Scoppia la ‘Wine Mania’

Il vino continua a essere ancora oggi tra le bevande più apprezzate. Basti pensare che secondo un’indagine americana del Wine Insititute nel 2018 ne sono stati consumati oltre 966 milioni di galloni negli USA e che in Italia, stando ai dati ISTAT, a berlo almeno una volta all’anno sono il 54,1% delle persone e tutti i giorni il 18,2%, mentre dai dati dell’International Organisation of Vine and Wine emerge che nel Belpaese i consumi negli ultimi 5 anni sono aumentati dell’8%. E ancora, secondo un’indagine di Beer Marketer, i millennial preferiscono vino e liquori alla birra, ribaltando il trend degli anni ’90.

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I millennial sono sensibili alle tematiche ambientali

In un mondo in cui le tematiche ambientali ricoprono un ruolo sempre più centrale, sono soprattutto i millennial e i collaboratori più giovani a pretendere che la propria azienda agisca in maniera responsabile. Si tratta di un fenomeno che sta coinvolgendo numerose imprese e organizzazioni a livello internazionale: da una recente indagine statunitense pubblicata dalla CNBC è infatti emerso che l’86% dei millennial accetterebbe una riduzione del proprio stipendio pur di lavorare per un’azienda rispettosa dell’ambiente e che applichi concrete politiche di CSR. E ancora, secondo una ricerca di GreenBiz2 giovani su 3 non lavorerebbero per un’azienda che non abbia un forte impegno in campo ambientale e l’85% vorrebbe avere l’opportunità di farsi promotori del raggiungimento di obbiettivi legati alla CSR. Ma non è tutto, perché il modo in cui un’azienda gestisce le sue relazioni sociali, economiche e ambientali presenta un forte impatto sul suo successo: da una ricerca americana pubblicata su Forbes è infatti emerso che le politiche di responsabilità sociale porterebbero a un aumento del 30% del capitale annuo. Ma quali sono i consigli degli esperti per agire in maniera più responsabile, attrarre i migliori talenti e trasformare i propri collaboratori in vettori di cambiamento? Le aziende dovrebbero integrare più a fondo la responsabilità sociale d’impresa in tutte le funzioni organizzative coinvolgendo in prima linea i dipendenti nelle politiche di sostenibilità ambientale e recuperando in questo modo la loro fiducia. È quanto emerge da uno studio condotto dal Gruppo Sodexo sui Work Place Trend e diffuso in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, proclamata nel 1972 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e celebrata ogni anno il 5 giugno. Lo studio, consultabile gratuitamente al link https://soluzionisodexo.it/responsabilita-sociale-impresa, evidenzia come i collaboratori possano rappresentare i nuovi vettori di cambiamento per l’azienda.

“Al giorno d’oggi, per eccellere, le organizzazioni devono prestare attenzione non solo agli aspetti economici della propria attività ma devono farsi promotrici del cambiamento nei confronti di problemi sociali e ambientali, posizionando i collaboratori in prima linea – afferma Stefano Biaggi, Amministratore Delegato di Sodexo Italia, leader mondiale nei Servizi di Qualità della Vita – Per questo motivo continueremo a monitorare i nostri progressi in termini di responsabilità sociale con il nostro programma Better Tomorrow 2025, contribuendo alla creazione di un domani migliore per le persone, le comunità e l’ambiente. In termini di riduzione degli sprechi, ad esempio, Sodexo è partner fondatore dell’International Food Waste Coalition, associazione non profit che riunisce imprese di tutto il mondo impegnate nella riduzione dello spreco alimentare. Ma non solo, ci impegniamo concretamente anche per la fornitura di servizi che consentano di ridurre le emissioni di carbonio: a sostegno di questo impegno abbiamo recentemente rinnovato la partnership con SeDiciAlberi, per sostenere un importante piano di riforestazione in Nicaragua”.

L’importanza del coinvolgimento dei collaboratori come nuovi vettori di cambiamento è un pensiero condiviso da Pedro Tarak, presidente e co-fondatore di Sistema B International, un’organizzazione globale dedicata alle nuove economie che promuove la creazione di “B Corp”, ovvero aziende socialmente responsabili: “Chi dirige un’attività deve riconoscere che gran parte della forza lavoro pensa che lo scopo delle aziende non sia solo aumentare i profitti. La nuova sfida per essere competitivi non è essere i migliori del mondobensì migliori per il mondo. Le aziende devono rapportarsi con i collaboratori a livello umano, consentendo loro di essere se stessi e continuare a offrire l’opportunità di sostenere i programmi e le cause che ritengono importanti”. Dello stesso avviso è Jon Duschinsky, innovatore canadese con oltre vent’anni di esperienza nell’ambito delle ONG: “I collaboratori puntano i propri valori sul lavoro ed è per questo che vogliono vedere la propria azienda agire nel rispetto dell’ambiente e del progresso sociale”.

Nonostante la volontà di fare del bene, molte aziende devono affrontare un’ondata di sfiducia da parte dei lavoratori e del mercato globale sui temi di responsabilità sociale. Da un’indagine pubblicata su The Guardian è infatti emerso che il 63% dei lavoratori ritiene gli amministratori delegati poco credibili e poco attenti a questa tematica. Pensiero condiviso da Fabian Dattner, nota attivista australiana e socio fondatore di Dattner Grant: “Compiere scelte responsabili per il bene comune non è più sufficiente perché fiducia e leadership sono in crisi. Le aziende devono lavorare sulla ricostruzione della fiducia, sedendo al tavolo con i diversi team e accettandone le critiche anche se dure”. Dello stesso avviso è Marion Darrieutort, CEO di Edelman: “La fiducia è il cuore di ogni attività e sta collassando ovunque. Per questo motivo è necessario creare una cultura aziendale dove business e responsabilità sociale siano allineate, dando ai collaboratori i giusti mezzi per far sì che il cambiamento avvenga”.

 

Ecco infine le 3 principali aree individuate dagli esperti sulle quali le aziende devono focalizzarsi per avere un impatto migliore sul futuro:

  1. Ridefinire il significato di azienda socialmente responsabile

Le organizzazioni dovrebbero rendere conto del proprio impegno in materia di CSR sulla base di indicatori come l’impatto economico, la trasparenza e il benessere dei propri collaboratori.

  1. Coinvolgere e ispirare i collaboratori

Le aziende dovrebbero impiegare le proprie energie in programmi globali che consentano ai collaboratori di entrare in contatto con colleghi e organizzazioni in tutto il mondo e avere un ruolo attivo nella ricerca delle soluzioni.

  1. Superare la crisi di sfiducia

Le aziende devono intervenire per modificare il diffuso clima di sfiducia creatosi negli ultimi anni, permettendo ai collaboratori di diventare reali agenti del cambiamento sociale.

Il vino continua a essere ancora oggi tra le bevande più apprezzate. Basti pensare che
I Millennial amano la ristrutturazione. Secondo una recente indagine, il 34% degli italiani nella fascia
Oggi è l’International Men’s Day, la giornata in cui tutto il mondo è invitato a

I Millennial e la prima casa: una generazione che ama la ristrutturazione fai da te

I Millennial amano la ristrutturazione. Secondo una recente indagine, il 34% degli italiani nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni ha rinnovato la propria casa nel 2015, contro il 29% dei 35-54 e il 30% degli over 55.

La media totale spesa per i lavori di ristrutturazione dai giovani italiani è di 48.600 euro nel 2015.

ManoMano.it, il primo e-commerce dedicato alla vendita di prodotti per il fai da te e il giardinaggio in Italia, risponde alle loro esigenze.

Sul sito, i clienti di età 18-34 sono aumentati del 7% rispetto all’anno scorso (costituiscono il 28% della clientela globale), e il servizio clienti viene contattato ogni giorno da giovani in procinto di ristrutturare la prima casa e bisognosi di consigli tecnici.

Oggi è l’International Men’s Day, la giornata in cui tutto il mondo è invitato a
C'è una generazione dimenticata oggi in Italia costituita da quelli che hanno superato i 35

Millennial: gli uomini sono le nuove donne?

Oggi è l’International Men’s Day, la giornata in cui tutto il mondo è invitato a riflettere sul maschile, in termini di diritti, uguaglianza e salute. Per l’occasione un nuovo sondaggio è stato fatto sulle migliaia di ragazzi e ragazze (tra i 18 e i 30 anni) presenti sul sito  AdottaUnRagazzo.it, per verificare il loro punto di vista sul dibattito secondo cui “gli uomini sono le nuove donne”.

Il 58% degli intervistati (con una leggera maggioranza delle donne) considera del tutto naturale, e non una conquista, il fatto che gli uomini non abbiano alcun problema a prendersi cura di sé e a mostrare il proprio lato più emotivo. Per loro non si tratta, infatti, di un problema di identità di genere, ma di una evoluzione di essa.

Di fronte all’affermazione “la femminilizzazione del maschio è il frutto di decenni di femminismo e la reazione a una maschilizzazione della donna”, il risultato non cambia. Oltre il 70% degli intervistati dichiara che non bisogna fare confusione tra l’identità di genere e l’abbandono degli stereotipi sessisti. Nessuno e nessuna si sente minacciato nella propria identità per il fatto di svolgere compiti o attività tipicamente attribuiti al sesso opposto. Credono infatti che questo sia il frutto di una società che è cambiata e che richiede una “condivisione di responsabilità, oneri e onori” equamente bilanciata. Insomma, nessun maschietto, ad esempio, si sente minacciato nella sua virilità se tocca a lui andare a prendere i bambini a scuola o stirare le camicie. Per il 66% degli intervistati questo fatto è considerato una grande liberazione, oltre che la risposta a un bisogno sociale. Perché corrisponde alla rinuncia di “maschere” e di costrizioni dogmatiche a favore di una nuova e più autentica percezione di sé.

Segnali quindi più che chiari, confortati anche dal fatto che non ci sono sostanziali differenze fra gli abitanti dei grandi centri urbani e quelli dei piccoli centri, e neppure tra le aree geografiche del nostro Paese. 
La società quindi si sta rinnovando.  Ce lo dice oltre il 70% dei nostri millennial, e in virtù di ciò si sta rinnovando anche l’identità di genere. Quindi non è vero che gli uomini sono le nuove donne, piuttosto si sta formando un nuovo contesto sociale di nuovi uomini e nuove donne.

A tal proposito, Riccardo Sciaky, psicologo, psicoterapeuta e direttore di SIBiG (Scuola Italiana di BioGestalt), a cui abbiamo chiesto di interpretare i dati emersi, ha dichiarato: “L’aspetto più interessante, al di là degli slogan di facile presa, è che queste risposte mostrano quanto i giovani stiano diventando più consapevoli, rispetto alle generazioni precedenti, circa tematiche quali l’identità di genere e l’orientamento sessuale. Questi, infatti, sono due aspetti della personalità non necessariamente paralleli e soprattutto molto più fluidi di quanto si possa credere. Sicuramente questo è il frutto di un’evoluzione culturale e di una maturazione più veloce della percezione del sé, che si va staccando sempre di più da costrizioni sociali di accettazione acritica e appare maggiormente puntata all’autoidentificazione. Naturalmente è chiaro che l’indagine presenta un quadro parziale rispetto a quanto si potrebbe trarre da un contatto più profondo e allargato con il mondo dei millennial, che sicuramente è meno omogeneo e limpido di quanto si possa pensare. Ma ritengo comunque che i segnali emersi siano molto interessanti e da non sottovalutare”.     

L’amore è cieco, ma a San Valentino ci vede benissimo. Infatti, è proprio in occasione della
Le donne un po' in carne sono considerate più affascinanti, più sensuali e più sexy.
Le donne investono molto tempo nel pensare a cosa indossare sotto i vestiti, un tempo