Torna YouNique Artigianalità d’Eccellenza, a Lugano

Torna per la seconda edizione YouNique Artigianalità d’Eccellenza, la mostra – mercato dedicata all’alto artigianato artistico, ideata e curata da Target Management e ospitata nelle sale neoclassiche di Villa Ciani, affascinante dimora ottocentesca affacciata sul Lago Ceresio a Lugano.

Per il secondo anno Lugano il 16 e il 17 novembre diventerà sinonimo di lusso del fatto a mano, di fascino dell’arte che si unisce all’artigianato, di passione per il pezzo unico, per un viaggio che porterà i visitatori attraverso varie regioni d’Italia fino ad approdare in Ticino.

YouNique Artigianalità d’Eccellenza è una mostra, ma anche un’occasione per trovare riuniti insieme e acquistare manufatti delle più svariate tipologie: dalla ceramica al vetro, dal mosaico all’intarsio ed al bronzo, passando per il tessuto, il design autoprodotto e la sartoria fino a gioielli, scarpe, orologi e pianoforti.

Il secondo piano di Villa Ciani oltre agli espositori, ospiterà anche la mostra L’Artigian Ingegno. Leonardo tra acqua e terra in Friuli a cura di Elena Agosti e sostenuta da Confartigianato Imprese di Udine, un omaggio a Leonardo a cinquecento anni dalla morte, con opere che si confrontano, ognuna con tecniche diverse, con il genio dell’artista in rapporto al territorio friulano.

Novità dell’edizione 2019, l’ex Asilo Ciani, struttura anch’essa neoclassica a pochi passi dalla Villa, che sarà l’ideale chiusura del percorso espositivo e ospiterà eccellenze enogastronomiche internazionali sia tradizionali che vegane.

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Dopo il successo della prima edizione, torna il 16 e 17 novembre 2019 nelle sale neoclassiche di Villa Ciani a Lugano YouNique Artigianalità d’Eccellenza, la mostra – mercato dedicata all’alto artigianato artistico. Con il patrocinio ed il contributo della Città di Lugano e Lugano Region, ideata e curata da Andrea Peri di Target Management, società svizzera specializzata in progetti ed eventi “bespoke” per il mondo del lusso, la manifestazione si rivolge a tutti coloro che cercano l’unicità del manufatto e l’esclusività dell’arte in ogni sua forma, dal design, al fashion, fino agli accessori.

 

YouNique Artigianalità d’Eccellenza vuole celebrare ciò che si definisce “fatto ad arte”, quel fatto a mano in cui la creatività dialoga con l’abilità manuale, impiegando tecniche antiche che ancora oggi affascinano e interessano, reinterpretandole in forme attuali e innovative.

 

Durante la due giorni luganese, sarà possibile ammirare, acquistare, ma soprattutto incontrare e osservare gli artigiani mentre danno vita alle loro creazioni dal vivo, comprendere cosa significa essere un maestro d’arte che custodisce storia e tradizioni, ma che vive nel presente e dialoga con la contemporaneità, usando al contempo immaginazione ed esperienza.

 

44 artieri del lusso si daranno appuntamento a Villa Ciani per raccontare quella speciale passione che rende ogni loro creazione un’opera d’arte.

 

Inoltre parte del secondo piano di Villa Ciani ospiterà inoltre un approfondimento culturale sempre legato all’artigianato artistico con la mostra L’Artigian Ingegno. Leonardo tra acqua e terra in Friuli a cura di Elena Agosti con la direzione scientifica di Mario Taddei, organizzato da Confartigianato-Imprese Udine. Un ideale compendio a YouNique Artigianalità d’Eccellenza, per celebrare il genio indiscusso di Leonardo a cinquecento anni dalla morte, con le opere di artigiani provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia Orafi, legatori, falegnami, ceramisti, mosaicisti, sarti, fotografi e fabbri, ognuno di loro – partendo da un documento conservato alla biblioteca Ambrosiana di Milano, il foglio 638° V del Codice Atlantico in cui Leonardo studia una strategia per difendere il Friuli dagli assalti dei Turchi agli inizi del ‘500 progettando di costruire una diga – ha creato un’opera che ha come filo conduttore la terra e l’acqua.

 

Per questa seconda edizione, una importante aggiunta al percorso espositivo è rappresentata dall’ex Asilo Ciani, a pochi passi dalla Villa, un’affascinante struttura anch’essa neoclassica dove i visitatori saranno condotti attraverso un percorso enogastronomico che vuole mettere in evidenza soprattutto le eccellenze vegane, ma non solo, accostando al cibo opere d’arte.

 

Come l’anno scorso a corollario della manifestazione, YouNique presenta YouNique Classic Rendezvous, un incontro tra alcune delle più belle auto d’epoca di tutti i tempi, che si daranno appuntamento in Piazza Manzoni a Lugano la mattina di domenica 17 novembre 2019 per essere ammirate da cittadini e turisti luganesi

 

YouNique Artigianalità d’Eccellenza quest’anno supporterà l’Associazione Elisa di Lugano che aiuta i familiari dei bambini malati di cancro in tutti quegli aspetti che non sono coperti dalla sanità svizzera.

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Tre giganti della Ricerca oncologica internazionale a Lugano

Al via il Forum “Revolutionary therapies for cancer” organizzato da Fondazione IBSA

  • Appuntamento il 21 giugno 2019 alle 14.15 nell’Auditorium dell’Università della Svizzera italiana, con ingresso libero.
  • All’incontro parteciperanno Carl June (Università della Pennsylvania), Michael Hall (Biozentrum di Basilea) e Alberto Mantovani (Humanitas University di Milano).
  • L’attenzione verrà puntata, soprattutto, sulle terapie innovative per potenziare il sistema immunitario e renderlo più capace di combattere contro le cellule cancerose

Quali sono le ricerche più avanzate, nel settore oncologico? Quali frontiere realmente nuove si stanno aprendo nella lotta contro i tumori? A questi temi è dedicato il Forum “Revolutionary therapies for cancer”, che Fondazione IBSA organizzerà il 21 giugno a Lugano nell’Auditorium dell’Università della Svizzera italiana (via Giuseppe Buffi, 13), con inizio alle 14.15.

Parteciperanno tre autentici “giganti” internazionali della ricerca sul cancro: Carl June, direttore del Center for Cellular Immunotherapies dell’Università della Pennsylvania e pioniere delle “CAR-T cells” (autotrapianto di linfociti potenziati tramite l’ingegneria genetica); Michael Hall, docente al Biozentrum dell’Università di Basilea, vincitore del prestigioso premio Lasker e scopritore di un’importante terapia antitumorale legata all’inibizione di una proteina chiamata TOR; Alberto Mantovani, docente all’Humanitas University di Milano e direttore scientifico dell’Humanitas Research Hospital, che fin dagli anni ’70 è stato fra i primi nel mondo a scoprire i meccanismi che le cellule tumorali attivano per bloccare le difese naturali dell’organismo (da queste ricerche è partito il filone, tumultuoso, dell’immunoterapia, che ha cambiato, e sta cambiando, l’approccio alla cura dei tumori).

Nella parte finale dell’incontro, la Prof.ssa Solange Peters, futuro Presidente della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), presenterà una panoramica su come questa ricerca di frontiera è arrivata negli ospedali.

Il Forum (in lingua inglese) è inserito nell’ambito dell’importante congresso internazionale sui linfomi (International Conference on Malignant Lymphoma, ICML) organizzato da Franco Cavalli. L’ingresso sarà libero. Bisognerà solo registrarsi al sito www.ibsafoundation.org

La rivoluzione è partita, dicevamo, quando i ricercatori hanno cominciato a “smascherare” il modo in cui le cellule tumorali riescono a frenare, o perfino a bloccare, le cellule del sistema immunitario che, invece, dovrebbero attaccarle e distruggerle. In molti casi – hanno scoperto gli studiosi di vari gruppi internazionali – le cellule tumorali riescono addirittura a portare dalla loro parte i “poliziotti” dell’organismo, che da un certo momento in poi collaborano con il tumore, per farlo crescere meglio. Questi studi hanno aperto le porte, com’è facile immaginare, anche a una serie di contromisure, per impedire alle cellule tumorali di agire indisturbate. Da qui, i significativi sviluppi delle terapie anti-cancro a cui stiamo assistendo negli ultimi tempi, con la rapida ascesa dell’immunoterapia. «È cambiata in modo radicale la stessa “filosofia” che sta alla base delle terapie contro i tumori – spiega Andrea Alimonti, docente di oncologia all’Università della Svizzera italiana e coorganizzatore del Forum del 21 giugno. – Dopo avere cercato, per decenni, di combattere direttamente le cellule tumorali (con la chemioterapia, per esempio), adesso si indirizzano i farmaci anche verso le cellule del sistema immunitario, cioè del nostro sistema di difesa, per fare in modo che sia l’organismo stesso a proteggersi in modo molto più efficace contro il tumore».

L’immunoterapia sta seguendo numerose strade diverse. Quelle che, finora, hanno dato i risultati più efficaci e sono già entrate nell’uso clinico riguardano, soprattutto, i cosiddetti inibitori del checkpoint e le CAR-T cells. «Gli inibitori del checkpoint – spiega Alimonti – sono anticorpi monoclonali capaci di neutralizzare gli “interruttori” usati dai tumori per paralizzare i linfociti T (cellule importantissime del sistema immunitario, in grado di uccidere le cellule cancerose): grazie a questi nuovi farmaci, i linfociti ritrovano la loro forza, nella battaglia contro il cancro. Gli inibitori del checkpoint sono stati approvati dalle autorità sanitarie americane ed europee per diversi tipi di cancro (melanoma, polmone e altri). Le CAR-T cells, invece – continua Alimonti – sono dei “super-linfociti” T geneticamente modificati in laboratorio per renderli capaci di combattere in maniera efficacissima contro il tumore, che vengono prelevati dal sangue del paziente, modificati e poi reimmessi nel paziente stesso. Al momento, sono stati approvati dalle autorità sanitarie per malattie come la leucemia linfoblastica acuta e alcuni tipi di linfomi avanzati».

"I Linfomi non Hodgkin di tipo aggressivo sono neoplasie che con la terapia corrente si
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‘Surrealismo Svizzera’, in mostra a Lugano

Dal 10 febbraio al 16 giugno 2019 il Museo d’arte della Svizzera italiana presenta una grande retrospettiva sul Surrealismo svizzero, organizzata in collaborazione con l’Aargauer Kunsthaus. Intitolata Surrealismo Svizzera, la mostra indaga sia l’influenza che il movimento ha avuto sulla produzione artistica elvetica, sia il contributo degli artisti svizzeri nel definire lo stesso. Tra questi Hans Arp, Alberto Giacometti, Paul Klee, Meret Oppenheim.

Muovendo dalla domanda “esiste un Surrealismo svizzero?” il Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI) e l’Aargauer Kunsthaus si confrontano in modo approfondito con il tema del Surrealismo in Svizzera, un capitolo importante della storia dell’arte nazionale. Le due sedi espositive presentano una nuova grande retrospettiva, declinata in due allestimenti differenti. Il primo, ad Aarau dal 1. settembre 2018 al 2 gennaio 2019, si concentra non solo sul Surrealismo storico ma presenta anche l’influenza che esso ha avuto sull’arte contemporanea. Il secondo, al MASI dal 10 febbraio al 16 giugno 2019, si focalizza unicamente sulle manifestazioni storiche del Surrealismo fino alla fine degli anni ’50 ed è curato dal direttore del museo Tobia Bezzola con Francesca Benini, collaboratrice scientifica MASI.

Il Surrealismo nasce a Parigi a metà degli anni venti attorno alla figura di André Breton e in Svizzera ha un interessante sviluppo autonomo. Durante gli anni tra le Guerre mondiali, caratterizzati ovunque in Europa da un contesto politico e sociale conservatore, il movimento diventa un rifugio per gli artisti progressisti. A differenza di altri ismi del XX secolo, come ad esempio il Cubismo o l’Espressionismo, il Surrealismo non si distingue attraverso determinate caratteristiche formali e stilistiche ma piuttosto per un’attitudine, un approccio alla vita e all’arte che accomuna i suoi interpreti. Nel clima razionale degli anni tra le due Guerre, i surrealisti s’interessano all’universo interiore dell’uomo, all’inconscio e al caso, incentrando la loro ricerca su tematiche quali il sogno, le angosce, le fantasie, le ossessioni, la sessualità, giungendo a forme e creazioni del tutto nuove.

 

 

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A Lugano sguardi scientifici sulle migrazioni

È possibile affrontare un tema delicato e difficile come quello degli spostamenti di interi popoli basandosi solo su dati oggettivi e verificati? È quello che cercheranno di fare gli esperti riuniti a Lugano il 13 ottobre dalla Fondazione IBSA e da L’ideatorio dell’Università della Svizzera Italiana
Durante il Forum verrà dedicata una particolare attenzione, fra gli altri temi, alla situazione dei migranti ambientali, cioè di quelle persone che sono costrette a spostarsi per l’effetto dei cambiamenti climatici (soprattutto, della desertificazione). Sarà questo l’argomento della relazione di Mark Maslin, professore di climatologia allo University College di Londra, e scienziato molto noto a livello internazionale. Maslin ha pubblicato recentemente su Palgrave Communications (piattaforma online del gruppo Nature) uno studio dedicato all’impatto che i cambiamenti climatici hanno avuto sui conflitti nell’Africa orientale fra il 1963 e il 2014, ed è arrivato alla conclusione che le variazioni del clima, pur non essendo state la causa principale, hanno avuto un ruolo significativo, anche nei fenomeni migratori.  «Una buona “governance” – dice Maslin – può prevenire i cambiamenti climatici che portano a maggiori conflitti o spostamenti di persone».
All’incontro di Lugano verranno affrontati anche i temi legati agli intrecci fra i migranti e la salute pubblica. «Nei secoli passati le relazioni fra i grandi spostamenti di popolazioni e le epidemie sono state costanti, a causa di migrazioni, guerre, scoperte geografiche – dice Bernardino Fantini, professore emerito di storia della medicina all’Università di Ginevra e relatore al Forum. – Questo ha creato e mantiene tuttora una paura ancestrale nei confronti del migrante, o in genere dello straniero. In realtà adesso la situazione è profondamente cambiata, dopo la globalizzazione, che ha fatto aumentare enormemente lo spostamento di persone e di merci da un capo all’altro del mondo, per turismo e commerci, e contemporaneamente ha consentito di monitorare in modo molto più efficace la salute pubblica. Studi approfonditi dimostrano che l’arrivo di nuove malattie in Europa (per esempio, il virus Zika, veicolato dalle zanzare tigre, o la Dengue) non è dovuto ai migranti, ma a infezioni prese da turisti in Paesi dove queste malattie sono endemiche, oppure a zanzare che sono arrivate dalle nostre parti all’interno degli aerei, o delle navi da trasporto». Anche per quanto riguarda la tubercolosi (una delle malattie più temute), il rischio di contagio da parte dei migranti è estremamente basso.
Ma quanti sono i migranti nel mondo? «L’anno scorso – dice Telmo Pievani, professore di filosofia delle scienze biologiche all’Università di Padova e membro del comitato scientifico del Forum – si contavano 68,5 milioni di persone che avevano dovuto lasciare la loro residenza a causa di conflitti, discriminazioni, povertà o catastrofi naturali. La situazione è però più complessa dell’immagine drammatica del barcone stracolmo di uomini, donne e bambini che tenta di varcare il Mediterraneo. I dati indicano che, di questi 68,5 milioni di migranti, 40 milioni si sono spostati, in realtà, all’interno del loro Paese, spesso povero; 25,3 milioni sono persone alle quali è stato riconosciuto lo status di rifugiati e 3,2 milioni sono i richiedenti l’asilo. L’85% di queste persone, in ogni caso, è a carico dei Paesi poveri».
Fino a pochi decenni fa anche l’Europa è stata una forte “esportatrice” di migranti. «In particolare – spiega Guido Alfani, professore di storia economica all’Università Bocconi di Milano, che al Forum parlerà di emigrazioni e demografia – dall’inizio dell’Ottocento alla prima guerra mondiale, e poi di nuovo dopo la seconda (dal 1950 al 1970), l’Europa ha esportato ben 54 milioni di persone. Poi, con la crescita economica, è diventata importatrice». L’Africa si trova, adesso, in condizioni molto simili a quelle dell’Europa dell’Ottocento. Soprattutto nell’Africa subsahariana, come nell’Europa di un secolo e mezzo fa, c’è un boom demografico che non viene “pareggiato” da un equivalente boom economico, nonostante una certa crescita dell’economia. Insomma, l’Africa non può offrire abbastanza terra e lavoro per tutti.
Sono un tema cruciale della quotidianità. Rappresentano il dramma e la speranza per milioni di
Il FESTIVAL DEI DIRITTI UMANI organizza sabato 25 novembre, il dibattito “L’anello debole delle migrazioni: le donne” E’ possibile
Il cambiamento climatico non è solo dannoso per gli animali e la natura, ma anche