I quattro fattori che restringono il cervello

Alcuni fattori possono influenzare seriamente le capacità mentali.

Gli scienziati dell’Università di Edimburgo, nel Regno Unito, dicono che ci sono quattro abitudini o situazioni specifiche che causano l’invecchiamento precoce del cervello e la riduzione del suo volume:

fumo
pressione alta
obesità
diabete

Lo studio, pubblicato sull’European Heart Journal, per giungere a queste conclusioni ha esaminato in totale 9.772 soggetti, di età compresa tra i 44 e i 79 anni, utilizzando delle risonanze magnetiche.

E’ emerso che i soggetti con l’abitudine di fumare o con situazioni di diabete, sovrappeso e ipertensione, tendevano a ridurre la quantità di materia grigia nel loro cervello.

Il volume del cervello era diminuito e lo stato della sostanza bianca si era deteriorato in modo rilevabile tra i soggetti che avevano partecipato allo studio e che avevano insane abitudini o patologie non controllate.

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Sentirsi giovani fa bene al cervello

Se ti senti più giovane di quanto tu sia veramente, è un buon segno. Secondo uno studio recente pubblicato sulla rivista specializzata “Frontiers in Ageing Neuroscience”, le persone che si percepiscono come più giovani hanno più materia grigia in alcune aree critiche del cervello.

La materia grigia ha numerose funzioni, tra cui la pulizia del cervello dalle sostanze chimiche in eccesso e il trasporto di glucosio.

I risultati del nuovo studio hanno anche mostrato che coloro che si sentivano più giovani avevano risultati migliori nelle prove di memoria e avevano meno probabilità di mostrare segni di depressione.

Al fine di analizzare l’impatto di questa età soggettiva sulla salute, i ricercatori hanno chiesto a 68 persone di età compresa tra i 59 e gli 84 anni quanti anni si sentissero e hanno confrontato queste risposte alle loro scansioni cerebrali.

E’ emerso che coloro che si sentivano più giovani, e quindi adottavano uno stile di vita fisicamente e mentalmente più attivo, avevano un cervello più sano.

Una persona che si sente soggettivamente più vecchia rispetto alla sua età reale può sentirsi così a causa dei cambiamenti biologici o delle scelte di vita.

L’età soggettiva più anziana può anche essere un indicatore di un problema più serio, come le fasi iniziali di demenza, secondo lo studio.

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La dieta mediterranea contrasta la diminuzione cerebrale

Le buone abitudini alimentari potrebbero aiutare a combattere l’invecchiamento del cervello. La dieta mediterranea, ad esempio, protegge il cervello dall’invecchiamento, secondo alcuni ricercatori dell’Università di Edimburgo (Regno Unito) che hanno divulgato i risultati di un loro lavoro sulla rivista Neurology.

Questo studio è stato fatto in due fasi. Inizialmente, 967 persone più vecchie di 70 anni sono state sottoposte a dei questionari sulle loro abitudini alimentari. All’età di 73 anni, più di 500 hanno fatto la MRI per misurare il volume del loro cervello, la materia grigia e lo spessore della corteccia cerebrale. All’età di 76 anni, 400 di loro hanno ripetuto questo esame una seconda volta.

E’ emerso che in un periodo di tre anni, le buone abitudini alimentari avevano aiutato il cervello.

Rispetto agli altri, i seguaci della dieta mediterranea avevano conservato il volume del cervello. Infatti, con l’età, questo organo diminuisce naturalmente.

“Perdiamo le cellule cerebrali che possono influenzare l’apprendimento e la memoria” ha spiegato Michelle Luciano, autore dello studio, “ma una dieta mediterranea evita il calo dello 0,5%. Questo rappresenta la metà del declino causato dall’invecchiamento.

La quantità ingerita di carne o pesce non ha nulla a che fare col fenomeno, ha spiegato l’autore dello studio, asserendo che i benefici della dieta mediterranea provengono da altri alimenti come frutta, verdura, olio d’oliva, fagioli o cereali integrali, in combinazione tra loro e con la carne e il pesce.

 

Alcuni fattori possono influenzare seriamente le capacità mentali. Gli scienziati dell'Università di Edimburgo, nel Regno
Se ti senti più giovane di quanto tu sia veramente, è un buon segno. Secondo
Gli anziani non rischiano meno perché sono più saggi. Il gusto del rischio è legato

Il gusto del rischio è legato alla materia grigia

Gli anziani non rischiano meno perché sono più saggi. Il gusto del rischio è legato alla materia grigia, secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica ‘Nature Communications’.

Quello del rischio è un gusto che diminuisce generalmente con l’età e questo si spiega, per alcuni scienziati, prima di tutto con una modifica dell’anatomia del sistema nervoso

Un gruppo di ricercatori della scuola medica di Yale a New Haven (Stati Uniti), che ha esaminato una particolare area del cervello, la corteccia parietale posteriore di destra, in alcuni pazienti è giunto a questa conclusione, dopo aver fatto dei test su 52 adulti di 18-88 anni.

Integrando dati dei test in un modello matematico, i ricercatori hanno scoperto che la variabile che spiega una minore propensione al rischio non è l’età ma la quantità di materia grigia della corteccia parietale posteriore destra.

L’invecchiamento normalmente si traduce in una riduzione nella materia grigia nella corteccia parietale, che può spiegare il fatto che gli anziani abbiano una crescente avversione verso il rischio.

I ricercatori guidati da Ifat Levy hanno detto che nella vita reale, l’assunzione di rischio dipende da un gran numero di fattori spesso inseparabili, asserendo che sono necessarie ulteriori ricerche per definire più precisamente il ruolo svolto dai cambiamenti nell’anatomia del sistema nervoso.

“Questi risultati forniscono una base per la comprensione dei meccanismi neurali coinvolti nelle scelte rischiose e offrono uno scorcio delle dinamiche che influenzano il processo decisionale in una popolazione che invecchia”,  ha spiegato il co-autore dello studio Paul Glimcher, professore della New York University Center for Neural Science . “Questa ricerca può aiutarci a migliorare il modo in cui comunichiamo con gli anziani sui complessi problemi che per loro possono presentare rischi”.

“Sappiamo che il processo decisionale cambia con l’età, ma non sappiamo veramente quale sia la base biologica di questi cambiamenti. In questo studio abbiamo fatto il primo passo per rispondere a questa domanda, mostrando che la diminuzione nel volume della materia grigia in una parte particolare dei conti cervello – ossia la corteccia parietale posteriore – è determinante per l’aumento dell’avversione al rischio che aumenta con l’età”, ha precisato Ifat Levy.

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