Impedire l’estinzione dei rinoceronti bianchi settentrionali

Dopo la morte dell’ultimo esemplare maschile nel maggio 2018, oggi al mondo esistono solo due esemplari femminili anziani di rinoceronte bianco settentrionale, Najin e Fatu, esposti a un reale rischio di estinzione. Per il salvataggio di questa specie è stato costituito un consorzio scientifico internazionale di esperti provenienti da Germania, Italia, Repubblica Ceca, Giappone e Stati Uniti guidato dal Prof. Thomas Hildebrandt del Leibniz – IZW. Il team di ricerca utilizzerà due metodologie.

La prima fase riguarda un trattamento di fecondazione in vitro: gli ovociti delle due femmine di rinoceronte del nord verranno raccolti per poi essere fecondati in Italia con lo sperma scongelato dei rinoceronti bianchi deceduti; la fecondazione e la maturazione degli embrioni sarà realizzata dal Prof. Cesare Galli presso il Centro Avantea, laboratorio di tecnologie avanzate per la riproduzione animale e la ricerca biotecnologica, utilizzando l’incubatore e il sistema di visualizzazione e valutazione remota delle informazioni provenienti dai dispositivi distribuiti da Merck, per assicurare il massimo delle possibilità di successo. L’embrione che si formerà verrà quindi trasferito nell’utero di un rinoceronte bianco del sud che porterà avanti la gravidanza come madre surrogata poiché Najin e Fatu sono troppo anziane per poter affrontare la gestazione. Si tratta di una procedura assolutamente innovativa già testata preventivamente a maggio 2019 dal team del Prof. Hildebrandt che è riuscito a trasferire un embrione nell’utero di un rinoceronte bianco del sud, raggiungendo un importante traguardo.

La seconda fase prevede invece l’utilizzo di staminali pluripotenti provenienti dalle cellule della pelle e trasformate in cellule germinali primordiali; verrà realizzata dal team Leibniz – Lzw in collaborazione con noti esperti quali il Prof. Katsuhiko Hayashi (Università Kyushu, Giappone), il Dr. Sebastian Diecke (Centro Max Delbrück per la Medicina Molecolare a Berlino), il Dr. Micha Drukker (Helmholtz Zentrum München), il Prof. Cesare Galli (AVANTEA) e il Prof. Vasil Galat (Reproductive Genetics Institute, USA). Questo approccio, nonostante il numero limitato di uova e spermatozoi disponibili, consentirà di aumentare la variabilità genetica della specie e di raggiungere l’obiettivo finale ossia arrivare a una popolozione autosufficiente e geneticamente sana di rinoceronti Bianchi del Nord che possano sopravvivere in natura.

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L’animale vive dentro i limiti di Repubblica democratica del Congo, Ruanda e Uganda. Appartiene alla famiglia dei primati ed è considerato il cugino umano.

A questa conclusione è giunta una relazione fatta annualmente dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), che è stata consegnata a Honolulu (Hawaii, Stati Uniti), dove gli ambientalisti hanno tenuto il loro Congresso mondiale, che si tiene ogni quattro anni.

In questa occasione, è stata presentata la lista rossa del 2016, un inventario globale delle specie animali e vegetali.

E’ emerso che delle 82.954 specie del pianeta, 23.928 sono minacciate e sono a rischio di estinzione.

La IUCN, la rete ambientale più grande del mondo, opera in 160 paesi, raccogliendo informazioni sulla biodiversità, al fine della conservazione e della protezione delle specie.

Anche in relazione all’orango del Borneo e di Sumatra, quattro in ogni sei esemplari sono in pericolo e a un passo dall’estinzione.

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Microbi produttori di metano determinarono la scomparsa di molte specie

Dei microbi produttori di metano, potente gas serra, potrebbero aver causato l’estinzione più grande nella storia della terra, 252 milioni di anni fa, determinando l’improvvisa scomparsa del 90% delle specie, secondo i ricercatori statunitensi del MIT (Massachusetts Institute of Technology).

Dei microrganismi chiamati Metanosarcina si sarebbero improvvisamente moltiplicati negli oceani, producendo enormi quantità di metano. Questo gas, che si trova nell’atmosfera, avrebbe cambiato la chimica del clima e dell’oceano.

Se le eruzioni vulcaniche in parte possono spiegare questa estinzione, le eruzioni non erano sufficienti per produrre il carbonio misurato nei sedimenti.

L’abbondanza dei fossili e di depositi di carbonio, per i ricercatori del MIT, mostrano che qualcosa ha prodotto un aumento improvviso e significativo di gas contenente carbonio.

“Una rapida iniezione di CO2 dai vulcani sarebbe stata seguita da una graduale diminuzione”, ha detto Gregory Fournier, uno dei ricercatori. “Al contrario, un aumento rapido e continuo di CO2 fa pensare a un’esplosione di microbi che produssero metano”.

Lo studio dei ricercatori del Mit è stato pubblicato su Proceedings of American Academy of Sciences (PNAS).

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I koala sono a rischio estinzione

koalaIl koala australiano potrebbe estinguersi, a causa del riscaldamento globale, se non si piantano alberi, per proteggere questi animali dal caldo, e se non si moltiplicano gli eucalipti, per nutrirli, secondo uno studio australiano.

Mathew Crowther, dell’Università di Sydney, ha seguito 40 Koala per tre anni nel Nuovo Galles del sud, studiando il loro habitat.

In particolare, ha mostrato come il koala fugga di giorno sui grandi alberi per proteggesi dal sole, riparandosi con il fogliame, e dagli incendi boschivi, prima di nutrirsi la notte di eucalipto.
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