I diritti dei cittadini sul web e delle PMI italiane

I diritti dei cittadini sul web e delle PMI italiane calpestati per favorire le grandi multinazionali dei contenuti

Silenziare il web e con esso le piccole imprese che cercano di fornire ai cittadini digital divisi l’accesso ad Internet

 

I diritti dei cittadini sul web e delle PMI italiane vengono calpestati per favorire le grandi multinazionali dei contenuti. È questo ad avviso di Assoprovider il senso dell’emendamento alla legge europea del 2017 a prima firma Baruffi, approvato dalla Camera dei Deputati e che ora verrà discusso al Senato.
La norma conferisce all’Autorità di Garanzia per le Comunicazioni il potere di cancellare siti web, contenuti, blog e forum, ordinando alle piccole imprese italiane di impedire l’accesso ad internet ai cittadini italiani, su semplice richiesta delle grandi multinazionali dei contenuti.

Assoprovider come associazione di tutela delle PMI italiane che operano nel settore del ICT, senza entrare nel merito delle gravi violazioni dei diritti costituzionali determinati dall’emendamento Baruffi alla cosiddetta legge Europea 2017, annota come il legislatore italiano abbia la massima sensibilità SOLO per i diritti economici delle multinazionali e trascuri totalmente i diritti economici delle piccole aziende Italiane, che vengono chiamate ad operare GRATUITAMENTE e quindi con i propri mezzi economici senza alcuna previsione di ristoro, al solo fine di tutelare i diritti economici altrui.
Questo con grave danno della libertà di espressione e di iniziativa economica previste dalla nostra Costituzione.
È infatti veramente sorprendente constatare come il legislatore ignori che imporre vincoli operativi (che in qualsiasi azienda normale si traducono in costi di produzione) possa essere gravemente distorsivo della concorrenza.
In pratica questo lungimirante legislatore, in un periodo che vede la costante decrescita del personale di tutte le grandi aziende, non trova nulla di meglio da fare che regalare al sistema industriale italiano l’ennesima barriera di ingresso che impedisca ai giovani di trovare uno sbocco occupazionale in una piccola azienda tecnologica.
La funzione censoria attribuita ai provider dall’emendamento Baruffi priva peraltro i giovani dell’accesso ad internet, deprimendo ancora di più il mercato delle libere fonti informative sulla rete e la scelta nella selezione dei contenuti informativi presenti sul web.
Con questa misura il legislatore inoltre dimostra di non aver in alcuna considerazione i piccoli provider che senza alcun contributo pubblico da anni stanno rendendo meno pesante il digital divide in molte parti d’Italia e che tutto questo possa essere distrutto in nome della tutela dei diritti economici delle multinazionali dei contenuti.

 

Il presidente

Dino Bortolotto

ASSOPROVIDER (Associazione Provider Indipendenti)

Il FAI – Fondo Ambiente Italiano porta bellezza a DigitaLife

Il FAI diventa partner del progetto che racconta 20 anni di cambiamenti grazie a internet e, con il suo mondo, i beni aperti al pubblico e i tanti volontari, sarà protagonista della fase di produzione del docufilm

 

Il gruppo di partner di DigitaLife cresce. Il FAI – Fondo Ambiente Italiano si unisce al Parco Nazionale delle Cinque Terre, a Terre des hommes, all’Associazione Europea delle Vie Francigene, all’Anso, all’Ordine dei giornalisti della Toscana per la realizzazione del film collettivo che racconterà i cambiamenti avvenuti negli ultimi vent’anni con uno sguardo proiettato al futuro.
Da questa settimana entra quindi nel progetto anche il FAI. Un accordo che valorizza i tanti aspetti dell’importante fondazione che lavora da anni per la valorizzazione dei beni artistici e culturali in Italia. Insieme all’associazione è nata la domanda da porre agli appassionati di viaggi e visite culturali: “Come è cambiato il modo di vivere la cultura?”. Tutti potranno dare una risposta: girando un video e inviandolo attraverso il sito del docufilm  www.digitalife.org

«Abbiamo scelto di partecipare a questo progetto – dice Marco Di Luccio, Responsabile della gestione dello sviluppo dei beni FAI  – perché sviluppa temi molto vicini alla missione della nostra Fondazione. Internet è un mezzo di comunicazione che ha aiutato e aiuta a diffondere la conoscenza del patrimonio artistico e culturale italiano a un pubblico ampio e diversificato che può così entrare in contatto anche con il mondo del FAI, con i suoi valori, con i suoi beni e con le sue iniziative».

L’accordo con il FAI permetterà di diffondere la conoscenza del progetto e raccontare così tanti aspetti legati alle scelte del vivere la cultura. Avremo la possibilità di coinvolgere persone provenienti da ogni parte del mondo.

«La cultura e la bellezza – racconta Marco Giovannelli, presidente della Varese Web – sono un patrimonio inestimabile per il nostro Paese. Il FAI da anni svolge azioni di grande valore proprio per valorizzare tanti beni, spesso nascosti, e il cui interesse è notevole. L’attenzione ai territori è un elemento centrale per conoscere meglio i tanti aspetti della vita in Italia. In questo il FAI potrà essere di grande stimolo per il progetto di DigitaLife».

Dallavvio del progetto sono già arrivati centinaia di video. Tante letture diverse circa il rapporto nella propria vita con il digitale e con Internet. «Il lavoro procede e costruiremo il film insieme a voi – spiega Francesco G. Raganato, già regista di documentari per Sky e Rai – Sarà un lavoro collettivo nel vero senso della parola. La volontà è quella di creare una community che dia linfa vitale al film giorno per giorno. E’ una sfida in tutti i sensi, a partire dal fatto che daremo l’opportunità a chiunque di raccontare la sua storia e condividerla.”

Riconoscimenti
Tutti i video verranno pubblicati in diversi spazi e coloro che parteciperanno con l’invio di un proprio lavoro, riceveranno un riconoscimento da parte della produzione. Ogni due settimane poi sarà scelto un filmato particolarmente rappresentativo dello spirito del film e all’autore verrà offerto un weekend per due persone in una località italiana. Tutti coloro che verranno scelti per far parte di DigitaLife saranno inseriti nei titoli di coda del film e nei credits ufficiali dell’opera.

Social
Per rimanere aggiornati, o per entrare a far parte della comunità che nei prossimi mesi “costruirà” il film, DigitaLife avrà una presenza attiva su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube. Per qualsiasi altra richiesta è possibile scrivere a digitalife.film@gmail.com

Il regista Francesco G. Raganato
È stato scelto da Varese Web tramite un bando a cui hanno partecipato 230 registi e vedomaker.  Ha diretto diversi documentari per il programma “La storia siamo noi” di Giovanni Minoli su Rai2, realizzando poi prodotti anche per La7 e History Channel. Parallelamente alla TV lavora ad alcuni film-documentari, creati apposta per il cinema e l’on-demand. “L’Isola Analogica”, su alcune vicende legate al consumo accidentale di LSD nella piccola isola di Alicudi nelle Eolie, vince il Gran Premio del Mediterraneo/Prix Italia, festival a cui partecipano le maggiori emittenti televisive europee. Dopo qualche anno esce al cinema e poi in dvd per Feltrinelli Real, “Tsunami tour”, l’unico documentario che racconta la prima campagna elettorale di Grillo. Con “Looking For Kadija”, mette in scena un picaresco viaggio in una sconosciuta Eritrea, riuscendo a raccogliere numerose testimonianze sulle condizioni di vita nella ex-colonia italiana. Questo documentario, prodotto da RAI Cinema, vince il primo premio al Festival del Cinema di Roma nel 2013. Tra i suoi ultimi lavori c’è la serie “Islam Italia”, ideata e condotta da Gad Lerner per Rai3, attualmente candidata al Prix Italia.

Il Fondo Ambiente Italiano
Promuovere in concreto una cultura di rispetto della natura, dell’arte, della storia e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità. E’ questa la missione del FAI – Fondo Ambiente Italiano, fondazione nazionale senza scopo di lucro che dal 1975 ha salvato, restaurato e aperto al pubblico importanti testimonianze del patrimonio artistico e naturalistico italiano.

La produzione Varese Web
Varese Web è l’editore di Varesenews, il quotidiano online della provincia di Varese che nasce nel 1997. Allora la connessione era ancora una condizione di pochi. Il giornale negli anni è cresciuto grazie alla capacità di esser parte delle proprie comunità. È stato un elemento di spinta per diversi territori per far crescere la cultura digitale e oggi ha raggiunto 4 milioni di lettori al mese, 188mila fan sulla pagina Facebook, 20mila follower su Instagram e 15mila su Twitter. La produzione del docufilm DigitaLife è solo una delle iniziative che sono in programma per festeggiare i 20 anni della testata giornalistica.

 

In crescita il mercato della pubblicità

Per la prima volta, dopo anni di contrazione, il mercato dei Media – che include Tv, Stampa, Radio e Internet – chiude nel 2016 in crescita (+3%) raggiungendo quota 15,8 miliardi di euro. Gli Internet Media, ossia la pubblicità online e la spesa degli utenti per contenuti Media fruiti su Pc, Smartphone, Tablet e Smart Tv connesse, crescono dell’11%.

L’Internet advertising tocca i 2,4 miliardi di € (+9%) e vale il 30% del mercato pubblicitario.
Nel 2017 verso i 2,6 miliardi grazie a Video, Mobile e Native.

L’Internet advertising nel 2016 si conferma essere il secondo mezzo pubblicitario italiano con una quota pari al 30% del mercato, alle spalle della Tv (50%). A trainare la crescita del 2016 sono i Video, che superano abbondantemente i 500 milioni di raccolta e crescono del 41% rispetto al 2015; la crescita continuerà nel 2017 nell’intorno del +35%.
Il mercato dell’advertising online risulta sempre più concentrato: gli Over The Top coprono ora il 67% degli investimenti pubblicitari online e si stima che varranno oltre il 75% già nel 2017.
Cambiano le modalità di fruizione dei contenuti: la maggior parte dei Millennials preferisce ricercare contenuti specifici, indifferentemente da dove vengano trasmessi, mentre la maggioranza degli over55 è ancora legata al palinsesto televisivo.

Milano, 15 giugno 2017 – Dopo diversi anni di contrazione – dal 2010 al 2014 – e un 2015 in stallo, il mercato italiano dei Media (pay e advertising) nel 2016 chiude in crescita (+3%) raggiungendo quota 15,8 miliardi di euro. L’incremento si deve principalmente alla Tv (+8%) e agli Internet Media, che fanno segnare complessivamente un aumento dell’11% per la maggior parte legato a un incremento dei ricavi pubblicitari.
Se ci concentriamo sulla componente advertising,il mercato pubblicitario complessivo nel 2016 vale 7,75 miliardi di euro, in crescita del 4% rispetto al 2015. Con un valore di 2,36 miliardi di euro*, Internet si conferma il secondo mezzo pubblicitario con il 30% di share (rispetto al 29% dell’anno precedente), alle spalle della Televisione (50%, un punto sopra al 2015) e sempre davanti a Stampa (in calo dal 17% all’attuale 15% nel passaggio dal 2015 al 2016) e Radio (stabile al 5%). Nel 2017 prevediamo che il mercato dell’Internet advertising crescerà ancora con un tasso intorno al 10% e supererà così i 2,6 miliardi di euro; tuttavia, si rafforzerà ulteriormente il peso dei grandi Over The Top, che porteranno la loro quota dall’attuale 67% a oltre il 75%.

Questo è quanto emerge dai dati presentati dall’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano in occasione del convegno Internet Media: è ora di misurarsi!**

Siamo al giro di boa per il mercato della pubblicità online. Da quattro anni è ormai il secondo mezzo in Italia, ma proprio perché i numeri in gioco iniziano a essere significativi, è ora chiamato ad affrontare alcune prove per dimostrare la propria efficacia e il proprio impatto sugli obiettivi di business delle aziende. Le sfide più importanti riguardano il tema della misurazione, che passa sia attraverso l’identificazione di un sistema di currency riconosciuto e condiviso per la valutazione delle diverse iniziative pubblicitarie online, sia dalla risoluzione delle problematiche legate alla Media transparency, sia da una visione strategica delle imprese ad investimenti in marketing e comunicazione che contemplino a 360 gradi e in maniera integrata tutti i canali. Le aziende per crescere non possono infatti permettersi di non adottare un approccio customer centric e omnicanale” afferma Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano.

 

I formati pubblicitari online: crescita trainata dai Video, boom del Native
La Display advertising nel 2016 cresce dell’11% e si conferma la componente dominante del mercato (58%) avvicinandosi ai 1,4 miliardi di euro. L’acquisto di visibilità nei motori di ricerca (Search) vale circa 730 milioni di euro e registra una crescita simile all’anno precedente (+4%), dimostrando da un lato di essere un comparto maturo, dall’altro di rimanere uno zoccolo duro nella pianificazione digital. Segue il formato dei Classified, che vale quasi 200 milioni grazie alla crescita dei nuovi portali verticali di annunci che ha più che compensato la contrazione dello storico leader di mercato, e il mondo dell’Email advertising, con un valore di circa 30 milioni. Il comparto con la maggiore crescita percentuale (+76%) è rappresentato dal Native (ossia gli elementi testuali/grafici/video all’interno di widget di raccomandazione, di flussi di news o di pagine di navigazione) che raggiunge nel 2016 i 30 milioni di €, grazie alla capacità di superare gli ad blocker e alle potenzialità di questi formati in termini di minor invasività e maggior engagement verso i consumatori.

All’interno della Display advertising, il Video advertising nel 2016 ha superato ampiamente i 500 milioni di euro, grazie in particolare alla crescita della raccolta pubblicitaria da parte degli OTT ma anche dei principali broadcaster. “La componente Video pesa già il 22% del totale Internet advertising e rappresenta il formato che nell’ultimo anno è cresciuto di più in valore assoluto; nel 2017 si prevede un’ulteriore crescita intorno al 35%, che la porterà a rappresentare oltre un quarto del totale Internet, grazie non solo alla raccolta all’interno delle piattaforme di Social network ma anche alla crescita di molti altri player e alla diffusione di nuovi formati out-stream a fianco di quelli in-stream” aggiunge Andrea Lamperti, Direttore dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano.

Nel 2017 il mercato dell’Internet advertising crescerà con un tasso analogo a quello del 2016. Oltre che dai Video, un ruolo importante sarà svolto dai formati Classified, che anche nel 2017 cresceranno ad un tasso vicino al 10% grazie alla crescita dei portali verticali, e dal Native, in forte aumento anche nel 2017 (oltre il 50%).

La capacità di individuare formati pubblicitari sempre più efficaci e di sviluppare creatività ad hoc per il digitale sono due dei fattori critici di successo per lo sviluppo del mercato nei prossimi anni. “A questo si affianca la necessità di strutturare, all’interno delle imprese italiane, strategie evolute di misurazione delle performance della pubblicità e di valutare puntualmente il contributo del canale online ai risultati di business” dichiara Nicola Spiller, Direttore dell’Osservatorio Internet Media. “Lo stadio di maturità dei top spender, analizzati nel corso della Ricerca, alla misurazione delle prestazioni dell’advertising è molto variegato. Tendenzialmente gli attori che dispongono di touchpoint di conversione digitali (in particolare le aziende eCommerce) hanno introdotto strumenti e processi che supportano la misurazione integrata delle performance. Non stupisce che, in questo scenario in cui mancano standard di mercato, sia in termini di approcci alla misurazione sia in termini di metriche condivise, le aziende più evolute che hanno sviluppato modelli sofisticati (in termini di processi, strumenti, routine e cultura aziendale) considerino tali asset aziendali come un patrimonio in grado di generare vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti.

Il mercato Internet advertising in base ai dispositivi: il Mobile raccoglie oltre un terzo del mercato pubblicitario digitale
La raccolta pubblicitaria in larga parte avviene ancora su Pc, con un peso pari al 65% del totale. Lo Smartphone raggiunge un valore di 706 milioni di euro, in crescita del 54% rispetto al 2015 e con un peso pari al 30% dell’Internet advertising complessivo (era il 21% lo scorso anno); nel 2017 potrebbe crescere ancora oltre il 30%, arrivando vicino al miliardo di euro di raccolta.

Nel 2016, come lo scorso anno, lo Smartphone è il device che ha il peso maggiore sulla crescita complessiva del mercato, compensando più che a sufficienza il calo su Desktop. Con il Tablet (solo App) che rimane marginale (5% del mercato pubblicitario online seppur in crescita del 36%), i canali Mobile raccolgono quindi oltre un terzo del mercato digital advertising. Basta però confrontare il peso della raccolta su Smartphone (il 30% appunto) con il tempo medio speso (il 64%) per capire come la monetizzazione dei canali alternativi al desktop sia ancora di molto inferiore allo spostamento di traffico dei consumatori.

Il Programmatic advertising verso i 400 milioni di € nel 2017
Il mercato del Programmatic advertising in Italia a fine 2016 vale 315 milioni di euro, con una crescita del 35% rispetto al 2015. L’incidenza sul totale Display advertising è passata dal 19% al 23%, mentre il peso sul totale Internet advertising dall’11% al 13%. Anche in questo caso una forte spinta proviene soprattutto dagli spazi Video, che dal 2016 sono stati venduti in maniera importante su queste piattaforme, arrivando a pesare circa il 30% del valore del mercato.

Si stima che nel 2017 la categoria possa crescere nell’intorno del 25%, portandosi complessivamente attorno ad un valore di 400 milioni di euro, con un peso sul totale Display superiore al 25% e sul totale Internet advertising superiore al 15%.

Cresce la vendita di servizi online a pagamento, in particolare quella per gli abbonamenti ai contenuti Video, ma i valori assoluti sono ancora limitati
Il mercato complessivo delle vendite di contenuti Media (Pay Tv, Stampa e Internet Media) nel 2016 vale poco più di 8 miliardi di euro, in leggera crescita (+2%) rispetto al 2015. La componente derivante da Internet si assesta a circa 160 milioni di euro (+42% rispetto al 2015); la market share dell’online rispetto alla vendita complessiva di contenuti Media rimane quindi marginale, pari a circa il 2% dell’intero mercato. Oltre metà (55%) della componente Internet fa riferimento alla spesa dei consumatori per i contenuti Video online (in SVOD, abbonamenti di contenuti Video On Demand) in crescita del 69%; il resto è suddiviso quasi equamente tra i ricavi legati alle news (il 23% del mercato), in crescita del 3%, e i ricavi per gli abbonamenti a servizi musicali (22%), in crescita del 40%. Anche per i contenuti premium sono quindi i Video online a trainare la crescita del mercato di riferimento.

La ricerca effettuata sui comportamenti del consumatore riguardante le attività online svolte sui diversi dispositivi (Pc, Tablet, Smartphone, Smart Tv) con particolare riferimento al mondo dei Video conferma i trend in atto. “L’utilizzo di servizi Video online sta affermandosi come modalità complementare ai mezzi tradizionali per tutte le fasce d’età” afferma Guido Argieri, Telco & Media Director di Doxa.La maggioranza dei Millennials cerca un contenuto specifico, indifferentemente da dove venga trasmesso, mentre la maggioranza degli over55 si lascia guidare dalla programmazione televisiva. È interessante poi notare come l’utilizzo degli abbonamenti SVOD (Video on Demand online) come alternativa alle Pay Tv sia particolarmente diffusa nella ‘Generazione X’ (35-54 anni).

*Dati Osservatorio Internet Media Politecnico di Milano e IAB Italia
**L’edizione 2016-2017 dell’Osservatorio Internet Media è realizzata con il supporto di BizUp & UpStory, comScore, Criteo, Digitalia ’08, Doxa, eBay, Gruppo Editoriale L’Espresso, Improve Digital, Mediamond, Netnoc, Publitalia ’80, Quantcast, Rai/Rai pubblicità, RCS, Rocket Fuel, RTI Business Digital, SHAA, Subito, Teads, Turbo, Weborama; Akamai/Mosaico, Discovery Italia, Quantum Advertising, TgAdv, WebAds

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Malika Ayane, Justin Bieber, Roberto Vecchioni all’asta su eBay.it

I personaggi nazionali e internazionali più importanti del momento si mettono in gioco per “fare la differenza senza differenze”: a partire dal 7 giugno per quattro settimane saranno online su eBay.it le aste di beneficenza promosse dall’Associazione Diversity, presieduta da Francesca Vecchioni, impegnata a sostenere la comunità LGBTI tramite diverse iniziative e progetti.

Quest’anno l’Associazione ha deciso di collaborare con eBay per dare vita a 12 aste esclusive, da aggiudicarsi a colpi di click: dall’aperitivo con Malika Ayane ai biglietti per il concerto di Justin Bieber, passando per una lezione privata con Roberto Vecchioni, questo è solo il primo dei quattro lotti che questo mese saranno pubblicati all’interno della pagina www.ebay.it/rpp/diversity.

Il prezzo base delle aste di beneficenza è di 10 euro e ogni inserzione avrà la durata di una settimana.

In particolare, il ricavato delle aste di beneficenza sarà devoluto al progetto Media Young e ai lavori di ricerca per l’anno 2017 che nascono dal bisogno di informare e sensibilizzare le ragazze e i ragazzi sulle discriminazioni in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

A coronare il progetto l’evento Diversity Media Awards – il riconoscimento ideato dalla no-profit che premia i personaggi e i migliori contenuti media quali cinema, tv, radio, web, pubblicità, stampa e tg che nel corso dell’anno hanno contribuito ad una rappresentazione dei valori e delle tematiche LGBTI. L’evento sarà trasmesso al pubblico in differita su Real Time (Discovery Italia) mercoledì 7 giugno e darà inizio alle aste di beneficenza.

Nel giro di pochi anni, Diversity ha ottenuto il sostegno di un gran numero di istituzioni, aziende e partner: allo stesso tempo lo shopping online sta davvero cambiando il modo di vivere di molte persone e sta riducendo le distanze legate alla cultura, orientamenti, età, a condizioni diverse o alle proprie esigenze.

La pornografia può rendere impotenti

Una nuova ricerca, fatta negli Stati Uniti, sostiene che la pornografia può avere un impatto molto negativo sulla salute sessuale degli uomini.

Il rapporto afferma che gli uomini, che guardano più di frequente cose porno in Internet, hanno maggiori probabilità di diventare disinteressati al sesso, fatto con un partner nella vita reale, e sono meno in grado di avere un’erezione in camera da letto.

Le donne, invece, non sembra abbiano questo problema e lo stesso studio indica che la pornografia pare avere poco o nessun effetto sulla vita sessuale delle donne.

Lo studio è stato effettuato dal Naval Medical Center di San Diego, sulla base di due indagini fatte su più di 300 uomini e donne, di età compresa tra 20 e 40 anni.

E’ emerso che circa il 20 per cento degli uomini coinvolti guardava cose porno da tre a cinque volte alla settimana, mentre il 4 per cento ha ammesso di preferire il porno piuttosto ai rapporti sessuali con un partner reale.

I ricercatori hanno osservato c’era una correlazione tra coloro che guardavano spesso il porno e quelli che sostenevano di avere poco desiderio di fare sesso con un partner reale.

La correlazione si estendeva anche a coloro che soffrivano di disfunzione erettile.

La disfunzione erettile negli uomini, in quella fascia di età relativamente giovane presa in considerazione dallo studio, è in genere molto bassa.

Il problema di questi uomini impotenti o poco interessati al sesso reale era, dunque, psicologico.

Per la maggior parte degli psicologi la pornografia fa sviluppare aspettative non realistiche, portando ad ansia da prestazione, così come a delusione quando il sesso nella vita reale non corrisponde a queste aspettative.

I risultati della ricerca sono preoccupanti, poichè oggi, con Internet, è facile utilizzare il porno, in un contesto in cui è emerso che almeno la metà di tutti i giovani, che hanno da 11 a 16 anni, guarda materiale pornografico online.

Lo studio è stato presentato al 112esimo Annual Scientific Meeting dell’American Urological Association.

Cashback, lo strumento che permette di guadagnare facendo shopping online

Dimenticate coupon, flash sales e piattaforme di comparazione prezzi: la nuova tendenza tra gli “addicted” dello shopping online è il cashback. Un fenomeno nato oltre 10 anni fa negli Stati Uniti e di grande successo soprattutto nel mondo anglosassone ma ancora poco conosciuto e sviluppato in Italia.

In cosa consiste e come funziona? Si tratta di un sistema che permette di “guadagnare” una quota di quello che si spende online in modo piuttosto semplice. In sostanza, il cliente per fare i propri acquisti passa attraverso un sito su cui sono stati raccolti una serie di marchi e shop online che garantiscono un rimborso a chi compra da quella piattaforma. Risultato: il sito guadagna una percentuale sugli acquisti effettuati dall’utente presso uno dei negozi convenzionati e riversa una parte di questo suo guadagno all’utente stesso.

Si tratta di una restituzione reale, in denaro (tramite assegno, bonifico o accredito su conto PayPal), a fronte del raggiungimento di una soglia minima di “accumulo”, che solitamente si aggira intorno ai 50 euro e che, va da sé, ha lo scopo di fidelizzare il cliente. Insomma, l’utente è invogliato a comprare attraverso la piattaforma almeno fino a che non mette da parte una quota: a questo punto potrà riscuotere il suo pagamento e sarà, nella migliore delle ipotesi, soddisfatto del servizio e più che felice di ritornare a usarlo.

In Italia, la prima realtà a importare il cashback nel “lontano” 2008 è stata Bestshopping.com (offrendo fin da subito price comparison e cashback): realtà che oggi può contare su una base utenti di più di 200 mila iscritti e oltre 1000 commercianti affiliati, tra cui Amazon in via esclusiva, oltre a una lunga serie di marchi e shop online interessanti da Sephora a Yooxpassando per Booking.com e TIM.

Lungo la nostra penisola, 20 milioni sono stati i prodotti venduti finora con questo sistema e oltre 1000 i marchi e negozi che hanno aderito a questa iniziativa.

Un’opportunità per i 21 milioni di utenti italiani che comprano online (fonte: Netcomm) che ad oggi, per risparmiare, si affidano per il 28% a coupon e price comparison, nel 63% dei casi acquistano direttamente dal negozio di interesse, senza provare a cercare forme di risparmio, e solo nel 2,4% dei casi utilizzano il cashback – contro il 18% della Francia e l’11% della Spagna. Una particolarità per una categoria – quella degli e-shopper – dove oltre il 25% dei consumatori viene spinto agli acquisti su siti di e-commerce dalle varie formule di possibile risparmio, esattamente come spagnoli e francesi.

Basandosi sugli ultimi dati NetComm che esprimono un totale acquisti per un equivalente di 23,4 miliardi di euro su 21 milioni di e-shopper – per una spesa media di oltre 1.100 euro a persona – l’attuale percentuale di penetrazione cashback in Italia (4%) consentirebbe un risparmio medio di 50 euro all’anno: dato che, nella realtà dei fatti, si polarizza, alzandosi sensibilmente. Infatti, secondo le statistiche raccolte da Bestshopping sui suoi 200 mila clienti – e-shopper abituali, che fanno spese online per oltre 3.000 euro l’anno – il risparmio medio annuo supera i 150 euro.

Ad oggi, in Italia le categorie che vanno per la maggiore tra coloro che acquistano con il cashback sono elettrodomestici (33,4%) e viaggi (23%), seguiti da acquisti più variegati nei negozi generalisti come Amazon, eBay, ecc. (19,4%) e abbigliamento (8,3%).

Italiani poco ligi alle regole quando sono in aereo

Italiani indisciplinati in volo: 1 su 3 si connette a Internet quando è vietato
WhatsApp e Facebook sono le applicazioni più usate

Anche se è possibile utilizzare dispositivi elettronici come Smartphone e Tablet durante il volo, impostandoli in “modalità aereo”, e anche se oggi sempre più compagnie aeree offrono il cosiddetto board Wi-Fi, il personale di bordo lo ripete più volte, la connessione a Internet è vietata nelle fasi di decollo e di atterraggio. Ma non tutti rispettano questa regola, anzi, secondo ilpotente motore di ricerca di voli e hotel www.jetcost.it, un italiano su tre elude questo divieto.

Un sondaggio di Jetcost ha rivelato che il 68% degli italiani non rispetta le regole di sicurezza in volo, in particolare, ecco la classifica dei divieti più ignorati:

1. Non prestano attenzione agli assistenti di volo quando spiegano le istruzioni di sicurezza prima del decollo.
2. Utilizzano i dispositivi elettronici durante il decollo e l’atterraggio degli aeromobili.
3. Non indossano la cintura di sicurezza.
4. Non posizionano il bagaglio nel vano superiore o sotto il sedile.
5. Restano in piedi quando bisognerebbe stare seduti.

Tornando al divieto di utilizzare dispositivi elettronici, oltre il 32% degli intervistati ha dichiarato di essere infastidito da questa regola, e quando gli è stato chiesto quali fossero le applicazioni più utilizzate in aereo, nei momenti in cui sarebbe proibito navigare, il 35% ha risposto WhatsApp, il 23% Facebook, e il 12% Instagram.

Quando gli è stato chiesto il motivo, la maggior parte ha detto che voleva condividere le immagini dell’aereo, ciò che si vede dal finestrino o “selfie” scattati con amici e familiari (54%), altri che volevano “taggarsi” in aeroporto prima della partenza (37%).

Allo stesso modo, quelli che hanno ammesso di aver inviato messaggi di testo o effettuato chiamate a bordo, quando il telefono dovrebbe essere già spento o in modalità aereo, hanno spiegato: “Ho usato il telefono quando non eravamo ancora in aria quindi non vedo che problemi di sicurezza potrebbero esserci” (66%). Altri invece hanno risposto: “Volevo dire ai miei amici, al partner o alla famiglia che stavo per decollare” (21%); altri ancora: “Non avrei potuto connettermi a Internet per un lungo periodo quindi volevo utilizzarlo prima di partire” (14%).

Un portavoce di Jetcost ha dichiarato: “É importante ricordare che, mentre alcuni passeggeri ritengono che alcune norme e regolamenti siano obsoleti, e la cosa da una parte potrebbe sembrare giusta visto che alcune compagnie aeree offrono il Wi-Fi a bordo, è sempre meglio mettere il telefono in modalità aereo, perché non si sa mai quali danni potrebbe causare la tecnologia mobile a bordo dell’aeromobile”.

Le aziende più popolari per cercare un lavoro in Internet

In un contesto in cui il lavoro manca, come in Italia, anche il web è diventato un posto privilegiato per la ricerca di un’occasione.  Ma dove si cerca il lavoro sul web?

Ormai quasi tutte le aziende hanno la pagina “Lavora con noi”  sul loro sito. Ma secondo SEMrush, società specializzata nell’analisi della concorrenza in Internet, che ha condotto uno studio legato a questo argomento. Poste Italiane, Lidl, Decathlon e Trenitalia sono nella top5 dei posti più cercati.

Poste Italiane è al primo posto con un ampio margine, circa 50 mila richieste al mese. Al secondo posto (22 mila richieste al mese) troviamo il supermercato tedesco strong>Lidl. Sono circa 14,8 milioni gli italiani che ogni mese consultano invece le nuove offerte di lavoro di Decathlon eEsselunga. Nel top-5 ci sono poi Trenitalia e Ikea: 12 mila query sono dedicate alle offerte di lavoro in queste aziende.

Quasi 10 mila richieste riguardano Unicredit, Enel, Ferrovie dello Stato e le catene di supermercati italiani Coop e Eurospin. A proposito, lo stesso numero di italiani googla “lavoro in Svizzera”. Ottomila italiani desiderano conoscere le posizione aperte nel settore fashion, in particolare H&M e Zara. 5.400 richieste si riferiscono alle imprese italiane Barilla, OVS e Calzedonia e a quelle francesi Leroy Merlin eCarrefour.

Dove e come? Se parliamo di città, al primo posto c’è Roma (49 mila ricerche), seguita da Milano, Torino e Palermo (ciascuna con circa 27 mila). Nel top 10 ci sono anche le città di Catania, Napoli, Bologna, Genova, Bolzano e Firenze (con richieste da 18 a 22 mila).

Tra i siti più visitati dagli italiani per trovare lavoro, il maggior traffico lo riceve il sito infojobs.it (920 mila visite al mese), seguono monster.itcon 430 mila visite, jobrapido.com, visitato per 160 mila volte, careerjet.it (145 mila), helplavoro.it (131 mila), bancalavoro.it (94 mila). Per cercare lavoro gli italiani digitano su Google ogni mese anche i siti degli annunci: subito.it e il suo concorente principale kijiji.it.

Subito.it lavoro” –  è la combinazione di parole più popolare dopo la frase “cerco lavoro” con 135 mila richieste. Dopo aver analizzato il numero delle richieste e il traffico che arriva ogni mese sui siti specializzati emerge anche un altro dato interessante relativo al 2016: il maggior numero di richieste sono state fatte in Aprile e Settembre, e il minore in Luglio (inferiore al 20%).

Depressione e burnout con l’uso eccessivo di Internet

L’uso eccessivo di internet contribuisce allo sviluppo del burnout a scuola e viceversa. Lo ha trovato un progetto di ricerca longitudinale (Mind the Gap) finanziato dall’Accademia di Finlandia, il quale ha individuato un nesso tra la dipendenza digitale e il burnout a scuola negli studenti di scuola secondaria superiore.

I risultati dello studio hanno mostrato che l’uso eccessivo di internet negli adolescenti può portare alla depressione.

La ricerca suggerisce che la fase più critica per l’insorgere del burnout è quella dei 13-15 anni. L’esposizione alla dipendenza digitale è più probabile che accada se l’adolescente perde interesse per la scuola.

Il modo più efficace per sostenere la salute mentale degli adolescenti consiste nel prevenire l’uso eccessivo di internet e nel promuovere l’impegno scolastico.

I sintomi depressivi e il burnout a scuola nella tarda adolescenza sono più comuni tra le ragazze rispetto ai ragazzi. Tuttavia, i ragazzi soffrono più per l’uso eccessivo di Internet rispetto alle ragazze.

Lo studio finlandese è stato condotto tra alcuni adolescenti di Helsinki che avevano un’età compresa tra 12-14 anni e 16-18 anni.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sul ‘Journal of Youth and Adolescence’.

La trasformazione digitale presenta due aspetti, dicono gli autori del lavoro. Da un lato, internet fornisce importanti e piacevoli esperienze sociali che sono utili per gli studi successivi e per il posto di lavoro. L’uso pedagogico delle tecnologie digitali può anche coinvolgere i giovani a portarli ad avere interesse per la scienza e la tecnologia. D’altra parte, la dipendenza digitale può anche causare il burnout negli adolescenti e portare alla depressione.

Unione europea: si sta eliminando il roaming dal mobile

Il 30 aprile nell’intero spazio dell’UE sono state ridotte le tariffe sul roaming mobile per i paesi-membri.

Il nuovo tetto massimo di costi extra, che le compagnie telefoniche potranno imporre, sarà di 3-4 volte inferiore a quello in vigore prima, quando si viaggia all’estero e si usa il cellulare.

Nel giugno 2017, il sistema roaming verrà completamente rimosso.

Come si dice nella relazione della Commissione europea, dal 30 aprile, gli abbonati di telefonia mobile europei che visitano altri paesi dell’Unione, pagano 5 centesimi per ogni minuto di una chiamata in uscita (contro i 20 attuali), 2 centesimi per l’invio di messaggi SMS, nonché 5 centesimi per megabyte nei dati.

L’UE poi giungerà al traguardo nel processo di abolizione del roaming, nel 2017.

Questo non solo farà risparmiare denaro, ma permetterà anche agli abitanti della zona euro di ridurre le barriere nel mercato digitale globale, ha detto il vicepresidente della Commissione Ue responsabile per il dossier Andrus Ansip, osservando: “Siamo ora all’ultimo miglio prima della fine dei costi del roaming nel 2017”.

Il Commissario europeo per l’agenda digitale Gunther Ettinger, ha detto che la cancellazione di roaming fornirà anche un ambiente più attraente per il lavoro delle imprese transnazionali.

Bruxelles ufficialmente aveva iniziato a lottare per l’abolizione del roaming all’inizio del 2014.

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