Contro l’epatite C serve allearsi

Epatite C: serve network tra medici di medicina generale e farmacie. Un paziente su tre arriva al trattamento con l’infezione in stato avanzato o cirrosi

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L'uso persistente di insulina tra gli anziani in cattive condizioni di salute è legato a
“Mangia quello che ti ha ordinato il medico!” Uno slogan che è un rimando a
Manca obbligatorietà copertura assicurativa per le strutture sanitarie e fissazione di un termine perentorio entro

Anziani diabetici: l’insulina spesso non è l’opzione migliore

L’uso persistente di insulina tra gli anziani in cattive condizioni di salute è legato a un aumentato rischio di ipoglicemia e a limitati benefici futuri per la salute, secondo un nuovo studio pubblicato questa settimana su JAMA Internal Medicine.

In effetti, le principali organizzazioni mediche raccomandano di ridurre l’intensità del trattamento del diabete negli anziani che hanno condizioni di salute multiple e limitanti. Ma i ricercatori hanno scoperto che si sta verificando la pratica opposta.

Per giungere a queste conclusioni il dottor Richard W. Grant, ad Oakland, in California, col suo team ha seguito oltre 21.000 persone con diabete di tipo 2, che erano di età compresa tra i 75 e i 79 anni.

Quasi un quinto dei pazienti usava l’insulina all’inizio dello studio e, tra quel gruppo, solo circa un terzo ha poi interrotto il suo uso nei successivi 4 anni.

L’uso di insulina era più alto tra gli anziani in cattive condizioni di salute con una grave malattia allo stadio terminale (al 29%) e quelli con stato di salute intermedio che avevano almeno altre due condizioni di salute (il 28% usava l’insulina). Al contrario, solo l’11% di quelli in buona salute usava l’insulina.

“Questi risultati suggeriscono la necessità di allineare meglio la pratica attuale con le linee guida che supportano la riduzione dell’intensità del trattamento con il declino dello stato di salute, ha scritto Grant.

“Rivisitare la necessità di farmaci potenzialmente dannosi come l’insulina quando i rischi superano i benefici può aiutare a ridurre gli eventi avversi come l’ipoglicemia e a migliorare la qualità delle cure nei pazienti più anziani”, ha concluso l’esperto.

Epatite C: serve network tra medici di medicina generale e farmacie. Un paziente su tre
“Mangia quello che ti ha ordinato il medico!” Uno slogan che è un rimando a
Manca obbligatorietà copertura assicurativa per le strutture sanitarie e fissazione di un termine perentorio entro

Tokyo, in un ristorante i piatti sono studiati da medici e ricercatori

Mangia quello che ti ha ordinato il medico!” Uno slogan che è un rimando a tanti detti antichi, ma a Tokyo ha trovato posto nella realtà. La cucina sana è diventata uno dei must della ristorazione contemporanea, e dalla capitale nipponica ecco la novità assoluta: il ristorante Igakukai Kitchen Orthomolecular, il primo ristorante al mondo con la supervisione medico-scientifica, specificamente da parte del Japanese Association of Medical Sciences. Il menù è stato messo a punto da personale scientifico, medici e ricercatori, per garantire che i piatti serviti al ristorante, a parte la squisitezza nel gusto e la splendida presentazione, siano di beneficio per l’organismo. Il ristorante, la cui sede è nell’area di Toranomon, dove si trovano la maggior parte delle Ambasciate, è anche gluten-free, allergen-free e vegan.

E questo mese da Tokyo un focus tutto speciale sulla carne, come e dove gustare le migliori specialità: Steak Misono, a Ginza e Shiniuku, dove provare la sensazionale griglia “Teppanyaki” e dove si serve la migliore carne wagyu di razza Kobe e Japanese Black; l’Outback Steakhouse si trova in diverse aree della città ed è il luogo ideale per assaggiare l’autentica american-steak con ricetta originale US; una incredibile “fusione” fra la tradizione occidentale e quella giapponese si trova da The Niku Don Shop, dove mangiare i tanti “niku-don”, fra cui quello con il riso e uno speciale roast-beef servito con alcune salse; e non può certamente mancare la “cotoletta”, “Katsu” in giapponese, una incredibile e squisita interpretazione della tradizionale carne impanata che a Tokyo è diventata davvero popolare e si può trovare da Gyukatsu Aona, che ha diverse sedi in città; nel cuore di Shibuya si trova Niku Yokocho, con ben 27 ristoranti specializzati in piatti a base di carne, dal barbecue alla novità dei tagli in stile sushi, un vero e proprio paradiso per i carnivori; e poi c’è un intero palazzo dedicato alla carne, dove la carne giapponese è servita partendo dalle ricette più tradizionali fino ad arrivare ai più consueti hamburger da Niku no Mansei ad Akihabara basta scegliere il piano, lo stile di cucina e il prezzo, e si trovano anche i sandwiches di cotoletta; il brand “TOKYO X” è sinonimo di carne di maiale, la migliore, che arriva dagli allevamenti modello nell’area di Tama, Tokyo. La qualità della carne di maiale in Giappone è davvero eccellente, grazie anche ai metodi di allevamento e ai mangimi selezionati. E per assaggiare la migliore in assoluto il ristorante Daran-Tei a Tachikawa è l’indirizzo giusto.

Per chi ha sempre immaginato che la cucina giapponese sia basata solo sul pesce crudo le proposte che giungono da Tokyo sono il punto di partenza ideale per un tour gastronomico più che sorprendente.

Questo e molto altro su GoTokyo!, (http://www.gotokyo.org/it/) dove è possibile trovare gli indirizzi e le informazioni sui ristoranti e sui piatti.

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La Legge Gelli-Bianco non tutela le vittime di malasanità

Manca obbligatorietà copertura assicurativa per le strutture sanitarie e fissazione di un termine perentorio entro il quale, una volta accertata l’inadeguatezza delle cure, il risarcimento del danno deve essere liquidato
La recente Legge n.24 del 8 marzo 2017 che regola la responsabilità medica è stata fortemente voluta sia dalla classe medica, sia dal Ministero della Salute, seppur per ragioni differenti.
Da un lato i medici richiedevano un provvedimento che mirasse a riportare serenità nell’ambito medico; la categoria, infatti, si sentiva aggredita dalle numerose liti giudiziarie civili e penali, dall’altro il Ministero della Salute voleva porre fine al crescente fenomeno della medicina difensiva, che costa allo Stato circa 10 miliardi di Euro l’anno. Ma questa Riforma è davvero in grado di tutelare le vittime di malasanità?
Il dibattito è aperto e si moltiplicano gli incontri e i seminari di approfondimento su questo delicatissimo tema, come il convegno dal titolo: Riforma della Responsabilità Medica: cosa cambia veramente? Una lettura della Riforma critica, fuori dal coro, sotto il profilo civile, penale, medico-legale, che si terrà a Venezia il 27 Aprile, dalle ore 10.00 alle 18.00, presso il Centro Pastorale Cardinal Urbani, Via Visinoni 4.
Giovanni Polato, Presidente A.N.E.I.S. (Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale) denuncia: “Il vero motore di questa riforma è la questione finanziaria e la protezione della classe medica, altro che sicurezza delle cure e diritti del malato!
Come ha detto anche il Procuratore Generale presso la Corte dei Conti, Dr. Claudio Galtieri in un recente convegno svoltosi presso l’Aula Magna dell’Università di Padova: “la legge è ispirata alla necessità di porre fine alla medicina difensiva, che costa miliardi allo Stato”. Prova ne sia – continua Polato – che la frase che ricorre più spesso nella Legge è: ‘Senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica’. Affermazione questa che si trova sia quando viene descritta la funzione del Difensore Civico quale garante per il diritto alla salute (art.2), sia quando la legge prevede l’istituzione del Centro Regionale per la Gestione del Rischio Sanitario e la Sicurezza del Paziente (art.2). Ed ancora quando si annuncia l’istituzione di un nuovo Ente, l’Osservatorio Nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza della sanità (art.3), che deve svolgere le proprie funzioni di coordinamento sempre “Senza oneri a carico della finanza pubblica”. Una legge – conclude Polato – che non è in grado di tutelare le vittime di malasanità, perché non sono le vittime di malasanità al centro di questa legge. Manca, di fatto, l’obbligatorietà della copertura assicurativa per le strutture sanitarie e manca soprattutto la fissazione di un termine perentorio entro il quale, una volta accertata l’inadeguatezza delle cure, il risarcimento del danno deve essere liquidato”.
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