Pellegrin Assi Onlus Belluno.

E’ stata scelta la Marmolada, il punto più alto delle Dolomiti a quota 3343, per far nascere l’Articolo 3343 – Dall’alto del futuro, il documento di intenti che si propone come manifesto del turismo inclusivo ed accessibile in montagna per qualunque forma di disabilità, affermando la volontà di far diventare le “Dolomiti Patrimonio di tutta l’umanità”. L’obiettivo primario di “Articolo 3343” è quello di costruire una squadra unita per rendere il territorio montano bellunese accessibile ad ogni tipo di disabilità e di trovare soluzioni progettuali per la realizzazione di una “provincia simbolo” su questo tema. Molti i presenti che hanno abbracciato e siglato la proposta concerta di Oscar De Pellegrin, Presidente di Assi Onlus, assieme alle funivie Marmolada Move to the Top: in primis la Fondazione Dolomiti Unesco con l’ANEF, il Collegio Regionale Maestri di Sci – Veneto, il Soccorso Alpino Rocca Pietore, il Collegio Regionale Guide Alpine Veneto, Tofana Srl e DMO Belluno, Consiglio Regionale Veneto. Durante la tavola rotonda, tenutasi alla stazione funiviaria di Serauta in occasione della manifestazione Senza Limiti – Dammi un punto d’appoggio e ti scalerò la montagna, i firmatari hanno concordato di dare vita ad una rete operativa pronta a ideare, promuovere e realizzare in sinergia interventi che abbattano le barriere architettoniche e mentali sul tema dell’accessibilità ai disabili.

L’adesione unanime ha dimostrato quanto vi sia in tutte le parti la sensibilità di attivarsi in tal senso e quanto sia necessario fare squadra, ognuno con la propria peculiarità, per portare avanti con forza questo progetto. Senza dubbio la grande opportunità dell’organizzazione delle Paralimpiadi Milano-Cortina nel 2026 è una spinta in più per collaborare, sviluppare e costruire una cultura imprenditoriale e sociale volta a migliorare la fruibilità del territorio e delle sue bellezze.

Da Fonti dell’Unione Europea, nel  2012, il turismo accessibile valeva 80 miliardi e, ad oggi, tra Europa e Stati Uniti le persone su sedia a rotelle sono 70 milioni senza contare le altre tipologie di disabilità. Un settore quello del turismo accessibile con un altissimo tasso di fidelizzazione e si prospetta che nel 2050 i turisti interessati dal tema dell’accessibilità siano oltre il 31%.

Valeria Ghezzi di ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari) ha sottolineato che “Progettare senza barriere ci costa uguale, e lo facciamo per tutti”, mentre Oscar De Pellegrin ha invitato le istituzioni e gli enti ad aderire al documento di intenti con le seguenti parole: “Qui oggi deve partire un messaggio di crescita culturale e dobbiamo partire a progettare per tutti. Prendiamo questa grande opportunità delle Olimpiadi e Paralimpiadi per lavorare in questo settore dell’accessibilita e fruibilità ma soprattutto diffondere un grande messaggio di cultura inclusiva. Se troviamo un gradino possiamo anche farci aiutare, non è un disonore, ma quando si trova l’indifferenza delle persone fa male”Marmolada – Move to the Top è totalmente accessibile a tutti, disabili compresi, da Malga Ciapela fino a Punta Rocca con la sua funivia e le sue attrazioni e in occasione di questa giornata, l’Ing. Mario Vascellari Presidente della stessa, ha voluto dare un senso di ulteriore solidarietà devolvendo il 10% dell’incasso della giornata a SOS SERRAI istituito presso la Fondazione Dolomiti Unesco. Operazione compiuta in favore della  ricostruzione dei Serrai di Sottoguda distrutti il 29 ottobre 2018 dalla tempesta Vaia, meta di tantissimi turisti nazionali e internazionali. Con l’augurio che a breve si riparta e si possa entro il prossimo anno inaugurare la sua rinascita.

www.funiviemarmolada.com

La manifestazione di Città di Bra e Slow Food a Bra (Cn) dal 20 al
La montagna è una meta molto ambita per la villeggiatura anche in estate perché consente
Al via la terza edizione di Innovalp, il festival delle idee per la montagna, che

A Cheese 2019 si immagina il futuro del cibo

La manifestazione di Città di Bra e Slow Food a Bra (Cn)
dal 20 al 23 settembre  

I naturali: un’idea di futuro possibile

Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità

Cheese è la manifestazione di Slow Food più naturalmente legata ai prodotti: nella quattro giorni di Bra i formaggi protagonisti si conoscono e apprezzano con tatto, gusto e olfatto mentre intorno a loro esperti e produttori sviluppano alcuni dei grandi temi che agitano il mondo della produzione alimentare al giorno d’oggi.

A partire dall’ultima edizione, Slow Food ha preso possesso di un nuovo territorio culturale, compiendo un ulteriore passo in avanti, che è quello verso il naturale. Per noi di Slow Food i prodotti non sono oggetti da mettere in vetrina negli spettacoli dei grandi chef. La nostra visione della gastronomia risponde a quanto espresso da Massimo Montanari, il più grande storico del cibo italiano, già vent’anni fa. E cioè che l’evoluzione verso i prodotti tipici tradizionali rappresenta il futuro e non il passato, quello che ci auspichiamo avvenga e non nostalgia. Questa concezione strategica per il nostro futuro si concretizza riconsegnando ogni prodotto alla propria storia e al proprio territorio: questa è l’essenza di ciò che vuol dire naturale per noi e che sta già accadendo oggi nel mondo. Prova ne sono le tendenze produttive a cui Cheese dedica parole e spazi espositivi, momenti di approfondimento e degustazioni. Sono i vini senza lieviti selezionati e i pani a lievitazione naturale, movimenti ormai ben affermati che la manifestazione accoglie e amplifica. Ma sono anche i formaggi senza fermenti selezionati e i salumi senza nitriti e nitrati, per i quali Slow Food è stato precursore.

Infatti, da un lato l’industria più meramente legata al profitto spinge verso produzioni iper-lavorate, dannose per salute e ambiente, che distruggono una biodiversità invisibile fatta di batteri, enzimi e lieviti, silenziosamente sotto attacco dall’utilizzo sempre più diffuso di colture selezionate dall’industria; mentre dall’altro le grandi aziende più accorte e i produttori di piccola scala mostrano sempre più interesse verso le alternative già oggi praticabili, aprendo la strada a consumi più razionali, sani, equilibrati e sostenibili.

Tutte le virtù dei formaggi da erba

Andrea Cavallero, già professore di Alpicoltura al dipartimento di Scienze Agrarie Forestali e Alimentari dell’Università di Torino

Fino a 20 anni fa era normale che gli animali erbivori si cibassero, appunto, di erba, mentre oggi nutrirli al pascolo è diventata una grande novità o una pratica da sostenere affinché non vada persa. Ma i benefici che derivano dal promuovere i formaggi da erba sono reali e le loro ricadute addirittura inaspettate su alcuni ambiti.

 

Una risposta all’abbandono
L’unicità delle Alpi e dell’Appennino, soprattutto settentrionale, è data da migliaia di anni di utilizzo da parte dell’uomo e delle sue greggi che hanno ampliato le zone di vegetazione gradita. Valorizzare gli alpeggi grazie ai formaggi prodotti con latte da erba può essere una risposta all’abbandono delle montagne. Oggi abbiamo perso il 50% dei pascoli ma il problema non sono i cambiamenti climatici quanto piuttosto la cattiva gestione dell’ambiente. Solo nelle Alpi occidentali si trovano oltre 90 varietà di erbe gradite agli animali, di cui circa 40 sono molto diffuse.

 

Ambiente
I pascoli ben curati hanno un effetto positivo sull’ambiente da diversi punti di vista. Innanzitutto trattengono maggiore CO2 rispetto ai boschi perché hanno un sistema radicale più sviluppato; permettono di conservare il paesaggio; rafforzano la biodiversità della flora ma anche della fauna; rendono le zone montane fruibili, diversamente dalla boscaglia selvaggia e abbandonata a sé stessa; riducono il rischio idrogeologico dovuto a una montagna mal gestita.

Gusto
La ricchezza dei pascoli si trasmette nei formaggi d’alpeggio, espressione del territorio, della biodiversità di erbe, dei latti e, non da ultimo, del sapere umano.

Ciò che fa bene agli animali fa bene anche a noi

Andrea Pezzana, SC Nutrizione Clinica ASL Città di Torino

Possiamo sintetizzare le ricadute dei formaggi da erba sulla salute dell’individuo in un concetto molto semplice che, anche grazie al lavoro trentennale di Slow Food sull’educazione alimentare e del gusto, si sta diffondendo sempre di più, e cioè che ciò che è buono per gli animali lo è anche per la salute di chi si nutre del cibo che da essi deriva. Ecco perché è così importante sapere come sono state allevate vacche, pecore e capre. Purtroppo il formaggio è proprio uno degli alimenti per cui emerge l’estrema fragilità del sistema di etichettatura, in quanto la legge prevede solo tre ingredienti – latte, caglio e sale – quando in realtà le differenze si giocano a livello di micro nutrienti.

Nel caso dei formaggi, per godere appieno di vantaggi nutrizionali e organolettici, la qualità fa davvero la differenza. Infatti, la composizione del latte è influenzata da ciò che l’animale ha mangiato e da come ha vissuto: se gli animali sono nutriti principalmente a erba e fieno o, in assenza dei primi due, con granaglie intere germinabili, ritroveremo un migliore bilanciamento tra acidi grassi polinsaturi omega 3 e omega 6 nei formaggi prodotti con il latte di quegli animali. Non dimentichiamo infatti che oltre alla quantità dei grassi – il formaggio è comunque un alimento per cui è consigliabile un consumo programmato e non quotidiano – è fondamentale anche in questo ambito la qualità di quelli assunti. Vale quindi la pena concedersi un formaggio da erba ma consumato con una frequenza minore. Solo così si può contribuire a riavvicinare il rapporto tra omega 3 e 6 e migliorare la capacità dell’organismo di difendersi da infiammazioni croniche e attacchi derivanti dall’ambiente circostante.

La rinascita della montagna

Ludovico Roccatello, responsabile Comunità Slow Food e sviluppo della rete

La montagna è il luogo in cui l’uomo è posto in una condizione estrema di interazione con la natura, il luogo paradigmatico in cui si può ricostruire un dialogo positivo con l’ambiente. Paradossalmente il problema principale del ritorno alla montagna è l’accesso alla terra, dovuto a tre ragioni principali: la frammentazione fondiaria che ha ridotto sempre di più le dimensioni degli appezzamenti e non consente un lavoro agricolo agile e redditizio come in passato; l’inselvatichimento di boschi e pascoli dovuto all’abbandono che non rende questi ambienti ecologicamente stabili; e infine i cosiddetti “pascoli di carta”, cioè la cattiva interpretazione del sistema europeo di contributi all’agricoltura che fa sì che sia più conveniente per i Comuni, principali proprietari degli alpeggi, affittare a chi può pagare un prezzo più alto, anche se il pascolo effettivamente non viene utilizzato, e rende quasi impossibile per i pastori riuscire ad assicurarsi il terreno a un prezzo per loro equo e sostenibile.

Ma quali sono le possibili risposte? A Cheese ne parliamo nello spazio organizzato dalla Regione Piemonte che tra collina e montagna ospita oltre il 70% di quelle che con un termine evocativo possono essere definite Terre Alte. In queste vallate, un’agricoltura viva e sostenibile che produca reddito e speranza, un turismo capace di rispetto e autentica conoscenza, stanno indicando una via per tanti giovani agricoltori, allevatori, fornai, cuochi e albergatori che con grande intelligenza, creatività e apertura mentale, ma con i piedi ben piantati nella terra, propongono un futuro nuovo per la montagna.

E’ nato “Articolo 3343 - Dall’alto del futuro”, il documento di intenti per un turismo accessibile
La montagna è una meta molto ambita per la villeggiatura anche in estate perché consente
Al via la terza edizione di Innovalp, il festival delle idee per la montagna, che

Montagna anche per chi ha avuto un ictus

La montagna è una meta molto ambita per la villeggiatura anche in estate perché consente di scappare dal caldo della città e dall’affollamento delle spiagge. Intraprendere viaggi lunghi e faticosi per raggiungere una località montuosa, spesso lontana dal luogo in cui si vive è però assolutamente sconsigliato per coloro che sono stati colpiti da ictus cerebrale, soprattutto se sono trascorse soltanto quattro o cinque settimane dall’evento acuto. Il consiglio è di rimanere nelle vicinanze, in un luogo che si possa facilmente raggiungere senza stress. Inoltre, già prima della partenza, si suggerisce di verificare la presenza, nel luogo di destinazione, di un pronto soccorso. Ovviamente è consigliabile portare con sé le medicine in quantità sufficiente e, per chi deve seguire un trattamento anticoagulante orale, anche l’ultimo schema di terapia prescritto.

 

In estate la montagna è più accessibile, è più semplice avventurarsi sui sentieri anche a quote elevate, oltre i 2.000 metri, perché non c’è neve. Negli ultimi anni poi, il surriscaldamento globale dovuto ai cambiamenti climatici porta un innalzamento delle temperature anche in quota. Due settimane fa, ad esempio, si è registrato lo zero termico oltre la vetta del Monte Bianco e, in un paese di montagna come Courmayeur, la temperatura ha raggiunto di giorno quasi i trenta gradi. Fortunatamente, la sera le temperature scendono sotto i venti gradi ed è per questo che sempre più persone, nelle settimane estive più calde, fuggono i climi torridi della pianura e raggiungono le alture alpine. Soprattutto i bambini e gli anziani, categorie fragili, cercano refrigerio in montagna e, dal momento che le temperature salgono anche lì, è forte la tentazione di salire ulteriormente di quota.

 

Bisogna però porre molta attenzione ed essere ben informati sui possibili rischi che si possono correre, che A.L.I.Ce. Italia Onlus, l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, vuole ricordare a tutti coloro che vogliono fare una gita in montagna, in sicurezza e tranquillità:

  • Riduzione di ossigeno dell’aria inspirata: è noto che più si sale in quota, più si riduce l’ossigeno nell’aria. A 3000 metri manca già il 30% di ossigeno, un’altitudine questa che risulta a rischio per gli anziani, spesso affetti da malattie croniche come ipertensione arteriosa, diabete mellito, pregresso ictus o infarto del miocardio in trattamento farmacologico.
  • Freddo: gli anziani sono più sensibili al freddo e sono a rischio di ipotermia. Anche d’estate in montagna è possibile imbattersi in fenomeni atmosferici improvvisi con rapido abbassamento della temperatura anche di dieci e più gradi; è dunque utile equipaggiarsi in modo corretto prima delle gite.
  • Disidratazione: i cambiamenti climatici stanno determinando temperature molte elevate anche a quote prossime ai 3000 m. È quindi necessario approvvigionarsi del giusto quantitativo di acqua per la gita che si vuol fare e valutare bene i punti di rifornimento, fontanelle, rifugi o altro, presenti sul percorso. Una corretta idratazione è necessaria per mantenere l’equilibrio dinamico tra l’apporto e la perdita di acqua, soprattutto durante l’esposizione ai forti raggi del sole di montagna, in mancanza del quale può presentarsi un importante rischio per la salute, tale da condurre anche ad insolazioni o, nel peggiore dei casi, a colpi di calore.

L’acqua, bevuta a piccoli sorsi ad intervalli frequenti senza aspettare di avere sete, è ciò di cui il nostro organismo necessita per mantenere un buono stato di salute, elemento insostituibile nei processi vitali di idratazione e termoregolazione.

 

“La disidratazione rappresenta sicuramente uno dei pericoli maggiori in montagna – dichiara il Dottor Guido Giardini, Direttore SC di Neurologia e Stroke Unit e Responsabile del Centro di Medicina e Neurologia di Montagna dell’Ospedale Regionale “U. Parini” – USL della Valle d’Aosta.  Il sangue, infatti, diventa più spesso e, quindi, fatica a circolare nei piccoli vasi sanguigni del cervello e del cuore. Se a questo si aggiunge la carenza di ossigeno, ecco che aumenta il rischio per coloro che sono già stati colpiti da ictus o che presentano fattori di rischio cardio-cerebrovascolari. Nel dubbio è opportuno rivolgersi a specialisti con esperienza in medicina della montagna per avere consigli adeguati sui comportamenti da adottare o sulle terapie corrette da assumere”.

Salendo in quota, dunque, la pressione atmosferica diminuisce e, con essa, l’ossigeno a disposizione del nostro organismo. Se esistono gravi ostruzioni coronariche c’è il rischio che le richieste di maggior apporto di ossigeno non possano essere soddisfatte. Per questo è importante che, anche in presenza di una malattia coronarica, questa non sia così grave da compromettere un maggior apporto di sangue al cuore come durante lo sforzo. Sulla base di quanto riportato in letteratura, si può affermare che i pazienti con malattia coronarica, che a livello del mare non presentano sintomi, abbiano una buona capacità lavorativa, una normale frequenza cardiaca e pressione arteriosa durante la prova da sforzo, possono soggiornare in montagna e praticare, nella stagione estiva, l’escursionismo fino ad altitudini che raggiungono, ma non superano i 3000 metri. Saremo sempre e solo noi a prendere le giuste precauzioni affinché ciò avvenga con meno rischi possibili per la nostra salute.

“L’ictus è un evento improvviso, inatteso e traumatico – afferma la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), ma obiettivo della nostra Associazione è, tra gli altri, quello di incoraggiare le persone colpite e i loro familiari a non demoralizzarsi, affrontando con tenacia e coraggio anche la delicata fase del post ictus. Perché grazie alle terapie attualmente disponibili e dopo il necessario percorso di riabilitazione, si può tornare a condurre una vita il più normale possibile, senza dover necessariamente abbandonare le proprie abitudini e passioni”.

Terza causa di morte, prima di invalidità e seconda di demenza, l’ictus cerebrale è una malattia grave e disabilitante che colpisce ogni anno nel mondo circa 15 milioni di persone e nel nostro Paese circa 150.000; quelle che sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi almeno 800.000. Fondamentale per la prevenzione è la adeguata consapevolezza da parte dei cittadini dei fattori di rischio che da soli o, ancora di più, in combinazione tra di loro aumentano la possibilità di incorrere in un ictus: ipertensione arteriosa, obesità, diabete, fumo, sedentarietà ed alcune anomalie cardiache e vascolari. Le nuove terapie della fase acuta (trombolisi e trombectomia meccanica) possono evitare del tutto o migliorare spesso in modo sorprendente questi esiti, ma la loro applicazione rimane a tutt’oggi molto limitata per una serie di motivi. I principali sono rappresentati dalla scarsa consapevolezza dei sintomi da parte della popolazione, dal conseguente ritardo con cui chiama il 112 e quindi arriva negli ospedali idonei, dal il ritardo intra-ospedaliero e, infine, dalla mancanza di reti ospedaliere appropriatamente organizzate.

Che la coscienza green si stia diffondendo a macchia d’olio soprattutto tra i giovani è
Tornare dalle vacanze è sempre traumatico e si cerca in tutti i modi di prolungare
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Finalmente sono arrivate le agognate vacanze: è arrivata la vera fine dell’anno, perlomeno quello lavorativo, e ci

Al via Innovalp, il festival delle idee per la montagna

Al via la terza edizione di Innovalp, il festival delle idee per la montagna, che si terrà a Tolmezzo dal 27 al 30 marzo. Innovalp 2019 è stato presentato questa mattina alle 11.30 in Confindustria Belluno Dolomiti alla presenza di Augusto Guerriero, vicepresidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Andrea Ferrazzi, direttore di Confindustria Belluno Dolomiti, Danilo Farinelli, direttore di Carnia Industrial Park, Maurizio Ionico, presidente Ferrovie Udine – Cividale e Vanni Treu, co-fondatore della Cooperativa Cramars, ente ideatore e organizzatore della manifestazione.

Giunto alla terza edizione Innovalp nasce nel 2017 a Tolmezzo, ai piedi delle Alpi Carniche in Friuli Venezia Giulia, per trattare il tema della vita in montagna, terreno potenzialmente fertile e attivo, in cui intessere relazioni e avviare nuove operatività. Da due anni, il festival si pone l’obiettivo di far riflettere sulla dimensione antropologica e culturale della montagna, per comprendere il contesto montano e scoprire da dove nasce la dicotomia esistente fra origine e destinazione di un territorio.

Innovalp è la voce dei luoghi della montagna, geograficamente distanti tra loro ma accomunati dagli stessi obiettivi: trovare opportunità, valorizzare le potenzialità presenti e attrarre nuove risorse. Ecco perché quest’anno Innovalp sceglie di presentarsi a Belluno, al di fuori dei confini regionali di appartenenza, per far diventare le montagne italiane protagoniste di un nuovo sviluppo, teatro di nuova crescita.

Con l’imminente arrivo della nuova edizione, che si terrà a Tolmezzo dal 27 al 30 marzo, il festival esplorerà il tema della “Voglia di volare, la montagna come luogo in cui trasformare le disuguaglianze in opportunità di crescita” in collaborazione con il Forum Disuguaglianze Diversità. Innovalp mette al centro del dibattito il concetto di “disuguaglianza” che, più che identificare una differenza sociale, economica, politica o digitale, si concentra su un fenomeno molto più complesso, ovvero la disparità fra pianura e città contrapposte alla montagna.

La presentazione in Confindustria Belluno Dolomiti del festival delle idee per la montagna Innovalp – commenta Augusto Guerriero, vicepresidente di Confindustria Belluno Dolomiti con delega al territorio, all’ambiente e alla responsabilità sociale d’impresa – è anche un riconoscimento per il lavoro svolto dall’associazione a favore dello sviluppo, sostenibile e inclusivo, delle Terre Alte. Come abbiamo scritto nel documento di proposte consegnato al Ministro Erika Stefani nell’ambito degli ‘Stati Generali della Montagna’, è fondamentale costruire un nuovo immaginario collettivo per lo sviluppo di questi territori, fondato sulla centralità di chi qui vive, sul ruolo dell’impresa e su un’idea di economia che crea valore nell’equilibrio tra uomo e ambiente, nonché sulla consapevolezza del necessario interscambio tra Terre Alte e città. Dobbiamo ribaltare il pregiudizio che vede negli spazi urbani il luogo esclusivo del dinamismo e dell’innovazione, attribuendo invece ai territori di margine i valori – o disvalori – della fissità, dell’immutabilità, della custodia delle tradizioni, luoghi tutt’al più destinati alla fruizione e al consumo di risorse naturali, storiche, paesaggistiche, patrimoniali, ma privi di valenze produttive in senso proprio. L’impresa è invece la spina dorsale di entrambi i sistemi economici e sociali”.

«Dopo le prime due edizioni, decisamente innovative e pionieristiche, la terza edizione di Innovalp rappresenta un importante segnale di continuità. – afferma Danilo Farinelli, direttore di Carnia Industrial Park È sempre più opportuno e necessario che le persone conoscano le peculiarità dei territori e della gente di montagna e le percepiscano non come delle limitazioni ma bensì come delle opportunità. Carnia Industrial Park, come Consorzio di Sviluppo Economico Locale di Tolmezzo, ha creduto fin dall’inizio e sostenuto Innovalp contribuendo attivamente alla sua organizzazione. Il nostro più grande desiderio e auspicio è che grazie al festival chi non conosce il territorio montano, se non come meta di vacanza, possa scoprire il piacere di viverci anche dal punto di vista lavorativo. La Carnia, infatti, offre ottime opportunità di lavoro e ospita una moltitudine di aziende, eccellenze produttive regionali. Grazie a Innovalp sarà così possibile metterne in luce pregi e virtù, che meritano di essere apprezzati anche da chi vive e lavora in città».

 

«Innovalp è nel suo piccolo la rappresentazione della contemporaneità – continua Maurizio Ionico, presidente Ferrovie Udine – Cividaleoggigiorno infatti le disuguaglianze, tema centrale di questa edizione, sono un tratto comune a tutti gli ambiti della quotidianità, e devono essere trattate in modo da sviluppare visioni, progetti, idee ed esperienze che conducano all’uguaglianza. Per perseguire questo scopo, che accomuna sia le aree montane che quelle urbane, è necessario tenere in debita considerazione le scuole, i giovani e i talenti, ossia coloro che hanno in mano il futuro e grazie ad azioni concrete possono determinare la vitalità e l’evoluzione della società e dei territori montani. C’è bisogno di creare reti, piattaforme e relazioni, perché in montagna nessuno ce la fa da solo. Innovalp ci insegna che ‘tutto il mondo è paese’ e che serve un patto, un’alleanza, tra ciò che è urbano e ciò che non lo è, tra la pianura e la montagna, tra chi vive e investe nelle Terre Alte e chi invece sceglie altri luoghi per realizzare i propri progetti; un patto che metta in pratica percorsi virtuosi e non si limiti a una mera presa di coscienza. Innovalp sarà quindi l’occasione per confrontarsi, attingere dalle esperienze di successo altrui e replicarle in montagna».

«Questa sarà la terza e ultima edizione di Innovalp – conclude Vanni Treu, co-fondatore della Cooperativa Cramars, ente ideatore e organizzatore della manifestazione il festival che vuole far riflettere sulle disuguaglianze che ci sono fra nascere, crescere e vivere in montagna piuttosto che in città. In passato Innovalp ci ha fatto capire che le aree montane riescono a garantirsi un futuro se conservano la loro autenticità e se i luoghi e i servizi che offrono sono accessibili. Infatti, nonostante le disuguaglianze, questi territori sono ricchi di talenti e di persone intraprendenti che si mettono in gioco e scommettono sul proprio futuro anche se la propensione all’innovazione è minore rispetto ai contesti metropolitani. È così che la montagna conserva il suo potere attrattivo ed è su questo che Innovalp vuole fare leva, per costruire delle traiettorie future vantaggiose, privilegiate e improntate all’uguaglianza».

Durante la conferenza stampa giungono anche i saluti di Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine «Esprimo il mio personale apprezzamento per la vicinanza che Confindustria Belluno Dolomiti dimostra al nostro territorio ospitando la presentazione del festival delle idee della montagna Innovalp. Auspico in futuro ci possano essere occasioni di collaborazione, anche all’interno delle nostre Associazioni, per ragionare sulla specificità delle aree che possono e devono recuperare capacità attrattiva e investimenti e porre le condizioni per un circolo virtuoso atto a favorire le condizioni di rilancio economico e sociale dei territori montani».

La montagna è una meta molto ambita per la villeggiatura anche in estate perché consente
Ci sono imprese che sentono la montagna come luogo ideale per far crescere il loro