Quando il sesso fa paura: epatite A, gonorrea, sifilide in aumento

Il 2017 è stato caratterizzato da un’ampia epidemia di epatite A. Lo hanno fatto presente gli esperti di ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research), riuniti a Roma per il X Congresso. La malattia ha colpito gran parte dell’Europa e in Italia ha raggiunto le proporzioni maggiori con un’incidenza pari a 6,9 casi per 100.000 abitanti: nel 2017 sono stati segnalati 3426 casi di epatite A. Le regioni che hanno segnalato più casi sono state Lombardia (778) e Lazio (562). La maggior parte dei casi ha riguardato maschi adulti tra i 25 e i 54 anni, in particolare esposti a rapporti con persone dello stesso sesso (MSM, circa il 62%). Quindi questi dati hanno indotto a considerare l’epatite A come una vera malattia a trasmissione sessuale.

“Oltre alla trasmissione tra MSM, maschi che fanno sesso con maschi, il contagio può avvenire tramite il consumo di molluschi crudi o poco cotti contaminati dal virus – spiega il Prof. Claudio M. Mastroianni, Direttore UOC Malattie Infettive, Latina – Sapienza Università di Roma, Polo Pontino, nonché Segretario Nazionale di SIMIT – e meno frequentemente attraverso il consumo di acqua non controllata o a seguito di viaggio in aree endemiche. Recentemente è stata segnalato anche un cluster epidemico in Australia relativa al consumo di melograno surgelato. La diffusione di una adeguata campagna di informazione sulle misure precauzionali soprattutto nella popolazione giovane adulta è fondamentale per contrastare la diffusione dell’infezione da HAV ed evitare la ripresa dell’epidemia; in tal senso la vaccinazione rappresenta lo strumento più efficace che va raccomandato in popolazioni target ad alto rischio sulla base di indicazioni comportamentali”.

Tra le altre malattie sessualmente trasmissibili, oltre ad HIV e sifilide, desta un certo allarme la gonorrea che rappresenta la seconda più comune malattia a trasmissione sessuale batterica in Europa (oltre 75.000 casi confermati nel 2016). L’allarme è dovuto per la diffusione di ceppi di gonococco resistenti agli antibiotici. Negli ultimi decenni, il gonococco ha sviluppato resistenza a diverse classi antimicrobiche come sulfonamidi, penicilline, tetracicline, macrolidi, fluorochinoloni e, più recentemente, cefalosporine di terza generazione. A febbraio e marzo del 2018 sono stati riportati nel Regno Unito e in Australia i primi tre casi di infezione da Neisseria gonorrhoeae ampiamente resistente a tutti i farmaci (XDR). Questi primi casi evidenziano la crescente minaccia rappresentata dalla gonorrea multi-resistente (MDR) e largamente resistente ai farmaci (XDR); la diffusione di tale malattia sessualmente trasmissibile desta notevole preoccupazione per le pochissime alternative terapeutiche, mancanza di un vaccino e scarsa capacità di sorveglianza a livello nazionale e internazionale.

“Tra le infezioni a trasmissione sessuale prevenibili con il vaccino – conclude il Prof. Mastroianni – va considerata l’infezione da papilloma virus (HPV), agente responsabile del cancro della cervice uterina, della vulva, della vagina di tumori dell’ano, del pene e del cavo orale. La campagna di vaccinazione contro l’HPV è indirizzata agli adolescenti di entrambi i sessi, preferibilmente intorno agli 11 e i 12 anni di età. In Italia la media nazionale di adesione alla vaccinazione anti-HPV è pari a circa il 70% delle ragazze tra 11 e 12 anni. L’efficacia e la sicurezza del vaccino anti-HPV è stata recentemente confermata da una revisione della Cochrane che ha analizzato 26 studi 26 studi riguardanti un totale dei 73.428 ragazze adolescenti e donne. In Australia dopo una estesa campagna di vaccinazione nel decennio, tra il 2005 e il 2015, il tasso di HPV tra le donne di 18-24 anni è passato dal 22,7% all’1,1%. Tali risultati lasciano prevedere che nei prossimi 40 anno il cancro della cervice uterina non sarà più un problema di salute pubblica in Australia”.

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Estate - 1 teenager su 2 non usa precauzioni. I casi di sifilide sono raddoppiati.
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Hiv: gli italiani pensano di conoscerlo, ma non è così

Gli italiani conoscono poco l’Hiv, hanno difficoltà a dire con esattezza come si trasmette il virus e poco o nulla sanno sulle cure che esistono per contrastare l’infezione.

Da un’indagine commissionata da Nps Italia Onlus ed eseguita da Swg, è emerso, però, che i nostri connazionali sono piuttosto soddisfatti del loro livello d’informazione sull’HIV/AIDS, oltre il 70% delle persone intervistate ritiene di essere molto o abbastanza informato in materia, con poche differenze tra le età.

In realtà per molti aspetti la situazione è assai diversa. Solo circa il 50% delle persone ha saputo rispondere alla domanda su cosa sia l’HIV, con qualche differenza tra le fasce di età e, fatto più preoccupante, tra i giovani tra 25 e 34 anni, potenzialmente i più interessati al contagio sessuale, solo poco più della metà (57%) ha risposto correttamente alla domanda su come sia possibile che si trasmetta il virus dell’HIV, mentre le persone con più di 64 anni ne sono informate nel 70% dei casi. Evidentemente anni di mancata informazione si cominciano a sentire.

La disinformazione può avere ripercussioni gravi: solo il 37% dei ragazzi tra i 25 e i 34 anni considera l’HIV curabile, contro il 62% delle persone con più di 64 anni. In questa situazione, di fronte ad un sospetto di contagio, è prevedibile una scarsa propensione in questi ragazzi a fare il test o a comunicare al medico i propri timori. Anche rispetto all’esistenza di terapie per la cura di AIDS e HIV il livello d’informazione è risultato direttamente proporzionale al crescere dell’età: i più giovani, le persone peraltro maggiormente a rischio, sono le meno informate e consapevoli.

La domanda su cosa significhi avere la carica virale azzerata vede i ragazzi più giovani e i 45-55enni convinti, rispettivamente nel 28% e 25% dei casi, che voglia dire non essere infettivi. Nelle altre fasce di età questa percentuale è nettamente più bassa: 15% – 19%. Rispetto a questa domanda, più “tecnica” ma con forte valenza per la prevenzione, i “non so” si collocano tra il 26% e il 40%.

La società di ricerche demoscopiche SWG per conto di Nps Italia Onlus ha contattato un campione rappresentativo di mille persone stratificato secondo quattro parametri: età, genere, luogo di residenza e ampiezza del comune di residenza.

L’indagine ha indagato il livello d’informazione sull’Hiv/Aids, l’opinione su come i mass media trattano questo argomento, il permanere di pregiudizi e l’idea di cosa voglia dire oggi essere una persona Hiv+.

IL CONGRESSO – I dati sono stati presentati nel corso dell’ottava edizione di ICAR (Italian Conference of AIDS and Antiviral Research), che si è conclusa recentemente a Milano, presso l’Università Milano Bicocca.

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Icar: a Milano tra ricerca sull’Hiv e shopping solidale

Saranno oltre 150 gli scienziati e i ricercatori, dall’Italia e dall’estero, e mille gli specialisti che saranno presenti all’Icar di Milano, dal 6 all’8 giugno per l’8° edizione di ICAR. L’obiettivo, in continuità con la tradizione delle passate edizioni, sarà quello di presentare e discutere le novità in tema di prevenzione, diagnosi e cura delle principali infezioni virali.

L’incontro, nell’Università Milano-Bicocca, farà il punto sul futuro della ricerca in ambito di HIV ed Epatiti.

Il congresso, presieduto dai professori Andrea Gori, (Monza), Adriano Lazzarin, (Milano), e Franco Maggiolo, (Bergamo), si terrà presso l’Università Milano-Bicocca in Piazza dell’Ateneo Nuovo, 1. Oltre 150 gli scienziati e i ricercatori presenti, dall’Italia e dall’estero, e mille gli specialisti. L’obiettivo, in continuità con la tradizione delle passate edizioni, sarà quello di presentare e discutere le novità in tema di prevenzione, diagnosi e cura delle principali infezioni virali.

I TEMI – Di particolare attualità saranno sia la gestione della lotta all’HIV/AIDS, sia la terapia dell’infezione cronica da HCV. Le diverse tematiche arricchite dal contributo dei giovani ricercatori, come da caratteristica di ICAR, verranno discusse in modo condiviso con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti, dalla comunità scientifica, alle associazioni dei pazienti e alle realtà istituzionali. ICAR (Italian Conference on Antiviral Research) è organizzata sotto l’egida della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali,

366 LAVORI SCIENTIFICI – “ICAR è da sempre il congresso con maggiore visibilità per i giovani – dichiara Andrea Gori, Direttore Malattie Infettive al San Gerardo di Monza, Università Milano-Bicocca – Dar loro visibilità, l’opportunità di lavorare, stringere alleanze per fare sistema: sono questi i principali obiettivi dell’appuntamento. Siamo consapevoli. infatti, che è finita l’era in cui era possibile lavorare da soli: per raggiungere risultati scientifici importanti occorre essere sinergici, serve coinvolgere molti centri e collaborazioni”.

“366 i lavori scientifici ricevuti, da tutta Italia, a testimonianza della passione e della vivacità – prosegue Gori – che sta vivendo la ricerca in ambito HIV/AIDS, nonostante le poche risorse disponibili. Il numero di lavori ricevuti in questa edizione di ICAR è il più alto in assoluto, con un incremento di circa il 30% rispetto alle ultime edizioni. Durante la cerimonia di inaugurazione verranno premiati i vincitori del concorso ICAR-CROI Giovani ricercatori italiani che sono stati selezionati durante l’ultimo CROI da una giuria di scienziati americani. Durante la serata inaugurale, inoltre, si svolgerà una tavola rotonda per sottolineare il ruolo di ICAR come opportunità professionale per i giovani professionisti. Abbiamo chiesto a tutti i vincitori delle precedenti edizioni quale fosse stato il loro percorso professionale dopo ICAR, per discutere su come poter approcciare e migliorare la formazione di questi giovani scienziati”.

CONVIVIO: “L’AIDS E’ DI MODA?” – Spazio anche alla raccolta fondi che coniuga arte e moda: Convivio, la più nota Mostra Mercato di beneficienza italiana, organizzata a favore di ANLAIDS Lombardia, prevede cinque giorni di shopping solidale dall’8 al 12 giugno (in FieraMilano City Pad 0 Ingresso Gate 3). Negli spazi previsti troveranno posto non solo le sezioni dedicate al vintage, alla moda bambini e all’arte, ma anche le nuove sezioni di arredo e design, insieme ad una accogliente zona di hospitality. Quest’anno il claim sarà “L’AIDS è di moda?”.

“Anche quest’anno – afferma Andrea Gori – Convivio rappresenta per la ricerca italiana un evento di fondamentale importanza. Grazie ai fondi raccolti durante questa iniziativa e al sostegno per la ricerca è stato possibile realizzare importanti scoperte nell’ambito dell’infezione da HIV. Chi crede in quest’iniziativa ha il desiderio di partecipare in modo concreto allo sviluppo della ricerca italiana: ICAR rappresenta l’opportunità di valorizzare questa sinergia. L’obiettivo di quest’anno è raggiungere i due milioni e mezzo di euro”.

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Oltre 120mila italiani infettati dall’Hiv. Vittime soprattutto i giovani

Su quanto sia ancora temibile il virus dell’HIV, purtroppo, c’è ancora molta ignoranza. Se i giovani sono tra i più infettati nel nostro Paese, è anche vero che essi ne sanno poco di questo terribile virus. Inoltre, di AIDS e di HIV se ne parla poco, in televisione, nelle scuole e anche in ambito sanitario. Così un virus, responsabile di una malattia che sembra interessi solo i paesi sottosviluppati, in Italia, ha infettato oltre 120mila persone. Si scopre, inoltre, un nuovo caso di contagio ogni 2 ore. Il 60% dei nuovi casi viene rilevata in una fase tardiva di infezione.

I nuovi casi  (circa 4mila ogni anno), riguardano soprattutto i giovani. La Lombardia, con circa 20mila persone sieropositive, è tra le regioni italiane più colpite.

Oltre alla Lombardia, tra le regioni italiane più colpite, ci sono Lazio, Emilia Romagna e Liguria.

Secondo il Bollettino del Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità, la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali senza preservativo, che costituiscono l’84.1% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 43.2%; omosessuali MSM 40.9%).

Il 27.1% (1 su 4) delle persone diagnosticate come HIV positive è di nazionalità straniera. 

Il 40% delle persone sieropositive, inoltre, non rivela ai familiari di aver contratto l’Hiv e il 74% non lo dichiara nel contesto lavorativo. Il 37% degli italiani non si è mai sottoposto al test HIV e il 5% delle persone che vivono con HIV non lo ha mai detto neanche al proprio partner.

A fare il punto sulla situazione italiana sono gli specialisti dell’ICAR, la Conferenza giunta alla sua 8a edizione, che avrà luogo dal 6 all’8 giugno a Milano.

LO SPALLANZANI AVEVA LANCIATO UN ALLARME

Mesi fa, in Italia, anche lo Spallanzani Roma aveva lanciato un allarme, osservando che in Italia l’Aids è curato poco e male.

Secondo il nosocomio romano, solo il 50% delle persone che ne hanno bisogno si sottopongono alla giusta terapia.

“Nel 2012 in Italia erano inconsapevoli del proprio stato di infezione da HIV tra le 10.000 e le 12.000 persone”, pari a circa l’11-13% delle persone che avevano contratto l’infezione, aveva detto Enrico Girardi direttore di Epidemiologia Clinica dell’INMI Spallanzani.

Oltre a queste, l’esperto aveva detto che ci sono “persone che non accedono ai centri di cura o non ricevono un trattamento efficace o non lo assumono correttamente”, precisando che è necessario adoperarsi affinché “le persone non abbandonino le terapie rischiando per sé stessi e per gli altri”.

L’inconsapevolezza verso questo virus, infatti, porta non solo a fare del male a se stessi, con lo sviluppo dell’AIDS, ma anche all’aumento dei contagi tra la popolazione.

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