Alimentazione, frenare le malattie e allungare la vita

Esiste un modo (oltre alle buone regole del mangiar sano) per frenare l’invecchiamento e allungare la vita tramite l’alimentazione? Sì, hanno detto gli esperti internazionali riuniti oggi al Campus IFOM-IEO di Milano dalla Fondazione IBSA di Lugano, per il Forum intitolato “La nuova era della nutrizione: dai meccanismi molecolari alla salute umana”. Partner dell’incontro, l’Istituto Europeo di Oncologia, il Progetto SmartFood e la Food Bank in Oncology.
I ricercatori hanno presentato gli studi più avanzati in un settore – quello dell’alimentazione – che è afflitto, purtroppo, da una grande quantità di fake news. Quali sono questi studi? Quelli che ruotano intorno alla capacità, dimostrata da certi cibi, o da certe “tecniche” (restrizione calorica controllata, alimentazione legata ai cicli circadiani, e altre), di frenare i geni dell’invecchiamento e di stimolare, nello stesso tempo, quelli della longevità, attraverso complessi meccanismi biochimici. Ma non basta: altre ricerche hanno anche rivelato che specifiche “azioni” sul modo di assumere il cibo (per esempio, alcuni schemi di digiuno eseguiti sotto controllo medico) possono attenuare i sintomi di malattie non facili da domare, come il diabete o patologie autoimmuni.
LA DIETA TRE (time-restricted eating) – «Alcuni studi, per la maggior parte sugli animali, dimostrano che mangiare solo in determinati momenti della giornata, seguendo i ritmi naturali veglia-sonno, aiuta l’organismo in diversi modi: riducendo, per esempio, le infiammazioni croniche e la tendenza all’obesità, ma anche certi disturbi cardiaci» – ha spiegato Satchidananda Panda, professore presso il Salk Institute-Regulatory Biology Laboratory di La Jolla (California) e relatore al Forum.
Come mai i ritmi circadiani sono collegati anche alla “gestione” del cibo? «L’alternanza veglia-sonno – ha risposto Panda – condiziona la produzione di ormoni importanti (insulina, glucagone, grelina, e altri) che sono coinvolti nel metabolismo». Quando è meglio mangiare, allora? «Le nostre ricerche e quelle di altri gruppi – ha concluso Panda – suggeriscono di non assumere il cibo 3 o 4 ore prima di andare a dormire e 1-2 ore dopo il risveglio. Questo significa avere una finestra di 10-12 ore al giorno entro cui mangiare (se consideriamo che una persona dorme in media 7 ore), escludendo le altre fasce. In sigla, questo regime alimentare viene chiamato TRE (time-restricted eating)».
IL DIGIUNO INTERMITTENTE – Anche digiunare in modo intermittente, cioè alternando giorni di digiuno assoluto ad altri in cui ci si alimenta in modo normale, può aiutare l’organismo a placare i sintomi delle malattie infiammatorie, ma anche di altre patologie, purché l’astensione dal cibo venga programmata e seguita da uno staff medico esperto. A questa conclusione è arrivato Andreas Michalsen, professore di medicina clinica complementare al Charité University Medical Center di Berlino, e relatore al Forum. «Nel nostro ospedale – ha detto – abbiamo seguito più di 20.000 pazienti, finora, che si sono sottoposti a diverse forme di digiuno sotto controllo medico. Ebbene, i risultati sono stati ottimi, per quanto riguarda il diabete, l’ipertensione, l’emicrania, la fibromialgia, l’artrite reumatoide».
Ma quanti giorni bisogna rimanere lontani dal cibo? «Esistono diversi schemi di digiuno intermittente – ha risposto Michalsen. Un giorno di digiuno alla settimana fornisce, probabilmente, risultati modesti, a breve termine. Altri schemi più efficaci, invece, prevedono, ad esempio, 5 giorni di digiuno nell’arco di due settimane, o 16 nell’arco di 8 settimane, sempre sotto stretto controllo medico».
ALGORITMI PER “MISURARE” I BATTERI DELL’INTESTINO – Quanto ci condizionano i batteri e gli altri microrganismi che abbiamo nell’intestino (e che pesano, nel loro complesso, più di un chilo, formando quello che gli esperti chiamano microbioma)? Numerosi studi dimostrano che questa “presenza” può influire molto, positivamente o negativamente, nell’insorgenza di malattie come il diabete, l’obesità, ma anche disturbi circolatori. Al Forum sulla nutrizione, il ricercatore Eran Segal, professore presso il Dipartimento di Computer Science e Matematica applicata al Weizmann Institute of Science (Rehovot, Israele), ha portato i risultati di un recente studio, condotto dalla sua équipe, sul ruolo del microbioma nel rapido recupero di peso che spesso affligge le persone obese dopo una dieta. «Abbiamo scoperto che, in alcuni casi, nell’intestino delle persone obese sono presenti batteri in grado di rendere più difficile il dimagrimento – spiega Segal. Come agiscono? Se il paziente si sottopone a una dieta, quei batteri “ricordano” il livello di peso precedente e si danno da fare perché venga ripristinato…».
Segal è un esperto di informatica (si è laureato in computer science all’Università di Tel Aviv), ma ha anche un dottorato di ricerca in genetica, conseguito alla prestigiosa Università di Stanford (Stati Uniti). Grazie a questo mix di conoscenze, applica i sistemi di calcolo più avanzati (una sorta di “matematica intestinale”) per studiare la composizione del microbioma e gli effetti sull’organismo. «Abbiamo scoperto, per esempio, che la risposta individuale al glucosio è assolutamente diversa da un organismo all’altro – continua Segal – e dipende anche dalla composizione del microbioma. Così abbiamo sviluppato un algoritmo in grado di prevedere la risposta glicemica di ogni singola persona, sulla base dei dati clinici e della composizione dei batteri presenti nell’intestino. Questo è particolarmente importante per chi è a rischio di diabete».
LA NUTRIGENOMICA (nuove ipotesi sulle piante che contengono molecole anti-invecchiamento, e che arrivano a offrire caffeina agli insetti impollinatori, come ricompensa) – Secondo un’ipotesi (affascinante), le piante hanno prodotto, nel corso dell’Evoluzione, una serie di sostanze in grado di allungare la vita agli animali con cui venivano in contatto, per “aiutarli” a evolversi insieme a loro (nell’ambito di quella che gli esperti chiamano co-evoluzione: una complessa serie di equilibri e di condizionamenti reciproci, nel corso di milioni di anni di selezione naturale). Di tutto questo ora possiamo approfittare anche noi, che ritroviamo quelle preziose sostanze allunga-vita nei vegetali. Ma alcune piante sono andate anche oltre, producendo sostanze come la caffeina, per fare in modo che gli insetti impollinatori venissero maggiormente attirati (in un certo senso, hanno offerto il caffè a questi insetti…). Oppure inserendo nel polline molecole anti-stress per le api, come l’acido cumarico.
È un’ipotesi, dicevamo. «In realtà – ha spiegato Marco Giorgio, ricercatore senior presso il Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia a Milano e relatore al Forum sulla nutrizione – è difficile capire empiricamente se le sostanze che prevengono l’invecchiamento e aumentano la longevità negli animali siano presenti per caso negli alimenti vegetali, o siano state incentivate dalle piante stesse per modulare il mutualismo piante-animali». Comunque sia, alcune di queste sostanze allunga-vita sono state identificate dai ricercatori dello IEO, nell’ambito del Progetto SmartFood. «Finora ne abbiamo trovate e descritte sette – dice Lucilla Titta, coordinatrice del Progetto e organizzatrice scientifica del Forum. Sono queste: quercetina, resveratrolo, curcumina, antocianine, epigallocatechingallato, fisetina, capsaicina, presenti in diversi tipi di vegetali. Agiscono modulando direttamente, e positivamente, l’espressione del Dna delle cellule».
Parkinson? Quanti luoghi comuni sulla seconda malattia neurodegenerativa per dimensione in Italia dopo l’Alzheimer. Oggi
Italia, corre l'anno 1969. Un anno inquieto e travagliato si annida sotto il manto delle
L’atmosfera del Natale torna nel cuore di Milano: dal 30 Novembre al 6 Gennaio 2020,

La pelle è l’organo con il maggior numero di malattie

La pelle è l’organo del corpo umano con il maggior numero di malattie, circa 3.000. Queste, infatti, rientrano tra le più frequenti cause di richiesta di intervento medico, sia in età pediatrica sia in età adulta. Si stima che ciascun individuo viva almeno una volta nella vita una problematica cutanea e che la probabilità complessiva aumenti con l’aumentare dell’età. Ad allarmare, inoltre, è il dato relativo ai tumori della pelle la cui incidenza sembra superiore a quella della somma di incidenza di tutti gli altri tumori, con un trend in continua crescita.

Questo lo scenario illustrato a Milano dalla SIDeMaST – Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse – in occasione della conferenza stampa di presentazione del 92° Congresso Nazionale che si terrà a Sorrento dal 3 al 6 maggio. La città delle sirene ospiterà i massimi esperti nazionali ed internazionali di dermatologia che faranno il punto sui più importanti progressi della ricerca scientifica in campo dermatologico.

 

“In molte aziende ospedaliere  la dermatologia rappresenta la specialità medica e chirurgica che fornisce complessivamente ilmaggior numero di prestazioni – affermano il Prof. Piergiacomo Calvazara Pinton, Presidente SIDeMaST e il Prof. Giuseppe Monfrecola, Presidente del 92° Congresso SIDeMaST – Alcune patologie cutanee richiedono uno risposta medica immediata perché possono essere una fonte di morbilità nel breve termine, mentre altre comportano un rischio elevato di mortalità; infine ci sono patologie, come i tumori cutanei, che richiedono una diagnosi esperta spesso integrata da indagini diagnostiche specifiche. La prevenzione e la cura delle malattie della pelle comportano, quindi, uno sforzo organizzativo ed economico rilevante sia per i pazienti, sia per il Servizio Sanitario Nazionale con una adeguata disponibilità di personale sanitario e un continuo aggiornamento attuabile, purtroppo, solo in alcune regioni italiane.”

1.I tumori della pelle

Prof. Piergiacomo Calzavara Pinton – Presidente SIDeMaST e Direttore Responsabile del Reparto di Dermatologia, “Spedali Civili” di Brescia

MELANOMA. Secondo i dai AIRTUM 2016, in Italia i pazienti con diagnosi di melanoma cutaneo sono 129.387. Nonostante l’ incidenza sia in crescita (+3,1% per anno nei maschi e +2,6% per anno nelle donne), il tasso dimortalità resta sostanzialmente stabile (1 su 306 negli uomini e 1 su 535 nelle donne).

Il principale motivo è la diffusione sempre più capillare in ogni studio dermatologico della dermatoscopia manuale e della videodermatoscopia digitale che hanno permesso di aumentare in modo molto significativo sensibilità e specificità diagnostica e quindi di asportare le lesioni prima che possano dare origine a metastasi. In alcuni centri è disponibile anche la microscopia confocale in vivo che, senza bisogno di biopsia chirurgica, riesce a a mostrare le cellule maligne nel loro dettaglio.  Nello sviluppo di tutte queste tecnologie i dermatologi italiani hanno un ruolo dieccellenza riconosciuto in tutto il mondo e continuano a proporre algoritmi diagnostici sempre più raffinati. Un altro grande passo in avanti è stato poi fatto con i farmaci mirati a specifici bersagli molecolari nelle cellule del melanoma che hanno migliorato in modo molto significativo la sopravvivenza dal tumore nelle forma avanzate.

CARCINOMA BASOCELLULARE. E’ il più frequente tumore della pelle e il suo comportamento biologico si caratterizza per un basso rischio di metastatizzazione ma una tendenza all’invasione progressiva dei tessuti circostanti. Il trattamento  di chirurgia dermatologica è in genere sufficiente a rimuoverlo completamente, anche se in alcuni casi l’esito chirurgico può essere mutilante. Alcuni altri casi inoltre, per le dimensioni e la sede, nonsono nemmeno operabili né trattabili con radioterapia. Per questi pazienti non c’era nessuna alternativa terapeutica valida, ma adesso due farmaci vismodegib e sonidegib offono una possibilità terapeutica di grande efficacia. Altri farmaci sono in fase di sperimentazione.

CARCINOMA SPINOCELLULARE. Il precursore del carcinoma spinocellulare è la cheratosi attinica e si stima che più del 20% dei soggetti sopra i 50 anni nel nostro Paese ne presenti almeno una. Recenti evidenze hanno mostrato che tutte le cheratosi attiniche vanno trattate perché non solo è impossibile prevedere quale cheratosi attinica evolverà verso un carcinoma. Inoltre è stato dimostrato che, in presenza di più di 5 lesioni, anche tutta la cute circostante deve essere trattata per ridurre la probabilità di nuove lesioni. Dato che tali aree possono coprire intere parti del corpo come il viso o le braccia. In questi casi il trattamento chirurgico non è proponibile ma proprio quest’ anno sono stati resi disponibili 3 nuovi farmaci a carico del SSN: imiquimod, diclofenac, ingenolo mebutato. Anche un altro farmaco, il metilaminolevulinato per la terapia fotodinamica in modalità daylight, ha dimostrato dati di efficacia e tollerabilità molto alti con risultato estetico post trattamento ottimale

2.           Acne e idrosanedite suppurativa

Prof. Giuseppe Monfrecola – Presidente 92° Congresso SIDeMaST e Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia dell’Università Federico II di Napoli

 

ACNE: è una malattia ben nota che inizia in età adolescenziale ma che si protrae ben oltre i 30 anni. Colpisce viso e parte alta del tronco con punti neri e punti bianchi (comedoni), papule e pustole e talvolta noduli. Le novità terapeutiche riguardano: 1) l’impiego di farmaci contenenti associazioni di retinoidi e benzoilperossido, retinoidi e clindamicina; 2) l’impiego di prodotti in grado di colpire il Propionibacterium acnes all’interno del biofilm che rappresenta una sua naturale protezione; 3 )l’uso (sotto controllo dermatologico) di isotretinoina orale; 4) la possibilità di utilizzare la terapia fotodinamica. In alcuni casi (ma solo in ragazzi/e sovrappeso o obesi) può essere utile uno screening metabolico per valutare un’eventuale insulinoresistenza.

IDROSANEDITE SUPPURATIVA: malattia cronica che colpisce entrambi i sessi. Le lesioni sono dolorose. La malattia porta a cicatrici retraenti e si accompagna spesso ad obesità o sovrappeso. E’ fortemente invalidante dal punto di vista sia fisico che, soprattutto psicologico. Le linee guida indicano diversi approcci terapeutici con farmaci topici o sistemici e con tecniche dermochirurgiche o chirurgico-plastiche. I casi gravi o resistenti si giovano della recente approvazione nell’uso di un farmaco biotecnologico, adalimumab, un anti TNF-alfa.

3.                  Psoriasi e dermatite atopica

Prof. Fabio Ayala – Presidente Onorario 92° Congresso SIDeMaST e Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università Federico II di Napoli

PSORIASI. La psoriasi è una delle più comuni malattie cutanee, che riveste anche carattere sociale, poiché colpisce in media il 3% circa della popolazione mondiale.

Data la complessità dei fenomeni infiammatori alla base delle manifestazioni cutanee, articolari e delle condizioni associate, la ricerca non si è fermata, anzi è particolarmente vivace e tenta di individuare nuovi bersagli da colpire, scelti fra le varie molecole responsabili della malattia.

In Italia sono stati introdotti di recente, ed è imminente una nuova immissione in commercio,  farmaci diretti non contro il fattore TNFα ma contro l’IL17.

Ma sono molto attesi anche i risultati, nella pratica clinica, di farmaci assunti per via orale, fra i quali quelli denominati “small molecule”, che agiscono con meccanismo diverso dai precedenti, sempre tuttavia avendo come bersaglio uno dei punti cruciali della genesi della malattia

DERMATITE ATOPICA. Le principali novità riguardano sia il campo della ricerca sia quello della prevenzione e del trattamento.

Nella prevenzione delle frequenti recidive i nuovi tessuti occupano un importante posto. Per anni il cotone è stato considerato l’unico tessuto confortevole per i problemi degli atopici. Oggi possono essere utilizzati nuovi tessuti e fibre (seta privata della sericina, polipropilene, fibre con ioni d’argento; ma anche cuciture ed etichette esterne) sia nelle fasi acute sia in quelle croniche, contribuendo in maniera significativa a ridurre la sensibilità e l’irritabilità della pelle dell’atopico.

Dal punto di vista terapeutico, in un futuro ormai molto prossimo, sarà possibile, come accade nella psoriasi da più di 10 anni, ricorrere a farmaci bio(tecno)logici, estremamente selettivi e capaci di interferire con i principali mediatori dell’infiammazione della dermatite atopica.

L’importanza del tema è sottolineato dalla recente creazione della “Associazione Nazionale Dermatite Atopica” (ANDeA), associazione di pazienti, le cui finalità e caratteristiche organizzative sono state presentate in Senato il giorno 5 aprile 2017.

Scendi dalle nuvole, Esci dal guscio, Non mettere la testa sotto la sabbia: questi i tre messaggi della
La maggior parte delle persone in tutto il mondo non consuma la quantità di fibra
Lo sviluppo di nuove tecnologie nel trattamento delle patologie oncologiche ha migliorato notevolmente la prospettiva
Sentiamo spesso dire che bisogna fare almeno 10.000 passi ogni giorno, per rimanere in salute.

Infezioni ospedaliere: 90 000 morti all’anno solo in Europa

In Europa, più di 90 000 pazienti all’anno muoiono per le infezioni contratte in ospedale, secondo un nuovo studio.

Più di 2,5 milioni di infezioni, possono trasmettersi ai pazienti in una clinica, secondo lo studio che ha registrato, in particolare, sei comuni infezioni acquisite in ospedale, tra cui polmonite, sepsi (avvelenamento del sangue) e infezioni delle vie urinarie e delle ferite.

Lo studio, pubblicato sulla rivista ‘Plos Medicine’, dice che un terzo delle infezioni contratte in ospedale sono prevenibili.

Per il loro studio, i ricercatori guidati da Alessandro Cassini dell’European Centre for Disease Prevention and Control, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie o ECDC, hanno analizzato i dati del 2011 e del 2012 in 30 paesi europei, per un totale 510 milioni di abitanti.

Le ragioni di queste infezioni sono diverse. In clinica i pazienti devono spesso inserire cateteri o essere collegati a respiratori e molti microbi possono provenire da questi. E’ importante anche l’abitudine di lavarsi le mani da parte dei sanitari, che maneggiano strumentoi o vengono in contatto con i malati.

In Italia ogni anno circa 700 mila pazienti contraggono un’infezione correlata all’assistenza durante il periodo
I fiori e le piante non sono solo belli da vedere, essi possono anche essere
Su 10 milioni di pazienti ricoverati ogni anno negli ospedali italiani, circa il 6% contrae
Mangiare bene in Casa di Cura? Si può. Parola di chef JRE Italia. Giunge a

Infezioni sessuali: un caso su tre tra i 14 e i 25 anni

Le malattie sessualmente trasmesse rappresentano un grave problema di sanità pubblica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno 200 milioni di persone contraggono un’infezione sessualmente trasmessa. I dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità confermano che in Italia negli ultimi anni la frequenza e diffusione delle malattie sessualmente trasmesse è in incremento. In particolare le nuove infezioni colpiscono, nel 30% (circa) dei casi, soggetti di età compresa tra i 14 e i 25 anni.

“Questo dato è estremamente preoccupante in particolare per le complicanze tardive che possono determinare”, ha sottolineato Massimo Andreoni, infettivologo e Past President Simit, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali, intervenuto a Roma alla tavola rotonda ‘FertilityDay. Parliamo di Salute’, con la Ministra Lorenzin.

“Infatti – ha aggiunto – alcune malattie possono decorrere in modo scarsamente sintomatico e determinare nel tempo, se non curate, alterazioni tali da determinare infertilità sia nella donna che nell’uomo. Inoltre si deve ricordare che alcune patologie quali l’epatite B e C e l’infezione da HIV, che fino a qualche anno fa erano trasmesse principalmente con il sangue, oggi sono a prevalente a trasmissione sessuale. E’ indispensabile quindi pensare a politiche di sanità pubblica rivolte ad affrontare questo tema attuando misure rivolte ad incrementare la rete degli ambulatori per le malattie sessualmente trasmesse facilitando i percorsi di diagnosi e cura”.

Per una coppia decidere di diventare genitori è una scelta molto importante. E sul tema
Una vita sessuale soddisfacente dipende anche dal percorso compiuto prima di arrivare in camera da
A pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani, Save the Children
Solo il 16% dei maschi italici over 35 desidererebbe essere come un attore porno; il 59% riconosce che si