La pasta non fa ingrassare, anzi: aiuta a mantenere un peso sano

Negli ultimi decenni, con la mania delle diete, la pasta è stata talvolta demonizzata, ma è stato un errore, secondo un nuovo studio. Contrariamente a quel che si crede, la pasta non fa ingrassare e può ridurre la probabilità di diventare obesi. Lo ha trovato una ricerca italiana condotta dal Dipartimento di Epidemiologia dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, esaminando le diete di oltre 23.000 adulti.

E’ emerso che il consumo di pasta è associato a una minore prevalenza di obesità e a un indice di massa corporea sano.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica ‘Nutrition and Diabetes’, ha concluso che il consumo di pasta è parte della dieta mediterranea, ricca di verdure, frutta, pesce, olio d’oliva e cereali integrali.

Questa dieta è stata associata a una migliore salute generale, a un minor rischio di attacchi cardiaci, ictus, morbo di Alzheimer.

George Pounis, autore principale dello studio, ha detto: “Analizzando i dati antropometrici dei partecipanti e le loro abitudini alimentari abbiamo visto che il consumo di pasta, diversamente da quello che molti pensano, non si associa a un aumento del peso corporeo”.

“Al contrario: i nostri dati mostrano che mangiare pasta si traduce in un più salutare indice di massa corporea, una minore circonferenza addominale e un miglior rapporto vita-fianchi”, ha spiegato il ricercatore.

“La pasta – ha detto Licia Iacoviello, Capo del Laboratorio di Epidemiologia Molecolare e Nutrizionale del Neuromed – è spesso considerata un fattore da limitare quando si segue una dieta per perdere peso. C’è chi la elimina completamente dai suoi pasti. Alla luce di questa ricerca, possiamo dire che non è un atteggiamento corretto. Stiamo parlando di un componente fondamentale della tradizione mediterranea italiana, e non c’è ragione per farne a meno”.

“Il messaggio che emerge da questo studio, come da altri lavori scientifici già emersi nell’ambito dei progetti Moli-sani e INHES, è che seguire la Dieta Mediterranea, nella moderazione dei consumi e nella varietà di tutti i suoi elementi, la pasta in primis, rappresenta un vantaggio per la salute”, ha spiegato la dottoressa Iacoviello.

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Un leggero sovrappeso giova alla salute

Un leggero sovrappeso giova alla salute, secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Copenaghen.

Gli studiosi sono andati alla ricerca dell’indice di massa corporea ideale per vivere più a lungo possibile, trovando che esso corrisponde a 27.

Hanno confrontato tre gruppi rappresentativi della popolazione negli anni 70, 90 e 2000.

L’indice di massa corporea ideale nel 1970 corrispondeva a 23,7. Oggi, dovrebbe corrispondere a 27, anche se questo indice indica che si è in sovrappeso (lo si è con un indice compreso tra 25 e 30).

“Se questa constatazione verrà confermata da altri studi, sarà necessario rivedere le categorie dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) attualmente utilizzate per definire il sovrappeso, che si basano su dati risalenti agli anni precedenti il 1990”, hanno spiegato i ricercatori.

Secondo loro, una buona aspettativa di vita, nonostante il sovrappeso, si spiega con i progressi della medicina nella ricerca di farmaci per la pressione sanguigna, il colesterolo e il diabete.

L’indice di massa corporea viene calcolato dividendo il peso, espresso in kg, per il quadrato dell’altezza, espressa in metri.

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Una persona su cinque sarà obesa entro il 2025

L’obesità è in aumento in tutte le regioni del mondo. Se colpiva “solo” 105 milioni di persone, nel 1975, ha interessato 641 milioni persone, nel 2014, con quasi 41 milioni di bambini, con meno di 5 anni, in sovrappeso o obesi.

Questa triste realtà è stata rilevata da un nuovo studio britannico, pubblicato venerdì su The Lancet, che ha messo in guardia sulla diffusione della nuova “epidemia” che provoca diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, distruggendo la salute, degradando la qualità della vita delle persone e riducendo, come malattia cronica, significativamente l’aspettativa di vita.

UN NUOVO STUDIO

I ricercatori dell’Imperial College di Londra, in Gran Bretagna, per il loro studio hanno seguito quasi 19 milioni di persone di età superiore a 18 anni, effettuando, tra il 1975 e il 2014, un’analisi in 186 paesi.

Secondo i risultati dello studio, la popolazione mondiale è ingrassata in media 1,5 kg ogni dieci anni. L’indice di massa corporea medio degli uomini è aumentato, passando da 21,7 a 24.2, e quello delle donne da 22,1 a 24.4.

Se questa tendenza continuerà, un uomo e una donna su cinque saranno obesi entro il 2025.

L’OBESITA’ COLPISCE IL 13% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

Gli autori dello studio hanno precisato che il numero di uomini obesi è già più che triplicato (passando dal 3,2% al 10,8%) e quello delle donne, è raddoppiato (passando dal 6,4% al 14,9%).

“In 40 anni, siamo passati da un mondo dove la magrezza era due volte più importante dell’obesità a un mondo in cui le persone obese sono più numerose di quelle sottopeso”, ha detto Majid Ezzati, autore principale dello studio.

La Cina, che ha debuttato nella classifica, e gli Stati Uniti sono tra i paesi più colpiti dall’epidemia.

Sei ricchi paesi di lingua inglese (Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada, Irlanda e Nuova Zelanda) da soli, hanno un quinto degli adulti obesi di tutto il mondo.

Tuttavia, le zone più colpite rimangono la Polinesia e la Micronesia, isole del Pacifico dove sono obesi il 38% degli uomini e la metà delle donne adulte.

In totale, adesso, l’obesità colpisce il 13% della popolazione mondiale.

COSA FARE

Lo studio pone l’accento sull’importanza di adattare la politica della Sanità pubblica a questa nuova situazione e punta il dito contro l’aumento del consumo dei prodotti di tipo industriale, troppo elaborati e ricchi di carboidrati.

Preparare i pasti da soli e non comprarli già pronti, oltre a preferire dei cibi “sani”, come frutta e verdura, può aiutare a contrastare la tendenza all’obesità, secondo gli esperti.

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Dormire con la luce accesa fa ingrassare

Dormire con la luce nella camera da letto fa ingrassare, secondo alcuni ricercatori di Londra, che hanno analizzato i dati di 113.000 volontari.

A fare il nuovo studio sono stati i ricercatori del Cancer Research Institute (CRI), i quali hanno pubblicato i risultati del loro lavoro sull’American Journal of Epidemiology.

Gli studiosi, per giungere alle loro conclusioni, hanno diviso i volontari in quattro gruppi che dormivano con un’illuminazione diversa (Illuminazione che permette la lettura; Illuminazione che permette di vedere dall’altro lato della camera da letto, ma non di leggere; Illuminazione che permette di vedere la propria mano, ma non fino al bordo della camera da letto: Troppo buio per vedere anche la propria mano).

Poi hanno misurato i vari indicatori di obesità tra volontari e li hanno confrontati con i tipi di illuminazione.

E’ emerso che l’indice di massa corporea aumentava in proporzione con l’aumentare dell’intensità dell’illuminazione con cui i volontari dormivano.

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