Vita più lunga con la menopausa tardiva

La menopausa, che si verifica nella donna, in media, intorno all’età di 52 anni, circa un anno dopo la fine delle mestruazioni, è un passo importante nella vita femminile, in quanto segna la fine del periodo fertile.

In menopausa, le ovaie smettono di funzionare a causa del normale esaurimento dello stock di cellule riproduttive femminili. Tuttavia, in alcune donne la menopausa arriva tardi, mentre in altre presto.

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Menopause, l’età in cui si verifica la menopausa è fortemente influenzata dalla genetica: una ragazza può sapere l’età in cui non sarà più in grado di avere figli conoscendo l’età in cui sua madre è andata in menopausa.

Naturalmente, fattori non genetici come il fumo, la chemioterapia e un alto indice di massa corporea (BMI) possono influenzare l’età in cui si verifica la menopausa precoce. Ma, se le madri hanno avuto una menopausa precoce, è probabile che anche la figlia la abbia.

In questo contesto, il nuovo studio dice che l’età della menopausa è correlata all’aspettativa di vita. La menopausa tardiva è associata a una maggiore aspettativa di vita.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno identificato le varianti genetiche associate alla menopausa, in base alla longevità familiare. Hanno condotto una meta-analisi di diversi studi sulle varianti genetiche associate all’età della menopausa nelle donne longeve.

Hanno scoperto che le donne che erano state in grado di avere figli dopo i 40 anni, avevano avuto 4 volte più probabilità della donna media di vivere oltre i 100 anni.

“Le varianti genetiche associate alla menopausa tardiva sono associate a una vita più lunga. Anche se i primi periodi e il numero totale di anni di riproduzione non sono stati associati a un invecchiamento più lento, la menopausa tardiva sembra essere associata a un invecchiamento più lento” ha affermato JoAnn Pinkerton, direttore esecutivo della North American Menopause Society (NAMS).

La maggior parte degli animali mantiene la sua capacità riproduttiva per tutta la vita e
                             
Il diabete può essere una fonte di disfunzione erettile, ma i disturbi causati da questa

Menopausa: anche le balene beluga e i narvali ci vanno

La maggior parte degli animali mantiene la sua capacità riproduttiva per tutta la vita e fino ad ora si sapeva che solo tre specie vanno in menopausa. Un gruppo di scienziati ha recentemente scoperto che anche le balene beluga e i narvali vivono questa fase della vita.

Il nuovo studio, pubblicato su Scientific Reports, dice che c’è solo una piccola lista di specie che vanno in menopausa ed è formato in maggioranza da Odontoceti, o balene dentate, un sottordine dei cetacei che hanno i denti: la balena beluga , il narval, l’orca e la balena pilota tropicale.

Gli scienziati si chiedono perché l’evoluzione di alcune specie ha portato le loro femmine ad avere la menopausa.

La risposta che si sono dati è perché la menopausa ha un senso in termini evolutivi. Nel caso delle orche, per esempio, la ragione per smettere di riprodursi è che, sia il maschio che la femmina, rimangono con le loro madri per tutta la vita. Con il passare del tempo il gruppo cresce con figli e nipoti. Se aumenta la prole, si dovrà competere per le risorse, come hanno spiegato gli autori dello studio, fatto nell’Università britannica di Exeter, nella York canadese e nel centro di ricerca americano Whale.

L’esistenza della menopausa nelle orche è documentata da 40 anni di studi, ma non così per i beluga e i narvali. Gli esperti ritengono che questi ultimi abbiano strutture sociali simili a quelle delle orche.

La ricerca suggerisce anche, che ragioni evolutive e di competizione per le risorse, abbiano condizionato i nostri antenati , in combinazione con i benefici che le donne anziane avevano per il gruppo sociale.

                             
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Tiroide e menopausa è il tema di “Tiroide, Meriti il Meglio”

                                                                            Tiroide e donne in menopausa è il tema al centro dei risultati del questionario di “Tiroide, Meriti il Meglio”, la campagna di sensibilizzazione della Fondazione Cesare Serono che quest’anno ha voluto puntare sui momenti importanti di cambiamento per le donne, tra cui proprio il periodo della menopausa.

Degli oltre 5.000 questionari arrivati in questa edizione, una percentuale significativa, il 10%, è stata compilata da donne in menopausa, a conferma dell’interesse che nutre per i problemi della tiroide chi è in questa fase della vita; nonostante molte donne si pongano il problema della funzione della tiroide in menopausa, la percentuale di quelle che hanno riportato di essersi sottoposte a controlli di tale funzione è più bassa di quella relativa al totale degli utenti di tutte le età che hanno risposto ai questionari: 38% rispetto a 45%.

Una maggiore frequenza di controlli sarebbe invece opportuna perché, se è vero che la menopausa in sé non aumenta il rischio di iper e ipotiroidismo, è altrettanto vero che l’età che avanza rappresenta un importante fattore di rischio.

Tra i 50 e i 60 anni, infatti, aumentano le probabilità di sviluppare problemi alla tiroide: primo tra tutti l’ipotiroidismo, a causa delle diverse forme di tiroidite, fra le quali la diffusa tiroidite di Hashimoto. Nell’evoluzione di queste malattie, succede spesso che la ridotta funzione dell’organo si presenti o si aggravi in questa fascia di età tanto che, nelle donne dai 60 anni in poi, si rileva un picco di incidenza di ipotiroidismo pari al 5%. La necessità di porre attenzione ai sintomi che compaiono durante la menopausa nasce anche dal fatto che alcune manifestazioni di quest’ultima, come l’astenia e l’aumento di peso non dovuto a cambiamenti delle abitudini di vita, sono anche sintomi dell’ipotiroidismo. Solo definendone la causa con specifiche verifiche di laboratorio, si potrà impostare una cura efficace.

In menopausa è molto importante prestare attenzione pure ai possibili sintomi dell’ipertiroidismo, perché anch’essi si possono confondere con le manifestazioni della menopausa stessa. Ad esempio, l’intolleranza al caldo può essere confusa con le vampate, forse il sintomo più tipico di tale condizione. Altri sintomi da analizzare con cura, mediante un’attenta auto-osservazione, sono insonnia, palpitazioni ed eccessiva irritabilità. Se sono molto frequenti e se si presentano in momenti diversi da quelli nei quali si manifestano le vampate, è opportuno che la donna li segnali al medico, che valuterà se verificare la funzione tiroidea.

“Siamo molto soddisfatti dei risultati di “Tiroide, Meriti il Meglio” – afferma Gianfranco Conti, Direttore della Fondazione Cesare Serono – perché hanno confermato l’interesse del pubblico sui temi che abbiamo posto al centro della campagna di quest’anno e la necessità di proseguire con l’attività di sensibilizzazione sulle patologie tiroidee per le quali il ritardo diagnostico è ancora importante e provoca un forte impatto sulla qualità di vita delle persone”.

La campagna “Tiroide, Meriti il Meglio” è stata patrocinata dalle principali Società Scientifiche di riferimento (AIT – Associazione Italiana della Tiroide, AME – Associazione Medici Endocrinologi, SIE – Società Italiana di Endocrinologia, SIEDP – Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica) e dal CAPE – Comitato Associazione di Pazienti Endocrini.

 “Tiroide, Meriti il Meglio” è stata realizzata dalla Fondazione Cesare Serono con il supporto incondizionato di Merck.

Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha presentato i risultati di un sondaggio
“Tiroide, Meriti il Meglio”: le diverse età della donna al centro della nuova campagna di

Il diabete e i disturbi della sessualità femminile

Il diabete può essere una fonte di disfunzione erettile, ma i disturbi causati da questa malattia, nella sessualità delle donne, sono meno noti, anche se l‘influenza negativa del diabete sulla sessualità femminile non è meno grave di quella maschile.

Le donne con diabete possono soffrire di disturbi sessuali. Proprio come gli uomini.

La vita sessuale delle donne affette da diabete di tipo 2 è insoddisfacente in otto casi su dieci, dopo sette anni dall’insorgere della malattia, secondo i risultati di una ricerca aparsa sul Web.

A causa del diabete e dell’obesità, le donne sono due volte più soggette al rischio di problemi sessuali rispetto agli uomini, in base a ciò che era emerso qualche anno fa, nel corso del 12esimo Convegno Nazionale sul tema.

I disturbi sessuali nella donna sono meno visibili che nell’uomo, ma esistono e sono anche più insidiosi.

Ad esempio, le infezioni genitali sono il problema principale delle donne con diabete. L’aumento di zucchero nelle urine, favorisce la crescita dei funghi, in particolare della Candida albicans, che provoca infiammazione ed edema della vulva, causando prurito e dolore durante il sesso.

Queste infezioni fungine sono trattate con farmaci locali, ma tendono a ritornare se lo zucchero in eccesso nelle urine non diminuisce.

Infezioni genitali ripetute sono anche favorite dai trattamenti con antibiotici, spesso necessari nei diabetici, che tendono a rendere la vulva secca, cosa che non facilita le relazioni intime.

I cambiamenti ormonali nella menopausa, inoltre, possono avere un’influenza negativa sul controllo del diabete.

Anche la carenza di ormoni femminili complica le cose, aumentando il rischio di secchezza vaginale.

L’iperglicemia  inoltre, dopo alcuni anni, può danneggiare i nervi del clitoride, diminuendone la sensibilità.

E’ lo stesso fenomeno che provoca la disfunzione erettile maschile che produce disordini nella sessualità delle donne.

La neuropatia può essere coinvolta, infatti, nella diminuzione della sensazione di piacere.

Da non sottovalutare, inoltre l’impatto psicologico che questi problemi possono provocare, come i disturbi dell’umore e la depressione, che causano, a loro volta, una diminuzione della libido, in un circolo vizioso.

La buona notizia è che, seguendo in modo serio il trattamento del diabete e correggendo lo stile di vita, i problemi si possono risolvere.

Smettere di fare sesso può essere dannoso per il corpo, in particolare delle donne. Il
Sempre più ragazze mostrano il loro desiderio di fare la labioplastica, ossia un intervento per
Non è una patologia molto conosciuta, eppure esiste e angustia molte donne. Nel mondo, infatti,