Meningite: “Le posizioni contrarie ai vaccini creano confusione e disorientano i genitori”

Meningite: “Le posizioni contrarie ai vaccini creano confusione e disorientano i genitori”

In merito alle recenti notizie di morte per sepsi meningococcica da meningococco B, l’analisi del Prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali sui dati statistici e le raccomandazioni fondamentali per i genitori.

Il recente fatto di cronaca impone di tornare su due argomenti, malattia invasiva da meningococco e vaccini. Per quanto riguarda la malattia invasiva meningococcica, va ricordato che i casi segnalati in Italia nel 2015, 2016 e 2017 sono stati rispettivamente 189, 220 e 200. Nel 2018 sono stati 198, con 18 decessi. Il numero di casi all’anno è quindi abbastanza stabile, mentre gennaio è costantemente il mese con più segnalazioni.

Stiamo quindi assistendo, in questi giorni, alla ripetizione di un dramma a copione fisso, accolto ogni anno dallo sconcerto di molti che sembrano rendersi conto, ogni volta come se fosse la prima volta, che questa malattia esiste e causa un certo numero di decessi soprattutto in bambini e giovani adulti sani. Quello che rattrista è che buona parte dei decessi nei bambini avrebbe potuto essere evitata se gli stessi fossero stati debitamente vaccinati. Il Piano Nazionale vaccinazioni prevede la vaccinazione per il meningococco B, il sierogruppo più frequentemente responsabile di malattie invasive (meningiti e sepsi) a partire dal terzo mese di vita e per il meningococco C dal 13° mese.

Le coperture vaccinali continuano però a essere insufficienti. Solo il 38,5% dei bambini nati nel 2015 risultava vaccinato per il meningococco B al compimento del 24° mese di vita. Le vaccinazioni antimeningococciche sono state prima incluse, poi tolte dall’elenco delle vaccinazioni obbligatorie attualmente previste per legge in Italia e mantenute come vaccinazioni raccomandate. Evidentemente la raccomandazione non basta. Così continuando, si continueranno a piangere decessi evitabili e si consentirà a sierogruppi di meningococco a più alta patogenicità di continuare a circolare, specie tra i più giovani. Le posizioni contrarie alle vaccinazioni, o che mascherano il rifiuto con la legittimazione della così detta hesitancy (esitazione) e della valutazione caso per caso (che maschera la ricerca di pretesti per esenzioni non giustificabili) contribuiscono a creare confusione e a disorientare genitori che possono incorrere in scelte sbagliate, mancando al dovere di proteggere i loro figli, con conseguenze, come si è potuto vedere, in qualche caso drammatiche.

SIMIT, nel ribadire i fondamenti scientifici su cui si basa l’impiego dei vaccini e nel sottolineare nuovamente la loro fondamentale importanza come strumento di salute, pubblica ed individuale, rinnova e ribadisce la propria adesione al Patto per la Scienza, ricordando in modo specifico il punto in cui si invitano tutte le forze politiche a prestarsi a sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica come il negazionismo dell’AIDS, l’anti-vaccinismo, le terapie non basate sulle prove scientifiche.

A rischio anziani, bambini, malati cronici “Complessivamente, si tratta di milioni di pazienti che sono
“Le vaccinazioni sono universalmente considerate uno dei principali strumenti di sanità pubblica. Ad esse è
Dopo il grande successo della scorsa edizione, è tornato anche quest’anno l’appuntamento con UniVax Day,

Meningite e malaria, ultimi dati e prospettive, terapie e profilassi

A conclusione delle due importanti giornate mondiali dedicate alla meningite e alla malaria, la riflessionedel Prof. Massimo Galli, presidente SIMIT (Societa Italiana Malattie Infettive e Tropicali) e professore ordinario presso l’Università degli Studi di Milano, direttore Divisione Clinicizzata di Malattie Infettive AO – Polo Univ. “Luigi Sacco”.

MENINGITE: NUMERI ED ETA’ – La grande varietà degli agenti patogeni che possono essere causa di meningite spiega perché più vaccini sono necessari a prevenirla e che per non tutte le cause di meningite esiste una prevenzione vaccinale. Tra le meningiti prevenibili, quella causata da Streptococcus pneumoniae è abitualmente responsabile di un maggior numero di casi rispetto alla meningite da Neisseria meningitidis. Durante il 2016 sono stati registrati in Italia 940 casi di malattia invasiva pneumococcica contro 178 casi di malattia invasiva meningococcica. L’incidenza per gruppo di età della malattia invasiva pneumococcica è maggiore dopo i 64 anni, fascia di età nella quale si verifica anche il maggior numero di casi.

MENINGITE E VACCINI – La concomitanza di malattie che riducono la capacità della risposta immune, l’alcolismo e l’asportazione della milza sono fattori che aumentano il rischio di sviluppare questa condizione, mentre la vaccinazione antipneumococcica ha un ruolo fondamentale nel prevenirla. Attualmente la vaccinazione è prevista gratuitamente per coloro che presentano fattori di rischio e al compimento dei 65 anni. La copertura vaccinale è tuttavia ancora molto insoddisfacente e permangono importanti lacune organizzative in alcune Regioni perché possa essere effettivamente garantita.

La meningite meningococcica resta un evento estremamente temibile che ricorrentemente si fa spazio nelle cronache come responsabile di eventi drammatici che colpiscono bambini, adolescenti e giovani adulti. Nonostante il meningococco sia stabilmente presente in una percentuale importante della popolazione soprattutto giovanile e venga facilmente ‘passato’ da una persona all’altra per via aerea o per contatti stretti, solo una piccola minoranza delle persone che lo albergano sviluppano una malattia invasiva. I vaccini per il meningococco (quello contro il meningococco B e quello contro il meningococco A,C,W,Y) sono fortemente raccomandati nei bambini e nelle persone a rischio. Una vasta adesione a quanto previsto dal calendario vaccinale per i bambini rappresenta uno strumento strategico indispensabile per il sostanziale ridimensionamento del problema.

MALARIA, DECESSI E VARIAZIONI CLIMATICHE – Secondo le stime dell’organizzazione Mondiale della Sanità, durante il 2016 nel mondo si sono verificati 216 milioni di casi di malaria, con 445mila decessi, molti dei quali in bambini. Il costo umano, economico e sociale della malaria è enorme e l’eventualità di disporre di un vaccino efficace almeno per uno dei parassiti malarici non può ancora definirsi prossima, nonostante gli sforzi prodotti da vari gruppi di ricerca.

Le variazioni climatiche in corso potrebbero inoltre contribuire ad una nuova estensione delle aree malariche nel mondo. Alle quattro specie di plasmodio che sono in grado di infettare l’uomo si è aggiunta l’evidenza di un ruolo di una quinta specie, Plasmodium knowlesi, che parassita le scimmie e recenti segnalazioni di malaria umana da altri parassiti delle scimmie quali Plasmodium cynomolgi nell’Asia Sud Orientale e Plasmodium brasilianum e Plasmodium simium in Sud America, depongono per un cambiamento delle abitudini di alcune specie di zanzara anofele, che spinte da fattori ambientali pungono ora con maggior frequenza anche l’uomo.

MALARIA, IL CASO ITALIANO – In Italia alcuni casi recenti di malaria ‘criptica’ hanno causato preoccupazione in merito alla possibilità di un ritorno della trasmissione del parassita malarico nel nostro paese. I dati del Ministero della Salute attestano la notifica in Italia, nel periodo 2011-2015, di 3.633 casi di malaria, quasi tutti d’importazione. Le infezioni contratte in Italia (autoctone) sono state infatti solo sette: una sospetta da bagaglio (P. falciparum), una sospetta introdotta (P. vivax), cioè trasmessa da zanzare indigene; tre definite come criptiche (1 da P. falciparum e 2 da P. malariae) poiché non è stato possibile identificare con certezza la fonte d’infezione o ipotizzarne ragionevolmente una; due indotte ( una da P. falciparum e una da P. malariae), cioè accidentalmente acquisite attraverso contaminazioni in ospedale.

MALARIA IN ITALIA, PROSPETTIVE FUTURE – L’Italia è stata per secoli il paese il più malarico d’Europa. Soprattutto nelle aree costiere del Sud e delle Isole, persistono popolazioni di zanzare che discendono da quelle che in passato hanno trasmesso efficientemente Plasmodium falciparum, l’agente responsabile della terzana maligna. Dopo più di sessant’anni dalla eradicazione della malaria dall’Italia, tuttavia, si ritiene improbabile che ceppi di questo parassita adattati alle specie africane di zanzara anofele possano essere assunti e veicolati dalle zanzare presenti sul nostro territorio. Teoricamente meno improbabile potrebbe essere il ritorno della malaria da Plasmodium vivax, il responsabile della terzana benigna, che è recentemente ricomparso in Grecia in un’area in cui era fortemente presente in un non lontano passato. Per il momento, tuttavia, non sussistono reali avvisaglie in merito a un ritorno della malattia, che merita attenzione per quanto riguarda la sorveglianza sul territorio.

Deve essere inoltre ribadita la raccomandazione di assumere correttamente la profilassi secondo le indicazioni degli uffici sanitari a chi si reca in zone malariche. Chi presenta una febbre al ritorno da un’area malarica è necessario che si presenti a un ospedale per l’esecuzione delle procedure diagnostiche che possano escludere la presenza di un’infezione da Plasmodi. Va ricordato che la malaria da P.falciparum può avere un decorso molto grave e talora mortale, specie nelle persone al primo incontro con un parassita malarico, come possono essere i turisti europei in viaggio in Africa. Va infine ricordato che le anofele dell’Africa occidentale hanno un indice antropofilico molto alto, cioè pungono quasi esclusivamente l’uomo, il che facilita particolarmente la trasmissione della malaria.

Meningite: "Le posizioni contrarie ai vaccini creano confusione e disorientano i genitori" In merito alle
Dopo i nuovi  casi di meningite meningococcica in Toscana, il Prof. Massimo Galli, Ordinario di
I recenti casi di cronaca, che hanno riportato le notizie sugli ennesimi casi di meningite

Meningite: “Non è epidemia”

Dopo i nuovi  casi di meningite meningococcica in Toscana, il Prof. Massimo Galli, Ordinario di malattie Infettive presso l’Università di Milano e Vicepresidente Nazionale SIMIT, così ha commentato:

L’allarme suscitato dalla segnalazione di nuovi casi di meningite meningococcica ci ha portato a ritenere opportuno commentare la situazione. I picchi epidemici della malattia si registrano in inverno e in primavera. Non è pertanto inusuale che si manifestino casi in questo periodo dell’anno. Le segnalazioni di questi giorni riguardano inoltre casi isolati, osservati in luoghi distanti tra loro. Non si può quindi parlare di epidemie. La situazione in Toscana presenta alcune peculiarità. Sulla base dei dati riferiti dall’ISS, dall’inizio del 2015 al 24/11 sono stati notificati in Toscana 57 casi di meningite da meningococco C (31 nel 2015, 26 nel 2016), responsabili di 12 decessi (6 nel 2015, 6 nel 2016), un numero di casi significativamente superiore a quanto osservato negli anni precedenti. Per questa ragione sono stati adottati provvedimenti di estensione dell’offerta vaccinale che sono ancora in corso.

 

Globalmente, il numero di casi di malattia meningococcica invasiva per milione di abitanti resta in Italia comparabile se non inferiore alle medie degli altri paesi dell’Europa occidentale.  Nel 2014 sono stati segnalati in tutto163 casi di malattia invasiva da meningococco, con un’incidenza pari a 0,27 casi per 100.000 abitanti, in linea con i due anni precedenti (0,23 nel 2012 e 0,29 nel 2013). L’incremento determinato dalla situazione in Toscana non dovrebbe far superare di molto la soglia dei 3 casi per 100000 abitanti a livello nazionale. Si ricorda che del meningococco è correntemente portatore oltre il 10% dei giovani, ma il batterio causa malattia invasiva in una percentuale molto piccola di persone. Si ricorda inoltre che il piano vaccinale 2014-2016 offre gratuitamente la vaccinazione per i siero gruppi A, C, Y e W135 e per il siero gruppo B a tutti i bambini.

 

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Meningite, allarme in Toscana, ma non c’è emergenza

I recenti casi di cronaca, che hanno riportato le notizie sugli ennesimi casi di meningite in Toscana, destano preoccupazione, non solo nella regione dell’Italia Centrale, ma in tutto il nostro Paese. Secondo gli esperti, però, la situazione non è allarmante e vaccinarsi resta l’unico modo per prevenire.

Allarme in Toscana. Secondo decesso in due giorni per una meningite di tipo C.

“Da gennaio 2015 in Toscana si sono registrati 73 casi da meningococco C: la maggior parte di questi è ascrivibile al sottotipo St11, che rappresenta una variante del meningococco caratterizzata dalla spiccata aggressività e quindi da una maggiore letalità. Solitamente, infatti, la meningite, nei suoi altri ceppi, ha una mortalità inferiore al 10%” sottolinea Antonio Chirianni, Presidente SIMIT.

 

“I numeri, nonostante siano in crescita, non devono destare preoccupazione: ogni anno in Italia infatti ci sono poco più di 200 casi di meningite meningococcica. La Toscana ha registrato un superamento di queste previsioni, ma resta entro limiti che non destano preoccupazioni tali da far pensare a un fatto epidemico di portata nazionale.

La Società Italiana di Malattie Infettive è fortemente impegnata a mantenere uno stato di allerta in tutta la rete infettivologica nazionale, che è capace di contrastare questa emergenza. È in stretto contatto con l’Istituto Superiore di Sanità e con il Ministero della Salute al fine di intervenire in maniera rapida ed efficace in funzione dei possibili risvolti che si possono verificare”.

 

Nonostante le inevitabili apprensioni, non c’è allarmismo per gli infettivologi.Abbiamo infatti a disposizione uno strumento efficace per mantenere questi focolai epidemici sotto controllo, la vaccinazione – sottolinea il professor Massimo Andreoni primario di Malattie infettive Università Tor Vergata e Past President SIMIT – La vaccinazione rappresenta l’unico rimedio disponibile. I vaccini oggi disponibili sono estremamente efficaci sia nei confronti del meningococco di tipo B che di tipo C (quelli circolati finora). Danno un buon livello di immunità e possono contrastare efficacemente il rischio di infezione. Secondo il Piano Nazionale delle Vaccinazioni il vaccino per il meningococco C è fortemente consigliato nel primo anno di vita: questo permette di stimolare una risposta anticorpale adeguata e duratura, ma che non dura per sempre. Per questo motivo, anche la popolazione adulta, laddove se ne riconosca la necessità, ne dovrà fare un richiamo. Il risultato infatti cambia in base ai soggetti e alle circostanze”.

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