Un quarto degli adulti del mondo fa troppo poco esercizio fisico

Un quarto degli adulti del mondo fa troppo poco esercizio fisico, mettendo a rischio la sua salute cardiovascolare e agevolando la comparsa del diabete di tipo 2, della demenza e di alcuni tipi di tumore.

Questo è emerso da uno studio globale condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), pubblicato sulla rivista The Lancet Global Health questa settimana, che ha esaminato i tassi di esercizio fisico, fatti nel 2016, e confrontandoli con quelli del 2001.

Dallo studio è anche emerso che non c’è stato alcun miglioramento negli ultimi 15 anni.

In quattro paesi, più della metà degli adulti non ha fatto abbastanza esercizio nel 2016: Kuwait (67%), Samoa americane, Arabia Saudita (entrambe al 53%) e Iraq (52%). Il Kuwait e le Samoa hanno tra i più alti tassi di obesità nel mondo.

Al contrario, i mozambicani e gli ugandesi hanno fatto abbastanza esercizio fisico, con solo il 6% che ha svolto meno dell’esercizio fisico raccomandato di almeno 150 minuti di esercizio moderato o 75 minuti di attività fisica vigorosa, ogni settimana.

C’è anche una differenza tra uomini e donne. La ricerca ha rivelato che “nel 2016, circa una donna su tre (32%) e un uomo su quattro (23%) nel mondo non ha raggiunto i livelli raccomandati di attività fisica per mantenersi in salute“.

Le donne sono risultate meno attive degli uomini in tutte le regioni del mondo, a parte l’Asia orientale e sud-orientale.

A differenza di altri importanti rischi sanitari globali, i livelli di attività fisica insufficiente non stanno diminuendo, in media, in tutto il mondo e oltre un quarto di tutti gli adulti non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica per mantenersi in buona salute.

Lo studio, basato su livelli di attività auto-segnalati in 358 sondaggi fatti sulla popolazione di 168 paesi, che hanno coinvolto 1,9 milioni di partecipanti, è stato pubblicato prima della terza riunione ad alto livello delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili e i loro fattori di rischio, tra cui l’inattività fisica, che si terrà il 27 settembre 2018 a New York.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che il 5 - l'8 per cento della popolazione
Se la tendenza attuale sarà confermata, circa un quarto della popolazione mondiale sarà obesa entro
Ogni anno, l'inquinamento atmosferico uccide 7 milioni di persone. L'inquinamento è responsabile di malattie cardiovascolari,

Le malattie non trasmissibili causano il 70% di tutti i decessi nel mondo

Morti premature da cancro , malattie cardiache, diabete e malattie polmonari sono giunte ad essere la causa del 70% di tutti i decessi a livello mondiale nel 2015. Sono passate dal 42% di tre anni fa (nel 2012) al 70% dello scorso anno.

Lo ha fatto presente l’OMS, osservando che le malattie non trasmissibili rappresentano una grave minaccia per lo sviluppo sostenibile delle nazioni.

Tumori, Diabete, Malattie cardiovascolari e Polmonari sono la principale causa di morte delle persone di età inferiore ai 70 anni, e presentano una grave minaccia per lo sviluppo sostenibile del pianeta.

L’agenzia delle Nazioni Unite, nell’ultima valutazione sulle malattie non trasmissibili (MNT) dice che è necessario intensificare l’azione nazionale per raggiungere gli obiettivi globali che i governi hanno concordato al fine di proteggere la gente.

Gli obiettivi prevedono che si riducano le morti premature per malattie non trasmissibili del 30% entro il 2030.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che il 5 - l'8 per cento della popolazione
Un quarto degli adulti del mondo fa troppo poco esercizio fisico, mettendo a rischio la
Se la tendenza attuale sarà confermata, circa un quarto della popolazione mondiale sarà obesa entro
Ogni anno, l'inquinamento atmosferico uccide 7 milioni di persone. L'inquinamento è responsabile di malattie cardiovascolari,

Le malattie croniche si prevengono anche nelle prime epoche della vita

A Napoli si è discusso di prevenzione precoce delle malattie non trasmissibili e di promozione dello sviluppo neurocognitivo. Al centro di due giorni di lavoro la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) ha organizzato un incontro con pediatri, ginecologi, neonatologi, genetisti, neurologi, allergologi, nutrizionisti e immunologi.

Le malattie non trasmissibili rappresentano oggi il più rilevante problema sanitario sia dei Paesi ad economia avanzata che di quelli in via di sviluppo.

Riconosciute nell’ambito della 66esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2011, le “Non Comunicable Diseases” (NCDs) comprendono malattie cardiovascolari, neoplasie, malattie respiratorie croniche, obesità, diabete di tipo 2, nonché alcune patologie renali e mentali. 

L’OMS ha formulato delle strategie globali finalizzate ad una riduzione entro il 2025 pari al 25% della mortalità prematura per malattie croniche, attraverso la copertura della popolazione con farmaci, tecnologie sanitarie e counselling, ma soprattutto con la riduzione dei principali, e determinanti, fattori di rischio.

I fattori di rischio delle malattie croniche non trasmissibili possono essere così suddivisi:

NON MODIFICABILI: ne fanno parte globalizzazione, urbanizzazione, inquinamento, invecchiamento della popolazione, ecc

MODIFICABILI: dell’elenco fanno parte dieta non corretta, fumo, abuso di alcol, ridotta attività fisica, ecc

INTERMEDI: sono riconducibili a sovrappeso/obesità, ipertensione arteriosa, dislipidemia aterogena, iperglicemia, ecc

Delle Malattie croniche non trasmissibili fanno parte alcune immunopatie: l’allergia mostra infatti specifiche e precoci vulnerabilità del sistema immunitario a fattori di rischio ambientali implicati nello sviluppo delle patologie spesso mediate da percorsi immunitari.

Queste possono essere distinte in due categorie: ad esordio precoce e ad esordio più tardivo. Delle prime fanno parte l’allergia, l’asma bronchiale e alcune malattie autoimmuni. Nella seconda rientrano invece le malattie cardiovascolari, malattie metaboliche, le neoplasie e alcuni disordini neurodegenerativi.

“Le prime epoche della vita, compresa quella fase prenatale – ha spiegato il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente della SIPPS – condizionano il futuro biologico dell’individuo. Malnutrizione, svantaggio socio-economico e precoci esposizioni avverse incrementano il rischio di scarsi risultati sociali, influenzano negativamente le capacità cognitive e la salute a medio e lungo termine. Un ambiente positivo deve innanzitutto garantire un’alimentazione adeguata, implementare processi relazionali, assicurare equità, opportunità e servizi socio-sanitari”.

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Alcol, fumo e obesità in Europa minacciano la generazione successiva

Alcol, fumo e obesità in Europa hanno raggiunto livelli allarmanti e minacciano la generazione successiva, che potrebbe vivere meno lungo rispetto a quella attuale, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che ha pubblicato un rapporto sull’argomento.

La relazione sulla salute in Europa, viene fatta dall’OMS ogni tre anni e riguarda 39 paesi tra cui quelli dell’Unione europea e di alcune ex repubbliche sovietiche.

E’ emerso, dall’ultima relazione, che il 59% della popolazione è in sovrappeso o obesa, mentre fuma il 30% della popolazione. Il consumo di alcool puro, secondo le cifre risalenti al 2010, è di 11 litri per anno e per persona, in media.

Questi “allarmanti” livelli minacciano i progressi compiuti nella lotta contro la mortalità prematura dovuta alle malattie non trasmissibili, tra cui il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete e le malattie croniche respiratorie, dice il rapporto.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che il 5 - l'8 per cento della popolazione
Un quarto degli adulti del mondo fa troppo poco esercizio fisico, mettendo a rischio la
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